Tre persone che detesto

di Emanuele Kraushaar

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Al matrimonio di mia cugina c’erano molte persone che detesto. Innanzitutto suo marito: uno che aveva fatto i soldi vendendo uno strano attrezzo che importava dall’America e serviva per rafforzare gli addominali. E che girava con una Mercedes SLK e spesso diceva: “Adesso la vendo e mi faccio la Cayenne, però a questa sono affezionato e mi dispiace”.

Mia cugina era molto bella e in paese era stata per anni con Mario Rocca, che lavorava nel negozio di alimentari del padre. Poi lo aveva lasciato per uno di Roma, che studiava al conservatorio e che aveva molti soldi. Aveva anche fatto le vacanze con quello e mio zio si era arrabbiato, mentre mia zia era contenta e voleva che si trasferisse a Roma.
Quando ero più piccolo sfruttavo la mia età per toccarla dappertutto.
Un giorno che c’era un falò sulla riva del lago e lei era vestita come piaceva a me provai a baciarla sulla spalla.
Mi disse di quello con la Mercedes e che non era il caso.
Quando stava con Mario Rocca o con quello di Roma era diverso, ma ora è tutto cambiato e così io ho cominciato a detestare suo marito.
Comunque al matrimonio c’era anche Renzo Dattilo, un altro che non sopporto. Perché mia madre diceva che dovevo essere come lui. Studiare tutto il giorno, diplomarmi e poi iscrivermi all’università.
Io invece tutto il giorno andavo in giro col motorino o in sala giochi e non aprivo un libro. E così ho iniziato a lavorare da Mario Rocca.
Al matrimonio c’era anche mia nonna. Che non mi aveva mai avuto in simpatia e che quando mi vedeva mi diceva di non fumare e poi sbuffava.
Aveva sempre il solito profumo che mi dava i nervi e abbracciava il tipo che si era sposato mia cugina come se fosse un parente di vecchia data.

4 pensieri su “Tre persone che detesto

  1. Le tue osservazioni solo alquanto relative, cioè riferibili solo al tuo punto di osservazione.
    Se tu ti spostassi solo un po’ più il là, lasciando il tuo corpo in riposo, cioè esci da te, e ti guardi e ti rimiri da circa metri tre di distanza, poi riesci a fare un operazione bestiale, ossia vedere i tuoi processi di pensiero come grafici cerebrali, magari dici: Ah sono io il fesso.
    Cioè io conoscevo uno che amava il sugo all’amatriciana, in modo morboso, poi da un maestro esotericissimo imparò una tecnica di uscita dal corpo e si rieasiminò mentre se abboffava de bucatini e si trovò in errata posizione esistenziale.
    Ovvero trovò che nel sugo suo all’amatriciana ci aveva messo pancetta affumicata mentre sua nonna ci ficcava quella normale cioè guanciale disteso: ciò che gli parve miglior cosa.
    Indi ebbe un insight quando notò che la sua ex fidanzata Lucilla vista da fuori aveva ‘na cucuzza a pera, e diceva scemenze e che l’attrazione sua era tutta basata su un certo suo singolre afrore.
    Però poi è finito male, o non so, perché ‘na volta mentre stava fuori, non è riuscito più a rientrare, allora ha preso un tram che si chiama desiderio che l’ha portato forse a Peretola, dove sbarcarono dei suoi amici venusiani che erano scesi per comprare le sigarette, e s’imbarcato con loro,
    e non si è visto più.

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  2. E che girava con una Mercedes SLK e spesso diceva: “Adesso la vendo e mi faccio la Cayenne…”

    Porco cane, è mio fratello!!!

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  3. “”Uno scolaro vide un poeta: e si domandò atterrito: «Ma non bastava l’Iliade?».””

    (Carlo Emilio Gadda, Il primo libro delle favole)

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