Eumeswil. Intervista a Paolo Pedrazzi

Sono molto contento che mi sia stata data l’opportunità di parlare di noi e del nostro progetto su di un sito prestigioso e importante come La Poesia e lo spirito e di questo vorrei ringraziare Marino Magliani, sempre attento a ciò che succede nel mondo editoriale.
Negli ultimi anni sono nate molte sigle editoriali nuove e progetti interessanti. Credo che questo fiorire di case editrici sia dovuto soprattutto a nuovi mezzi e nuove opportunità che prima non c’erano. Per esempio il digitale. Se ci facciamo caso l’editoria prima era una roccaforte. O eri figlio di editori, oppure avevi tanti capitali da investire. O ancora avevi a disposizione una tipografia. Sennò…


Per i giovani non c’era spazio. Oggi non è più così. Zandegù, Giulio Perrone e noi di Eumeswil siamo qui a dimostrarlo.
Oggi, complici le nuove tecnologie, produrre libri non è più impossibile. Idee, creatività, coraggio, passione e talento tornano a fare la differenza. Nella mia personalissima storia di editore partito dalla città e tornato in provincia – ad una dimensione più casalinga e tranquilla cioè, dove sei seguito e coccolato e hai modo di crescere senza fretta – il fatto di poter stampare libri anche solo in cinquecento copie, ha contribuito notevolmente ad una crescita graduale e pressoché costante, perché mi ha dato modo di partire, seppur lentamente e tra innumerevoli difficoltà, ma comunque muovere i primi passi senza rovinarmi economicamente. Sperimentare, affinare, creare. Abbiamo elaborato un piano editoriale e collane che supportassero la nostra crescita, lavorando sodo in rete, perché la rete è uno straordinario mezzo per farsi conoscere, creando siti, andando a caccia di lettori e contatti, frequentando blog, aderendo a progetti.
Sono nate molte amicizie, si è creata una costellazione di relazioni, equilibri e progetti. Tutto ciò, senza la rete, sarebbe stato impossibile. Ogni tanto ci si lamenta del tempo in cui si è nati. Io non lo faccio più come facevo un tempo. Perché è vero, ci sono molte cose che non vanno, e molti problemi, ma mai come oggi ci sono opportunità che prima non c’erano.
Se c’è stato un libro che più di tutti ci ha dato un impulso positivo, e ci ha fatti conoscere e apprezzare è stato Prospettive quasi una storia d’amore di Nicola Tassoni: qualcuno aveva usato l’espressione «è un poeta che si serve della forma del romanzo» riferendosi a Ron Butlin, autore irlandese de Il suono della mia voce e credo che anche nel caso di Nicola la definizione sia calzante. Prospettive – che ristamperemo a Febbraio finalmente distribuiti in libreria – è stata innanzitutto una lezione importante: mentre eravamo a caccia di “nomi” da pubblicare, mentre cioè rincorrevamo lo scrittore più o meno famoso da mettere a catalogo, il romanzo più bello è venuto da un esordiente. Ed era un romanzo dove capitoli si intitolavano E poi…, Sono allergico alla lana, Anche i cani sanno sorridere, e via dicendo. Metafore stupende che solo un poeta poteva sfornare. Un romanzo dove una delle due protagoniste, a rileggerlo un paio di volte, aveva sempre un lucidalabbra dal sapore diverso. La prima volta ci passavi sopra soprassedendo. E questa piccola cosa me la sono porta dietro parecchio perché se è vero che i dettagli sono importanti, questo di Nicola era stupendo. Era, ed è, un libro che parla di una Bologna che avevo l’impressione di aver vissuto solo io. Non la Bologna tutta feste e osterie che pure abbiamo frequentato tutti quanti noi studenti fuori sede. E’ la Bologna che intuisci essere il posto più bello del mondo da vivere, ma che non si lascia vivere mai, e che qualunque cosa fai e da qualunque parte giri la testa, ti manca sempre qualcosa per essere completo. Nel caso di Nicola, nel libro, si parla di amore. Di amore che è questione di prospettive, della vita che per essere vissuta pienamente devi prima imparare a guardarla dalla giusta prospettiva. Nel nostro caso Bologna è stata la culla dei sogni, ci ha insegnato a muovere i primi passi, anche se c’era sempre qualcosa che mancava, c’era sempre da ripartire. Il sogno si è realizzato quando sono entrato a pieno titolo nella statistica dei trentenni di oggi che precari, prendono armi e bagagli e se ne tornano dai genitori. Facevo il venditore di spazi pubblicitari. Ero precario come pochi e non riuscivo più a leggere e nemmeno a mantenermi lontano da casa. Sono nato in mezzo ai libri. Mio padre è un ex-direttore di Biblioteca. Lontano dai libri la mia vita non aveva un senso. Allora mi sono detto: ora o mai più. Non avevo e non ho nulla da perdere se non la mia passione e il mio impegno. Il nome Eumeswil? Viene da un filosofo perennemente conteso tra destra e sinistra, ma di questo chissenefrega, Ernst Junger. Junger in Eumeswil, raccontava di un “ribelle” Martin Venator che di giorno fa il barista e di notte insegna storia ai ribelli nel bosco, perché Eumeswil, dominata dal Condor e da un manipoli di suoi gerarchi, è una città-cashba fagocitata dal presente. Io all’epoca mi sentivo un po’ così, di giorno dovevo pensare a cose troppo lontane dal mio modo di essere, obbiettivi commerciali, prmozioni, canvass e altro. Nei week-end lavoravo all’opera di mio padre, una opera storico locale sull’Oltrepò Pavese, riguardando virgole e accenti in modo che tutto fosse perfetto. Eumeswil non poteva che essere il nome giusto.
Da allora ne abbiamo fatta di strada devo dire. Soprattutto nel 2006-2007. Devo dire che sono stati anni di costante e graduale crescita. Abbiamo inaugurato una collana di saggistica che sia chiama Legittima Difesa. Il primo volume, El bonito crimen de los carabineros di Federico Focherini è nato così: abbiamo risposto ad un “annuncio” sul sito di Giulio Mozzi, Vibrisse, il tenore più o meno questo: Chi vuole pubblicare questo libro? Si trattava del memoriale difensivo di un body builder accusato di aver provocato la morte della fidanzata somministrandole sostanze dopanti. Io mi sono lanciato nell’impresa. Ho scritto a Federico, mi sono fatto mandare il libro e dapprima mi sono detto Ok tanto un body builder non saprà spiacciare nemmeno un H. Invece il libro di Federico era scritto benissimo, con dignità e rabbia, ma con grande coerenza: la storia di come, per pregiudizio e ignoranza vieni affossato e distrutto, la storia di come spesso vengono condotte le indagini nel nostro paese, scambiando persone per altre, traducendo erroneamente conversazioni dialettali, sbattendo le persone in prima pagina per fare notizia prima ancora di uno straccio di indizio. Comunque sia Federico l’abbiamo portato da Maurizio Costanzo, a Radio 24, dove nel corso del programma del bravissimo Alessandro Milan Reporter 24, Federico ha tenuto un intervista toccante. Vanity Fair, a firma di Walter Siti, gli ha dedicato 3 pagine e poi un’intera pagina su Il Manifesto. Insomma, una piccola ribalta mediatica.
In quei mesi è nato anche un altro progetto. E’ nata la rivista Satisfiction, edita da FastComm, società in cui Eumeswil è da poco confluita perché ahimé da solo non ce la facevo più data la mole di lavoro e i conti comunque e sempre in rosso. Alla fiera del libro di Torino abbiamo distribuito 50.000 copie della prima freepress soddisfatti o rimborsati, curata dal critico di Repubblica Gian Paolo Serino e da altri quaranta collaboratori di primissimo livello. Sempre a Torino abbiamo finalmente trovato un distributore. Il CDA di Bologna.
Progetti per il futuro?
La prossima settimana il numero uno di Satisfiction, con inediti di Jack London, Joe Lansdale, Luciano Bianciradi, Marco Vichi, Filippo Tuena, Alessandro Zaccuri, Gianluca Morozzi e tanti altri, sarà in edicola allegato alla rivista Kult. Circa diecimila copie su cinquantamila stampate. Sul prossimo numero, in uscita a Gennaio avremo inediti di David Foster Wallace, William Wall (che abbiamo appena acquisito per l’Italia), Vasco Rossi, Giorgio Manganelli James Sallies, Simon Ings.
Nel mentre abbiamo lanciato una nuova collana dedicata ai giovani e ai loro problemi, Rooms | Stanze che conta già quattro titoli, e due nuove collane, una diretta dal geniale Gianluca Morozzi e l’altra di noir diretta dal Premio Camaiore 2007, il bravissimo Paolo Roversi. Sono direttori giovani, come piace a noi, ma conosciuti e bravissimi.
Siamo convinti di essere sulla giusta strada. E continueremo così, grazie all’aiuto di tanti, tantissimi amici, lettori, persone stimate.

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