BASSO OSTINATO

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Cos’altro può esserci oltre questo, questo guardare e non capire perché è così ostinato il male, così ostinato come una vendetta? Il corpo che non produce abbastanza morfina, che chiede, e io non posso dare, non posso dare la salvezza, i secondi per respirare.

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Chi scappa non è un vigliacco. E’ spaventato. Chiede di esserci in un tempo più piccolo, ciò che rimane del tempo, un secondo prima. Come una cuccia, una tana.
Andremo tra i fiori, te lo giuro. Senza la carne. Spirituali.

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In nome di questo potrei tornare a Dio, alla leggerezza delle cose. Ecco perché abiti il cielo. Bisogna diventare trasparenti, quando i morti finalmente si saranno liberati dal fardello. No, non subito, ma solo quando l’ultimo brandello sarà stato riconsegnato alla terra. Solo allora l’anima si libera. Respira. Prima è ancora un vagare nel mondo.

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Solo quando saremo diventati sottili, parvenze, come te, confinato tutto nell’assenza. Sei così lontano, padre. Neanche una carezza. Un dono.

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Io non vedo. Non vedo. Non si vede niente. Sento solo le parole amiche che si avvicinano. Consolano. Solo loro sono serie. Non le parole cattive, vestite male, del mondo, ma le parole che guardano il mondo e lo dicono con amore. Senza furia. A volte si arrabbiano, ma è perché lo amano. E non scappano.

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I visi del dolore. Quanti. Ma sempre uno: quella smorfia sul viso malinconico della capra, del mio gatto, delle madri, dei compagni. Sempre quello. La contrazione delle cellule che si difendono, che non capiscono. Sorelle foglie, mentre cadete, una per una: voi non gridate, voi vi lasciate calpestare con bontà. Perchè questo, solo per voi? Solo per la vostra morte?

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Aspetto. Non so di là. Poco più in là. Ascolto il respiro della città. I suoi traffici. Bevo il caffé. Scrivo. Non so ridere di me. Non so ridere delle cose. Non si può ridere di tutto.

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Ho nelle mani la voglia di fermarmi qui. Per sempre. Bloccato in questo attimo. Né prima né dopo. Nell’attesa di ciò che sarà, che non dipende da me ma dallo scomodamento di un dio. Qualcuno deve fare qualcosa. Ci sono mondi morti, in attesa. Molecole che vagano, in attesa. Non so se avviene sempre qualcosa. Se è necessario che avvenga. O se anche il non accadere rientra in questo progetto immane di silenzio, di mistero, di condanna senza appello.

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Come farò ad essere te per un istante? Un istante in cui ci scambiamo i corpi per capire l’altro. Per conoscerci veramente, nella frazione di secondo in cui questo avviene per sempre, con chiarezza. Basterebbe questo, questo soltanto contro ogni scienza del mondo. Fa’ che questo avvenga, in un sogno almeno, nello spazio custodito del sogno.

Sebastiano Aglieco

9 pensieri su “BASSO OSTINATO

  1. Questi pensieri sembrano scritti su un pezzetto di cielo.Oggi qui il cielo è sereno e posso leggerli con facilità.La dolce malinconia dell’attesa,un sogno che forse verrà, la limpida trasparenza della scrittura, l’emozione e la commozione che si posa sulla pelle per altre parole ancora da leggere.

    cari saluti
    jolanda

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  2. “Ho nelle mani la voglia di fermarmi qui”…

    Spalanchi voragini di inudibili vertigini, Sebastiano. L’inudibile che si fa profezia di non sai quali transiti e passaggi. O forse lo sai.

    Ti abbraccio.

    fm

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  3. “Chiede di esserci in un tempo più piccolo, ciò che rimane del tempo, un secondo prima. Come una cuccia, una tana”.
    Sono davvero toccanti tutti questi frammenti. Toccano una piega della carne che vuole liberarsi del proprio stesso peso.
    In altri tempi ebbi modo di scrivere questo distico (che espulsi, ma che ancora ricordo):
    “io, flagellante, il corpo mi percuoto / poiché, morto mio padre, il mondo è vuoto”. E, di seguito, altre cose nascenti da esso. Un bel libro letto a proposito fu “Sguardo e destino” di A.G. Gargani.

    adesso, talvolta leggo i suoi (di mio padre) libretti d’opera, ascolto Leoncavallo e Verdi, sfoglio una copia della Costituzione da lui annotata, guardo il volto di (una) mia figlia che
    Un caro saluto, Enrico

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  4. l’attimo in cui s’incontra l’altro è l’intensità: non nella debolezza, ma nella forza vera della vita. come quando esci all’alba, e ti senti corpo del tutto, puro amore.

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