L’arte di Bacon – di Franz Krauspenhaar

fbacon-self-portrait.jpg

L’arte è violenza, i gusti sono gusti
e colori freddi, i primari della vita, della morte
fienile sparso di amara pioggia,
laboratorio di immagini, crudo a sangue
di vita a ferita, abrasa, e atmosfere caotiche.

Senza interpretazioni, ognuno dica la sua,
ognuno veda quel che vuole vedere.
Tutto sembra crudele perchè la realtà
è crudele, non c’è scampo, il leone
è ferito e ancor di più azzanna, senza posa.

E così, l’uomo, lasciato con la disperazione
che si abbassa e si spande sulla tela
-l’ingrediente d’ogni colore e forma-
si voltola nella fuga dal mondo, diventa
cerchio magico, di fuoco, che ravviva e vivifica
su segni di morte e sofferenza.

Da ogni taglio viene fuori ciò che ci vive
come dal taglio della donna, al parto,
fuoriesce il neonato, condannato.

(Immagine: Francis Bacon – Self portrait)

16 pensieri su “L’arte di Bacon – di Franz Krauspenhaar

  1. Una presentazione degna di FK, per affinità elettive (da scorpio a scorpio?)
    So che Bacon, grandissimo, pensa e vive l’arte esattamente così.
    E così ci piace. Il suo mondo, (difatti)è anche IL mondo!

    Maria Pia

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  2. Da ogni taglio viene fuori ciò che ci vive
    come dal taglio della donna, al parto,
    fuoriesce il neonato, condannato.

    condannato a vivere in amore e odio,
    in gioia e dolore
    bravo Franz, su Bacon mi erudisco.
    un abbraccio
    Stella

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  3. Franz,
    la tua poesia è, più che mai, adeguata
    alla pittura di Bacon, al suo sentire del mondo.

    Una volta un giornalista ( un po’ sciocchino) l’intervistava
    e gli diceva:
    “Certo che la sua pittura è molto, tanto drammatica, maestro…!
    Lui rispose:
    “Perchè? C’è qualcosa da ridere, qui!?”

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  4. C’è una bellissima intervista a Bacon in francese, però, ora non mi ricordo il titolo, dovrei andare a vedere, in cui lui parla della sua pittura. E si capiscono molte cose. Per esempio lo sfarfallìo delle figure è attribuito a presenze nella stanza, che però non sono spiriti, fantasmi, ma come un tremolio della materia stessa che così ha forma visibile e forma invisibile.
    Sebastiano

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  5. Bacon e Krauspenhaar… Sì.
    L’accostamento (proposto dai lettori di Franz) suggerisce un’inedita chiave di lettura, non solo del testo proposto qui.
    Ritratti che non si lasciano inchiodare in una sola prospettiva, e che diventano quasi fluidi e attorti su se stessi a furia di girarci attorno. Sì, c’è della congenialità.

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  6. Grazie! Ultimamente sto ristudiando Bacon. E per farlo lo sto prendendo, diciamo così, da veri lati: scrivendo poesie su di lui (questa e un’altra, “Bacon portrait”, che uscirà sul mio blog a giorni) riguardando il film su di lui, “Love is the devil”, del 97, di Maybury, con un incredibile e somigliantissimo Derek Jacobi, riguardando le opere nei libri, rileggendo interviste e contributi critici. Alla fine penso che scriverò un lungo pezzo autobiografico su Bacon: come faccio su varie cose, metto me stesso in relazione con un aspetto o un personaggio, viaggiando attraverso le suggestioni che arrivano, una dopo l’altra. Inutile dire che FB è stato colui che ha unito surrealismo e cubismo, riuscendo a dipingere non solo i fantasmi, ma anche gli inferni di un’anima. Un’anima profondamente colpita, forse da violenze; un omosessuale ateo e senza speranza, che trova nell’arte il modo di esprimere la profonda violenza della vita, o meglio la violenza che in ogni circostanza si fa vita. La “poesia” di FB è quella a mio avviso della selezione naturale della specie, del leone che uccide la gazzella per cibarsene, della violenza cieca dell’uomo che esiste per una sorta di “progresso” sanguinario.

    fk

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  7. caro franz, sappi che in questo momento sto vivendo nel paesello dell’essex dove bacon si rifugiava a dipingere. il suo watering hole. se vuoi farti un giro da queste parti.

    (PS: tra l’altro è anche a tre chilometri dallo studio dove dipingeva Lucian Freud, a dedham, a suo tempo pure patria di constable).

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  8. Tutto ben detto, caro Franz.
    Ma ricordiamoci che dal taglio (be’, qualcosa più di un taglio) del leone morto veniva fuori il dolce. E viene ancora, viene sempre.
    Un caro saluto,
    Roberto

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