L’arte è il desiderio di Dio. Alexej von Jawlensky a Lugano

jawlensky.jpgStelle ci vengono incontro, confuse,
e noi cadiamo finalmente come una pioggia
e fiorisce dove cadde questa pioggia.

Rainer Maria Rilke

Una bellissima mostra al museo cantonale di Lugano ( www.museo-cantonale-arte.ch) ripercorre le tappe della spietata e sofferta ricerca artistica del pittore Alexej von Jawlensky ( 1864-1941) che, a differenza di altri espressionisti, in Italia è pressoché sconosciuto.
Nel 1896, Jawlensky, figlio dell’alta nobiltà russa, si trasferisce insieme alla sua compagna, la pittrice Marianne von Werefkin, a Monaco di Baviera. Profondamente insoddisfatto della stagnante vita artistica nel suo paese d’origine, è alla ricerca di nuove fonti d’ispirazione. Presto conosce Kandinsky, Gabriele Münter e altri pittori che insieme a lui cercano di superare gli stretti limiti della pittura accademica della loro epoca.
Nel 1911, Kandinsky e Franz Marc fondano il famoso gruppo Der blaue Reiter. Ma nonostante le relazioni amichevoli che legano Jawlensky a molti membri del gruppo, rimane volutamente in disparte. Non gli piace l’idea del gruppo. Sente che deve percorrere la sua strada in solitudine.
Sono gli anni in cui Jawlensky incomincia a dipingere in serie. Da sempre il soggetto che lo ha affascinato più di ogni altro, era il volto umano, non tanto come espressione inconfondibile di una persona, quanto come archetipo. Cancellando nel corso degli anni ogni tratto individuale, arriva, attraverso vari stadi di semplificazione, all’essenziale: a volti quasi astratti dove la linea orizzontale dei due occhi e quella verticale del naso formano una croce : simbolo della sofferenza e della potenziale liberazione dell’uomo. Jawlensky stesso ha chiamato l’ultima serie dei suoi dipinti meditazioni . Infatti, gli storici dell’arte parlano di icone laiche : opere di piccolissimo formato, dove la dimensione artistica e spirituale confluisce nella massima intensificazione del soggetto. L’ultima serie dei suoi volti, Jawlensky la dipinse, facendosi legare il pennello fra le due mani. Gravemente ammalato di poliartrite, dal 1938 fu costretto al letto fino alla sua morte nel 1941.
Nella mostra di Lugano, allestita con cura in ogni particolare, è esposto l’ultimo disegno del pittore, un piccolo autoritratto in matita del 3.1.1938, che mostra il triste volto di un uomo che sa di non poter più dipingere. In tedesco, Jawlensky ha scritto sotto il disegno : Ich bin allein und mir ist so schwer. (Sono solo e mi sento così triste)
Altri suoi compagni di viaggio, come Kandinsky, sono diventati icone del XX secolo, quel grado di interiorità – e verità – che si percepisce in Jawlensky però, si raggiunge solamente nella gabbia della propria solitudine : non aggiungendo, ma togliendo – fino ad arrivare all’ultimo volto che non è più il volto di nessuno, ma puro mistero.

3 pensieri su “L’arte è il desiderio di Dio. Alexej von Jawlensky a Lugano

  1. Sono sempre molto belle queste finestre che ci apri Stafanie. Un pittore che non conoscevo, la cui conoscenza credo valga la pena approfondire.Sono andata a cercarmi un po’ d’immagini e mi ha meravigliato la sua modernità, l’accostamento dei colori, la linea piena nel tratteggiare i lineamenti. Spero di riuscire a visitare la mostra prima della sua chiusura.
    grazie
    lisa
    p.s c’è un piccolo errore ( piacce= piacque)

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  2. Non sapeva che e considerato come espressionista, avrebbe detto come moderno nel sentito generale, come tu lo descrivi.
    Grazie, Steffi e grazie per fare conosciuta a A. Poozi nella Germania!
    Susanne

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