Quarta Lezione

Esiste un’altra modalità di uso del narratore in terza persona singolare che viene chiamata terza persona limitata o immersa. La caratteristica dominante nell’uso del narratore in terza persona limitata consiste nel raccontare senza mai allontanarsi, staccarsi dal narratore usato in terza persona singolare. Il narratore parla in terza persona ma è come se agisse in prima persona. Tutto viene raccontato dal punto di vista di ciò che vede e sente e pensa il narratore, solo che invece di dire io (prima persona singolare) si descrive in terza persona singolare.
Questo significa che non si può mai abbandonare il narratore, che il passaggio da una panoramica ad un altro quadro dell’azione in corso, deve sempre prevedere la “presenza” del narratore, e deve quindi giustificare sempre quello che si va a raccontare come visto e sentito dal narratore. Lo scrittore in questo caso fa sua la lingua del narratore protagonista e ogni cosa deve svolgersi secondo il punto di vista e il linguaggio o lessico del personaggio protagonista.Il narratore, quindi, rimane fuori dai personaggi, e segue solo uno di loro che se ne va in giro a raccontarci ciò che ha visto, sentito e pensa.
Il narratore non può entrare nella testa dei personaggi che incontra, non è un narratore onniscente, può solo conoscere dal di dentro il pensiero del protagonista al quale è incollato e che non lascia mai. Uno dei più comuni errori dettati dall’inesperienza nello scrivere è l’incoerenza che può risultare da un manipolazione errata del punto di vista.

Se, per esempio, decidiamo di raccontare la storia di un ragazzo che abbandona la sua casa e i suoi genitori e vogliamo raccontare quello che farà, e iniziamo utilizzando il punto di vista del ragazzo, e descriviamo la scena in cui si trova a casa dei suoi genitori, litiga con loro, sbatte la porta ed esce di casa, e subito dopo descriviamo cosa fa la madre e il padre e cosa pensano, è più che evidente che abbiamo abbandonato il punto di vista del ragazzo, che ovviamente se è uscito dalla casa non può sapere cosa sta succedendo in quel momento in casa sua. Potremmo dire di essere passati alla narrazione onniscente, questo è vero, ma se poi tutto il romanzo ci parla delle avventure del ragazzo e non torna più sui genitori, allora quello stacco di panoramica dal ragazzo ai genitori è inopportuna e incoerente, rischia di confondere e spiazzare il lettore che ha bisogno per seguire la narrazione di comprendere bene il “filo” della narrazione.

Certo che lo scrittore può abbandonare, quando lo ritiene, un personaggio per aderire al punto di vista di un altro, ma allora nel caso preso ad esempio, la storia si sarebbe dovuta sviluppare seguendo, anche, lungo tutto il romanzo, le azioni della madre e del padre, magari raccontando da un punto di vista le azioni del ragazzo scappato da casa, e dall’altro punto di vista, quello di uno o di tutti e due i genitori, andando a raccontare, ad esempio, le loro azioni di ricerca del figlio andato via di casa. Ma è chiaro che in questo caso si abbandona la terza persona limitata e si sposano più punti di vista. Ma se invece si vuole raccontare solo la storia del ragazzo dal momento in cui litiga e va via di casa, allora coerentemente bisogna “limitarsi” al punto di vista del ragazzo. Quale sarebbe il vantaggio? Qui ritorniamo alla questione affrontata nelle lezioni precedenti, cioè sui vantaggi e svantaggi che vi sono a seconda della scelta del punto di vista e della prima o terza persona singolare su cui si decide di costruire la narrazione. E’ certamente una delle decisioni più importanti e difficili che bisogna compiere, occorre quindi riflettere bene su cosa e come si vuole raccontare qualcosa. Il vantaggio dell’uso della terza persona limitata è dato dal fatto che la restrizione al solo punto di vista di un personaggio permette di ottenere maggiore focalizzazione, intensità e immediatezza nella narrazione. Infatti con l’uso in terza persona singolare limitata la realtà descritta è quella del personaggio.

Così se ritorniamo all’esempio sopra riportato, il ragazzo che ha litigato con i genitori e va via di casa, se questo ragazzo deve descriverci un paesaggio lo farà secondo il suo punto di vista e il suo stato d’animo, se il ragazzo è depresso allora anche il cielo che descrive sarà uggioso. Invece se adottassimo una narrazione onniscente la descrizione del paesaggio sarebbe neutra, oggettiva. Quindi fate molta attenzione alla coerenza con il punto di vista adottato. Vedremo poi più avanti, in successive lezioni il rapporto particolare tra il punto di vista e la “voce” narrante e alcune soluzioni stilistiche adottate da scrittori molto abili nel catturare l’attenzione del lettore. Già si può intuire comunque, se riflettete attentamente sulle cose dette, quanto lo “stile” non sia un orpello decorativo, ma al contrario sia l’essenza della struttura linguistica di un romanzo che ne caratterizzerà l’impianto percettivo nel lettore. La decisione del punto di vista, il lessico adottato in relazione a quel punto di vista è già ed anche una scelta di stile. Ma sviscereremo altrove la questione complessa dello stile che ovviamente non si limita al punto di vista. Vedremo come lo stile alimenti le modalità percettive di chi scrive e di chi legge e quanto sia condizionante sulla forma mentis e sulla struttura nascente del pensiero. Uno scrittore che scrive romanzi, racconti è una persona che si allena a ricercare modalità di pensiero e di analisi della realtà attraverso la narrazione e scopre in corso di opera sempre nuove concezioni del mondo. E’ un costruttore di mondi possibili. Finiamo con un altro esempio concreto di narrazione in terza persona limitata o immersa tratto dalle opere di Kafka e per essere precisi il suo romanzo America.

Quando Karl Rossmann, un sedicenne che i suoi poveri genitori avevan dovuto mandare in America perchè una serva lo aveva sedotto ed aveva avuto un bambino da lui, entrò nel porto di New York, dalla nave che aveva rallentato scorse la statua della Libertà, già da tempo avvistata, come immersa in una luce improssivamente ravvivata. Il braccio che portava la spada pareva si fosse rialzato in quel momento, e attorno alla sua figura alitavano le libere aure.

Fin qui come potete leggere il punto di vista è quello di Karl, che descrive ciò che vede dalla nave dove si trova e che sta entrando nel porto di New York. Ci dice anche la ragione, il pensiero interno a Karl, per cui sta per scendere in America e continua…

Com’è alta! dissse fra sé; e pochè non pensava affatto ad andarsene, un poco alla volta fu spinto fino al parapetto dalla folla dei facchini che sempre più numerosi gli passavano davanti.

Anche in questo passo si nota che il narratore aderisce al personaggio Karl, conosce dal di dentro il suo pensiero, “Com’è alta! disse fa sé”, e segue Karl quando questo si spinge fino al parapetto e ci dice cosa vede.

Il romanzo continua a questo punto descrivendo una breve conversazione di Karl con un giovane che gli passa accanto, poi descrive Karl che guarda il giovane con cui ha parlato allontanarsi in mezzo ad altre persone, quando subito dopo si accorge di avere dimenticato l’ombrello giù nella nave e corre via a cercarlo, arriva in basso trova un corridoio chiuso, e inizia a cercare la strada tra altri corridoi fino a giungere in una cabina. In altre parole, il narratore non abbandona mai il suo protagonista, Karl, che rimane lungo tutto il romanzo l’unico punto di vista dal quale viene raccontato il nuovo mondo, l’America. Questo romanzo di Kafka, direi che è esemplare per l’aderenza al punto di vista limitato di Karl, per la potenza descrittiva che mette in opera.

Ancora una volta vi chiedo di esercitarvi provando a costruire una narrazione in terza persona limitata e a postarla nel gruppo di discussione.

Fino ad adesso mi sono limitato a chiedervi di compiere degli esercizi seguendo l’impianto argomentativo delle lezioni e lasciandovi autonomia nella pratica che è fondamentale. Dopo avere capito qualcosa bisogna sempre passare alla sua comprensione attraverso l’azione sperimentale.

Ma a poco a poco entremo sempre più dentro la pratica (fermo restando lo sviluppo concettuale assolutamente indispensabile) per mezzo di esercizi guidati attraverso i quali vi darò indicazioni di metodi, tecniche, modelli esplorativi della vostra pratica sperimentale, cercando di sviluppare, attraverso sistemi logici, categoriali di ricerca, l’esplorazione di soluzioni narrative, incanalandovi su percorsi percettivi che vi faranno vedere cose che senza l’addestramento tecnico non tutti riescono a vedere subito, sottoponendovi con un training cognitivo agli esercizi di potenziamento della creatività, agli esercizi di manipolazione linguistica, quindi in sostanza attraverso un complessivo allenamento alla scrittura creativa che didatticamente oscillerà dinamicamente tra la focalizzazione restrittiva negli esercizi per sviluppare abilità specifiche e l’allenamento a briglie sciolte. In ogni caso farete quello che vi pare, le mie sono solo indicazioni di massima, ma personalmente ritengo si possa fare veramente molto per allenare la mente ad avere più opportunità.

Quello che nessun corso di scrittura creativa potrà mai insegnare è invece la pulsione misteriosa che spinge una persona a coltivare il suo spirito dentro la scrittura. Coltivare? Sì, anche nel senso di arare, costruire dei solchi attraverso la scrittura nella sua anima e nell’animo dei lettori.

Un pensiero su “Quarta Lezione

  1. stampo anche questa e la metto a far compagnia alle altre tre precedenti, sul tavolino del salone, pronte per essere lette in un momento di pace e con la dovuta attenzione. Grazie !

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