Liston – di Roberto Rossi Testa

literaturwurst-series-dieter-roth-1961.jpg

Due ciance sul LISTON
mi diceva il Moscon
nel mattino del mondo.
Tutto ancora da fare
ma già tutto versato
del sangue il capitale.
Io però Tutto è un attimo
già sapevo rispondergli
con api e cavalieri
ferrovieri e politici.
Li ricordate il LISP?
Il LAST? L’après-pendant?
Niente idola qui
qui solamente lessici
famigliari du Cange
noli foras in te ipsum
redi Bacco in Toscana
noli tangere niente
sarabanda né tango
solo burro per altri
esagoni forzati
a nostre spese e faccia.
In piscinoni a cozza
tracce di sangue e d’altro:
medici che non curano
se stessi e legulei
che non sanno accusarsi
e neppure difendersi.
Vieni qui ne parliamo
ma intanto il conto sale
con la benzina e il pane
mentre il mattino estremo
è qui: Salve Regina
e buonanotte al secchio.
Io non faccio più pieghe
ciò che devi fa’ presto
con le calze stirate
infine si sta in pace.
Tutto un attimo fu
il mondo senza noi
non importa e non duole.
Ma a sparigliare il gioco
il messaggero viene
col breve della GRAZIA.

Già la GRAZIA la GRAZIA:
che tutto sia mutato
e tutto ricominci
è questo l’amo. No
grazie sarei tentato
ma non avrò più calze
così bene stirate
né mani sì pulite
né labbra così monde.
Pure dir sì alla terra
ed insieme anche al Cielo
chi saprebbe resistervi?
Questo è l’amo: davvero:
e l’abboccarvi è dolce.

(Immagine: Dieter Roth – Literaturwurst 1961)

5 pensieri su “Liston – di Roberto Rossi Testa

  1. Cari amici,
    rispondo telegraficamente causa semilutti in famiglia.
    Innanzitutto grazie a franzk in particolare per l’immagine dei salami che mi ricorda il mio caro jacovitti; però devo osservare che sono vegetariano, per quanto può servire nell’economia del mondo.
    Moscon era il nome di battaglia di un commercialista-giornalista satirico veneto amico mio, e a mio giudizio il liston è qualsiasi “tappeto di ciacole” dove due veneti s’incontrano a parlare (io veneto non sono, bensì piemontese). Si badi, è una notazione antrolopologica, senza certe inclinazioni naturali non avremmo avuto Goldoni!
    Signora del Ponte di Lance, lei continua a dimostrare attitudini inquietanti.
    La bara-scialuppa di Queegueg è un’immagine che mi accompagna da sempre, rileggo di continuo il passo finale del libro e… compare anche in versi miei che non ha ancora letto nessuno. E’ vero che le note sono sette, ma le pagine scritte son qualcuna di più.
    Infine il Lisp è un linguaggio di programmazione che si usava quando studiavo informatica, un secolo fa.
    Grazie ancora a tutti e un saluto,
    Roberto

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