DIMENSIONI SPIRITUALI DELLA CRISI AMBIENTALE

di Seyyed Hossein Nasr

(Da: The Ecologist)

natura

L’umanità moderna ha abbandonato quello che è sempre stato un principio fondamentale delle concezioni tradizionali del mondo. Il Tao dell’antica Cina, il r’ta e il dharma delle tradizioni indù e buddhista, il nomos degli antichi greci, la shari’ah del mondo islamico – tutti questi differenti concetti designano la stessa realtà. Essi, infatti, si riferiscono all’“ordine” che governa l’umanità e la natura, da cui deriva il termine moderno cosmos che significa letteralmente sia ordine che bellezza. Così, nomos in greco non designava soltanto le leggi che reggono i movimenti dei pianeti, ma anche le leggi che reggono la vita umana, e dunque le leggi secondo le quali il saggio dovrebbe vivere.

Nell’Islam, questa parola greca si è trasformata nel termine arabo namus, che consideriamo quasi come equivalente della shari’ah, la legge divina – termine coranico – ugualmente identificata con le leggi della natura. In arabo, la parola sunnah, che indica sia la tradizione che le consuetudini del Profeta, è utilizzata anche nel Corano per designare le usanze di Dio (Sunnat Allah) e quelle di tutti gli esseri viventi. Sunnat Allah si riferisce alle leggi e alle norme che governano tanto la religione quanto la creazione di Dio – i principi grazie ai quali funziona il mondo.
Lo stesso vale per dharma, anche se questo vocabolo non è associato al Dio personale del monoteismo. Quasi tutto il pensiero buddhista contemporaneo sull’ambiente ruota intorno a questo unico concetto di dharma, perché il dharma non è legato soltanto al corretto modo di vivere, ma anche ai principi che determinano la natura delle cose. Infatti, ogni cosa ha a sua volta il suo dharma. I fiumi, i fiori e le montagne hanno il loro dharma; perciò questo termine è così difficile da tradurre in italiano. Lo stesso succede anche con il termine indù r’ta (Rita), che non è solo la legge per gli esseri umani, ma anche per il cosmo. La visione religiosa del mondo rinvia a una sorta di mistero – il mistero della relazione tra leggi che dovrebbero governarci moralmente e spiritualmente e le leggi che governano l’universo.

La crisi spirituale

Tra le due, c’è una profonda relazione. Attualmente, un certo numero di scienziati tentano di ricostruire questo ponte dall’altra sponda. Il professor Edward O. Wilson, famoso biologo evoluzionista di Harward, ha pubblicato due saggi che sono stati all’origine di un vasto dibattito nell’ambiente intellettuale americano. Egli inizia dicendo che le scienze umane e le scienze naturali dovrebbero camminare di pari passo e superare la separazione che ora esiste tra di loro. A suo parere, questo dovrebbe essere fatto sviluppando le scienze umane sul fondamento della biologia. Egli propone che si sviluppino leggi etiche e sociali sulla base di ciò che gli scienziati della natura, come lui, hanno scoperto nel mondo biologico.
Tuttavia, la maggior parte dei religiosi non vedono le cose in questo modo, perché nessuno di noi vuole vivere sotto l’una o l’altra forma di darwinismo sociale, applicando alla società quelle che a torto si chiamano le “leggi della giungla” o diverse altre cosiddette “leggi biologiche”. In realtà, l’immagine che noi abbiamo della “legge della giungla” è essa stessa un’illusione, perché se fosse la sola legge esistente, tutti gli animali si sarebbero già divorati l’un l’altro. In verità, constatiamo che nella giungla c’è un’incredibile armonia che riguarda sia gli esseri viventi che quelli non viventi, un’armonia alla quale molti scienziati moderni prestano pochissima attenzione. Questa idea di una legge scientifica riguardante sia la società che il cosmo ci fa davvero perdere di vista il punto essenziale, cioè questo: molti popoli tradizionali credevano che il loro stile di vita fosse in accordo con il modo con cui funziona il mondo. Essi lo credevano malgrado la loro totale mancanza di moderne conoscenze scientifiche, e questo principio fornì le basi della funzione dei “re-sacerdoti” di diverse antiche civiltà. Ad esempio, l’imperatore cinese era il ponte tra cielo e terra, ed eseguiva certi rituali che avevano lo scopo di conservare l’armonia del cosmo. Questo stesso principio può essere osservato nella funzione dei faraoni dell’antico Egitto, in seno alla tradizione ebraica per Melchisedek, per Saoshyant nello zoroastrismo e per molti altri.

Scienza: la religione dell’Occidente

Non possiamo più continuare a considerare la natura come sprovvista di valore morale e spirituale. Le nostre preoccupazioni etiche non possono ignorare il resto della creazione. I non-occidentali generalmente non comprendono la “secolarizzazione della natura” che si è verificata in Occidente.
Sebbene inconsapevoli dello sfondo filosofico del progresso della scienza moderna e dell’idea di dominio su una “natura” segmentata, i non-occidentali sono pienamente consapevoli della relazione tra le applicazioni della moderna scienza occidentale e il potere politico ed economico. Essi tendono a pensare che questa scienza può aiutarli ad acquistare potere e dominio nei loro affari, senza pensare alle sue conseguenze etiche, spirituali o ambientali.
Perciò, nel mondo non-occidentale quasi tutti i governi, da sinistra a destra, dai religiosi agli antireligiosi, approvano la fede nella scienza e nella tecnologia moderne, e sposano la causa dell’industrializzazione alla velocità più grande possibile. Questo è tanto più sorprendente, considerata la persistenza della visione religiosa della natura che ancora in parte sopravvive nelle loro popolazioni.
Per diversi anni, negli anni Settanta, sono stato presidente della principale università scientifica e tecnologica dell’Iran. La nostra università aveva dato il suo consenso alla costruzione di una centrale elettrica nuclearenel porto di Bushehr nel Golfo Persico. Quasi tutti i giorni, gli studenti dell’università che si erano opposti a questo progetto denunciavano quanto fosse assurdo costruire una così pericolosa installazione. Io ero felice di essere d’accordo con loro, e dissi alle autorità dell’epoca che gli studenti avevano ragione. Cercai parecchie volte di bloccare questo progetto irresponsabile, ma la mia voce non fu ascoltata e la cosa andò avanti ugualmente.
Non appena si verificò la Rivoluzione Islamica del 1979, la costruzione dell’impianto fu bloccata, ma, come poi si è visto, non per molto. Vent’anni dopo, con un costo supplementare di diversi miliardi di dollari, l’impianto è ormai stato completato. È significativo che l’atteggiamento nei confronti della moderna scienza e della tecnologia occidentale sia sempre lo stesso, quale che sia il regime, monarchico o islamico-repubblicano in Iran, o, per quanto ci interessa, la monarchia in Arabia Saudita, o il partito laico Baath in Iraq.
Alle radici di tutto questo vi è l’incomprensione da parte dei non-occidentali di quello che è realmente in gioco, dei pericoli che minacciano le loro religioni e le loro culture; e del supremo errore consistente nel ripetere gli sbagli dell’Occidente industrializzato in ogni angolo del globo, spesso, ironia della sorte, per non dipendere più dall’Occidente. Questa è una delle ragioni per le quali, nel mondo non occidentale, l’intera questione ambientale ha fatto tanta fatica a penetrare nella coscienza della gente.
In Occidente, però, si è assistito a un processo molto diverso. A poco a poco, passo dopo passo, la visione religiosa della natura è stata perduta, per essere sostituita da una visione del mondo meccanicistica. E ora, dopo trecento o quattrocento anni (dal processo a Galileo), il ceto dirigente religioso occidentale sta cercando, in un modo o nell’altro, di riformulare una teologia della natura. Per questa ragione, credo che i pensatori occidentali che si occupano di tale problema abbiano una responsabilità molto pesante, non soltanto verso il mondo cristiano o giudaico, ma verso il mondo nel suo insieme.
È del tutto ovvio che siano molto più al corrente di tutti i problemi di molti non occidentali, che soltanto ora cominciano a porsi la questione ambientale. Nondimeno, i pensatori delle religioni non occidentali hanno questo vantaggio, che, tra i loro correligionari, il senso del sacro nella natura e la legittimità di una conoscenza religiosa della natura non sono stati dimenticati come in Occidente.

Aiutare la natura a guarire

Lasciatemi concludere dando alcuni suggerimenti pratici su ciò che deve essere fatto in quest’ora già tarda per rovesciare la critica situazione ambientale.
Certamente non mi oppongo a sforzi di singoli o di gruppi per la pulizia del Tamigi o per impedire che quel particolare albero sia tagliato: ringraziamo Dio per simili iniziative. Ma esse possono solo ritardare un disastro totale più che impedirlo. Il fatto che stiamo uccidendo la creazione è ciò che deve essere impedito, e, per impedirlo, dobbiamo prima comprendere che siamo responsabili delle nostre azioni: non possiamo starcene con le mani in mano e non fare niente col pretesto che questa tragedia è “opera di Dio”, o è inevitabile a causa della “marcia del progresso e della tecnologia”.
Dio ci considera responsabili di ciò che facciamo, di ciò che non facciamo e di ciò che avremmo potuto e dovuto fare.
Non c’è altra alternativa che cambiare la nostra intera visione del mondo.
Non possiamo continuare ad avere una visione del mondo basata sulla rottura della relazione tra l’umanità e il Divino, e dunque tra l’umanità e la natura come realtà spirituale. Dobbiamo restaurare questa relazione critica, il che significa che l’attuale, moderna visione del mondo deve essere abbandonata. Non c’è un’altra soluzione. In questa fase storica, un compromesso è la peggiore specie di tradimento. Abbiamo già fatto sin troppi compromessi con la verità. Giorno dopo giorno, anno dopo anno, le cose sono andate avanti in questo modo, ma non possono continuare così per molto tempo. Non vedo come il mondo moderno, con tutta la sua arroganza, possa sopravvivere. E nemmeno può sopravvivere l’intera umanità, restando aggrappata a una visione del mondo che è falsa sin dalle fondamenta. Come possiamo continuare ad eleggere governi che credono ingenuamente nel continuo sviluppo materiale, senza compiere un suicidio di massa? Se estrapoliamo tutte le attuali tendenze, come gli scienziati tendono sempre a fare, e continuiamo sulla nostra attuale via, non vedo in che modo la terra possa continuare a sostenere la vita umana, e non parliamo di vita con una qualche qualità.
È alla luce di queste considerazioni che la visione religiosa della natura diventa così importante. Naturalmente, il fatto di riproporla richiede un cambiamento molto radicale. Anzitutto, dobbiamo mettere in discussione non quello che la scienza dice nel proprio legittimo ambito, ma la sua pretesa monopolistica di fornire la sola vera conoscenza su tutti gli aspetti dei nostri rapporti con la società e il mondo della natura. Dobbiamo prendere coscienza delle gravi insufficienze filosofiche della scienza moderna, del fatto che le sue applicazioni stanno rendendo rapidamente il nostro pianeta inabitabile. Dobbiamo superare la trance ipnotica nella quale siamo stati acquietati, che ci induce a negare, sul limite dell’età spaziale che stiamo varcando, la pertinenza di tutta la conoscenza tradizionale del passato.
Non è conquistando lo spazio che potremo risolvere i nostri veri problemi, bensì dedicandoci alla vera, fondamentale ragione di ciò che generalmente facciamo, qui sulla terra, a noi stessi, alle nostre famiglie, alla nostra più grande famiglia di esseri viventi, alle creature non viventi della terra e ai cieli che stiamo tanto sistematicamente inquinando. Dobbiamo comprendere che la tradizionale saggezza religiosa è valida per noi quanto lo era per i nostri lontani antenati, e che l’umanità deve essere vista come una volta, come una parte inseparabile del mondo naturale, come creazione di Dio e soggetta alle stesse leggi divinamente stabilite, che devono essere osservate se dobbiamo conservare il suo fondamentale ordine.
Questa è la visione che dobbiamo riacquistare, se dobbiamo vivere in pace con Dio, con noi stessi, e con tutta la Sua creazione, animata e inanimata, che la Sua Misericordia sostiene e nutre, anche se, nella nostra presente ignoranza, non siamo degni delle Sue benedizioni.

18 pensieri su “DIMENSIONI SPIRITUALI DELLA CRISI AMBIENTALE

  1. E’ interessante come il termine r’ta sia la stessa radice di rito, in effetti l’uomo è se stesso ed è in comunione con il cosmo principalmente nel rito, anzi, ogni azione dell’uomo che voglia tornare alla sua natura divinizzata tende ad essere rituale.
    Avanti di questo passo mi toccherà rispolverare Guénon, il professor Nasr, già lo conosce a menadito.
    Ma zolla… brrrrr!
    😉

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  2. Daccordo con te, Mario. Zolla aveva grande erudizione in materia religiosa, ma spiritualmente poco da insegnare: è la pretesa di sorvolare le tradizioni perchè se ne conosce la forma teorica, ma senza praticarne nessuna. Il risultato è il nichilismo sottile degli Adelphi, dove infatti è approdato.

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  3. non hai la più pallida idea di quanto sei lontano dalla realtà quando sostieni che Zolla sveva “la pretesa di sorvolare le tradizioni perchè se ne conosce la forma teorica, ma senza praticarne nessuna”.

    Quanto dici è smentibile attraverso i suoi stessi scritti (in diversi libri) e smentibile da chi l’ha conosciuto personalmente che sa bene come lui non ne conosceva solo forma teorica.

    Ci vuole veramente molto superficialità per dire una tale menzogna (non si può neanche parlare di fraintendimento)

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  4. Vai a leggerti, ad esempio, quello che ha detto al riguardo di quanto affermi in Uscite dal Mondo.

    Ma potrei citarti altri suoi libri.

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  5. Luminamenti, adesso mi hai proprio rotto le scatole.
    La parola menzogna te la puoi infilare dove sai: io leggo Zolla dai tempi di “eclisse dell’intellettuale” fino ad “Archetipi”: se do dei giudizi so quel che dico. Se poi a te non piacciono padronissimo, fai un post alternativo, scrivi un’apologia di Zolla ma non dare a uno del mentitore. Tu sei talmente sommerso dal tuo citazionismo che le parole verità e menzogna non sai più nemmeno cosa significhino, su e giù per la rete dimostri tutto e il contrario di tutto con Danilo Dolci sotto un braccio e la logica giaina sotto l’altro. Fallo ovunque ma per piacere astieniti dai miei post, dove io personalmente ti subisco come una piattola.

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  6. A quanto ne so si fregiava, con Calasso, Ceronetti ed altri di appartenere alla cosidetta “Banda gnostica internazionale”, e per certo si trattava di una banda più agnostica che gnostica, è un autore ambiguo in materia tradizionale la cui erudizione non supera il narcisismo e alcune idee fisse che cercò pervicacemente di piazzare in ogni dottrina di cui si occupò, un po’, in minuscolo, quello che fece Jung.
    Se penso a chi era sua moglie, mi vengono i vermi, poveretta, ma non era un post su zolla, non avrei commentato se no.

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  7. Confermo che è una menzogna e ricomponiti educatamente perchè non m’intimorisci proprio. Lo leggi dall’ecclissi dell’intellettuale? Beh, io da prima. E che vorrà
    signficare? Forse dormivi mentre leggevi! E invece di fare sproloqui ti rispondo con i fatti, ovvero con le parole proprio di Zolla che sono la conferma (tra tante altre suo opere dove lo ha detto, per non parlare di chi lo ha conosciuto di presenza)di quanto avevo detto.
    Zolla non hai mai avuto nulla contro l’aderire in teoria e pratica a una tradizione, e in più, ha detto che è
    sbagliato beffeggiare le altre. La sua visione sincretista era mirata a trovare l’unità fondamentale e sopratutto la costante di tutte le tradizioni: la quiete (cosa che tu binaghi non sembra proprio che possiedi da come rispondi, figuriamoci una tradizione).
    Ma passo a una delle tante citazioni che ti smentiscono.
    Mi riferisco a quando in Uscite dal mondo parla con entusiasmo e competenza di Florenskij, ma lo critica alla fine per il suo rifiuto aspro rispetto ad altre tradizioni e finisce così a pagina 249 dicendo:

    “L’obbligo in cui un’eccelsa opera come quella di Florenskji pone, di fare simili riserve, insegni, severa
    lezione, che non dobbiamo abbandonarci a furie proscrittrici, anche e specie quando una rivelazione
    inebri; amiano la tradizione che ci conduca alla quiete senza oltraggiare vie diverse. Rammenti, questa postilla in sordina, che giova sgombrare la contemplazione
    dall’ombra più tenue dello spirito di potenza: Una parola di verità Soverchia il mondo, dice un proverbio
    russo rammentato da Solzenicyn, che lo chiama “un apparentemente fantastica infrazione alla legge della conservazione della massa e dell’energia”. Questa
    certezza può bastare” .

    Purtroppo di zolla girano interpretazioni fuorvianti,tese a falsificare il suo pensiero, la profondità nel descrivere direi più da antropologo che da storico delle
    religioni le tradizioni.
    Mi auguro che almeno tu sappia a quale tradizione in particolare aderì nella pratica Zolla. Ne ha scritto pure Severino in Sortite.
    Che poi, cercarlo di squalificarlo, sostenendo che lui non ne praticava alcuna ( ma chi te l’ha raccontato sto film?)e che quindi siccome i suoi libri, per definizione come tutti i libri di questo mondo, sono solo teoria, come se da questa teoria chi legge non possa ricavarne una pratica, e quindi tentare di neutralizzare i libri di Zolla sostenendo ma cosa? non si capisce per niente. Tra l’altro lui ha avuto una miriade di incontri in
    prima persona con maestri di tradizione, come Heschel.

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  8. Sul sito di Gianfranco Bertagni c’è una intervista alla radio a Zolla da me riportata anni fa su Clarence nel sito di Genna, dove emergono altri spunti interessanti sulla costante fondamentale di una tradizione

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  9. Banda gnostica internazionale

    Sintetico ed efficace.
    Il contrario dei tuoi piagnistei citazionisti, Lumina, che, ribadisco, mi hanno proprio stufato.
    Ti concedo solo una cosa: non dovevo usare la parola “pratica” ma “fedeltà”: il praticone assaggiatutto è esattamente il contrario dell’unica cosa che qualifica l’itinerario spirituale, cioè la fedeltà a un maestro, a un linguaggio, a una liturgia.
    Il resto è pura libido sciendi e gli esiti, di Zolla e consimili, sono miserevoli, fino al dionisismo d’accatto degli ultimi scritti.
    Comunque, questa è l’ultima volta che ti rispondo.

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  10. Sintetico ed efficace, perché ti ha smentito categoricamente e confermato quanto avevo detto. E mi è piaciuto il tuo ultimo post fra i commenti, perché mostra il tuo arrampicarti sugli specchi. Zolla non era certo un assaggiatutto, i suoi libri sono estesi, intensi e profondi, tanto che tutti gli specialisti delle varie tradizioni lo cercavano, gli chiedevano e lo inviatavano ai convegni per avere un suo parere considetarato autorevole. Fra gli ultimi, Giulio Busi esperto di ebraismo cxhe lo invitò alla presentazione di un suo libro.

    In quanto al praticone assaggiatutto questo è un altro discorso che stai propinando per sviare il discorso, perchè è di Zolla che negavi la pratica e fedeltà a una tradizione e ne svilivi la competenza teorica, cosa non vera, palesemente falsa come ho mostrato proprio usando una citazione (inevitabile, tanto più mettevi in causa un autore dicendone cose che la citazione ti ha smentito!)

    In quanto ai praticoni assaggiatutto cmq, sono perfettamente d’accordo, ma questi mica leggono Zolla, neanche sanno chi sia stato, leggono Paulo Coehlo, la Profezia di Celestino, Yogananda e consimili. Roba da new age o come diceva Zolla gente che segue in maniera distorta Guenon perchè ha il complesso del padre!

    Che c’entrano con Zolla? niente! In quanto al Dionismo, è uno dei modi della manifestazione di una delle Tradizioni, non è l’unica, né mai Zolla ha sostenuto che sia superiore alle altre, ne ha solo documentato la fondatezza logica, ne ha identificato anche manifestazioni, fenomenologie persino in alcuni mistici cristiani (non tutti), e nel suo ultimo libro, Discesa all’Ade e resurrezione si è spinto nel suo ultimo sforzo di ricostruire il filo dell’intreccio del Cristianesimo con altre tradizioni, citando lo straordinario lavoro di Romeo di Maio su Cristo e la Sfinge e i signifati ebraici del Cristo. O ancora i lavori di Harold Bloom e di quell’altro grande studioso di tradizioni che è Peter Kinglsey.

    In quanto alla tradizione a cui aderì nel privato è nota: l’advaita vedanta nei nomi di Som Sraj Gupta e il pensiero di Ramana Maharashi.

    Ma come Grazia Marchianò ha sottolineato nella post-fazione al suo ultimo libro, il suo percorso, da studioso serio e sobrio lo spinse alla fine verso Gerusalemme, dove era affiorata l’idea evangelica del Signore del secolo, dio di un epoca già remota. Ma questa è più storia privata sebbene accennata pubblicamente.

    Ps. riuscirai a mantenere la promessa di non rispondermi? ma non lo avevi detto anche su NI?

    Magari fosse vero…

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  11. Per chi volesse approfondire seriamente la tradizione dionisiaca uscendo da Nietsche (altro dionisiaco), consiglio la lettura di Rupa Goswami, il trattato Ujjivala-nilamani (che gli assaggiatutto non leggeranno mai) e l’opera di uno studioso d’arte indiana morto nel 1982, Calambur Sivaramamurti. Nell’Utet c’è il suo lavoro storico dell’arte indiana in relazione al dionismo.

    Sull’eclissi e riemersione della mistica invece AM, Rivista di Antropologia medica, 3-4 ottobre 1997

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  12. Luminamenti
    metti sullo stesso piano paulo coelho e Paramhansa Yogananda? e visto che ci sei assimila anche Sri Aurobindo a madame blavatsky.
    mister so tutto io. hai sprecato il tuo tempo.

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  13. No, non metto sullo stesso piano Coehlo con Yogananda, ma una certa categoria di lettori che li assimilano nelle loro letture, escludendo (neanche conoscono questi nomi) Eliade, Zolla, Maharashi, Corbin, Mahadevan, Coomaraswamy.

    Ti risulta che chi legge Yogananda conosca Corbin o Coomaraswmy.
    A me no! Ho sempre concordato con Zolla sul fatto che il linguaggio di Yogananda non mi convince.

    Ti risulta che chi legge Rudolf Steiner sappia chi è Couliano?

    Aurobindo è più conosciuto, come saprai ha avuto i suoi due divulgatori, ma dubito rientri nel gruppo di lettori che leggono Coehlo o la profezia di celestino.
    Aurobindo era uno studioso serio (VEDI SAVITRI, il suo poema amato anche da Mario Luzi). Altro tipo di lettori.

    Pensi che qualcuno possa fare l’assaggiatutto o il new age leggendo un libro di Elia Benamozegh. Ma se neanche sa chi è! e se a un lettore di Coehlo gli dò in mano Elia Benamozegh, dopo la terza riga si ferma.

    Quello che voglio dire è che ci sono autori che si prestano ai deliri pseudospiritualisti, altri corrono pochi rischi, perché richiedono rigore, impegno, serietà, approccio logico, difficoltà nella pratica

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  14. Letture eterogenee, non c’è che dire, basta sapere dove portano.
    In ambiente guenoniano sentii questa frase; “in cima le tradizioni sono una cosa sola, ma alla loro base no, anzi possono essere incompatibili fra loro”.
    Il problema infatti è che Zolla sembra rimproverare a Florenskij una visione troppo ristretta, mentre lui, dall’alto della sua scienza, quasi fosse un liberato in vita, abbraccia tutte le dottrine e religioni e ne assaggia un po’ qui e un po’ la, senza capire la differenza tra uno sciamano e un guru.
    Allora, l’assunto di Guénon sull’unità trascendente delle religioni era un’affermazione teorica, ma la sua pratica era l’islam nella sua forma più rigorosa.
    Dei citati, tolto Coomaraswami che era un devoto induista, non vedo che studiosi che si applicano all’argomento dal di fuori, alcuni da presupposti junghiani, altri semplicemente antropologici, non vedo come possano comunicare o addirittura pontificare sui limiti di chi è dentro il cammino, chi vive l’essenza e la pratica della propria religione e ne trae conoscenza verificata dall’esperienza viva.
    Tanta o poca che sia, è oro al confronto del loro piombo.
    Ma non è un caso che sia proprio Zolla a farlo, se, come dice luminamenti praticava addirittura l’Advaita Vedanta, cioè la via che sta al di sopra di ogni distinzione e casta, il fine del Veda, il culmine di ogni sapienza, (dal punto di vista indù almeno); o gli hanno venduto una patacca o non ne aveva tratto alcun frutto, e i suoi saltellamenti mi sembra che lo provino ampiamente.
    Nei libri, alla fine, sembra che si trovi tutto, ma studiare una carta geografica non è ancora essere salito in cima all’Himalaya.

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  15. Se quelli di zolla sono saltellamenti…

    Zolla non rimproverava a Florenskji una visione ristretta, anzi.
    Gli rimproverò solo il fatto che lui considerasse superiore la sua tradizione alle altre.

    Guenon lo lascerei in pace. Fu grande, ma confuse Woden e Buddha sostenendo che provenivano dalla stessa radici. Non aveva basi per giudicare con correttezza altro rispetto a quello in cui si insediò.

    In quanto a Zolla le sue opere mostrano ampiamente la profondità e correttezza teorica nel ricostruire le fonti di una filosofia perenne.
    Dal 1969 al 1983 si dedicò, non da solo, a questo obiettivo: Conoscenza religiosa (La Nuova Italia, Firenze). Se questo periodo dal 1969 al 1989 è da considerarsi un saltellamento.
    La novità che apportò fu quello di innestare sul concetto di Tradizione, in modo del tutto innovativo, la nozione di mente naturale, inscrivendola in un programma speculativo ad amplissimo spettro fondato sul sincretismo. Si tratta di una vera svolta ecumenica, che libera l’uomo dalla pretesa di voler imporre agli altri quello che non ci è congeniale e trovando nella quiete e contemplazione la base e l’equilibrio a cui tutti le tradizioni conducono e indispensabile per donare senza contraccambio: l’intelletto d’amore.
    In quanto alle patacche che avrebbe assorbito, mai sentito una sciocchezza più grande, basterebbe pensare a un pensatore straordinario come Abram J. Hescel che gli dedicò l’edizione italiana di Passion for Truth. O il suo rapporto con Marius Shneider. O basti pensare al gruppo di maestri che riunì nei convegni di Lugano. Altro che patacche!

    Si confonde il presunto saltellamento con la sua sete profonda di ricerca, conoscenza e pratica. D’altra parte non ha mai detto di essere un liberato in vita né aveva bisogno di atteggiarsi, come sanno bene tutti coloro che hanno avuto il piacere, la gioia di conoscerlo personalmente e hanno così potuto verificare quanto egli “stava” invece che saltellare.
    Se conoscere le tradizioni significa saltellare…

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