LA 194, LE SUE VESTALI E PASOLINI di Valter Binaghi

rivoluzione

Come sempre, quando si accenna a possibilità di revisione della legge 194, le vestali dell’intellighenzia progressista si stracciano le vesti e mobilitano l’intero armamentario del trionfante soggettivismo post-moderno. Cfr. Per esempio qui, qui e qui.
Se non avete tempo di leggere riassumo in breve: chi intende tutelare la vita in gestazione è l’orco, chi invece pretende disporne fino all’eliminazione è l’intemerato custode della libertà. Dunque, con l’abituale rozzezza che il galateo progressista non mancherà di rimproverarmi, preciso in proposito quanto segue.

NON sono favorevole a una revisione della 194 per un motivo molto semplice, cioè che il ricorso all’aborto è un elemento necessario del costume di una società consumistica, e non c’è legge che tenga quando il costume non consente. E’ il diritto del più forte, come accade da che mondo è mondo: ma risparmiateci per favore sofismi ripugnanti e forzature mitologiche che provano a trasformare il potere di fatto in espressione della soggettività e la tutela del concepito in usurpazione.
Se la connessione tra ricorso all’aborto e mentalità consumistica parrà a lor signori troppo volgare, citerò a mio favore una sola “auctoritas”, e non è Ratzinger:

“L’aborto legalizzato è infatti – su questo non c’è dubbio – una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito – l’accoppiamento eterosessuale – a cui non ci sarebbero più praticamente ostacoli. Ma questa libertà del coito della “coppia” così com’è concepita dalla maggioranza – questa meravigliosa permissività nei suoi riguardi – da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare, in modo ormai irreversibile, nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così, liberali e progressiste e, facendole sue, le ha vanificate, ha cambiato la loro natura. Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità di vita del consumatore. ”
(P.P. Pasolini, Il Corriere della sera, 19-1-1975)

93 pensieri su “LA 194, LE SUE VESTALI E PASOLINI di Valter Binaghi

  1. Se voleva essere provocatorio, Binaghi, c’è riuscito. Peccato con questa rozzezza. Su queste basi non considero che valga neppure la pena di un dibattito, da cui pertanto mi asterrò, pur avendo io una posizione in materia per nulla rigida e schierata.

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  2. “Ora qualcuno potrebbe mettersi in testa che costringere una donna , che già deve varcare la soglia infera del trauma dell’aborto, a comportarsi come un animale braccato, a rischiare la vita, e infine ad essere dichiarata “delinquente” a nome del popolo italiano sia un comportamento abbastanza repressivo. Macché: come saviamente argomenta il Pasolini, la “maggioranza” vuole l’aborto, perché la coppia eterosessuale ha scoperto il coito consumistico, lo vive come dovere sociale della propria figura di consumatore. E’ del tutto evidente che Pasolini considera l’aborto come un’attività psicologicamente distensiva, una faccenda da carosello”. GIORGIO MANGANELLI, 22 GENNAIO 1975

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  3. Beh, Pasolini va tirato fuori quando dice cose sensate, caro Valter, non quando spara, consentimelo, delle cazzate come questa.

    Ma la provocazione ci sta. Basta che non diventi una rissa, soprattutto considerato il tema, delicatissimo.

    Franz

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  4. Poi mi spieghi dove sta la cazzata, Franz.
    Il ragionamento di Manganelli è un sofisma: ovviamente Pasolini non intende l’aborto un sollazzo, ma ciò a cui si finisce per ricorrere volendosi concedere una sessualità consumistica e svincolata.

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  5. Beh, il discorso di Pasolini è un pò, come dire, parziale.
    Io sono contrario all’aborto, è qualcosa che principalmente mi addolora; ma credo in uno stato perfettamente laico; e dunque, meglio una legge come quella che c’è adesso che l’aborto solo illegale.
    Abortire è sempre un trauma, su questo siamo tutti d’accordo, credo. La *cazzata* pasoliniana è far credere che l’aborto sia un fatto consumistico. Non lo è, se non in minima parte.
    Io credo che una donna, o una coppia, debba avere il diritto di scegliere; sono contro l’aborto per “futili motivi”, su quello sarei rigidissimo. Perchè credo nella sacralità della vita. Ma credo anche che in uno stato di diritto ci debba essere libertà di scelta, anche se questa scelta va contro i miei principi, diciamo così, di base. Ecco perchè Pasolini, che voleva parlare di tutto e far tutto, a volte, invece di chiudersi la bocca o mettere a riposare la macchina per scrivere in un armadio, diceva della enormi scemenze, forse per colmare i vuoti della sua *disperata vitalità*.

    fk

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  6. Il ragionamento di Manganelli sarà pure un sofisma per carità, ma devo capire cosa c’è di sofistico nel considerare l’aborto come trauma per una donna (perché se non ve ne siete accorti il coito riguarda due o più persone, ma ad abortire ci va la donna, sapete com’è… tutti questi uomini che esprimono il loro cuore su cose di cui non faranno MAI esperienza). Inoltre la posizione di Manganelli, come quella di molte persone sensate (attenzione: NON PROGRESSISTE O COMUNISTE O VIA DICENDO, PERSONE DOTATE DI BUON SENSO), non difende l’aborto in sé come atto, ma la possibilità dell’aborto legale. Meglio l’aborto illegale?
    Pur avendo posizioni precise su questo argomento per vari motivi tra cui la mia vita, non mi schiererei mai contro chi afferma che oggi si dovrebbe essere in grado di evitare l’aborto, con l’informazione e con le precauzioni. Per una donna che abortisce, qualsiasi sia il motivo, ANCHE la sua leggerezza, è sempre un’esperienza tremenda. Poi però subentrano tutte le eccezioni, una per TUTTE: cosa direste ad una persona che aspetta un figlio affetto da handicap? Trovo ammirevole il genitore che decide di farlo nascere ugualmente, ma non lo troverei più così ammirevole se volesse imporre questo ad altri. E qui si apre una questione delicatissima, su cui bisognerebbe riflettere, ma forse per persone che non soffrono handicap o non ci si confrontano o sono benedette dalla forza di accettare tutto questo non è un problema…

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  7. Ma una buona tonnellata di anticonzezionali no?

    Come qualcuno prima ha detto,il discorso è troppo delicato per essere affrontato in tale sede senza scadere poi in scivolate pericolose e comunque,secondo me,sull’aborto,Pasolini non ha compreso un bel niente.

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  8. E poi,mi spiegasse,Pasolini,ma non può farlo,quale gioia consumistica hanno le varie,purtroppo donne stuprate o anche molte suore,visto che continuiamo a vivere un tempo che invece di evolversi si sta involvendo sempre più.

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  9. “Peccato con questa rozzezza. Su queste basi non considero che valga neppure la pena di un dibattito, da cui pertanto mi asterrò”

    Concordo

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  10. Dovreste ringraziare chi è così rozzo e dice ciò che pensa in dieci righe, chiaro e tondo, anzichè chiudersi in circonlocuzioni verbali dove alla fine la ragione è indecidibile nella sottotraccia di neologismi heideggeriani.
    No alla revisione della 194 perchè il popolo non la vuole.
    Pietà per chi abortisce, ma anche per “chi” è abortito (è questo che fa uscire dai gangheri, deve restare un “cosa”, per mantenere un’illusione di innocenza.
    Donne, la responsabilità è pesante? Condividetela.
    Oggi se la mia compagna vuole abortire mio figlio e io non voglio, la legge mi obbliga ad accettarlo.

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  11. Viva l’aborto libero fino al terzo mese… dopo la nascita! Bisogna dire basta alla cultura dell’acquisto a scatola chiusa

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  12. pasolini, a dir la verità, disse che non si può parlare dell’aborto senza parlare di concepimento e anticoncezionali: la chiesa, quelle figure chimeriche che chiamano atei devoti (tra cui Ferrara e codazzo becero-antidarwinista – ad esempio Sermonti – che va a tirare mele marce a persone assolutamente degne come Telmo Pievani) e donne parlamentari che, scusatemi il termine colorito, non avendo altro con cui sfogarsi si arrapano col cilicio, dovrebbero almeno dedicarsi ad inserire nel dibattito la prevenzione del concepimento: non dimentichiamoci, poi, che il mondo è sovrapopolato e le risorse scarseggiano, specie i beni della terra, con la prospettiva della conversione di molta agricoltura in latifondi messi a barbietola e mais per la produzione di biocarburanti.

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  13. Finalmente “San” Pasolini ha detto una cazzata, eravamo abituati a dirimere ogni questione citando PPP come argomento definitivo e insindacabile.
    Invece ci siamo accorti che anche lui, come tutti, partiva da UN punto di vista, che nel suo caso era la posizione antiborghese.

    L’aborto prima di ogni altra considerazione è un interdetto, non se ne può discutere, parlarne si, fino alla nausea, ma non discutere.
    Non sarebbe male invece vedere come la specie umana, nei suoi due generi, sia composta in modo estremamente eterogeneo, e questo fatto dia valenze diverse agli atti di ognuno.
    Ho conosciuto donne che trascinano da anni come un peso insopportabile un aborto al quale magari erano state forzate, dal fidanzato, dal consultorio (perchè avevano “già” 40 anni), o dalla paura di non farcela, come ho conosciuto donne che di aborti ne avevano diversi all’attivo e non davano segno di preoccuparsene, considerandolo, in fondo, una forma di contraccezione.
    Gli ambienti borghesi, conservatori o radical chic, ipocriti e superficiali evidentemente hanno visto numerosi casi di questo genere e probabilmente PPP, che li aveva frequentati, li stigmatizzava polemicamente come abitudine consumistica, come lusso, oltre che per le sue contorte e conflittuali radici cattoliche.
    L’aborto è un lutto, è provocato intenzionalmente, (fatte le dovute eccezioni naturali o di urgenza medica), ma credo che non sia lecito promuovere crociate in un senso o nell’altro, non serve nascondersi dietro un dito con statistiche imparagonabili con situazioni passate, quando la statistica era impensabile per inattingibilità dei dati, e neanche passarlo per una libera scelta o addirittura per progresso.
    Chi abortisce, qualsiasi sia la ragione, si prende una responsabilità molto grande e questo è un fatto, la legge c’è, ed è un altro fatto, modificarla in queste condizioni di classe politica corrotta e baciapile a convenienza significa produrre una mostruosità che supera certamente le pecche che evidentemente l’attuale legge contiene, un po’ come il nucleare, si sarebbe anche favorevoli, ma non in Italia.
    E’ abitudine di questa società proporre rimedi che sono peggiori del male che pretendono risolvere e in certe situazioni si accanisce particolarmente, quindi tutto considerato è meglio non toccarla.
    C’è un argomento però su cui vorrei ancora dire qualcosa, Valter dice; “Oggi se la mia compagna vuole abortire mio figlio e io non voglio, la legge mi obbliga ad accettarlo.” E’ vero, ma io credo che nessuna legge possa impedire, o in sua assenza garantire, il dialogo sincero tra un uomo e una donna e la capacità di due cuori di arrivare a capire le ragioni dell’altro e accettarle, io credo che una donna si risolva ad abortire soprattutto se non ha sufficiente amore intorno a se, anche se non la considero una giustificazione.
    Un matrimonio o un’unione senza amore, senza pesi condivisi, è soggetta a subire, a far subire alla parte debole la ragione del più forte e non è una legge che può porre rimedio a questo, una legge può invece far si che una donna, invece di scivolare e cadere per le scale al quinto mese, vada in ospedale con un’assistenza medica, al terzo o al quinto è poi solo una questione di pulp, non cambia la sostanza.
    Il giudizio e le conseguenze interiori di quest’atto alla legge non interessano e la sfera in cui possono essere valutati è nella prossimità dell’altro.

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  14. Non riesco a tenermela: non sarà che rispolverare a puntate alterne la storia della 194 suona come i tempi supplementari del Comitato di bioetica, che a fronte dei recenti successi delle biotecnologie, che consentono la duplicazione di cellule senza toccare alcun embrione umano, si siano trovati, di fatto, senza bersagli sui quali scagliare anatemi e, d’improvviso, a corto d’argomenti ?

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  15. Direi che io la 194 la lascerei dove sta.
    Il senso del mio post era un altro: perchè trasformare la depenalizzazione dell’aborto in una trionfante affermazione di soggettività, e la tutela della vita in intollerabile sopruso?
    Cioè, il mio fronte è l’ideologia, non la legge.

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  16. Beh, caro Valter, non hai scelto una bella parola per il tuo fronte.
    Noi, singolarmente, viviamo per lo più condizioni imposte, in questo la democrazia non è che un palliativo parziale, ma tant’è, potendo scegliere, è meglio condividere i dolori di chi soffre che la rabbia di chi condanna, per migliaia di anni le donne hanno subito, e oggi sembra che la stagione che ha visto la fine di questo stato di sudditanza stia impallidendo, lo stato di guerra e il degrado sociale riportano la violenza dell’uomo ad un’impunità che le leggi democratiche hanno contrastato e inibito, certe manifestazioni di attaccamento a cose che di per se non sono certo positive come a dei valori assoluti è comprensibile, chi di noi vorrebbe far marcia indietro da un diritto acquisito, quando la sua assenza significa la violazione della propria dignità.
    stiamo diventando tutti orfani di uno schieramento, sembra che i maschi si rifugino nello status e le femmine nel corpo, o viceversa, non so più, ma non è così, sebbene diversi gli uomini e le donne percepiscono entrambi l’avvicinarsi di qualcosa di tremendo.
    Per quanto si apprezzi il progresso degli ultimi cent’anni e non si voglia vedere che le conquiste scientifiche, è sotto gli occhi di tutti l’inconsistenza che regge una sociètà come questa, e poi, troppo sangue, troppe guerre, troppo palesi gli interessi che le causano, troppa partecipazione, seppur indiretta, a questi interessi, se ne parla troppo e l’abitudine riduce la nostra capacità di scandalizzarci, ma la coscienza ha una proprietà inalienabile, vede le cose come stanno e anche se è sepolta dai consumi o dalle idee, grida incessantemente.
    Si può reprimere una coscienza, si può stordire, cercare di soffocarla, ma non si può eliminare, ne ingannare e alla fine potrà salvarci.

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  17. Caro Mario, è proprio per lasciare alla coscienza la sua facoltà d’indignarsi ma anche di pentirsi che bisogna restituire al discorso la sua capacità di verità, liberandolo dall’ideologia. Come ho scritto altrove, io non chiedo manganelli nè carceri per nessuno, ma il coraggio di chiamare le cose per quello che sono. La libertà di abortire è la libertà di sopprimere una vita umana, e il monopolio di questa libertà da parte della donna equivale, quello si, a fare del corpo della donna una proprietà nel senso borghese del termine: anche cedibile, o affittabile, per le aberranti operazioni di cui si è già avuto sentore.
    Ci hai pensato a questo?

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  18. Caro Valter, quando Pasolini dice che con l’aborto viene meno qualsiasi ostacolo al coito lo trovo inesatto, quanto meno.Detto da uno che il coito poi lo praticava con chi non poteva rimanere incinto… Ma non è qst il punto. È proprio la frase di un uomo che non ha idea di quanto doloroso possa essere praticare un aborto per una donna. Ho la fortuna di non averne mai avuto bisogno, ma conosco donne che lo hanno fatto, e conosco le motivazioni (avevano 19 anni), conosco il dolore fisico, l’ho visto, ne ho pianto, conosco il dolore morale, l’ho visto, l’ho ascoltato. Ecco, mi potrai dire che una ragazzina che fa sesso a 19 anni e poi si sbarazza del feto è il risultato di una società consumistica. Io invece dico solo che a 19 anni, quando ami una persona, sei ancora più incosciente di quando la ami a 30. Ma che sarebbe difficile spiegarlo alla tua famiglia, alla società, ai datori di lavoro e così via. Penso a una cosa che mi disse un delizioso prete di Siena, nel bellissimo duomo, durante la confessione. Si parlava di sesso prima del matrimonio. Lui disse: Eh, ma la Madonna si è spostata a 12 anni!! E rise. A parte che la Madonna, per quanto ricordo, ora che sono molto distante dalla Chiesa, era e rimase vergine… in ogni caso, quello che lui voleva dire è: si può aspettare a fare sesso fino a 30 o 35 anni, quando finalmente la società ti consente di sposarti? Certo che no, diceva lui. L’amore nasce quando il tuo corpo è pronto, e il tuo corpo è pronto a 12 anni. E non credo sia un discorso consumistico, credo sia semplicemente non chiudere gli occhi di fronte alla natura. Di fronte al fatto che la pratica di sbarazzarsi di feti e di neonati esiste molto ma molto ma molto prima della società consumistica. E che forse è qst società che può aiutare le donne a vivere con serenità il proprio corpo, senza strumentalizzarlo ogni volta e trasformandolo in un corpo “politico”. L’aborto non libera il sesso da ostacoli. L’aborto è un ostacolo nella vita della donna, nessuna lo pratica volentieri, nessuna, nessuna. Ma è giusto che come scelta venga tutelata. Ed è giusto creare le condizioni – culturali prima di tutto, culturali! – perché le donne debbano ricorrerci sempre meno.
    Questo è molto parziale su quello che in generale penso di tutta questa questione. Ma è una risposta alla tua provocazione. Perché credo che lo sia.

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  19. Ho posto su Nazione Indiana questo quesito, e lo rilancio qui.
    Visto che c’è fior di giuristi, mi piacerebbe avere risposta.

    Il passaggio dalla gravidanza come valore sociale all’autodeterminazione esclusiva della donna configura l’ingresso del corpo in un regime di proprietà privata.
    La differenza tra valore sociale (condiviso e tutelato dalla società) e proprietà privata, sta nei testi marxiani alla voce trasformazione: dei campi aperti in recinzioni, del lavoro in merce ecc.
    Per garantire il valore sociale della gravidanza basterebbe forse il veto di chi si assume la paternità all’aborto, ma le donne questo non vogliono consentire, e quindi trasformano il corpo in proprietà nel senso borghese del termine.
    Da qui le possibilità della cessione e dell’affitto ad esclusivo arbitrio del proprietario. Dalla 194 in poi sarà difficile impedire a qualcuno di vendere un rene, o affittare un utero. Sbaglio?

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  20. Penso che bisognerebbe lasciare “solo” alla donna la libertà di decisione. Non penso che la comunità scientifica, la comunità politica, le Chiese abbiano alcun diritto di appropriarsi del corpo della donna. Parlarne, aiutare, sostenere, istruire, dibatterne, sì. Decidere mai! Non c’è nessuna Ragione che possa violare o limitare la libertà della Donna.
    Mi piace tra l’altro l’atteggiamento saggio dei Talmudisti. Già nel mondo antico discutevano di torri sospese per aria, di clonazioni, di trapianti di feti. Essi esplorano tutte le possibilità della mente; ignorano il senso comune. La translogica talmudica ignora del tutto le astrazioni, usa dei fatti concreti come modelli per ragionare su fatti simili.
    Nel futuro fortunatamente ci libereremo grazie alla scienza (che ignora il suo ordito metafisico)di tutte queste quisquiglie che sono conseguenza di una facoltà morale costituzionalmente fondata nella psiche, utile sul piani evolutivo, ma destinata a essere trascesa

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  21. D’accordo in pieno con Luminamenti.

    Su Pasolini: ne abbiamo fatto un dispenser di verità a seconda dell’interesse; persino l’estrema destra se ne è appropriata, di alcuni suoi pezzi *sparsi*. Dove mancano pezzi e pezze – “d’appoggio” – ecco PPP in soccorso dall’ade.
    Il quale deve molto del suo successo all’esposizione mediatica. Era un regista cinematografico, alla fine. E basta. Di grande – e discontinuo – valore.
    La poesia, la letteratura sono stati, è brutto dirlo, ma per me è così, il suo *apprendistato*. Poco importa se come poeta è stato – a mio avviso – grande in molte sue opere, proprio perchè comunicava, il suo canto si faceva verbo.
    Conosceva, diversamente dalla gran massa dei poeti, l’arte della comunicazione fuori dalla pagina, anche. E sapeva essere popolare con intensità e profondità.
    Su questi argomenti – e Rosella l’ha indicato – aveva una visione tutta particolare, non molto “addosso alla realtà”.

    Prendere i suoi strafalcioni a esempio (per difendere cosa? il diritto, caro Valter, dell’uomo a dire la sua in caso che la sua donna voglia abortire e lui non lo voglia? Ma questo – a lume di naso sgocciolante – mi pare l’indicazione di una casistica parecchio minoritaria!) è come prendere “L’idiota” di Dostevskij per spiegare la malattia mentale – ancor più che l’epilessia.

    Certo, l’uomo, il maschio, deve avere i suoi diritti, ma il corpo generatore è quello della femmina, è lei che subisce – o si infligge -tutto il dolore e la pena di un aborto.

    fk

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  22. Noto che nessuno risponde alla questione che pongo in 21.
    Il livello teorico del problema, secondo me, sta lì.
    Nelle deduzioni e nelle conseguenze di diritti e statuti giuridici.
    Ridimensionamenti critici di Pasolini o doglie di parto non aiutano a legiferare.
    E nemmeno il ricorso di Luminamenti a Superuomini Acquariani che sapranno andare oltre queste meschinità.

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  23. Valter, scusami, ma se metti in ballo Pasolini in maniera arbitraria, devi saper difendere la posizione, non sviare l’attenzione.

    Se scrivi un post a mio avviso sbagliato – e capita a tutti, a me varie volte – devi avere la “faccia” di ammetterlo.

    Niente di personale: sai che ho per te dell’affetto. Ma qui secondo me sbagli – soprattutto nei toni.

    Franz

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  24. Binaghi non mi va di replicare il post roberta e il dolore innocente.
    Il mio cervello è inserito più di quanto tu possa credere giacchè non bevo, non mi drogo e non mi dedico a stravizi.

    Se ci vedi bene,al punto 21 ti hanno risposto in tanti,anche prima che il 21 si manifestasse.E con questo chiudo perchè è inutile parlare a chi non ha voglia di ascoltare se non se stesso.

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  25. rispondo al 21
    c’è una legge, l’articolo 5 c.c., che vieta atti di disposizione del proprio corpo.
    come vedi il sistema legislativo 194 + 5 risponde de iure condito ai dubbi interpretativi. Narra mihi factum, dabo tibi ius.

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  26. Mah. E’ di una tale genericità. Si parla di buon costume. La cessione del corpo e dell’immagine che si fa per strada o sul set di un film porno, qui dovrebbe essere vietatissima.
    L’affitto di un utero non vi è contemplato.

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  27. Il codice civile è di parecchi decenni fa, anteriore alla legalizzazione dell’aborto e soprattutto all’affermazione dell’assoluta sovranità femminile sulla scelta in materia. Il valore sociale del corpo e della maternità vi era dunque contemplato (tanto è vero che vietava esibizioni che oggi sono frequenti nel costume e tollerate dalla legge). Il legislatore non ha ancora recepito (siamo in forte ritardo su questo), gli scenari biopolitici e biotecnici che si aprono, a fronte di quella che ho definito la “proprietà privata” del corpo.
    Eugenetica, affitto di uteri, sperimentazione, non vi sono contemplati. Chi può impedire a una donna di autorizzare sperimentazioni sul feto che porta in grembo, se è di “sua proprietà”. L’articolo 5 appartiene a un orizzonte culturale e giuridico che proprio la 194 scardina, con effetti futuribili a cui i più non vogliono pensare.
    Ma questi qui sotto ci pensano, per esempio.
    http://www.uomo-libero.com/index.php?url=%2Farticolo.php%3Fid%3D313&hash=

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  28. I talmudisti, ne parla bene Gesù, quando dice che impediscono a un medico di curare un malato di sabato ma portano il loro asino a bere lo stesso giorno, altro che esplorare le possibilità della mente, esplorano le possibilità dell’illecito legale, c’è più talmud a Wall street che nelle sinagoghe.
    Quando un uomo dice che la decisione deve essere esclusivamente della donna, fa un quasi elegante giro di parole per dire che a lui dell’aborto non gliene frega nulla.
    Se sono padre di un figlio concepito e subisco una decisione unilaterale sono soggetto ad una prevaricazione, così come se sono un brillante ometto in carriera e la mia compagna resta incinta e la costringo ad abortire perchè un figlio mi sarebbe d’impiccio esercito una prevaricazione, in ogni caso il figlio concepito subisce questa prevaricazione.
    Allora se dobbiamo parlarne parliamo pure di “mali minori”, mi sta bene, ma lasciamo stare le giustificazioni, non è una legge che rende lecito un male a fare di questo male un bene.
    Purtroppo questi sono segni dei tempi, sanciscono la fine della possibilità di uscire dalle contrapposizioni attraverso la reciproca presenza, attraverso le scelte condivise.

    Mario

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  29. il buon costume (come la “diligenza del buon padre di famiglia”, la “buona fede” oggettiva – non quella soggettiva che invece è definita dal codice come ignoranza di ledere l’altrui diritto), è un tipico esempio dei cosiddetti “concetti giuridici indeterminati”, cioè di quelle “valvole di sicurezza” della legislazione che necessitano di un contenuto a fissazione eminentemente giurisprudenziale, e comunque suscettibile di mutamenti col passare del tempo.

    dal mio punto di vista sono incline a considerare restrittivamente il riferimento di cui all’articolo 5, giusta le previsioni costituzionali della salute quale diritto fondamentale del cittadino – occorrerebbe comunque un excursus sulla giurisprudenza di merito, per essere precisi anche in rapporto alle varie casistiche.

    Mi premeva comunque dire che la genericità del codice è uno strumento tecnico-politico per garantirne per quanto possibile la rispondenza ai tempi, non una svista.

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  30. Evidentemente per binaghi Gesù era un acquariano e affetto da superomismo (qualunque cosa per lui significhino tali parole). Più semplicemente avevo detto che la donna, quella normale, che vive come tante donne normali tutti i giorni, non dovrebbe consentire a nessuno di mettere becco nella sua decisione

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  31. poter dire una parola libera da ideologie o idiosincrasie. ad esempio: si può stabilire un criterio che astragga dalla situazione concreta? la vita è sacra: anche quella della donna che morirebbe di parto. il più debole dei deboli è il feto. cosa prova l’addetto alla soppressione del feto? le prime cose che mi vengono in mente. forse dovremmo metterci in ascolto di possibilità che vanno oltre i limiti abituali. in campo spirituale si chiama *kenosi*: è lo scandalo del messia sofferente, che si lascia uccidere pur di non venir meno alla vocazione dell’accoglienza. fermarsi di fronte all’altro e lasciarlo essere: un atto rivoluzionario. l’immagine: ritrovarsi intorno a un fuoco, in silenzio. le parole dovrebbe nascere dalla sintonia con la fiamma, una cosa viva che brucia l’orgoglio, l’autoaffermazione. ci vuole una legge che permetta di ritrovarsi insieme a compiere gesti desueti: pensare, sentire, condividere. la vita nasce dalla morte di ciò che ci divide, dal placarsi del rumore. la vita nasce dall’ascolto. solo allora qualcosa può cambiare.

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  32. La dimensione giuridica del problema non è il problema, ma va comunque chiarita, brevemente.

    Il diritto della donna a decidere da ultimo e in via esclusiva sulla interruzione della gravidanza trae origine dall’art 2 della Costituzione italiana (diritti inviolabili dell’uomo), prima ancora che dall’art. 5 del codice civile, della legge 194 e dell’art 32 della stessa Costituzione (sul diritto alla salute fisica e psichica della donna).
    L’art. 5 della legge 194/1978 (“norme per la tutela sociale della maternità sulla interruzione volontaria della gravidanza”), più specificamente, individua nella donna l’unica titolare del diritto di interrompere la gravidanza, senza attribuire alcuno spazio alla contraria volontà del marito o del padre naturale). Ed è per questa ragione che è prevista una procedura articolata finalizzata al sostegno psicologico e medico della donna, in cui il coinvolgimento del padre del nascituro è eventuale.
    Ciò è stato ribadito dalla Corte Costituzionale con ordinanza del marzo 1996 n.76 chiarendo che “la decisione è rimessa soltanto alla responsabilità della donna”.
    Che l’aborto non “debba” essere utilizzato come mezzo di contraccezione è precisato all’art 1 co. 2: (“L’interruzione volontaria della gravidanza, di cui alla presente legge, non è mezzo per il controllo delle nascite.”

    L’anello debole della legge sta nel disatteso disposto di cui al 3° comma art 1, nel mancato sviluppo “dei servizi-socio sanitari, nonché (delle) altre iniziative necessarie per evitare che l’aborto sia usato ai fini della limitazione delle nascite”.
    Considerando la scaturigine del diritto in parola, sono possibili, come si sa, altre forme più discutibili di atti di disposizione del proprio corpo (affitto dell’utero etc), che trovano un limite solo “quando cagionino una diminuzione permanente dell’integrità fisica, o quando siano contrari alla legge, all’ordine pubblico o al buon costume” (art 5 del codice civile).
    Molte donne, talvolta giovanissime, al pari delle famiglie (in questa e in altre situazioni) sono spesso lasciate sole con la propria tragedia. L istutuzioni dovrebbero intervenire con decisione, anche, per fare un esempio, istituendo un numero verde col quale fornire tutte le informazioni necessarie; anche a livello di prevenzione: fornendo di regola in via riservata a tutti gli adolescenti informazioni sulla contraccezione e i rischi di rapporti non protetti, e le cose da fare incorrendo malauguratamente nel problema.

    Come già espresso da altri, pur non essendo favorevole all’interruzione della gravidanza, non toccherei di una sola virgola la legge, se non per potenziare le attività di sostegno e di prevenzione di rendere concretamente l’interruzione della gravidanza un’estrema ratio che non poteva avere alternative.

    La dimensione del problema, ribadisco ancora, non può essere solo questa, ce n’è una più intima, soggettiva, legata a un proprio percorso di consapevolezza, al saper “essere” nella vita di ogni giorno, pur nella fragilità della propria condizione, e per l’età, e il contesto.

    Giovanni

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  33. Se si parla di una legge, la 194, il terreno è giuridico e rivendico la facoltà di parlarne da cittadino, anche se non so cosa siano (direttamente) le doglie del parto e connessi.
    Il percorso interiore è fatto anche di persuasione ad agire in un senso o in un altro, ed è per questo che parliamo e scriviamo.
    Nuscis dice:
    “rendere concretamente l’interruzione della gravidanza un’estrema ratio che non poteva avere alternative.”
    La 194 mi pare in contrasto con questo. Se io dico alla mia compagna: non abortire, il bambino lo riconosco e lo adotto io, ma lei non vuol sentire ragioni, abortisce legalmente lo stesso.
    La legge è in contrasto anche con lo spirito dell’articolo 5 del cc, che molto evidentemente limita la disponibilità del corpo perchè ne riconosce il valore sociale oltre che il carattere di “proprietà”. La 194 introduce uno statuto giuridico del corpo che apre la strada a conseguenze molto indesiderabili.
    Nessuno di questi argomenti è stato confutato.

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  34. Magari la 194 introducesse lo statuto giuridico del corpo…alla sua libertà. Ne dubito, ma lo spero, e in ogni caso grazie alla scienza verrà spazzato presto ogni discorso giuridico astruso, che mira solo a violare la libertà individuale.
    Questo ovviamente non significa che l’aborto sia una cosa desiderabile, ma non è la violazione della libertà di coscienza individuale che farà progredire l'”umano”

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  35. @caro Fabrizio
    Potrei anche sostenere la Ragione secondo la quale la donna è libera di decidere quando interrompere una gravidanza basandomi sull’Aquinate, che la Chiesa “stranamente” dimentica e come invece si è ricordato benissimo il Professor Sartori (vedi la Summa contra Gentile, 1258-64, libro secondo, capitolo 99, Traduzione Utet, Torino, 1997, p. 511)
    Se ho tempo, in giornata riporto il passo.
    E siccome il tomismo è la struttura portante non solo della Scolastica ma di tutta la teologia cattolica, sull’embrione io mi sento teologicamente tranquillo.

    Naturalmente il tuo discorso resta valido, non lo trovo errato, anzi, ma questo rafforza la mia idea che non si può costruire questo percorso con una legge e violare la libertà di coscienza individuale

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  36. Pasolini avrà anche toppato stavolta, ma io trovo che l’aborto sia qualcosa di ignobile. Come idea, intendo. Aborto vuol dire: obbrobrio mostruosità fallimento fiasco insuccesso… Vuol dire sconfitta. Ed è in primis una sconfitta dello Stato di diritto. Voglio dire, di cosa stiamo parlando? È forse in pericolo la vita della donna? Oppure ci sono delle motivazioni di carattere socio-culturale di cui lo Stato preferisce lavarsi le mani?: indigenza, degrado, ignoranza, negligenza (anticoncezionali)… o semplicemente il non volere fastidi perché “prima viene la carriera poi i figli”? Non so, forse il nostro amato-odiato poeta ci aveva azzeccato, anche su questo. Pensiamo un attimo alla madre di Stephen W. Hawking, supponiamo che la genomica avesse compiuto già allora passi da gigante, insomma, che lei avesse avuto la possibilità di sapere in anticipo la grave “disabilità” che avrebbe colpito il figlio… Sono interrogativi che gli intellettuali dovrebbero diffondere e urlare, con tutta l’autorevolezza di cui godono.

    Ciao.
    Pasquale

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  37. Una legge dovrebbe prevedere tutte le eventualità per essere corretta. E questo non capita, lo dimostrano tutte le obiezioni qui sopra esposte.
    Esiste il diritto della donna a decidere del suo corpo (anche se un figlio non è una parte del suo corpo: è un altra persona, che non si può difendere nè esprimere!). Esiste il diritto del padre, ma che non può pesare di più o di meno. Esiste il diritto di chi si rifiuta di praticare l’aborto, lasciando alle volte le donne in condizioni disperate… Esiste il diritto del feto a vivere e a non pagare gli sbagli dei genitori o di leggi inique.
    Tutti hanno diritti.
    Ci sono anche dei doveri però. Il dovere di non rendere le vita impossibile alle ragazze madri ma aiutarle a crescere insieme ai figli, il dovere di facilitare le adozioni di bambini non voluti, ma NATI, il dovere di aiutare le famiglie più povere, di fare prevenzione, EDUCAZIONE, di instillare nelle giovani menti maschili e femminili l’amore per la vita e il rispetto per gli altri.
    Il dovere di non giocare con gli embrioni, che non è un bell’esempio per chi se ne trova uno in pancia e ne è disorientata e spaventata, ma tanto se nemmeno la scienza lo considera vita, tant’è…

    Naturalmente il discorso è infinito e non avrà mai una soluzione definitiva.
    Resta il fatto inconfutabile che l’aborto lascia sempre il segno, soprattutto nella donna, e in pochi casi anche nell’uomo. Perfino quello spontaneo, non voluto, o cosiddetto terapeutico, è una ferita sempre aperta, immaginarsi quelli voluti o imposti…
    Conosco persone che hanno abortito a 18 anni e anche dopo aver formato una famiglia e aver avuto altri figli hanno ancora gli incubi per il rimorso.
    Conosco persone che vorrebbero figli e non ne hanno, ma hanno vissuto l’incubo degli aborti spontanei e ripetuti e sono costrette a sentire alla tv di quelle che i figli li ammazzano o li buttano nella spazzatura.

    Ecco, era solo per dire, se ci sono riuscita, che esistono infinite varianti da tenere presente nella stesura o revisione di una legge, e poichè non sarà mai possibile considerarle tutte, la legge stessa sarà, per forza di cose, inesatta, o incompleta che dir si voglia.
    Un rimedio? se ce l’avessi, avrei già cambiato molte cose. Non ce l’ho, se non il consiglio ai legislatori di parlare meno, di scendere nella realtà, e di aprire di più il cuore alle evenienze della vita, ai bisogni della gente.
    Ma forse è chiedere troppo.

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  38. @ pasquale giannino, certamente un aborto è un fallimento! Per quanto riguarda lo stato di diritto per me è solo una pezza che spesso peggiora le cose

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  39. A me sembra molto interessante questo ripensamento intorno al tema dell’aborto. E vorrei aggiungere alla discussione brevissimi spunti.

    Innanzitutto è chiaro che ogni aborto è un atto dolorosissimo per tutti.
    E l’aborto legale è un orrore superato solo dall’aborto illegale.

    L’ideologia abortista degli anni ’70 è cresciuta insieme ad un pensiero rivoluzionario che considerava la violenza uno strumento necessario.
    Oggi le cose stanno cambiando: stiamo elaborando un rifiuto radicale di ogni forma di violenza.
    E questo non può non riaprire una riflessione sulle forme di regolamentazione legale dell’aborto.

    La nostra cultura sta inoltre ripensando l’ipertrofia dell’ego moderno, le sue pretese di onnipotenza e di assoluta autonomia.
    Sappiamo quanto in realtà siamo tutti/e interconnessi in un unico corpo.

    La cultura nichilistica dominante ci dice che siamo animali pazzi gettati in un universo assurdo e spietato.
    Le nostre divinità sono cioè crudeli.
    Ma siamo sicuri che non esista un Senso più vasto?

    Come mai l’aborto è stato legalizzato nel 1917 nella Russia leninista, negli anni ’30 sotto il nazismo, negli anni ’50 nei regimi comunisti dell’est europeo, e nel 1957 in Cina?
    Che rapporto c’è tra aborto e totalitarismi?
    Tra aborto e culture violente e disperate?

    Siamo su una soglia antropologica.
    Chiamati a ritrovare le ragioni di fondo della vita.
    Non si risolve un problema antropologico con leggi penali.
    Applichiamo perciò meglio la legge 194 del 1978, ma ricordiamo che non sempre ciò che non è reato non è un male.
    Aiutiamo cioè le donne con tutte le nostre forze, anche culturali, a non abortire, in quanto, come scriveva il Collettivo storico di Via Cherubini “l’aborto di massa negli ospedali non rappresenta una conquista di civiltà perché è una risposta violenta e mortifera al problema della gravidanza”.

    Marco Guzzi

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  40. @marco guzzi: “La nostra cultura sta inoltre ripensando l’ipertrofia dell’ego moderno, le sue pretese di onnipotenza e di assoluta autonomia.
    Sappiamo quanto in realtà siamo tutti/e interconnessi in un unico corpo”.

    Il diritto dello stato di decidere al posto mio è esattamente “l’ipertrofia dell’ego moderno, le sue pretese di onnipotenza e di assoluta autonomia”.

    “Sappiamo quanto in realtà siamo tutti/e interconnessi in un unico corpo”.

    Innanzitutto molti non ci scommetterebbero su questa tua affermazione (che andrebbe provata)

    Per quanto mi riguarda penso che siamo tutti interconnessi in un unico corpo, ma proprio perché vorrei evitare le ipertrofie dell’ ego, mi guarderei bene dal volere persuaderne gli altri con una “legge”.

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  41. p.s. mi sono dimenticato di precisare, che la libertà di coscienza, la possibilità della donna di una libera decisione non si prefigura (di per sé) come ipertrofia dell’ego, ma semmai come ferita dell’io! Che poi ci siano donne che utilizzino l’aborto senza scrupoli, senza riflettere prima di trovarsi in tale situazione, come mezzo contraccettivo, questo sì è certamente ipertrofia dell’ego.
    Ma niente che necessiti di essere corretto con un’altra ipertrofia rappresentata dalla mostruosità giuridica!
    Ci si preoccupi di costruire cultura, accoglienza, tessuto di sostegno, aiuti e non leggi!

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  42. Se qualcuno si chiede quali pericoli si nascondano dietro l’appropriazione assoluta dello Stato delle libere coscienze dei singoli, si può dare un’occhiata al Passato, alla Storia degli Stati Nazione, alle guerre combattute, al Presente delle dittature mediatiche, alla manipolazione mediale delle coscienze, alle numerosissime guerre combattute oggi in più parti del mondo e organizzate dagli Stati, al Capitalismo finanziario dei Paesi Ricchi (Stati con tanto di costituzione giuridica e democratica) che hanno sulla coscienza la morte di milioni di esseri viventi nel mondo, alle attività dei servizi segreti giuridicamente costituiti, ai Paradisi fiscali creati dai grandi monopoli industriali, alla falsità delle informazione medica.
    Per informazioni più dettagliate rimando a una visita al bitrish library.

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  43. Per quanto riguarda i transumanisti (ma non ci sono solo loro), guardo con interesse a tutto ciò che si presenta come qualcosa che non si voglia “imporre” a tutti gli altri.

    Non vorrei che binaghi ( o una maggioranza) dovesse decidere cosa voglio essere e diventare.

    poi, come al solito, coloro che ci tengono a tenere gli uomini come schiavi quale logica emotiva potrebbero trovare se non quella apocalittica per scoraggiare altri esseri umani a decidere da soli il loro destino?

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  44. Carissimo Luminamenti,
    niente è più lontano da me del desiderio di violare la libertà dell’uomo.

    Lo stato d’altronde ha il dovere di ostacolare l’esercizio di una libertà (che tale non è in realtà, ma puro arbitrio) che vada a ledere la vita, la libertà, o la proprietà di un’altra persona.

    Il problema dell’aborto sta tutto qui:
    è un atto che lede un’altra persona, e quindi non può affidarsi alla sola volontà della madre, oppure no?
    E questi problemi possono poi essere risolti “per legge”, oppure devono essere affidati alla maturazione degli individui?

    Come ho scritto io credo che la legge 194 sia il male minore: regola, diciamo, un atto in sé illecito e crudele, per impedire che se ne compiano di ancora più orrendi e crudeli.

    Ma una società sana dovrebbe fare di tutto per ridurre al minimo queste atrocità, diffondendo una cultura della non-violenza senza se e senza ma, e considerando la tutela della donna nella sua funzione materna come uno dei cardini della nostra esistenza civile.

    Saluti affettuosi
    Marco Guzzi

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  45. Non abbastanza per non insultare, però.
    Dopo di che, se uno le risponde per le rime, lei grida all’offesa.
    Signora, lei è l’icona del vittimismo come stile di pensiero.

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  46. Penso che si dovrebbero fare discorsi diversi per le varie fasce sociali. C’è una costante, però, che le accumuna: nessuna donna italiana è disposta a fare dieci o anche venti figli, come accadeva nella società contadina. Perché questo non accada, è necessario ricorrere agli anticoncezionali.
    L’ultima volta che sono stata a Tunisi, una decina di anni fa, non Oslo, proprio Tunisi, nelle vie del centro c’erano molti manifesti che invitavano all’uso dei preservativi, per evitare di contrarre l’AIDS. In Italia non ho mai visto manifesti simili. In Italia questi contraccettivi sono in vendita ovunque, ma nei supermercati non ne ho mai visti nei carrelli, in farmacia non ho mai visto nessuno acquistarli.
    Negli anni settanta l’informazione circolava negli ambienti femministi, adesso non credo ce ne sia altrettanta. Non c’è, secondo me, la volontà delle istituzioni di informare e prevenire.

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  47. Se gli uomini potessero rimanere inciti l’aborto sarebbe un Sacramento.

    Anche Pasolini può aver detto e scritto ca…, e infatti.

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  48. che vergogna, dopo tutto quello che le donne hanno passato. dopo tutte quelle poverette morte per gli aborti clandestini (perché lei binaghi lo sa che gli aborti sono sempre esistiti ed esisteranno sempre) si tirano fuori marxismo e consumismo… perché non si parla di educazione sessuale e, prima di tutto, di educazione sentimentale? una donna che abbia consapevolezza e mezzi per sopravvivere difficilmente ricorrerà all’aborto.
    Queste cose mi sembrano talmente ovvie e il post così datato che faccio fatica a parlarne.

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  49. una donna che abbia consapevolezza e mezzi per sopravvivere difficilmente ricorrerà all’aborto.

    Abortiscono solo contadine analfabete? Mi risulta il contrario.

    Questa cosa delle mammane alternative alla 194 (come se il post chiedesse questo) e dell’aborto come frutto d’ignoranza e povertà, questa si è datata.

    Per chi non ha voglia o pazienza di leggere il thread, quello che io chiedo è non un’abrogazione, ma un ripensamento della legge alla luce di attestati e r8ivendicabili diritti di paternità, proprio per non lasciare la donna sola e arbitra assoluta del destino di un’altra vita, e per riaffermare il valore sociale della gravidanza, oltre alla proprietà privata di un ventre.

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  50. La consapevolezza è una conquista anche per chi ha due master. E spesso anche chi ha due master è analfabeta quando si tratta di sesso e amore.
    La paternità è un diritto ma i figli crescono nei corpi delle donne caro Binaghi.
    Non so cosa intenda per “mammane”, e credo anch’io che la gravidanza abbia un valore “sociale” perché è in una società che viviamo. Però tutto questo discorso mi sembra lontano dalla vita, dalla carne e dal sangue(e di questo la maternità e la vita sono fatte oltre che d’amore). Non posso accettare, né potrei mai accettare di mettere al mondo un figlio che non desidero perché lo desidera un uomo. Allora sì che la donna sarebbe un contenitore. Mi spiace Binaghi è il limite di voi uomini, non potete procreare né decidere di far mettere al mondo una vita che una donna non vuole accettare dentro di sé. I suoi discorsi li trovo pericolosi, non può paragonare l’aborto alla vendita degli organi. Mi meraviglio di lei, lo studio della filosofia credevo aiutasse a sviluppare i ragionamenti in maniera più ordinata.

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  51. Caro(a) Sacramento

    paragonare l’aborto alla vendita degli organi.

    nessuno lo fa qui. Si dice cosa molto diversa: la totale disponibilità del corpo che la prima cosa presuppone potrebbe legalmente trasferirsi sulla seconda, per estensione.

    rivendicare
    l’arbitrio assoluto di accettare o no
    oggi una vita dentro di sè, domani chissà.
    questo secondo me è pericoloso.

    la filosofia forse non aiuta a ragionare ordinatamente
    il continuo appello a carne e sangue ancora meno

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  52. Binaghi caro,
    è un discorso molto impegnativo per un thread.
    Il suo modo di praticare l’ “estensione” ha un vizio di forma, l’estensione qui non è praticabile perché i presupposti sono diversissimi.
    L’arbitrio assoluto di accettare o no spetta alla donna, che le piaccia o meno. Non allo Stato, non all’uomo. Mi rendo conto che sia doloroso e tragico a volte, eppure non si può fare diversamente. Invece di preoccuparsi di questo, bisognerebbe cercare di instaurare un rapporto di rispetto e amore con la persona con la quale copuliamo(ho usato questo verbo con sarcasmo). Allora forse non ci sarebbe bisogno di litigare sull’accettare o meno una gravidanza.

    Seguendo la sua logica allora domani un uomo potrebbe anche decidere di far abortire la donna che aspetta un figlio da lui perché non è d’accordo… Ma si rende conto che i suoi discorsi sono vicini a un’ideologia che lei certamente detesta?
    La carne e il sangue sono ciò di cui siamo fatti caro Binaghi, non bisogna temerli e sono più vicini alla “realtà” della vita di quanto lo sia l’ideologia.

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  53. @caro marco guzzi, innanzitutto sappi, ma credo di averlo già detto, che apprezzo il tuo pensiero e sono certo della tua onestà intellettuale.

    Il punto è che quando dici:

    “Lo stato d’altronde ha il dovere di ostacolare l’esercizio di una libertà (che tale non è in realtà, ma puro arbitrio) che vada a ledere la vita, la libertà, o la proprietà di un’altra persona.

    “Il problema dell’aborto sta tutto qui:
    è un atto che lede un’altra persona, e quindi non può affidarsi alla sola volontà della madre, oppure no?
    E questi problemi possono poi essere risolti “per legge”, oppure devono essere affidati alla maturazione degli individui?”

    si affronta una questione – quella cioè relativa all’idea che l’embrione sia una persona umana, che è indecidibile! Certo che è giusto salvaguardare la vita di una persona, di qualunque persona, ma il punto è che definire un embrione persona umana è indecidibile! Non c’è una ragione che possa stabilire con fondata certezza lo statuto della vita.
    Invece possiamo certamente affermare che un neonato è un individuo, un’entità fisicamente separata, una persona umana.
    Di fronte all’indecidibilità e data la drammaticità di decidersi su un aborto, non si può che lasciare alla donna la decisione. Quelli che invece stanno attorno a questa donna, devono darsi da fare in tutti i modi per evitare questo dramma! In tutti i modi tranne quello che vuole imporre alla donna cosa deve fare. E se decide per l’aborto va aiutata e compresa.
    Non c’è nessun ragionamento, argomento che possa dimostrare che un embrione è una persona.

    Altro discorso è quello che manca nella nostra società, ovvero quello della maturazione degli individui, della perdita dell’egoismo, della forza di rischiare la propria vita e il proprio futuro per dare al mondo un altra vita umana (fin quando non nasce non è per una vita umana e in ogni caso si rimane – qualunque argomento si metta avanti – in una posizione di indecidibilità. Problemi che non possono essere regolati per legge. L’indecidibilità è un dramma, un dramma che dovremmo imparare ad accettare, è il dolore della vita, non c’è argomento che possa risolverlo, tanto meno con una legge.

    D’altra parte, come ho già detto in uno dei miei post, San Tommaso, almeno su questo problema, non la pensa come la Chiesa. E su questo bisognerebbe riflettere!

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  54. sarà l’ora tarda, sarà la nausea che tutto questo procura, ma l’unico pensiero ora è che ci vorrebbe un mondo migliore di questo: 130.000 aborti nel 2006, 356 e un pezzetto al giorno.

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  55. ideologia=rappresentazione del mondo che anzichè cercare l’oggettività cerca la giustificazione di prassi consolidate e interessi ritenuti irrinuncianbili

    l’uteropensiero di cui sopra
    fa rima con crescita zero
    ma guai a ricordarglielo

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  56. Ancora carne e sangue.
    Per rivendicarne il diritto di farne scempio.
    Ma assolutamente libere da sensi di colpa.
    Beh, per me il senso di colpa non è una tumescenza indesiderabile, ma la voce della coscienza che mi dice che ho fatto qualcosa di male. E spero proprio che non scompaia dal mondo, perchè quel giorno sarebbe la fine dell’umanità.

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  57. Francesca, io prendo la difesa del più debole: colui che viene definito una “cosa” e non un “chi” per poter essere soppresso, e lo faccio sapendo di andare incontro, almeno qui, a forte opposizione e ad accuse come le tue. Ero un ragazzo di sinistra all’epoca del referendum, e la mia posizione mi ha allontanato dalla politica e da molti amici perchè ho percepito chiaramente l’aberrazione, e in questo il vero scontro di civiltà dei nostri tempi, che non occorre essere cattolici per percepire, e in questo sta la citazione di Pasolini.
    Conosco si donne che hanno abortito (e non lo farebbero mai più) e non vedo di cosa dovrei vergognarmi. La storia di uno che ha sbagliato, per quanto straziante, è la storia di uno che ha sbagliato, e quando si parla e scrive lo si fa soprattutto per cercare la verità, non solo per testimoniare gioie o dolori (che sono materia e non forma di una questione giuridica): ti rendi conto che secondo il tuo ragionamento l’unico ad avere voce in capitolo per legiferare sulle droghe sarebbe il tossico?

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  58. Il punto è non lo si può definire una persona umana, una vita umana. Lo dice pure San Tommaso! Che poi una donna non lo chiami feto, embrione mi sembra una buona cosa rispetto al suo immaginario. E che conferma il dramma decisionale che deve vivere e che merita solo silenzio, carezze e comprensione umana!
    Altra cosa è il caso di quella donna, perché ci sono donne anche di questo tipo, che non esita ad abortire senza sensi di colpa perché per lei è un metodo contraccettivo. Qui manca la responsabilità, il peso della coscienza, che prima o poi reclamerà. Ma niente leggi, per carità

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  59. lei è sordo, invece di parlare di ideologia e utero come “proprietà privata” impari a parlare di amore per l’altro.
    Comunque è sempre la stessa storia: nelle sedi del PCI i compagni gridavano “putt…” alle compagne che sostenevano la legge.

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  60. Siamo, mi pare, tutte/i d’accordo che l’aborto è una cosa orrenda.
    Che massacra la carne della donna e del vivente che porta dentro di sé, e che lei chiama normalmente “mio figlio” o “il mio bambino”.

    Che quest’essere sia un essere umano è evidente a chiunque abbia visto anche solo un’ecografia. Che sia una persona lo decide la nostra fede nell’essenza personale dell’uomo. Resta cioè un problema metafisico che ognuno affronterà nella propria coscienza.

    La ricerca della verità, anche concettuale, non è separabile dalla nostra carne e dal nostro sangue. Io non credo né in una carne illogica né in una logica disanimata, disincarnata, ed esangue.
    Per me la logica è carne e sangue: Logos che si mangia.

    Noi siamo tutti peccatori, e nessuno può ergersi a giudice di un altro.
    Questo non significa che non si debba affermare che il male è male.
    Riconoscere il nostro male anzi è l’unica via per esserne liberati.

    Torno a ribadire che una cultura davvero non-violenta aiuterà sempre di più le donne a non abortire, insegnerà ad ognuno di noi ad accogliere la vita nelle forme in cui ci si offre, a servirla nella sua crescita, ad amarla nella sua stupenda fragilità.

    Sinceramente non comprendo la animosità che si agita nel nostro dialogo.
    Comprendo che c’è tanta rabbia in noi che andrebbe sciolta e che possiamo aiutarci ad alleggerire spuntando le nostre parole aguzze, ammorbidendo i nostri cuori.
    La non violenza inizia nell’uso del linguaggio, diceva Gandhi.
    Credo sia proprio vero.

    Qualche tempo fa partecipai ad una trasmissione di Uomini e profeti (condotta da Gabriella Caramore) davvero interessante su questo argomento, insieme alla storica Anna Bravo e alla pastora valdese Letizia Tomassone.
    Chi avesse curiosità potrà ascoltarla a questo indirizzo

    http://www.radio.rai.it/radio3/uomini_profeti/view.cfm?Q_EV_ID=159598

    Tanti auguri a tutte/i
    Marco Guzzi

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  61. Se la logica è carne e sangue, questa carne e questo sangue è della donna.
    Non appartiene alla comunità.
    La comunità dovrebbe essere comunione di amore, ma il corpo individuale è inviolabile. Che una ecografia dimostri che sia una persona è solo una persuasione fantasmatica (assolutamente accettabile), ma non un dato oggettivabile che possa esser da tutti valutato come tale. Lo ripeto, di nuovo, persino San Tommaso nega (lo dice esplicitamente) che prima di nascere sia una persona.
    Evidentemente non è un fatto così oggettivo come sembra.

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  62. Caro Marco Guzzi,
    proprio per questo invitavo a pensare (con uteropensiero)
    all’amore invece che alla “proprietà privata”. La verità dell’amore è superiore a qualsiasi libertà (ribadisce mons. Fisichella).

    Se crescessimo con un’educazione sessuale e sentimentale il problema non si porrebbe. Come può l’amore sopprimere una vita? Se questo è uteropensiero ne sono orgogliosa, perché è un pensiero d’amore.

    Come diceva Nietzsche a proposito della galera: una società “forte” e strutturata non ne avrebbe bisogno.
    così per la legge sull’aborto e tutti i drammi che comporta.
    Se ci fosse una coscienza diffusa e il sesso fosse praticato in un altro modo, non in maniera consumistica(ecco il consumismo dov’è)
    la legge non servirebbe a nulla perché nessuno ne usufruirebbe.
    Ma questi sono paradossi, purtroppo la realtà delle cose è quella che è.

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  63. Carlo6.4
    sono d’accordo con lei, però solo riguardo a me stessa. Per gli altri non direi mai una cosa del genere.

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  64. Per diffondere una cultura non consumistica del sesso e scongiurare le pratiche abortive occorre esattamente il contrario delle idee che emergono da molti interventi qui sopra, dove la sofferenza di chi abortisce assolve sempre e comunque (è questo che chiamo uteropensiero, non l’appello all’amore), e dove la disponibilità della vita altrui viene considerata un diritto inalienabile. E’ sgradevole, ma è così: se si vuole che l’aborto sia ripudiato da chi è tentata di ricorrervi, bisogna innanzitutto chiamarla col suo nome: omicidio.

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  65. Binaghi,il tuo ,o suo,messere, è solo un tentativo di terrorismo psicologico, ma per fortuna siamo andati avanti e non credo che lei,messere,potrà mai avere un uditorio tutto dalla sua parte.Se il carisma c’è,va bene,altrimenti non te lo puoi inventare.

    sempre serva sua

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  66. Signori, con buona pace di Sua Santità – ma anche degli abortisti e di Binaghi – in fatto di etica la verità assoluta non esiste. Certo, la battaglia degli anni Settanta non fu (solo) il capriccio di quei figli di papà che volevano tutto e subito. L’aborto e il divorzio furono delle conquiste cruciali. Tuttavia non si può far finta di ignorare che il mondo non è più quello. Mentre le femministe gridavano “l’utero è mio e me lo gestisco io” e amenità di questo genere, c’erano altre realtà dello Stivale dove le ragazze, se il fidanzato non se le sposava rischiavano di rimanere zitelle… Insomma l’aborto fu una tappa necessaria, non si può negarlo. Supponiamo pure che nessuna mente eletta riesca a trovare una legge migliore di questa. Va bene, la legge è pur sempre un fatto umano e come tale non potrà mai essere perfetta. Supponiamo che la legge non venga modificata neanche di una virgola, e di accettarla come una semplificazione che meglio di così non si poteva. E con questo? Ề forse vietato proseguire la discussione “laicamente”? Bisogna schierarsi sempre e per forza pro e contro il vaticano in questo paese? Vogliamo parlare del modo in cui è oltraggiato nel mondo del lavoro il diritto alla maternità? Parliamo di quelle donne che vogliono a tutti i costi la carriera per farci vedere che sono brave anche loro? Quelle che neanche si accorgono che il figlio sta cadendo nel tunnel della droga (ammesso che abbiano deciso di averne uno)? Non sono i diritti civili a minacciare la famiglia…

    Pasquale

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  67. Il terrorismo psicologico si caratterizza a livello sociale quando si utilizza un termine come omicidio, nel caso di un aborto, prima ancora di poter trovare un accordo su che cos’è un aborto. Così, quel poco di civiltà giuridica, che a mio parere che andrebbe salvata, finisce ulteriormente per sparire dietro l’induzione terroristica che scavalca un eventuale ma improponibile consenso giuridico su cosa è vita umana. Non si vuole cioè dialogare con il Diritto, si preferisce minacciare.

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  68. Solo una piccola precisazione: una ecografia ci mostra che il feto è un essere umano, questo sostengo.
    Il concetto di persona invece è un concetto metafisico, che nessuna ecografia, ma anche nessuna fotografia di adulto, potrà mai dimostrare.

    Scendendo a livello di ciò che interessa la comunità politica, sorge invece il problema se si possa o meno attribuire all’embrione una personalità giuridica. E’ insomma un soggetto di diritti?
    Il nostro ordinamento ritiene di sì, tanto che ad esempio leggiamo che “la procreazione assistita medicalmente assicura i diritti di tutti i soggetti coinvolti ‘compreso il concepito'”.

    Dovremmo perciò chiarire meglio che cosa intendiamo dire quando affermiamo che il concepito è un soggetto di diritti.
    Può esserci un soggetto di diritti che non sia una persona?
    Quali sono i rapporti tra i diritti del concepito e quelli della madre?
    Chi tutela i diritti del concepito se entrano in conflitto con quelli della madre?

    Comprendo che queste domande possano sembrare “fredde”, di fronte al dolore molto concreto di ciò di cui parliamo, ma il compito del legislatore, e quindi della comunità democratica, consiste proprio nel tradurre in leggi quanto più possibile giuste l’infinita trama delle problematiche umane.

    Credo che sia possibile farlo con amore e vera compassione.
    Senza cioè mai perdere di vista i volti e le storie.

    Marco Guzzi

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  69. Altro che essere umano il feto, secondo San Tommaso (come mai non gli hanno tolto l’onore del santo dato che è un omicida? mi sembra che è considerato nel diritto canonico dottore della Chiesa)l’anima presente nell’embrione sarebbe solo vegetale (neanche animale)!
    Ora, sebbene i miei riferimenti a San Tommaso non hanno nulla a che vedere con quello che penso io, rimane il fatto che per un illustre santo e dottore della Chiesa le cose non stanno secondo lui nello stesso modo di come stanno per Marco Guzzi.
    Evidentemente, non è un dato oggettivo ma opinabile. Appunto, al massimo può essere una convinzione per fede, irrazionale. Non c’è nessun argomento razionale che dimostri che un embrione è un essere umano.

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  70. Se leggessi la logica giaina forse ti accorgeresti che è una logica anti-abortistica. Meglio che non avere nessuna logica e argomento, come mi sembra di vedere!

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  71. Proprio il contrario: è evidente che una questione tanto universale da non poter essere affidata ad “esperti” (infatti fu materia di referendum popolare), va trattata con argomentazioni morali e civili (non confessionali, ma non sono io che tiro in ballo la Chiesa qui) intelligibili dal senso comune, e non solo da chi è in grado di scaricare una valanga bibliografica ad ogni commento.
    Pura pedanteria.

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  72. Veramente la valanga bibliografica, che nel caso specifico non c’è (ho solo citato San Tommaso), consisteva nell’argomento razionale: l’evidenza che un embrione non è un persona e la conseguente autoderminazione della donna di decidere in piena coscienza di ciò che le appartiene.
    Se fosse così evidente che un embrione è una persona non staremmo qui a parlarne. Anche questo è autoevidente. Nessuno dichiara che un bambino nato non è una persona.
    E’ proprio il senso comune, terra terra, che dimostra che non c’è l’evidenza che tu dichiari. E’ evidente ciò che tutti vedono. Tutti vedono il sole!

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  73. caro Emanuele, ti riporto uno degli ultimi aggiornamenti cattolici in materia di anima: forse può essere utile all’approfondimento. è tratto da “Teologia”, a c. di G Barbaglio, G. Bof e S. Dianich, San Paolo 2002, pp.67-68.

    […] MODELLO ANIMA/CORPO – Nei secoli scorsi i termini anima e corpo erano necessari per descrivere l’uomo nella sua completezza, dato che l’orizzonte statico del-
    la cultura non consentiva di trasmettere in altro modo la fede in Dio che ha creato l’uomo a sua immagine e somiglianza. Ora il modello dualista non è più necessario per trasmettere la dottrina della fede, data la riconosciuta continuità tra materia e spirito. Il Vat. II, per questo, nella Costituzione pastorale GS, ha fatto una scelta più unitaria e ha sollecitato i teologi a ripensare le loro categorie. Il cammino è iniziato e il lavoro è in corso.

    La Congregazione per la dottrina della fede ha affermato la necessità di «uno strumento verbale per sostenere la fede dei cristiani» e, se ha asserito l’utilità di conservare il termine “anima”, è stato solo perché non ha trovato «alcuna seria ragione per respingerlo». In ogni caso, altro è conservare il termine anima per esprimere la continuità della vita personale, altro è invece utilizzare il modello antropologico dualista che, nell’attuale contesto culturale, appare insignificante e dannoso dal punto di vista pastorale. Oggi perciò le ragioni per ricercare nuove formule appaiono più impellenti che alla fine degli anni ’70. La categoria “anima” dovrebbe essere utilizzata solo per designare la realtà umana nella sua forma definitiva. L’uomo, come nasce natura e diventa persona, così nasce materia e diventa spirito (anima), centro di informazioni vitali perenni. La dualità non esiste tra componenti diversi della persona umana, ma tra l’attuale condizione e il destino ultimo verso cui essa tende. Essenziale per la dottrina della fede è l’affermazione della trascendenza umana, lo sviluppo della dimensione spirituale, atttraverso la quale la persona perviene alla statura che in Cristo è stata indicata come misura per tutti coloro che sono chiamati a diventare figli. Il soggetto umano percorre una vicenda lineare di partecipazione alla vita del Signore risorto. Comincia a risuscitare già adesso sulla terra con un’esistenza di fede e di carità. Al termine della sua vita terrena passa a un’ esistenza ancora più alta, dando la sua adesione definitiva a Dio, senza più pericolo di perderlo. Il termine “anima” può essere utilizzato appunto per indicare questo traguardo. Ma la teologia deve essere attenta a non imporre un modello antropologico dualista in nome della dottrina della fede.

    6. CRISTO RISORTO RIVELATORE DI DIO E DEL DESTINO UMANO – Il riferimento alla risurrezione di Cristo come momento dellla rivelazione di Dio è necessario per fondare una dottrina cristiana della trascendenza umana, riassunta fino ad ora nella categoria “anima”. Gesù rappresenta lo spazio storico in cui l’offerta creatrice ha trovato finalmente la possibilità di esprimersi compiutamente e realizzare la somiglianza con Dio, che in Adamo era stata appena delineata e che l’infedeltà di molti a lungo aveva ritardato. Egli è stato l’ologramma perfetto di Dio, per questo ha iniziato una nuova fase della storia umana. Essere salvati non è tornare alla perfezione primitiva dell’ anima, ma è raggiungere un compimento ed una ricchezza di vita solamente promessi nella condizione iniziale, contrastata lungo la storia dal peccato, e presentata in forma definitiva attraverso Cristo.

    Carlo Molari, voce “Anima”.

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  74. Carissimo Luminamenti,
    credo proprio di non riuscire a spiegarmi.
    Quando sostengo che l’embrione è un essere umano, faccio solo un discorso biologico: l’embrione appartiene alla specie umana, possiede un DNA umano, è un individuo della nostra stessa specie, non è un pollo, non è un carciofo etc..
    E per capire questo basta per davvero un’ecografia.

    San Tommaso affronta un problema del tutto diverso.
    Si chiede: quand’è che quest’essere vivente riceve la propria anima immortale?
    Egli ritiene, sulla scia di Aristotele, che più o meno la riceva dopo il 40° giorno.
    Il Magistero attuale della Chioesa ritiene invece che l’anima venga creata all’istante del concepimento (Cfr. Catechismo della Chiesa C. n. 1703, 2258).

    Ma non è questo il problema che volevo affermare.
    Il mio ragionamento voleva rimanere in un territorio del tutto laico e giuridico.

    Grazie comunque. La passione che anima la nostra discussione mostra che essa tocca qualcosa di davvero essenziale per tutti/e noi.
    Marco Guzzi

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  75. Sentirsi vivi e superstiti; pochi arrivano a tanto. Degli ovuli fecondati, solo piccolissima parte si annida nell’utero, ancora pochi riescono a svilupparsi bene. Anche per questo siamo dei miracoli.
    Nascere non è un diritto, è dono. Come tale, è all’arbitrio
    di chi dona: ma chi dona? a volte segno i topini nati,
    nelle gabbiette, a volte mi accorgo che sono stati mangiati
    dalla madre; quella è roba sua, perché la vita è, anche, violenza.

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  76. Grazie Fabrizio per quello che hai scritto, riportato, che mi sembra molto istruttivo e ci rifletterò a lungo. Lessi anni fa un libro che mi colpì molto, Il problema dell’anima, di Claude Tresmontan, edizioni Paoline.

    Rispondo a Marco Guzzi.
    @Guzzi, scusami, ma credo di avere capito, e ti dico che sono proprio i biologi a negare che l’embrione è un essere umano. Infatti per quanto riguarda la scienza, la domanda su quando un embrione diventa persona e gode dei diritti spettanti a una persona è domanda che come ha dichiarato Edoardo Boncinelli (biologo di fama internazionale) sulla colonne del Corriere, esula dalla biologia e dalla scienza (quindi più che negare, sebbene ci sono quelli che lo negano con argomenti, la biologia ritiene che non è in grado di stabilire al riguardo).
    Certo, ci sono biologi cattolici che dicono il contrario, ma basandosi su un atto di fede. Quindi, non c’è un consenso unanime, anzi se uno legge la letteratura scientifica e la convegnistica internazionale, ci si accorge che Boncinelli parla con cogniziona di causa. Non s’inventa nulla!

    Veramente se uno legge il passo da me citato da San Tommaso, dice testualmente, che “l’embrione vive la vita della pianta”. I biologi, sono andati avanti, dato che riconoscono che è vita già animale. E, San tommaso dice che l’anima razionale la riceve solo alla nascita. Che San Tommaso non dia sostegno alla Chiesa per la sua causa antiabortista, lo dimostra espressamente
    un documento che la Chiesa ha prodotto perché i bioloci cattolici dichiarino che l’embrione umano è una persona umana. Ma, come ho già detto, i biologi cattolici possono dichiarare ciò solo per fede e non sulla base di dati scientifici e/o razionali. Inoltre, l’embrione nel suo sviluppo ontogenetico ( i nove mesi) persegue una ricapitolazione filogenetica (l’esperienza tragica della talidomide l’ha dimostrato), quindi questo significa che l’embrione è tante specie e non una sola.

    Una pregevole presentazione
    di una involontaria
    e sciagurata dimostrazione
    sperimentale della
    teoria dell’evoluzione stratificata
    si ha in Renato
    Balbi, « L’evoluzione del
    cervello e la talidomide »,
    Lescienze, Milano, II Saggiatore
    di Alberto Mondadori,
    Milano, a. II, n. 7,
    marzo 1969, pp. 11-21.

    (tengo a precisare che però ho idee differenti da quelle correnti sul darwinismo e l’evoluzionismo)

    Inoltre, il DNA dell’embrione non è tutto espresso fenotipicamente. Molti geni devono ancora esprimere il fenotipo alla nascita (come dimostra la sintesi di proteine).

    Naturalmente rimango dell’idea che bisogna fare tutto il possibile perché una donna si convinca a non abortire. Ma senza obblighi giuridici e senza crearle ostacoli qualora decidesse per l’aborto perché non è un omicidio. Fermare un progetto di vita umana non è la stessa cosa che fermare una vita umana, tuttavia penso che sia un dramma nell’immaginario psichico della donna che rischia di depontenziarla come essere umano. Va solo aiutata e compresa e sopratutto bisogna darsi dare prima, perchè queste cose non accadono, abbiamo bisogno di fioriture personali come dice la Monticelli.

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