Provocazione in forma d’apologo 41

Quando Erre portò a casa la scaletta di legno scuro per salire ai piani alti della sua libreria vide che si adattava a una piccola nicchia del muro in un modo davvero perfetto, ben più di quanto a prima vista gli fosse parso, e di quanto avrebbe potuto sperare.
Anche quando finalmente si conquistò a prezzo ridicolo un’ottima copia del dizionario in oltre venti grossi volumi che desiderava da anni dovette constatare che entrava perfettamente nel solo spazio continuo che i suoi scaffali presentavano in basso, unica collocazione possibile dato il peso dell’opera.

A quel punto Erre cessò di vedere quegli oggetti in forma separata: pur adoperandoli secondo la loro funzione, li vide in rapporto alla casa, che grazie al loro avventuroso arrivo (per quanto durò…) si era appunto fatta più casa.
Ma nella vita le cose, in specie quando si tratti di persone e di eventi complessi, non funzionano quasi mai in questa maniera.
In generale l’entropia cresce inarrestabile, il destino delle migliori volontà e delle fatiche più grandi è di finire frustrate.
E quando al termine del viaggio si giunge in qualche luogo che forse è casa, non la si riconosce per tale, oppure, così sembra, è lei a non riconoscere noi.
Ma questo può dipendere dal fatto che siamo noi stessi a non (ri)conoscerci, e che scambiamo i gesti di benvenuto o bentornato per gesti di ripulsa, e l’abbraccio che accoglie per stretta che stritola.

4 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 41

  1. credo di conoscere bene quel fraintendimento dell’abbraccio (ma anche del massacro: non sempre sono abbracci, e più spesso è il contrario). per una casa si spende tutto, pur di dedicarla ad una nuova famiglia, che verrà, o di nascondercisi dentro, se si inizia a sospettare un crollo… quando si dice “amore mio miissimo di me” e si incolonnano parole per fare compagnia a quell’amore – o per sentire la propria bocca pronunciarle, spesso è così – e poi qualcosa *manca*… ma c’è dell’altro, del tutto imprevedibile e semplice: “caro, sei tornato” è la frase banale che può mettere la vita dove la vita non c’è… e queste righe contorte servono anche a scusarmi con Erre per un silenzio troppo lungo…
    massimo

    Mi piace

  2. Caro Massimo,
    leggendo le tue righe ho pensato, con una logica che lascio giudicare a te e agli amici che ci leggono, ai corpi celesti: quanto sono distanti, eppure come sono legati l’un l’altro da forze e da leggi ferree; e soprattutto non parlano, ma si dice che emettano una musica che loro stessi certamente non sentono.
    Un abbraccio,
    Roberto

    Mi piace

  3. Egregio Roberto,
    probabilmente Erre sta perdendo la vista perchè
    scambiare un abbraccio che accoglie per stretta che stritola è indice non trascurabile di preoccupazione…
    Dovrebbe stare meno in compagnia dei libri!;-)

    Mi piace

  4. Cara Carla,
    se non ricordo male egregio vuol dire fuori del gregge, ma il gregge oggi è ovunque, dunque essere egregio vuol dire essere segnato: scelto per qualcosa di particolare, o più facilmente abbandonato (per nulla di particolare?).
    L’errore di cui parli, se di errore si tratta, non mi pare che metta in gioco la vista, ma semmai altri sensi.
    E’ vero, ogni tanto la compagnia dei soli libri va un po’ stretta persino a Erre, ma poi fortunatamente gli passa.
    Un caro saluto,
    Roberto

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.