“La fede e la paura” di Salvatore MANNUZZU

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La fede e la paura. Lei scrive che “l’antitesi della fede è la paura, più ancora del dubbio”.

Il dubbio è nella natura delle cose di cui stiamo parlando. Io però gli sono particolarmente affezionato: oltre la sua misura logica. Quando scrivo mi viene di partire dall’oscurità, da ciò che so. Forse una storia si può raccontare in due modi: partendo da ciò che si sa o partendo da ciò che non si sa. Io parto sempre da ciò che non so. Non tanto per mia scelta, quanto proprio per come sono diventato. E’ difficile non essere se stessi; guai se si cerca di imbrogliare le carte. Non dico che ci si deve accettare, ma insomma… almeno ci si deve adoperare, per quello che si è e non per quello che non si è.
Chiudiamo la digressione, lei mi domanda della fede e della paura. La fede è gioia, una fede vera, coerente, non può che essere gioia. Se uno crede in Dio gli deve bastare (e avanzare, traboccando: “Io non sono solo, perché il Padre è con me”, Vangelo di Giovanni). Il fatto che non gli basti è segno che la sua fede non è salda, non è piena. Ricordiamo Gesù nell’orto dei Getsemani? Il tentatore, dopo i quaranta giorni del deserto, gli ha dato appuntamento lì: e uno dei suoi argomenti, lì, è la paura. Ma Gesù vince la paura, con sudore di sangue, mettendosi nelle mani del Padre.
Così anche noi se avessimo fede non dovremmo cedere alla paura. Ci dovremmo mettere nelle mani del nostro Dio e lasciargli fare di noi quello che vuole, essendone felici. Io guardo in particolare all’esempio d’una santa che mi è cara, la piccola Teresa di Lisieux. Alla fine della sua breve vita si è messa nelle mani di Gesù, s’è lasciata fare da lui ciò che voleva.
Ma per noi che santi non siamo, la paura è una tentazione continua. La paura come sconfitta del dubbio, resa del dubbio all’oscurità totale, al nulla. Il dubbio mantiene un rapporto – un dilaniante rapporto – con la verità. La paura tende a cancellare una volta per tutte questo rapporto: vuol impedirci di continuare a cercare. Io provo paura sempre più spesso e sempre di più: questo in cui viviamo mi sembra un mondo terribile. Benché io non sappia se ci siano mai stati mondi migliori. […]

Per non cedere alla paura Gesù prega…

La parola ha una radice etimologica parente della parola latina “precarius”: “ottenuto per favore”, “dipendente dalla volontà altrui”, in senso traslato, “incerto”, “malsicuro”, “precario” appunto. Si prega perché si versa in condizioni precarie, perché ci si sente vacillanti, sospesi nel vuoto, al buio, privi di amore quando invece si ha un tremendo bisogno di amore e di luce. Le sofferenze, le prove che ci fanno sbattere il viso sulla nostra vita senza scampo, Dio ce le manda per aiutarci per chiamarci a sé. Così lui ripulisce i tralci di vite che noi siamo, perché diamo più frutto, dice il Vangelo di Giovanni. La letteratura è la presa d’atto, in modi specifici, del nostro comune stato di precarietà e incompletezza. In quei modi specifici, quindi è anche una sorta di preghiera.

(Da: Discorso d’addio – Intervista a cura di Costantino Cossu)

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Salvatore MANNUZZU – “GIOBBE”
Edizioni Della Torre, Cagliari 2007
*

*Il libro contiene la lectio magistralis, incentrata sulla figura di Giobbe, tenuta da Salvatore Mannuzzu all’Università di Sassari nel 2004 in occasione del conferimento della laurea honoris causa in Lettere e filosofia, oltre a due interviste (di Costantino Cossu e di Maria Paola Masala) e altri scritti e poesie.

Nota biobibliografica

Salvatore Mannuzzu, narratore e poeta, è nato a Pitigliano nel 1930 e resiede a Sassari. E’ stato magistrato e deputato per tre legislature.
Ha pubblicato le seguenti opere:
Procedura (Einaudi, 1988)(PremioViareggio e Dessì )(Romanzo)
Un morso di formica (Einaudi, 1989) (Romanzo)
La figlia perduta (Einaudi, 1992)(Racconti)
Le ceneri del Montiferro (Einaudi, 1994) (Romanzo)
Il terzo suono (Einaudi, 1995) (Romanzo)
Corpus (Einaudi, 1997) (Poesie)
Il catalogo (Einaudi, 2000) (Romanzo)
Alice (Einaudi, 2001) (Romanzo)
Le fate dell’inverno (Einaudi, 2004) (Romanzo)

4 pensieri su ““La fede e la paura” di Salvatore MANNUZZU

  1. Il rapporto tra fede e letteratura,è tema che mi ha sempre fatto una grande soggezione, anzi inquietato: spesso non trovavo alcuna risposta, se non nei testi.. poetici naturalemente..ma non paura certamente.
    Quello tra paura e dubbio invece mi pertiene, non c’è “tentazione” più grande.Giobbe, lo stesso Gesù nell’orto degli ulivi, ma anche i dialoghi nel deserto ne sono emblemi.
    E sono temi giganti,molto attuali da rileggere.
    E’ bello risentirne questi stralci,in modi differenti, da te.

    Bravo Giovanni,grazie della tua sostanza.
    Maria Pia Quintavalla

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  2. Grazie, cara Maria Pia.
    Sì sono temi giganti, ma ho trovato le parole di Mannuzzu molto vere e condivisibili, nella loro semplicità così calata nel nostro sentire e scrivere.
    Un caro saluto
    Giovanni

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  3. Anche la grande fede è abitata dal dubbio. Immaginiamoci quando lo scrittore tentenna, cerca, o racconta chi cerca e chi tentenna. Ha ragione Giovanni a parlare di ‘temi giganti’, ma qui l’autorevolezza di Mannuzzu ci aiuta ad orientarci e la chiusura con la prospettiva della preghiera non può che trovarmi consenziente.
    Grazie Giovanni
    Antonio

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