Vito Mancuso: A destra e sinistra manca un’idea

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Perché la storia politica dell’occidente è una storia teologica e di passione per la giustizia, giunta a un punto morto

In questo articolo sostengo che la lacerazione che attraversa la politica italiana dipende da una crisi culturale dovuta essenzialmente a due motivi: 1) il non riconoscimento della legittimità etica e culturale della posizione avversa; 2) l’incapacità sia della destra sia della sinistra contemporanee di fondare la propria idea-guida.

L’idea-guida di ogni concezione politica degna di questo nome è la giustizia.

La vera politica è passione della giustizia e impegno concreto per realizzarla. Chiunque faccia della politica non un affare, ma la reale vocazione della vita, è mosso dal desiderio di giustizia. In questo destra e sinistra sono perfettamente uguali: entrambe, quando sono veramente fedeli a se stesse, vogliono la giustizia. E’ segno di immaturità civile ritenere che gli avversari politici siano a priori ingiusti ed eticamente riprovevoli, come purtroppo avviene spesso in Italia dove domina una concezione moralistica dell’azione politica. La vera differenza sta nelle idee, non nell’ispirazione etica, che va concessa a priori a ogni soggetto dell’azione politica. La partita si decide sulle idee, ed è essenziale sapere che senza comprendere onestamente l’idea dell’avversario non si comprenderà mai compiutamente la propria, perché ognuno è definito anche dalla sua alterità, ognuno capisce chi è quando sa chi non è e chi non vuole essere. L’antitesi è sempre determinante per chiarire la tesi. Sapere ciò è essenziale per giungere a ciò che manca in modo spaventoso alla politica del nostro paese, cioè il rispetto degli avversari politici, rispetto che può nascere solo dall’aver compreso l’idea che muove l’azione politica altrui. Tutto ciò naturalmente non implica in nessun modo la cessazione della lotta politica e della competizione, ma solo fa sì che si tratti davvero di lotta politica, e non di liti condominiali o di qualcosa di ancora più volgare.

Se entrambe vogliono la giustizia, ovviamente destra e sinistra si dividono subito non appena si tratti di indicare il volto concreto della giustizia perseguita. L’idea-guida della destra è la giustizia in quanto ordine gerarchico: una giustizia verticale. L’idea-guida della sinistra è la giustizia in quanto uguaglianza: una giustizia orizzontale.

La destra basa la propria idea di giustizia sull’autorità e la differenza; la sinistra sulla solidarietà e la cancellazione di ogni differenza.

Se non esclusivamente, di certo in ampia proporzione, tutto ciò ha delle precise radici nella tradizione ebraicocristiana.

La mia tesi consiste nel sostenere che le due contrapposte prospettive politiche della destra e della sinistra che strutturano le società occidentali, derivano dalla secolarizzazione delle due opposte visioni del mondo presenti nella Bibbia. Nella Bibbia ebraica vi sono pagine che danno un giudizio positivo dell’autorità monarchica e ve ne sono altre diametralmente opposte; vi sono pagine con una visione positiva dell’ordine del mondo (il libro dei Proverbi) e ve ne sono altre diametralmente opposte (il libro di Qoelet).

Nel Nuovo Testamento l’apostolo Paolo scrive che “non c’è autorità se non da Dio, quelle che esistono sono stabilite da Dio” (Romani 13, 1-2); l’apostolo Giovanni invece parla dell’Impero Romano come “covo di demoni, carcere di ogni bestia immonda e aborrita” (Apocalisse 18, 2). Da qui per i due apostoli consegue un modo di relazionarsi all’autorità imperiale diametralmente opposto: san Paolo dice che “chi si oppone all’autorità, si oppone all’ordine stabilito da Dio” (Romani 13, 2), san Giovanni invece esorta a relazionarsi all’autorità in questi termini: “Pagatela con la stessa moneta, retribuitele il doppio dei suoi misfatti” (Apocalisse 18, 6).

Per questo il cristianesimo (come anche l’ebraismo, anche se con minore influsso a causa del suo statuto particolare) ha potuto generare sia perfette ideologie al servizio del potere costituito sia i più intransigenti rivoluzionari, ed è stato ed è tuttora religione tanto dei generali quanto dei guerrieri. Ed è ancora per questo che esso è da sempre diviso al suo interno tra conservatori e progressisti. Di solito si ritiene che sia la politica a provocare questa divisione interna al cristianesimo.

E’ vero il contrario: è stato il cristianesimo a generare la divisione fondamentale della politica occidentale tra destra e sinistra. Dal primo filone teologico infatti, quello sostanzialmente positivo nel suo giudizio sul mondo, è scaturita la destra, e dal secondo filone, quello sostanzialmente negativo e critico verso lo stato del mondo, è scaturita la sinistra.

Ma c’è qualcosa di più: mentre l’ideologia politica della destra è ben rintracciabile anche al di fuori del contesto occidentale plasmato dal cristianesimo, l’ideologia politica della sinistra è un prodotto intrinsecamente cristiano, nasce esclusivamente in occidente, non esiste nessuna grande religione mondiale che l’abbia generato oltre l’ebraismo e il cristianesimo.

Senza l’ebraismo e il cristianesimo, senza la loro carica contestatrice nei confronti dei “dominatori di questo mondo” (vedi 1 Corinzi 2, 8), mai la sinistra avrebbe potuto ottenere la legittimità spirituale e culturale di cui gode agli occhi dei popoli.

La destra nasce da un rapporto positivo nei confronti del mondo e della sua storia, che per questo essa intende conservare. La sinistra nasce da un rapporto negativo nei confronti del mondo e della sua storia, che per questo essa intende riformare. Per questo la destra assegna alla politica un ruolo molto meno preponderante, perché il mondo già di per sé è in grado di produrre ordine e giustizia; e per questo al contrario la sinistra assegna alla politica un ruolo ben più significativo, perché essa ha il compito di correggere le ingiustizie di cui il mondo è colmo.

Vengo ora alla seconda tesi di questo articolo, e cioè all’incapacità della destra e della sinistra contemporanee di fondare la propria idea-guida. Inizio dalla sinistra. Essa, ancor più della destra, è lacerata da una grave crisi culturale di cui la continua mutazione partitica è l’epifenomeno. Tale crisi si può definire come incapacità di dare un fondamento alla propria idea-guida della giustizia in quanto uguaglianza.

Dopo la caduta del comunismo e la definitiva smentita della filosofia di Marx, la sinistra è oggi concettualmente dominata dal darwinismo, il quale non sa che cosa sia l’uguaglianza e meno che mai la solidarietà. L’esito naturale del darwinismo è la politica della destra, anzi della destra più dura, quella che scaturisce dalla filosofia di Spencer e di Nietzsche, entrambi attenti lettori di Darwin. La convinzione che la lotta per la sopravvivenza sia la logica dominante del mondo naturale, e quindi anche di noi uomini perché anche noi siamo natura, genera necessariamente a livello politico ciò che Nietzsche chiama “volontà di potenza”, e non certo la giustizia e la solidarietà che sono l’idea-guida della sinistra.

L’idea della giustizia come uguaglianza che pervade l’anima della sinistra, la sinistra non la sa fondare a causa del matrimonio speculativo col darwinismo. Dall’idea della natura come teatro sanguinoso del predominio del più adatto si può argomentare a favore della giustizia quale uguaglianza e solidarietà solo a patto di sradicare completamente l’uomo dalla natura e dal mondo, generando in lui un perenne stato di conflitto con la realtà.

Gli appelli al sentimento di solidarietà molto presenti nella sinistra riformista, su che basi si fondano visto che anche noi siamo natura? Si risponde che noi siamo esseri culturali. Ma il nostro essere cultura su che cosa è fondato, se non sul nostro essere natura? In base a che cosa si istituisce tale consueta soluzione di continuità tra la logica della natura (che si ritiene egoista) e la logica della cultura (che dovrebbe essere non egoista)? La teologia tradizionale potrebbe rispondere indicando la grazia, ma che cosa può indicare la sinistra, che si rifà al darwinismo? E poi, siamo davvero sicuri che la logica che informa la cultura sia non egoista? Non è forse l’umanità ancora più forte e più furba della natura, che a suo modo è, tutto sommato, innocente?

Questa incapacità di conciliare l’idea guida con la logica del mondo produce nella sinistra radicale un perenne risentimento nei riguardi del mondo e della sua logica. Di essa si può dire ciò che Hegel diceva del cristianesimo medievale, che è una “coscienza infelice”: una coscienza che sa solo dire no, protestare, negare, in permanente conflitto con lo stato naturale del mondo e della storia, senza conciliazione con il principio di realtà. Il dilemma che attanaglia la sinistra e la rende frammentata e instabile è la mancanza di una base teoretica stabile in grado di fondare l’idea della giustizia come uguaglianza.

Dove sta invece il limite culturale della destra? Sta nell’incapacità di fondare su qualcosa di oggettivo la sua idea-guida di giustizia come ordine.

Un tempo questa oggettività era lo stato. Penso si possa sostenere che lo stato moderno sia una creazione della destra liberale, la quale giunse a dare un tale valore etico allo stato da ritenerlo persino superiore alla religione.

Oggi tutto ciò nella cultura della destra è sepolto, lontanissimo dal poter incidere sulle coscienze di coloro che si riconoscono in quest’area politica. Un tempo lo stato liberale e costituzionale era percepito come sinonimo di libertà di fronte allo stato assolutistico e alla chiesa, avversari dei diritti dell’uomo e delle libertà democratiche. Oggi, in un’epoca di pance piene in fatto di libertà civili, nessuno si ricorda più quale garanzia di libertà lo stato costituzionale garantisca ai cittadini. Oggi il cittadino sente lo stato come nemico. E la destra, che dovrebbe difendere e sostenere l’idea di stato che è una sua creatura, è al contrario la prima a massacrarlo sotto la retorica del populismo.

Oggi è quasi solo la sinistra a coltivare un senso di appartenenza e dedizione verso la cosa pubblica, come appare per esempio dalla politica sulla fiscalità, senza la quale, com’è ovvio, non c’è alcuna possibilità di istituzione statale, oppure dalla politica verso la scuola pubblica, gli ospedali pubblici e in genere tutto ciò che è di pertinenza della res publica (con l’unica eccezione, mi sembra, delle forze dell’ordine). La destra conosce solo la res privata, e per questo appare alle coscienze eticamente più sensibili come intrinsecamente egoista e senza slanci ideali.

Una mancanza del fondamento caratterizza quindi sia la destra sia la sinistra, uno stato di cose necessariamente destinato a produrre politica di basso profilo, perché senza le idee che le guidano le azioni non sanno dove andare, non ci sono propriamente azioni ma solo reazioni. Io penso che il rimedio consista nel ritrovare una realtà oggettiva su cui fondare la propria visione del mondo, e che l’unica realtà oggettiva oggi realmente tale sia la natura, da pensarsi primariamente non tanto come natura naturata, come ambiente, quanto più profondamente come natura naturans.

Infine una postilla sul centro. Il centro, filosoficamente e teologicamente, non esiste. La sua esistenza come fenomeno politico suppone due fattori: 1) una società nella quale il concetto o di sinistra o di destra non è proponibile, come nel dopoguerra era il caso dell’Italia e della Germania, non a caso i soli due paesi occidentali dove il centro ha avuto un ruolo decisivo; 2) il peso politico della chiesa cattolica, di cui il centro è diretta espressione. In una società matura però l’area politica centro non ha, a mio avviso, ragione di esistere. Quando in Italia la sinistra e la destra avranno pienamente assimilato la moderazione e il buon senso, che sono le armi migliori del centro, di esso si potrà serenamente fare a meno, e saremo finalmente anche noi un paese normale.

* Con questo articolo il teologo Vito Mancuso, docente di Teologia moderna e contemporanea presso l’Università San Raffaele di Milano e autore di L’anima e il suo destino (ed. Raffaello Cortina), inizia la sua collaborazione con “Il Foglio

6 pensieri su “Vito Mancuso: A destra e sinistra manca un’idea

  1. l’ideologia politica della sinistra è un prodotto intrinsecamente cristiano, nasce esclusivamente in occidente.

    Verissimo. Forse si dovrebbe aggiungere che nasce da un’eresia cristiana, la gnosi, come ha mostrato Voegelin.

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  2. Aggiungerei il fatto che, almeno in Italia, esiste una tradizione di guelfi e ghibellini tale per cui, anche indipendentemente da interessi concreti personali, si è pronti a denigrare l’avversario in perfetta malafede, “perché noi abbiamo ragione a prescindere”. Ignorare questo fenomeno significa rischiare di fondare delle perfette repubbliche platoniche, che non hanno nessuna possibilità di diventare realtà.

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  3. Ricostruzione interessante, quanto meno per cercarne in termini popperiani gli elementi di falsificazione (che però da questo articolo non vedo). Essendo un articolo pubblicato su un quotidiano, comprendo che è difficile presentare le fonti, i documenti che mostrerebbero questo sviluppo. E’ una buona traccia storica, come ipotesi, che però ho già l’impressione sia disseminata di varianti, ramificazioni, intrecci.
    Mi sembra inutile in un blog entrare in una critica di ogni singolo punto, perché si richiederebbero appunto gli argomenti storici, le fonti e i documenti. Anni di lavoro.
    Per quello che la mia passione di sapere mi ha consentito di fare una vaga idea della nascita e sviluppo delle ideologie, penso che la cultura esoterica sia la radice di tutte le ideologie del nostro mondo.
    Nel secolo decimonono la sua espressione è il liberalismo risalendo alle sue prime manifestazioni nel Seicento che emanano dal complesso delle idee esoteriche dei Rosacroce. Il socialismo e il comunismo sono riconducibili alle logge di stampo illuminato del Settecento sopratutto in Germania. Nell’ottocento logge ginevrine acquisiscono l’ideologia comunista dalla quale emergeranno gli albori socialisti. Anche la cultura fascista ha radici esoteriche insufficientemente esplorate.

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  4. “mentre l’ideologia politica della destra è ben rintracciabile anche al di fuori del contesto occidentale plasmato dal cristianesimo, l’ideologia politica della sinistra è un prodotto intrinsecamente cristiano, nasce esclusivamente in occidente, non esiste nessuna grande religione mondiale che l’abbia generato oltre l’ebraismo e il cristianesimo”:
    Uno spazio ridotto come quello di un quotidiano non facilita le cose, ma credo che un’affermazione così assoluta dovrebbe quanto meno essere documentata. Ricordo, ad esempio, di una comunità balcanica che fino all’XI secolo(ma posso sbagliare sulla datazione) ha vissuto ignorando l’esistenza della proprietà privata ed in una condizione di sostanziale uguaglianza: tutto questo, senza aver avuto contatti con il cristianesimo. Purtroppo non posso essere più dettagliato: ho avuto quest’informazione dal mio manuale di Storia Medievale, dove era rapidamente accennata, ed è da mezzora che cerco inutilmente di rintracciarla… In ogni caso, mi sembra di aver incontrato anche altre società pre-cristiane degne d’essere definite “comuniste” ante litteram: vi farò sapere dopo qualche ricerca più approfondita, ma se qualcuno vuole anticiparmi, sarebbe molto gradito!!! Tengo a precisare che il mio discorso non nega le radici cristiane del socialismo, che stimo fondamentali e innegabili, ma che non ritengo essere le uniche! Altrimenti, si tratterebbe di stabilire un legame di causalità fra religione cristiana e politica socialista, il che mi sembra eccessivo.

    “Dopo la caduta del comunismo e la definitiva smentita della filosofia di Marx”:
    Ormai quest’affermazione è diventata un luogo comune, così come la risposta che sto per dare: la dittatura sovietica è stata la negazione più che l’affermazione della filosofia marxiana. A prescindere da quest’idea, su cui si può giustamente dissentire, c’è un dato evidente: il pensiero di Marx era dialettico, spesso convulso, contraddittorio, con enormi differenze fra l’idea socialista della gioventù(più vicina ad un socialismo umanista) e quella della maturità(dove trova compimento il socialismo scientifico), come si può quindi arrogarsi il diritto di classificarlo, di ridurne la portata a ciò che è avvenuto in singole nazioni? Il miraggio della dittatura del proletariato si è rivelato universalmente fallace, questo sì, ma Marx non è SOLO questo, e il tentativo di screditarlo con queste generalizzazioni è ormai quotidiano.

    Sono d’accordo, invece, con le idee che esprimi nella parte iniziale e finale dell’articolo. La destra italiana, di certo, non facilita le cose: è più facile rispettare un elettore di Sarkozy, di cui non condivido molte politiche, ma in cui intravedo almeno un rispetto forte dello stato(come dimostrano le recenti proposte di riforma del sistema televisivo), rispetto a un figlio del berlusconismo.

    …puoi regalare una vasca da bagno a Ferrara da parte mia? Scherzo, a presto.

    Michele

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  5. vi lascio una stroncature uscita su Liberazione

    Quante sciocchezze
    da Vito
    Mancuso, Liberazione del 18/01/2008, pag. 3

    Andrea Grignolio
    Sta godendo di un insperato successo editoriale un recente libro, L’anima e il suo destino (Raffaello Cortina Editore, 2007, pp. 340, euro 19,80), scritto da un giovane docente di teologia, Vito Mancuso, che offre un’assai azzardata riformulazione del concetto di anima dalle origini del Cristianesimo ai giorni nostri. Il titolo non disattende le aspettative, vi troviamo esposte squisite questioni escatologiche sul senso ultimo della vita e l’esistenza dell’anima. Ciò che disattende, invece, è l’esigenza di tirare in ballo la scienza, e significativamente il tema dell’evoluzione, dell’origine della vita e persino quello dei livelli energetici della materia. Dico subito che non è mia intenzione addentrarmi nella bontà dei ragionamenti teologico-filosofici che tuttavia, seppur ben scritti, quando accostano l’entelechia aristotelica, l’Intelligent Design e il finalismo kantiano, finiscono per mischiare autori e correnti di pensiero con una disinvoltura ammiccante e un metodologia storica inconsistente. Finché si tratta di una questione di metodo, transeat , e poi su questo rimando, per chi ne avesse voglia, alle stroncature di quotidiani di orientamento religioso come Il Foglio , nonché ai fendenti giunti dalla comunità dei gesuiti de La civiltà cattolica . Se da un lato risulta curioso che dalle colonne del Foglio giungano dure critiche a un testo di divulgazione teologica, mi pare forse ancor più curioso che qualche giorno fa uno scienziato del calibro di Edoardo Boncinelli, noto biologo molecolare con una formazione in fisica, recensisse il libro con un’indulgenza verso sfondoni scientifici che sino a oggi non gli conoscevo. L’occasione mi è parsa irrinunciabile. Vorrei da ultimo precisare che in altri casi riterrei scorretto quello che sto facendo, ovvero espungere tre capitoli da un libro piuttosto corposo, e addensare su quelli soli gli strali di una qualche polemica. Ma le dimensioni dei capitoli che trattano di scienza e il ruolo strutturale che giocano nell’architettura complessiva del testo, credo giustifichino un’eccezione. Nelle sue intenzioni, il libro di Mancuso mirerebbe «alla costruzione di una “teologia laica”, nel senso di rigoroso discorso su Dio, tale da poter sussistere di fronte alla scienza e alla filosofia», sostenendo in particolare che «il mondo è uno solo e com’è fatto lo sappiamo solo grazie alla scienza. Ne viene che lo studio dei problemi della scienza […] si impone a chiunque voglia fare teologia». A parte il fatto che non si capisce perchè Mancuso ritenga che la laicità della teologia debba basarsi proprio sulla scienza, il punto centrale è che per provarvi egli capovolga totalmente l’assunto, riconducendo la scienza alle esigenze teologiche e finendo quindi per stravolgere teorie e fatti scientifici a suo uso e consumo. Ritiene cioè di giustificare l’esistenza dell’anima facendola provenire dalla Natura, partendo dalla materia più inerte come la polvere e i sassi, passando per le piante (anima vegetativa), quindi il regno animale e poi l’uomo. Qui inizia il bello, giacché per sostenere questo panpsichismo animistico, l’autore definisce l’anima come l’energia del mondo, energia vera, e infatti cita Einstein e la sua celebre formula, e poi dato che dai sassi all’homo sapiens la strada è in salita allora l’energia-anima deve arricchirsi e lo fa acquisendo “ordine e informazione”. Ecco quindi che «l’ Inferno è il massimo del disordine», il Diavolo ne «è la personificazione», e l’entropia, invece di spiegare come il nostro sistema-mondo da un punto di vista energetico tende insorabilmente verso il degrado-disordine, diventa per la prima volta nel pensiero scientifico un principio d’ordine. Ovviamente, anche l’evoluzione viene presa di mira. Si dice che non può essere spiegata con il vecchio paradigma “mutazione causuale e selezione”, poichè il primo concetto nega la finalità della Natura, mentre la selezione accentua il lato negativo dell’evoluzione dimenticando quello “positivo”, che spiegherebbe invece perchè avvengono mutazioni utili. Per dimostrare la validità del suo ragionamento Mancuso ha la sfortuna di citare l’esempio più solido della teoria selettiva che si serve dei batteri e del loro sviluppo della resistenza ai farmaci. E’ proprio un italiano, Salvador Luria, emigrato in Usa per sfuggire alle leggi razziali, a proporre nel 1943 l’esperimento in cui fu data la prima prova matematica che gli organismi mutano senza seguire le pressioni ambientali (lamarckismo) nè tantomeno un progetto (finalismo), ma seguendo una costante fluttuazione causale. Anche l’origine casuale della prime molecule organiche viene negata. Si dà il caso che su 532 articoli scritti nelle più autorevoli riviste scientifiche del mondo nel solo 2007 che trattano l’origine della vita, non ve n’e’ uno solo che sostiene le teorie di Mancuso (Pubmed). Naturalmente, a sostegno di tutto ciò si citano tanti illustri scienziati (F. Capra, L. Margulis, S. Kauffman), che però credono nell’evoluzione e con l’anima non c’entrano niente. Se la teologia dev’essere scientifica e l’anima formata dalla materia, allora il suo destino, con buona pace di Mancuso, sarà inesorabilmente quello evolutivo.
    Se volessi essere feroce parlerei del libro come di una “Profezia di Celestino alla carbonara”, dove la salvezza dell’anima non si nega a nessuno e l’inferno è uno spauracchio per tenere a bada i bontemponi, se cercassi un giudizio ecumenico strizzerei l’occhiolino ai gesuiti che hanno avuto l’inusitato guizzo di definirlo frutto di un “cattolicesimo teopop” (def. di Marco Burini). Ma sarò più conciliante, ritendolo un sorta di teologia fantastica tra new age e post-modernismo, ovvero: una macchina per vendere nelle librerie di un paese culturalmente allo sbando.

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  6. Volevo recensire questo libro ma grazie Paolo, mi hai risparmiato la fatica. Cattolicesimo teopop è suggestivo, ma in realtà il libro di Mancuso deve molto a un’impostazione hegeliana. Il cristianesimo interamente dissolto in una ragione cosmico-storica.

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