22 febbraio serata-spettacolo

Cari amici, siete invitati a una serata-spettacolo in memoria di mia madre. Venerdì 22 febbraio a Milano, nello scenario bello e caloroso di Villa Pallavicini, via Meucci 3, ore 20.45.
Nella prima parte il reading di Anna Lamberti-Bocconi; nella seconda, le canzoni del potente Alessio Lega (www.alessiolega.it) e dell’altrettanto potente Isa (www.nonsoloisa.it), accompagnati dalla valentìa chitarristica di Silvia Starnini. E così saranno musica, voci e parole che vi colpiranno: l’amore risponderà alla morte come sa.
L’ingresso è libero, a sottoscrizione volontaria. Il ricavato andrà all’AIDO (Associazione Italiana Donatori di Organi).
Vi aspetto numerosi.
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CONCORSO – Racconto breve per Metromorfosi

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Per partecipare invare un racconato breve di massimo 2500 caratteri (spazi inclusi) ad info@metromorfosi.com entro il 1° aprile 2008.

Il racconto scelto sarà pubblicato su Metromorfosi 2008aprileTREDICI e il suo autore avrà in premio un abbonamento annuale a Metromorfosi.

Quarta Lezione

Esiste un’altra modalità di uso del narratore in terza persona singolare che viene chiamata terza persona limitata o immersa. La caratteristica dominante nell’uso del narratore in terza persona limitata consiste nel raccontare senza mai allontanarsi, staccarsi dal narratore usato in terza persona singolare. Il narratore parla in terza persona ma è come se agisse in prima persona. Tutto viene raccontato dal punto di vista di ciò che vede e sente e pensa il narratore, solo che invece di dire io (prima persona singolare) si descrive in terza persona singolare.
Questo significa che non si può mai abbandonare il narratore, che il passaggio da una panoramica ad un altro quadro dell’azione in corso, deve sempre prevedere la “presenza” del narratore, e deve quindi giustificare sempre quello che si va a raccontare come visto e sentito dal narratore. Lo scrittore in questo caso fa sua la lingua del narratore protagonista e ogni cosa deve svolgersi secondo il punto di vista e il linguaggio o lessico del personaggio protagonista.Il narratore, quindi, rimane fuori dai personaggi, e segue solo uno di loro che se ne va in giro a raccontarci ciò che ha visto, sentito e pensa.
Il narratore non può entrare nella testa dei personaggi che incontra, non è un narratore onniscente, può solo conoscere dal di dentro il pensiero del protagonista al quale è incollato e che non lascia mai. Uno dei più comuni errori dettati dall’inesperienza nello scrivere è l’incoerenza che può risultare da un manipolazione errata del punto di vista. Continua a leggere

Altri libertini (Scuola di poesia, 7), di Massimo Sannelli

1. E *ora*, lettore? Tre esempi. Puoi accettarli e rifiutarli. Io non sono né il padrone né il servo di questi esempi: ho solo cercato di ascoltarli, perché hanno [o sono] il quadrato che *amo* [Potenza Inusualità Maestà Furore] e le condizioni necessarie per restare [ritmo coerenza totalità musica leggerezza profondità]. E poi: le proprietà di un suono sono ancora, e sempre, le stesse: altezza durata intensità timbro. Anche la tua voce è suono. E anche la tua voce deve cantare. Dunque *anche* il testo, che – se consideri *magistrale* madonna Dickinson – inizia a vivere quando è detto: il giorno in cui la parola è pronunciata, con un’espirazione [che senti – meraviglia dei miei piccoli a scuola – se poni le dita davanti alla bocca, quando parli]. Senza fiato, nessuna voce. E chi non ha fiato – è *spirato*, e tace.
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Elefante

di Emanuele Kraushaar

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Mi è incominciata a spuntare una strana protuberanza dalla faccia. Una proboscide che mi sta coprendo il naso. Sono due mesi che ho questa cosa che cresce e l’ultima volta che sono uscito di casa ho anche spaventato della gente.
Era la settimana scorsa che tre ragazzini ai giardini hanno preso a fissarmi impalliditi. E poi sono corsi via.
Sono stato da uno psichiatra, ma quello dice che non ho niente. Che mi curerà.
Adesso però sto nella crisi più nera. E lo chiamo solo per telefono.
Mi dice che tra qualche seduta telefonica mi farà riuscire di casa. Mi ha ordinato di guardarmi allo specchio ogni ora, per vedere che non ho nessuna proboscide.
Ma, come gli ho detto, da qualche giorno ho rotto tutti gli specchi, perché ho paura.
Solo da ieri notte ho iniziato a barrire e non riesco più a parlare.
Così ho deciso di non chiamare più lo psichiatra, perché tanto sarebbe impossibile farmi capire.

Fiesta!

Tempo fa, due amici mi hanno suggerito di scrivere un libro sulla tauromachia, una specie di romanzo-saggio. Mi sono sentito lusingato. Ma è un bel problema. Un libro così l’ha già scritto Hemingway (hai detto niente!): si intitola “Morte nel pomeriggio”. Senza contare che lo stesso Hemingway ha scritto di tori anche in “Fiesta”, in alcuni racconti, nelle pagine migliori di “Per chi suona la campana”, ecc. ecc. E poi in lingua spagnola c’è di tutto: c’è l’opera enciclopedica di Cossio, lapidariamente intitolata “Los Toros”, e ci sono centinaia di libri che coprono tutta la gamma dal manualistico al letterario, fino al famigerato “Sangue e arena” di Blasco Ibañez, capolavoro del genere strappalacrime. Insomma, per scrivere un libro sui tori dovrei dare alla materia un taglio diverso, ma non so proprio dove andare a cercarlo. Però ammetto che mi piacerebbe provarci. Mi piacerebbe davvero.

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Zen poesia dada

di Loris Pattuelli

takahashi.jpgZen e dada sono due cose che stanno bene insieme. Non pensi anche tu, caro lettore, che con un incipit del genere potremmo incominciare a volare come gli aeroplani? Oggi vorrei parlare di Shinkichi Takahashi, un poeta che non dovrebbe mai mancare sul comodino di tutti quelli che amano “prender fischi per fiaschi”. Qualche cenno biografico? Dadaista da giovane, poeta zen da vecchio. E questo è tutto. Volendo fare i pignoli, si potrebbero aggiungere alcuni mesi di galera come anarchico e la bellezza di diciassette anni presso il Tempio Shogenji Rinzai di Tokyo. Secondo me, questo basta e avanza per un piacevole fraintendimento. Io, per esempio, fregandomene delle precisazioni dell’autore, mi sono sempre divertito a pensare che zen, dada, poesia e anarchia fossero una specie di Fab Four, o di punti cardinali, o di elementi primordiali, eccetera.
Fatica sprecata? Può darsi, ma non sempre e non a prescindere. Come diceva Lèo Ferré, la lucidità è qualche cosa da conservare soltanto nelle mutande.
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Di Myanmar non si parla più, di Antonio Consoli.

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Ma sono oltre settecento le persone prigioniere delle carceri birmane.

Min Ko Naing è un attivista pro-democrazia. E’ uno dei pochi coraggiosi che ad agosto ha sfidato il regime e ha contribuito a far scendere in piazza migliaia e migliaia di birmani, compresi i monaci buddisti il cui abito rosso è diventato simbolo della lotta all’oppressione.

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DRIN di Valter Binaghi

TESTO PER UNA CANZONE MAI SCRITTA

telefonino cesso

Drin. Fuori dal parcheggio
Drin. Anche in autostrada
Drin. E perfino in ufficio se lo vuoi
Drin. Cellulare ultrapotente
Drin. Socialmente intrigante
Drin. Una lapide alla solitudine
Drin. Se non posso parlare
Drin. Lasciami un messaggio
Drin, La faccina che mi dice come stai
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Le scritture che non leggemmo. Seconda Parte

In realtà ho raccolto materiali vari, a volte straordinari.
Scritture dense ed evocative.

Sono racconti, poesie, a volte testimonianze legate fra loro da un filo conduttore: le persone che li hanno creati non hanno mai fatto gli scrittori di professione.

Romolo Trebbi del Trevigiano, le sue rime cariche di avventura simili a tagli cinematografici, architetto, urbanista, docente universitario, che da molti anni vive in Cile.


L’ULTIMA CANZONE DEL DESERTO

E soli camminavamo
immergendoci
nei silenzi di sabbie.

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Il cavallo di Cavalcanti

Giovedì 31 gennaio 2008, alle ore 18.00, presso il Palazzo della Permanente, a Milano, via Turati 34, presentazione del primo numero della nuova serie della rivista Il cavallo di Cavalcanti, edita a Roma da Azimut, dedicata alla nuova narrativa e alla letteratura agiografica. Ne discutono con la redazione della rivista, in un dibattito dal titolo La difficile armonia, Paolo Brera, Gabriella Galzio e Alessandra Paganardi. Accompagnano la serata gli interventi al flauto di Adalberto Borioli. Con un’opera del pittore Silvio Manzotti. Continua a leggere

LA NOSTALGIA E’ SEMPRE QUELLA DI UN TEMPO di Giuseppe Panella

LA NOSTALGIA E’ SEMPRE QUELLA DI UN TEMPO
La poesia, i poeti e il Mediterraneo di oggi

di Giuseppe Panella

«E poi al mattino dimentichiamo. Non sappiamo neanche più riconoscere le finestre che brillavano nella notte. Tornata la luce del giorno, esse sono tutte uguali. E di giorno, sulla Piazza, tutto è allegro, sempre. Se piove, diciamo: “Che tempo!”; se fa bello, diciamo: “Che tempo!”. Mi sono fatta tornare a casa. Ero pericolosamente vicina a cadere nella cronaca. Non sarebbe mai finito. Non c’era ragione per non continuare fino alla mia morte… Con una certa ipocrisia ho giocato sulle parole “memoria” e “nostalgia”. Non posso giurare di essere stata di una sincerità totale quando affermavo di non provare nostalgia. Ho forse la nostalgia della memoria non condivisa…»
(Simone Signoret, La nostalgia non è più quella di un tempo, trad. it. di Vera Dridso, Torino, Einaudi, 19802, p. 390)

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Essere o non essere?

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La memoria, in certi casi, mi fa difetto.
Ma è un problema di disattenzione, nel senso che bado al sodo, sbadatamente.
Così quando anni fa lessi (in rete, ma non ricordo dove) che Patrizia Valduga, poetessa che mi piace leggere, sosteneva che “De Gregori, sì, forse” ma Fabrizio De André no, non poteva essere considerato un poeta, sbadatamente mi soffermai solo su questa affermazione.

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Etere 1 : l’antichità.

di Antonio Sparzani
Firomaco, Combattimento tra Etere e gigante, altare di Zeus

La storia di cui vorrei raccontarvi alcuni episodi corre su due rotaie, spesso parallele: quella della poesia e della letteratura, che continua a vedere l’etere come qualcosa di vago e misterioso, ma che in questa vaghezza trova la sua sottile bellezza, e quella, d’altra parte, dei tentativi che ha messo in atto la scienza per cogliere finalmente, per serrare tra le tenaglie di una definizione precisa e quantitativa, questo inafferrabile elemento, che continuamente è stato congetturato esistere, ma che altrettanto continuamente è sfuggito ad ogni presa. Perché queste rotaie non sono poi soltanto due e non sono neppure tanto ben distinte: anche la filosofia e la medicina mescoleranno infatti i loro saperi nella trama, stranamente tenace, dell’etere.

Nei poemi omerici, punto cardine d’irradiazione della nostra cultura, l’etere è femminile, Continua a leggere