Un libro felicemente inattuale

NICOLAS GOMEZ DE AVILA – TRA POCHE PAROLE – ADELPHI

adelphi

Dobbiamo questo prezioso florilegio a Stefano Borselli, su Il Covile.

Il mondo moderno non è una calamità definitiva. Esistono depositi clandestini di armi.

Dato che Marx dice chiaramente che le forze produttive di una società alla fine ne determinano la struttura, e dato che, d’altro canto, le forze produttive dell’attuale società comunista e quelle dell’attuale società capitalista sono chiaramente le stesse, Marx di fatto mostra che la differenza tra capitalismo e comunismo può consistere soltanto nella differenza passeggera tra alcuni dei loro aspetti giuridici. La società industriale comunista e la società industriale capitalista schiacciano l’uomo sotto lo stesso peso.

In un secolo in cui i mezzi di comunicazione divulgano infinite stupidaggini, l’uomo non si definisce colto per quello che sa ma per quello che ignora.

Forse non c’è scempiaggine pari a quella di passare la vita a leggere scrittori mediocri perché nostri contemporanei.

L’uomo moderno teme il potenziale distruttivo della tecnica, mentre è il suo potenziale costruttivo la vera minaccia.

Il cristiano di oggi non si cruccia del fatto che gli altri non sono d’accordo con lui, ma del fatto che lui non è d’accordo con gli altri.

Il cattolico progressista vorrebbe restaurare il cristianesimo primitivo imitando il moralismo umanitario dei chierici miscredenti del Settecento.

Il primato di san Pietro disturba il clero progressista, il misticismo di san Giovanni lo annoia, la teologia di san Paolo lo irrita. Non sarà che il suo patrono è l’apostolo dotato di coscienza sociale, colui che protestò contro lo spreco cerimoniale di unguenti e propose di vendere la mirra liturgica per dividere il ricavato tra i poveri?

Per stupido che sia un catechismo, lo è sempre meno di una personale professione di fede.

Gli uomini si dividono in due categorie: quelli che credono nel peccato originale e gli sciocchi.

11 pensieri su “Un libro felicemente inattuale

  1. @Elio

    Tu sei quello che sul suo blog scrive:

    “Le capacità “cognitive” dei tirocinii estetici cominciano invece a suonare sempre più millantate.”

    Però ti rifiuti di accettare che l’unica alternativa all’estetismo dei sentimenti è la loro interpretazione teologica.
    Ti ripugna più che a me il narcisismo del post-moderno, ma rifiuti l’idea che esista un antidoto. Ti pare una fuga dal tuo tempo, vero? E’ precisamente questa la malattia mortale: che non ci sia scampo alla deriva. La disperazione.

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  2. Grazie Valter, onestamente ancora non riesco ad intravedere possibili vie verso un’interpretazione teologica, ma si tratta pur sempre di “work in progress”, e dunque si vedrà. Ciao

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  3. un libro infelicemente dogmatico e – dal poco che si legge qui – molto proteso al discredito del sapere, il che ai miei occhi è la cosa più grave che un libro (o un’idea) possano fare.

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  4. Per amore del sapere, si denuncia l’ideologia.
    Poichè il sapere è volatile ma l’anima è le sue forme, si cura la formulazione del dogma (=formula)

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  5. perché il sapere è volatile, Valter?

    Il sapere è volatile proprio in quanto lo si fa volatilizzare.
    casomai è critico, ma sempre aumentabile. quando abbraccio una teoria non cancello i dettami di quella che abbracciavo dianzi (infatti il frammento su marx e capitalismo è l’unico che a mio parere si salva).
    Un dogma però cristallizza il sapere (perché pone dei limiti alla sua aumentabilità) e dunque cristallizza anche l’anima in quanto sua forma.
    Infatti dare patenti di sciocco qua e là piuttosto che rinunciare allo sguardo sulla contemporaneità mi sembra voler elidere un possibile sapere. Quindi anche una possibile capacità critica.

    Ecco che quindi alla base di un concetto volatile di sapere c’è sempre una posizione di intolleranza.
    Alla faccia dell’ “ama il prossimo tuo (purché omofobico)” 😉

    RRC

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  6. il Binaghi ha una tendenza naturale verso l’insulto gratuito, lo si lasci prosperare se così gli aggrada. C’è – ancora – libertà di espressione (non come ai bei vecchi tempi eh? ). Ognuno si soddisfa come può.
    Il Galilei se lo sarebbe pappato in un boccone. Voltaire lo avrebbe affettato in quel posto sferico, come fece un suo famoso personaggio. Io ho lo stomaco debole per certe cose o diciamo, ho altri gusti (se è ancora permesso averne, è permesso? Toc toc).

    I toni sono degni de “L’ultimo inquisitore” ma il film su Goya, quello sì che è prezioso.

    fem
    (una sciocchina elettrolitica che tornerà a ignorarla come sempre ha fatto, inteso, per non irritarla, che a me lei mi incuriosisce, antropologicamente parlando, Binaghi Valter)

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  7. Anche il fumetto ha una sua dignità ontologica.
    La teologia a fumetti, la filosofia a fumetti.
    I progressisti, i reazionari.
    I fagioli con le cotiche.

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  8. Mi fa piacere che Binaghi ha inserito questo autore colombiano. Lo sto finendo di leggere e mi sembra un grandissimo pensatore (anche quando non ne condivido certe affermazioni).
    Un libro che tutti dovrebbero leggere per ammirarne quanto meno la costruzione fraseologica.

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