Terza Lezione

Nella seconda lezione abbiamo esaminato la tecnica della narrazione in prima persona singolare usata attraverso un narratore che si identifica ai lettori in quanto protagonista della storia narrata. L’io narrante quindi parla di ciò che lui ha vissuto in quanto personaggio centrale della storia.

Ma esiste un’altro modo di narrare in prima persona singolare, quando l’io narrante non parla di se stesso, dove l’io narrante non è il protagonista principale della storia, dove addirittura l’io narrante svanisce alla presenza del o dei personaggi che si accinge a descrivere, dove la storia narrata ha l’io narrante in veste sopratutto di testimone di ciò che ha visto, sentito o gli è stato riferito.

Attraverso questa modalità narrativa, tecnicamente sempre in prima persona singolara, è possibile raggiungere un “distacco” paragonabile a quello che si ottiene narrando in terza persona singolare. Il vantaggio di questa modalità narrativa è nell’importanza che il narratore da a ciò che va a raccontare escludendo se stesso. Se un narratore si prende l’impegno di raccontarci quello che è accaduto ad altri, evidentemente deve essere qualcosa di significativo ai suoi occhi, e forse vale la pena di ascoltarlo.

Utilizzando questa tecnica di narrazione ci si impone il limite di non potere mai raccontare di più di ciò che si è visto, sentito o è stato riferito. Non è possibile per il narratore “entrare” nella testa dei personaggi che va a raccontare, al massimo potrà esprimere commenti e deduzioni personali, qualora lo ritenesse necessario. Il lettore non saprà mai più del protagonista o dei protagonisti di quanto non sappia l’io narrante.

Il vantaggio invece sta nel fatto che la storia con questa modalità narrativa si svolge attraverso una tensione progressiva che svela a poco a poco il protagonista, creando così un effetto sorpresa. Nè il narratore, nè il lettore potranno mai leggere dal di “dentro” il protagonista e/o gli altri personaggi, e ciò determina un ambiente di mistero intorno alla storia narrata.

Ma adesso passiamo ad un esempio concreto di narrazione secondo questa modalità narrativa.

Nessuno può dire con esattezza come si sia compiuto il destino di Vulpius, quali eventi, quali pensieri, quali ossessioni abbiano scandito la sua vicenda. Ai compagni, agli amici non fu mai concesso di decifrare il mistero di quell’anima, e colei che forse lo scrutò più da vicino ora non è in grado di offrirci alcuna testimonianza. Persino sull’autentica natura di Vulpius, sul significato delle sue azioni e sui motivi che le determinarono, i pareri sono discordi: chi tenta di spiegarsi quegli avvenimenti incomprensibili come l’estrema conseguenza della disperazione, chi li attribuisce a un germe di follia che si sarebbe sviluppato a poco a poco nella sua mente fino a soggiagarla del tutto. E’ assai facile invaghirsi dell’una o dell’altra fra tali interpretazioni, più difficile ricostruire lo svolgimento dei fatti. Anche quella che mi accingo a narrare è soltanto una possibile storia di Vulpius, capace di rendere conto dei pochi elementi certi di cui disponiamo (Paola Capriolo, La Spettatrice, ed Bompiani).

In questo breve incipit l’autrice presenta subito il protagonista, Vulpius, stimolando decisamente la curiosità del lettore, dichiarando subito che non si sarà in grado di dirci esattamente ciò che accadde e pensò Vulpius. Il personaggio protagonista viene subito introdotto in maniera misteriosa e la narrazione viene subito configurata come racconto di ciò che si sa, perchè è stato riferito all’io narrante o perchè l’io narrante è stato testimone delle cose che si accinge a raccontare o addirittura perchè le ha immaginate. L’io narrante si svela come prima persona singolare quando dice “mi accingo” , mentre è subito deducibile che non è il protagonista in quanto il personaggio centrale della storia viene subito annunciato, Vulpius.

Vediamo un altro esempio di narrazione in prima persona singolare.

“Lasciatemi cominiciare col dire che anch’io, come tutti, non so dove il professor Barnhouse si stia nascondendo. Non l’ho più sentito dalla sua scomparsa avvenuta un anno e mezzo fa, se si esclude un breve, enigmatico messaggio lasciato nella mia cassetta delle lettere la vigilia di Natale. E per di più, i lettori di questo articolo rimarrano delusi se si aspettano di imparare come possono sviluppare da soli il cosidetto”

e continua così più avanti, iniziando a ricordare ciò che accadde al prof Barnhouse

Secondo i miei calcoli, all’epoca in cui fece perdere le proprie tracce il professore era cinquantacinque volte più potente della bomba atomica di Nagasaki.

e continua ancora raccontandoci le esperienze vissute da Barnhouse.

Di tanto in tanto il soldato Barnhouse veniva inviato dai suoi compagni di baracca a partecipare a dei giochi d’azzardo. Non sapeva nulla di questi giochi…(Kurt Vonnegut,Benvenuta nella Gabbia delle Scimmie, SE)

Naturalmente nulla esclude che durante la narrazione il narratore stesso si presenti come coprotagonista e/o testimone dei fatti cha va a narrare, ma quest’ultimo esempio riportato mostra chiaramente come sin dall’inizio il tema del racconto del nostro io narrante sia il Prof. Barnhouse.

Altro esempio di narrazione in prima persona singolare con questa particolare modalità narrativa in cui l’io narrante racconta di qualcun altro, è il Moby Dick di Melville, dove il narratore, Ismaele, all’inizio del romanzo è presente in quanto protagonista e testimone dei fatti che narra, per poi scomparire progressivamente lasciando sullo sfondo la sua presenza che viene riempita a poco a poco dalle avventure e dai personaggi della nave che da la caccia alla balena, e per finire col mettere in primo piano il protagonista principale, il capitano Achab.

Altri esempi sono Kurtz nel Cuore di tenebra di Joseph Conrad, il Grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald, la creatura nel Frankenstein di Mary Shelley.

Con questa terza lezione si chiude così la descrizione delle tecniche narrative in prima persona singolare e ancora una volta vi chiedo di provare ad esercitarvi in tale senso. Provate quindi a scrivere 15-20 righe di un incipit dove il narratore in prima persona singolare non è il protagonista principale, ma dove piuttosto lascia emergere chiaramente il suo ruolo di narratore di qualcun altro, che assume le vesti di protagonista principale.

Un pensiero su “Terza Lezione

  1. Alcuni anni fa, li incontrai a Roma e non sapevo niente di loro.
    Con il tempo imparai a conoscerli.
    Lui era alto, moro con gli scuri, lo sguardo triste, nascosto da improvvisi sorrisi. Lei snella flessuosa, sembrava una gazzella, si muoveva come a voler spostare l’aria.
    Seppi del loro amore alcuni mesi dopo, e non nascondo che la cosa mi stupì.
    Lui lasciò la sua famiglia e si mise a suonare nella metropolitana, vissero insieme per alcuni mesi, poi si lasciarono.
    Lo incontrai un pomeriggio di luglio in Piazza Navona, che vendeva opuscoli ai passanti, quasi non mi riconobbe lo chiamai, e solo allora si voltò.
    “ Francesco”, mi disse e iniziò a piangere.

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