Scrittura Creativa Lezione n 2

Nella prima lezione abbiamo affermato che il primo lettore di un libro è l’autore stesso, il primo interlocutore è colui che si accinge a dirci qualcosa. Abbiamo anche detto che in un certo senso l’autore deve imparare ad uscire da se stesso per affrontare la scrittura. Uscire da se è in qualche modo una necessità che permette di ampliare la comunicazione profonda con la moltitudine che noi siamo, con i mondi che possiamo generare. E’ l’atteggiamento creativo per eccellenza. Quest’atteggiamento, che potremmo definire esplorativo, si pone con forza soprattutto nel discorso narrativo, dove l’uscire da sè prende una forma estremamente precisa: voce che parla e occhio che guarda. Narrare presuppone la presenza di un narratore, ovvero un medium, potremmo dire anche uno strumento, un personaggio che si rivolge al lettore. Ma quali mezzi ha il narratore per rivolgersi al lettore?

Il mezzo principale e anche unico è la sua voce trasferita nelle parole scritte, e il suo medium è principalmente la vista, in quanto la voce che parla dice attraverso ciò che vede, ma naturalmente può parlare anche di ciò che pensa. Vedremo più avanti il rapporto complesso del vedere e del pensare, come del rapporto tra vedere e parlare, ma intanto manteniamoci su un piano schematico che possa descrivere efficacemente la scelta del nostro narratore. Se è vero che il primo lettore di un testo è colui che scrive, allora è altrettanto vero che nel caso di una narrazione la scelta del narratore è il momento primo in cui il personaggio fittizzio che ci si appresta a creare dialoga con il nostro io, cioè con il lettore che noi siamo. Subito quindi si viene a creare la necessità di un rapporto di comunicazione tra il personaggio che narra e io che leggo ed esamino ciò che il mio personaggio dice.

E’ un problema di comunicazione! Parleremo in altre lezioni anche attraverso l’esame di testi, di quest’aspetto spesso trascurato nei corsi di scrittura creativa, che invece a nostro modo di vedere se sviscerato in tutta la sua complessità consente di arrivare più efficamente alla genesi dei processi creativi. Ma esaminiamo adesso la scelta del tipo di narratore. Abbiamo detto che il narratore è un voce che parla, e questo parlare si materializza nella scrittura, nell’atto di scrivere. Occorre quindi esaminare la sintassi di questo narratore. Si tratta di una scelta che l’autore deve fare e che condizionerà nel bene o nel male tutto ciò che andrà a scrivere, che vincolerà la narrazione alla natura del narratore scelto.

Grammaticalmente esistono due solo possibilità: Scrivere in prima o in terza persona singolare (sebbene si possa usare anche la seconda persona singolare, come nel caso dello scrittore cinese Gao Xingjian). L’uso della prima e terza persona singolare possono però avere significati diversi. L’uso della prima persona singolare è la messa in scena di un “io” narrante. L’uso della prima persona singolare dà l’impressione di una storia autentica, cioè vissuta dalla persona che la racconta. Le cronache di storie realmente accadute costituiscono l’habitat naturale della prima persona singolare. Naturalmente se qualcuno si accinge a raccontarci una storia realmente accaduta a lui stesso non dobbiamo credere ingenuamente che questa narrazione sia un resoconto oggettivo, in quanto sarà sempre presente il punto di vista, l’interpretazione di colui che l’ha vissuta. Quindi la storia si colorerà certamente del mondo, dell’esperienze, delle mentalità di colui che ne ha fatto esperienza. Non si può mai essere realmente neutri e questo fatto nella scrittura in primo persona singolare generalmente lo si avverte in maniera più forte, tanto che spesso si rischia di confondere in questa operazione narrativa l’autore, il narratore e il protagonista, tanto più se il protagonista della storia è il narratore stesso.

Attenzione però a non dedurre da questo discorso l’intenzione di bocciare l’uso della prima persona singolare, stiamo solo dicendo che l’uso di questa modalità sintattica richiede un’attenzione estrema alla narrazione, al fine di consentire all’autore stesso l’allontanamento mentre scrive dal suo personaggio, in caso contrario l’insidia è che qualcuno può pensare che voi non state scrivendo un romanzo ma una piatta cronaca della vostra vita. L’insidia è maggiore quindi per chi esordisce nella scrittura, per mancanza di esperienza, si rischia di non essere in grado di riuscire a tirare a sè il lettore lungo la strada che il narratore vuole mostrarci. L’identificazione del narratore con l’autore finisce per dare un certo fastidio al lettore, come se gonfiasse il suo ego. Un bravo narratore è un personaggio che riesce a fare uscire dal mondo i suoi lettori. La capacità affabulatrice risiede in quest’arte raffinata di raccontare come se ciò che accade è unico e singolare e sfugge al tentativo di intrappolarlo in un fatto già dato, già accaduto. Quindi per persuadere il lettore occorrerà essere capaci di raccontare come se quello che si sta per raccontare non è mai accaduto prima, come fatto originale, e qui le parole diventano la vera arte dell’invenzione narrativa, perchè se usate e intrecciate bene sono capaci fare sembrare qualcosa di banale e scontato, già successo, come qualcosa di straordinario, incredibile!

Si scrive e sopratutto si narra per trasfigurare la realtà, per essere capaci di vedere anche nelle cose più scontate, apparentemente più chiare, visibili la ricchezza ulteriore che contengono. Si tratta di ammettere che nel visibile c’è più di quello che comunemente si vede. Si scrive come veggente e udente! Si vede al di là quello che è qui davanti ai nostri occhi! E lo scrittore è colui che vede attraverso la parole che sceglie! Il dominio del lessico, l’assimilazione dei vocaboli altrui è un passo fondamentale perchè si impari a usare le parole come strumenti, chiavi per aprire la realtà! L’uomo si distingue da tutti gli esseri viventi per questa sua capacità estesa di comunicare usando il linguaggio. Perchè in realtà il linguaggio ci usa! fa di noi strumenti del pensiero per ampliare la realtà! Le parole ci trasformano! L’uomo è l’essere esclusivo che ha in dono il linguaggio più articolato che esista. Questo fatto ci deve fare riflettere.

Torneremo su questo argomento ma ora passiamo a un esempio dell’uso della prima persona singolare con il narratore che si identifica come protagonista del racconto:

O quando tutte le notti – per pigrizia, per avarizia – ritornavo a sognare lo stesso sogno: una strada color cenere, piatta, che scorre con andamento di fiume fra due muri più alti della statura di un uomo; poi si rompe, strapiomba sul vuoto. Qui sporgendomi da una balconata di tufo, non trapela rumore o barlume, ma mi soprende un ribrezzo di pozzo, e con esso l’estasi che solo un irrisorio pedaggio rimanga a separarmi…Da che? (tratto da Diceria dell’Untore, pag 9 Gesualdo Bufalino, Opere, Classici Bompiani).

Impariamo a riconoscere qui subito il narratore. Chi narra è un personaggio che ci parla in prima persona singolare, “ritornavo”, e si identifica subito come protagonista di ciò che va a dire. Il narratore, colui che si rivolge ai lettori è lui stesso protagonista di un sogno, già si presenta ai nostri occhi come il soggetto del suo raccontare. Qualcuno qui già potrebbe chiedersi se questo narratore è l’autore che ci parla di qualcosa a lui realmente accaduto. Ma questa ipotetica domanda dobbiamo ammettere che non ci impedisce affatto di godere della forza espressiva del narratore che ci fa dimenticare quell’ipotetica domanda. Possiamo dire quando abbiamo letto per la prima volta questo passo che abbiamo pensato all’autore del libro?

O piuttosto non siamo scivolati insieme con il narratore dentro il suo sogno? Qui la forza espressiva del linguaggio ci fa dimenticare la nostra realtà personale e quella dell’autore. Innanzitutto viene fatta una scelta: caratterizzare subito il narratore-protagonista in prima persona singolare attraverso la presentazione di un suo sogno, ovvero di qualcosa di evanescente, inafferabile che può per definizione fuggire la realtà ordinaria. Il sogno più che un fatto personale dell’autore potrebbe essere un’immaginazione, qualcosa che potrebbe appartenere anche ad altri, qualcuno potrebbe avere vissuto qualcosa di simile, non necessariamente l’autore. Naturalmente è possibile che il sogno sia stato veramente vissuto dall’autore ma certo la scelta delle parole che lo esprimono appartengono al mondo dell’immaginazione e allontanano l’impressione che sia l’autore a parlare. In altre parole il personaggio che narra ci conquista in quanto personaggio e non in quanto autore, rendendo la narrazione in prima persona singolare estremamente viva, vitale. Questo è il vantaggio della narrazione in prima persona singolare quando si riesce a distaccare il narratore dall’autore.

Inizia dicendo “O quando”, espressione temporale che ci proietta subito nel tempo passato, nella memoria, e la memoria è per sua essenza ciò che viene ricostruito nel momento. L’espressione “O quando” è trasognante, sospesa tra la veglia e il sonno, sorta di inizio di un viaggio a ritroso, effetto che poi Bufalino consoliderà presentando per l’appunto una storia che appartiene alla dimensione della ricordo. Ciò che già l’espressione iniziale configura è proprio l’atteggiamento di chi ci vuole raccontare qualcosa di accaduto un tempo. Vedremo poi in altre lezioni l’uso dei tempi come mezzo per proiettarci nel ritmo del testo, nell’azione. Subito dopo aggiunge tra due trattini di sospensione del discorso: “per pigrizia, per avarizia”. Neanche è iniziato il romanzo che pone dei trattini che intercalano al pensiero principale un caratterizzazione soggettiva di se stesso: si dichiara pigro e avaro nella circostanza del sognare come se il sogno che si appresta a raccontarci lo assorba totalmente, al di là della sua volontà, catturandolo prima di ogni intenzione. E’ un modo estremamente efficace per farci cogliere quanta importanza ha per lui quel sogno, quanto quel sogno sia ossessivo, invadente. Ma questo pensiero che si intercala con due sostantivi dentro il discorso principale è anche estremamente efficace per allontanarci dall’idea che ciò che stiamo leggendo è la voce dell’autore perchè non ci dice nulla dell’autore in quanto pigro e avaro, ma al contrario proietta queste due qualità dentro il sogno che si appresta a raccontare, come se la pigrizia e l’avarizia fossero causa del ripetersi del sogno, “ritornavo a sognare” aggiunge subito dopo, e quindi ci fa dimenticare l’autore e ci proietta nel sogno del narratore che diviene così una voce impersonale che ci racconta il sogno subìto. Qui il soggetto che da forza al narratore protagonista è proprio il sogno e questa considerazione ci porta subito lontano dall’autore, tutta l’attenzione viene spostata sul sogno e sugli elementi che lo compongono che sembrano animarsi, condurci in un movimento, proiettando il lettore stesso dentro quel sogno, “una strada color cenere, piatta, che scorre con andamento di fiume fra due muri più alti della statura di un uomo; poi si rompe, strapiomba nel vuoto”, così dice il narratore con una metafora che scandisce con precisione una lentezza che improvvisamente accellera con l’improvvisa sorpresa di uno strapiombo. L’immagine si impone decisamente ai nostri occhi come cinematografica e il lettore è subito preso dal suo vedere questa strada, “color cenere, piatta”.

Tentiamo subito un primo esercizio. Provate a rileggere tutto il passo citato sopra, dove viene indicato tra parentesi da quale libro è stato estratto. Rileggetelo con molta attenzione almeno tre volte con calma, poi smettete di leggerlo e provate semplicemente a vederlo, evitando accuratamente di ripensare alle parole citate che avete letto. Fate questa operazione sopratutto con molta calma, prendendovi tutto il tempo che vi occorre per lasciare comparire l’immagine rappresentata dal testo. Quando questa immagine è stata messa a fuoco tenete la concentrazione su di essa per qualche minuto, poi allentate la concentrazione e fate attenzione se vedete altro, se nuovi elementi compaiono, affluiscono davanti ai vostri occhi, cercate di tenere a mente questi nuovi elementi, tenete ferma nella vostra mente solo l’esistenza di una strada ma non pensate mai all’immagine datane da Bufalino, ricostruitene una vostra, singolare, unica per voi, colorata dai nuovi elementi. Ora prendete carta e penna e provate a scrivere un inizio di una storia in prima persona singolare con il narratore-protagonista utilizzando ciò che ricordate di quello che avete visto prima. Dimenticate completamente le parole usate da Bufalino, siate voi stessi, usate solo una strada per costruire il vostro inizio, ma rendete la strada e quello che eventualmente vi accade estremamente personale. Ciò che andrete a scrivere dovrà assimilare quei nuovi elementi che sono apparsi ai vostri occhi e ciò che le parole che andrete ad usare susciteranno in termini di nuovi elementi, immagini che via via che scriverete vi raggiungeranno. Combinate ciò che ricordate con ciò che scrivendo nascerà di nuovo. Non dimentica di usare un narratore-protagonista in prima persona singolare. Per aiutare voi stessi nel processo creativo potete rivolgere a voi stessi delle domande del tipo com’è questa strada che sto per ricostruire?, a che scopo?, accade o sta per accadere o è gia accaduto qualcosa su questa strada?, il narratore si trova sulla strada?, vede qualcosa, dobbiamo descrivere questo qualcosa?, sente qualcosa? è solo?, è in compagnia? che cosa fa su questa strada? oppure non è sulla strada ma la vede da lontano?, la strada ha per me in questa storia un senso metaforico? è reale, esiste realmente o è di pura immaginazione o mescola realtà e finzione? cosa può accadere su una strada che possa interessare gli altri? Come vedete le domande che ci si può rivolgere sono veramente molteplici. Potete anche prendere un libro che parli di una strada e vedere se vi suscita altro, assimilatene le parole, studiate i sinonimi e i contrari, provate a utilizzarne alcuni e vedete se scrivendo affiorano alla vostra mente immersa nel processo creativo altre parole, ricordi, immagini che potrete connettere tra di loro.

Questo esercizio a qualcuno potrà sembrare facile, ad altri molto difficile. Non bisognerà abdicare al primo tentativo fallito, bisognerà avere pazienza e ripetere più volte con calma l’esercizio, magari ripeterlo durante vari giorni. A qualcuno per esempio potrebbe venire più facile realizzarlo camminando anche per strada. Fate bene attenzione alle cose che sono state dette intorno all’uso della prima persona singolare con il narratore che assume anche la veste di protagonista. Quindi fate l’esercizio solo dopo avere assimilato tutti i concetti di questa lezione.

Se vi state cimentando con questo corso di scrittura creativa evidentemente dobbiamo supporre che vi interessa leggere, possediate dei libri. Allora sarebbe il caso di rivedere gli inizi di alcuni libri che avete letto o che avete a casa e vedete di rintracciare una storia che abbia il narratore protagonista in prima persona singolare. Oppure andate in libreria o in biblioteca e provate a caso a leggere gli inizi di vari romanzi alla ricerca di una narrazione in prima persona singolare dove sia chiaro alle prime righe, alla prima pagina, che il narratore sia anche il protagonista principale della storia. In sostanza dovete allenarvi a leggere varie storie con questa modalità narrativa che stiamo esaminando in questa lezione e poi cimentarvi di costruirne alcune come vostro esercizio.

Ricordatevi che il corso prevede da un lato l’assimilazione dei concetti delle lezioni, ma dall’altro lato la sperimentazione sul campo e una eventuale discussione in pubblico.

Fine della prima parte

2 pensieri su “Scrittura Creativa Lezione n 2

  1. Eppure la prima persona è realmente magica per chi scrive, sempre che non stia scrivendo la propria biografia. E’ l’occasione di vivere molte vite, molti personaggi fra loro diversi.
    Lo scrittore in tal caso è credibile solo quando fa credere al lettore che gli sta raccontando, ogni volta, la sua storia, quando così non è. A me piace molto scrivere in questo modo, riuscire a entrare in tipologie di uomini e cose assai diverse da me. E’molto più difficile farlo in terza persona. La terza persona è neutra e obiettiva, la prima avvince e appassiona. E identifica.

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  2. Pingback: La prima persona « La poesia e lo spirito

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