LA VITA IMPIGLIATA IN RETE di Antonio Scurati

(Da: LA STAMPA, 22 dicembre 2007)

garlasco delitto

Una sorta di giudizio universale anticipato. A questo sembra esporci il combinato composto delle tecnologie informatiche, televisive e telematiche. Quando nella Valle di Giosafat saremo chiamati a veder la nostra vita sciorinata innanzi agli occhi dell’umanità, quello scrutinio finale non sarà che una replica di quello a cui siamo stati sottoposti qui sulla Terra. Con la sola differenza che l’occhio onnisciente di Dio si sostituirà all’occhio tecnologico della sorveglianza totale. Ci induce a pensarlo l’ultima svolta nelle indagini di Garlasco. Gli esperti informatici hanno rintracciato nella memoria del computer del fidanzatino presunto assassino l’orma di perversi percorsi pedopornografici che il biondino credeva cancellati per sempre. Ora forse il delitto trova un movente nella feroce determinazione a non vedere scoperte inconfessabili inclinazioni sessuali. La rete non perdona. La tecnologia non fa sconti. Tutto il nostro passato, tutto quello che abbiamo fatto o che siamo stati, ci sarà imputato. Camminiamo sotto un cielo di ricognizione piena e totale.

Al solo pensiero ci coglie la vertigine: chi di noi può reggere il peso di tutto se stesso agli occhi del mondo? Alzi la mano chi non ha mai guardato un film porno. Molti ultracinquantenni, un po’ sdegnati, staranno alzando le loro mani innocenti.
Ma se scendiamo anagraficamente, troveremo che sotto i quaranta sono già ben pochi i lettori che potranno proclamarsi immacolati rispetto alla pornografia. Sotto i vent’anni d’età, poi, non troveremo quasi nessuno che non abbia fatto uso di pornografia. La pornografia è, infatti, una presenza massiccia, multiforme e permanente nei consumi culturali di adolescenti e ragazzi odierni. Grazie alla immediata accessibilità domestica consentita da Internet, quella che un tempo era una pratica segreta, nascosta, marginale, è ora diventata abituale e quotidiana. Il consumo di dosi massicce di pornografia diventa così un’esperienza centrale nell’educazione sentimentale e sessuale delle nuove generazioni.
Ma anche i lettori più avanti negli anni che si dichiarassero totalmente estranei alla pornografia s’ingannerebbero. La cultura in cui tutti, volenti o nolenti, siamo immersi, è dominata dal visuale e il visuale – come sosteneva Fredric Jameson – è essenzialmente pornografico. La nostra comune fascinazione estatica per le immagini della realtà è parte di una cultura che ci spinge a guardare al mondo come se si trattasse di un corpo nudo, all’esistenza nostra e altrui come a un corpo erotico da possedere visivamente. Dapprima i mass media elettronici hanno incenerito le barriere tra vita privata e sfera pubblica riversando completamente nella visibilità immediata ogni aspetto dell’esistenza dei personaggi pubblici, poi hanno cominciato a farlo anche con le vite degli uomini comuni. Tutta un’umanità euforizzata dalla disinibizione mediatica si è volontariamente resa complice di questa messa a nudo di massa, di quest’esibizione madornale e vagamente oscena di quelle zone della vita intima un tempo sottoposte a riserbo.
L’impudicizia compulsiva e generalizzata si spinge ben oltre i confini del senso della vista. Anche l’udito, se considerato come «senso collettivo», va oggi assumendo i tratti di una sovraesposizione iperrealista, tipicamente pornografica. Non soltanto ci siamo abituati al fatto che i più piccoli gesti della nostra vita vengano spiati a ogni angolo di strada da un capillare sistema di videosorveglianza, ma stiamo facendo l’abitudine a leggere quotidianamente sui giornali le trascrizioni di conversazioni private, spesso sconvenienti, sboccate, immorali fino all’illegalità, di politici e manager. Il tratto pornografico di questo orecchiare su vasta scala non sta tanto nei contenuti, spesso triviali o pecorecci, ma nella forma del nostro ascolto: ogni sussurro o sospiro degli intercettati viene amplificato con enfasi tipicamente pornografica per il nostro orecchio voluttuoso. Se un tempo il potere si fondava sull’arcano, oggi si rifonda sull’osceno. È tutto il nostro mondo sovraesposto, ipersorvegliato, ultravisionato a essere essenzialmente pornografico.
In questo mondo ogni segreto verrà rivelato, ogni passato dissepolto, ogni intimità esibita, ogni carnalità denudata, ogni peccato confessato. È un mondo a brache calate, spudorato, svergognato. Un mondo privo di inconscio – individuale e sociale – perché in esso ogni rimosso allegramente ritorna. In questo mondo, i pochi che ancora coltivano una vergogna segreta, una «parte maledetta» con la quale proprio non riescono a scendere a patti, sono disposti a uccidere per tenerla nascosta. Pare possa essere questo il caso del fidanzatino di Garlasco, forse spinto ad ammazzare la sua fidanzata-alibi perché venuta a sapere delle sue inclinazioni omosessuali e pedofile. Il fatto che fosse dedito alla pornografia – come parrebbero dimostrare i materiali pedo-pornografici rintracciati dagli inquirenti nel suo Pc – è più parabola morale sul vasto universo pornografico in cui tutti viviamo che non rivelazione sull’angusto cosmo psicopatologico in cui il presunto assassino stava imprigionato.
Tutti gli «altri» che non reagiscono in modo violento all’esposizione della loro persona, all’esibizione della loro vita segreta e del loro torbido mondo interiore – o che non reagiscono affatto -, tutti noi che assistiamo o esibiamo con grande nonchalance i nostri vizi privati quasi fossero pubbliche virtù, dobbiamo la nostra disinvoltura a un patto stretto con il demone della pornografia. Non ci scandalizziamo più di niente perché non abbiamo più rispetto per niente, non abbiamo più segreti perché non abbiamo nulla da custodire. Siamo tutti immoralisti di professione e pornografi per vocazione. Invece di rischiare la vergogna abbiamo scelto di confessare spontaneamente e in anticipo ogni nostra colpa e ogni vizio. Ma una confessione del genere non purifica la coscienza. La cancella. Che cos’è questo cinismo sfacciato e imperante dell’Italia odierna se non il manifesto ideologico di un popolo di compiaciuti pornografi?

11 pensieri su “LA VITA IMPIGLIATA IN RETE di Antonio Scurati

  1. mario pandiani

    Un giorno un politico di cui non ricordo nome ne parte è schiattato, forse si è suicidato o un banale malore, era poco dopo “mani pulite”.
    Pubblicarono il menù che il poveretto consumò nel ristorante degli eletti di Montecitorio; aragosta, dom Perignon, filetto al pepe verde e altre gioie della cucina.
    Guido ceronetti, commentando l’accaduto sriveva; ma è un pranzo da 120 giornate…
    In verità pubblicare quel menu era perversione, tutto quanto vediamo oggi è da 120 giornate, viviamo nel dispiegamento delle profezie del marchese più famoso del mondo, tanto da meritarsi l’epiteto di divino.
    Certe cose le posso confessare solo sotto tortura o al mio padre spirituale, quindi non mi esprimo sui miei coinvolgimenti informatici con eros e thanatos, e vi lascio nel dubbio sulle mie preferenze tematiche in quest’ambito o sulla mia immacolatezza.
    L’arte occidentale è pornografica, ricordo di alcune condanne nella cina degli anni settanta per pornografia, tra le foto sequestrate c’erano riproduzioni di Rubens, Boucher, ed altri maestri del colore celebrati da noi in ben altro modo.
    La debauche dell’occidente cristiano è un fatto che nasce ben prima di internet, comincia sulle pareti delle chiese, (basta dare un’occhiata all’iconografia di Maria Maddalena, impropriamente assimilata alla prostituta evangelica, ha dato per secoli foraggio a seghe di sagrestia), in qualche modo la rete è l’ultima espressione di questo do ut des di controllo e desiderio.
    Partecipando anni fa ad un forum mi resi conto che di qualunque argomento parlassi, chiunque era in grado in pochi minuti di ribattermi con date e notizie che io manco mi sogno e non parlo di professori di università, questa profusione di informazione è controllo ed è pornografia, Wikipedia è informazione a luci rosse, lo è nel senso etimologico, è consumo compulsivo di desiderio, è onanistica in quanto non produce frutto, biblicamente si chiama “spargere invano”.

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  2. vbinaghi Autore articolo

    Tutto è pornografia, e allora niente lo è.
    Io credo che la riflessione di Scurati abbia un centro più profondo: non è il contenuto che è pornografico, ma lo schermo.
    Pardon, lo specchio. Uno schermo divenuto grande quanto il mondo, che lo specchia e reduplica rendendosene indistinguibile, e condannando il desiderio al delirio, alla follia.
    Personalmente, credo che verrà presto il momento in cui dovremo disconnetterci, per sopravvivere.

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  3. francescomarotta

    Pandiani, se continui con questo tenore di commenti (cfr. anche supra et ultra), ti nomino subito, qui e ora, eventualmente anche contro la tua volontà, mio padre spirituale.

    fm

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  4. mariobianco

    “Non ci scandalizziamo più di niente perché non abbiamo più rispetto per niente, non abbiamo più segreti perché non abbiamo nulla da custodire.”

    Queste generalizzazioni sono detestabili.
    Come tutte le generalizzazioni:
    secondo l’autore, magari inconsciamente, dovrebbero servire a coinvolgere il lettore in un marasma di cose, visioni, sensazioni sovrapposizioni indistingubili.
    Così si crea solo gran confusione.
    Cui prodest? C’è da domandarsi alla fine del discorso.
    Certo all’autore; perché se tutti sono brutti e cattivi, chissenefrega se io mi comporto da bestione.
    E’ l’alibi tipico del cinico.
    Per di più l’altra affermazione:
    “il visuale – come sosteneva Fredric Jameson – è essenzialmente pornografico.”
    è del tutto arbitraria, soggettiva, personale.
    Forse una cretinata.

    L’unica cosa, così la penso, che possiamo fare per salvarci un po’ di vita, è appartarci spesso, staccare, stare in mezzo alla natura, reimparare ad ascoltare i suoni del vento, delle rocce che si spaccano, osservare i microcosmi di muschi e licheni, annusare ben bene erbe, fieno, sterpi, pane, un buon vino, l’odore dell’aria.
    Tornare bestie non bestioni da zoo.

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  5. Pasquale Giannino

    Ma sì, gettiamo tutto nello stesso calderone!: pornografia omosessualità pedofilia intercettazioni (dove lo scandalo non sarebbe nei contenuti ma nella morbosità di chi ascolta)… Condiamo il tutto con po’ di sano moralismo nostrano e il gioco è fatto. Questi sono i nostri intellettuali! L’articolo di Scurati è “osceno” dalla prima all’ultima sillaba. “Una sorta di giudizio universale anticipato.” Certo, diamo per assunto che i lettori dell’autorevole quotidiano siano tutti cattolici bigotti. Rivolgersi a un pubblico laico multiculturale multietnico no eh? Figuriamoci… “Tutti noi che assistiamo o esibiamo con grande nonchalance i nostri vizi privati quasi fossero pubbliche virtù, dobbiamo la nostra disinvoltura a un patto stretto con il demone della pornografia.” Ma sì, è questo il vero problema del paese! Mica l’universo di faccendieri arroganti e senza scrupoli che si lamentano delle intercettazioni e non dicono una sola parola sulla gente onesta che paga le tasse e muore ogni giorno per guadagnarsi il pane. Chi se ne frega di quei poveracci. Sono carne da macello per la loro ingordigia. Un professorone ha dichiarato in uno studio televisivo che il consumo di cocaina si è diffuso anche fra i muratori. “Potrebbe essere una causa delle morti bianche?” gli chiede la conduttrice del servizio pubblico. Sarà una comunista o una puttana? Mah, chi può dirlo? Certo, il problema è l’adolescente che si fa una pippa davanti a un porno scaricato da internet, non il fatto che siamo da tempo col culo per terra come osservano i principali media internazionali. Meno male che ci sono il New York Times e il Times. I nostri giornali preferiscono la pornografia.

    Pasquale

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  6. mario pandiani

    A rigore non è il contenuto né lo schermo/specchio ad essere pornografico, ma l’attitudine interiore di chi guarda, su questo il vangelo è molto preciso, e nel giorno del giudizio è davanti a Dio che verranno sciorinate le nostre ombre e luci, fosse per il mondo me ne fotterei di far sapere quando e dove mi sono masturbato spiando frattaglie ben confezionate, se questo è il peccato di cui devo preoccuparmi di più.
    Trovo che questa cosa dello specchio globale sia un po’ filosofia, noi viviamo un’epoca di libertà che il mondo non ha mai visto, la connessione è uno strumento che solo il nostro assenso ci costringe a usare, salvo naturalmente chi lo fa professionalmente.
    Se vogliamo poi connotarlo apocalitticamente, le lettere ebraiche wav wav wav hanno valore numerico 6,6,6, che ci riporta ai consigli di Mario Bianco sul diventare bestie.
    “L’uomo è un abisso, fa paura guardarci dentro” diceva Georg Büchner (ho controllato su Wikipedia come si scrive), ma è libero a 360 gradi.

    Francesco, sarebbe certamente contro la mia volontà, quindi datti da fare con le intercettazioni per eventualmente ricattarmi, così finiremo come i ciechi di Brueghel, insieme in un bel pozzo.

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  7. pamela

    L’ho letto tre volte e ancora mi sembra che l’autore non faccia alcuna distinzione tra pornografia e pedopornografia. Strano, la fanno persino la legge e le forze dell’ordine, questa differenza. Non ricordo nessun caso delittuoso in cui sia stata considerata sospetta la fruizione di pornografia che, se esistente, non veniva certo citata. E’ già il secondo caso in poco tempo, in cui viene ritenuta rilevante per le indagini la visione di film pedopornografici.
    Sarò fuori moda, non allineata con i sofisticati intellettuali che tirano in ballo gli antichi greci e si preoccupano per il povero pedofilo, ma secondo me i bambini non si toccano. I pedofili possono sempre curarsi.

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  8. PG

    I pedofili andrebbero castrati chimicamente, altro che Socrate e l’antica Grecia! Ma lo stesso trattamento riserverei a quanti assimilano l’omosessualità alla pedofilia… Ciò detto la legge distingue tra: avviso di garanzia, rinvio a giudizio, sentenza di primo grado, sentenza di secondo grado, sentenza definitiva. Il biondino sbattuto in prima pagina a tutt’oggi non è stato neanche rinviato a giudizio. Ve la ricordate la vicenda di quel professore siciliano trasformato nel mostro che aveva abusato della figlioletta? Le ferite riscontrate sul corpicino della piccola erano dovute a un cancro che l’avrebbe uccisa in pochi mesi… Dalle dichiarazioni di Stasi pare che il giovane “mostro” abbia visitato quei siti ma che non sia un maniaco. La correlazione fra tale evento in ogni caso riprovevole e l’omicidio di Chiara è tutta da dimostrare. Mi piacerebbe sapere quanto si è messo in tasca il prof. Scurati per aver scritto simili corbellerie.

    Buon Natale

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  9. ghega

    Il tentativo di equiparare ostinatamente la pedopornografia alla pornografia è imbarazzante, si configura come operazione di sdoganamento… vorrei ricordare al povero scurati che la detenzione di materiale pedopornografico è reato, al contrario della detenzione di materiale pornografico standar, e che se ogni tanto si sollazza con un paio di immaginette proibite, convincendosi del fatto che si tratti di generica pornografia sociale, rischia di suo.
    Siamo tutti porcelloni? Volentieri.
    Siamo tutti anche pedoporcelloni? Pedoporcellone sarai tu!

    Per fortuna Francesco Forlani su NI lo prende in giro, una boccata d’aria fresca.

    Ghega

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