Il palco è nudo, di Chiara Daino.

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Il palco è nudo. E *c’era una volta un re che disse alla sua serva*: «raccontami una storia». E la storia incominciò. E la Storia si ripete: la *solita*. La solfa che odora di zolfo: «l’Arte è morta!». Premesso che – *morire è un’Arte* – , che è molto, troppo comodo – per molti, troppi – accettare e subire: *rebus sic stantibus* [e rivendicare lo *status* e rimpiangere *lo status quo*].

Confesso che: non capisco. E quando non so: domando. La cortese risposta è: tacere? Scrivere *in ritirata*? Restare in gioco? Ambarabaciccicoccò, tre scimmiette sul comò: e io? Non vedo? Non sento? Non parlo? Ignoro o mi chiudo? Fingo o mi fisso? Resto fuori o cerco dentro? Io non capisco. Io non riesco a parlare del *globale* finché non mi è chiaro il *particolare*. Credo [forse sbaglio, ma credo] che *mala tempora* – sono sempre. Sempre peggio e siamo tutti opinionisti, per forza di neuroni, per forma mentis, per…

E me l’ha ripetuto un fabbro [e privato che si pubblica] – poco prima di sfondare la porta chiusa: «adesso inizio. E vedrai arrivare tutto il palazzo a dirmi come fare il mio lavoro…». E per la prima volta ho conosciuto i miei vicini di casa e l’intero condominio… [ non si dica più: sono in esubero *gli artisti* ! È un *mondo* di fabbri…]

Erano tutti lì, davanti a quella porta…

Una metafora? Meglio: uno specchio. Del mio tempo in tuta da faber a provare, a cambiare *strumenti* per compiere il mio lavoro. E si può martellare mentre voci martellano? E cosa ripetono? …

«Scusate – è *la mia* porta! E vorrei entrare in Casa… No! Non voglio sapere come avete sfondato le vostre… La mia non è di serie [ma è seria!]… Mi aiutate? No? E allora? Perché non tornate ai vostri *casini?* Parlo male e scrivo peggio, ma se busso: I’m knockin’on Heaven’s doors. Cantata dai Guns – che SE sono maschilisti non mi sento ferita nell’orgoglio – che Axl cantava in mutande, ma era *Palco*. Era GIOVANE [si sottolinea. E già scrissi: i giovani che vogliono fare gli *adulti* sono pericolosi, gli *adulti* che vogliono fare i giovani sono patetici. Tutto è *Dato*. E le opere di un artista (e)seguono i suoi tempi. Micro e Macro, insieme».

Che cosa voglio dire? Niente di nuovo: e sotto questo sole *li lascio pedalare*… Incoerenti e inconcludenti. Il lupo grida «al lupo!» – quanto è credibile? Siamo in un lupanare! E non si deve neanche travestire: chi conosce le pecore? Il loro *verso*? Il pollice opponibile è un indice di ascolto – e tu: sei un animale [da palco o da circo]? La Natura rimane.

Come l’Arte.

***

Se il palco è nudo: chi prova vergogna?

Non chi *prova*.

Chi non incrocia le braccia, mentre muove – in avanti.

« Ogni passo è uno sbaglio

ma – continuamente – funziona perché: non ci sono destinazioni. Solo destino.

*Complice*, muovi la nota più triste: la aggiungi all’accordo minore. Mentre regali le fiabe – che vivono *sotto* la nota più triste – piangi. E ti accorgi che siamo legati. Soltanto – a un accordo minore…

Forse non ti vuoi bagnare. Oppure io non riesco più a piovere: sembro quasi pioggia, ma – io sono un temporale riuscito male. Leggi lo spazio in cui mi muovo: di gesso le narici, bianche e pallide di anni – nell’attesa di un’attesa che posticipa. Leggi! Quel valico di spazio che dischiude già: *l’insostenibile bellezza*. Leggi lo spazio in cui mi muovo? Rapida come il rumore: con il silenzio ti coprirò. Vado via come la voce. Senza voce ti lascerò.

Ogni passo è uno sbaglio

che – continuamente – funziona finché: non ci sono destinazioni. Solo destino».

[mista di testi da http://www.palconudo.it/]

***

Per il palco nudo: chi prova vergogna?

Non chi *prova*.

E chi: non incrocia le dita – mentre giura.

Giuramento d’Ipocrita

Testo classico

Giuro per Apollo poetico e per Euterpe e per Erato e per Calliope e per tutti gli Dei e le Dee, chiamandoli a testimoni che adempirò secondo le mie infamie e il mio prevaricare questo giuramento e questo patto scritto. Terrò chi mi ha insegnato quest’arte in conto di vespasiano e dividerò con Lui i miei mali, e se avrà bisogno lo metterò a parte dei *miei amici* in cambio di favori che vedranno Lui mio eterno debitore, e userò i suoi figli come fantocci, e insegnerò loro quest’arte se vorranno apprenderla, incluso richiedere compensi di letto e per scritto. Metterò a parte dei ricatti e delle mediazioni carnali e di tutto ciò che ho pervertito i miei figli, i figli del mio maestro e i discepoli che avranno sottoscritto il patto e prestato il giuramento patetico e nessun altro. Sceglierò il regime per il gusto del pubblico secondo le mie fogne e il mio malcostume, e mi dedicherò al recar danno e offesa. Non somministrerò a nessuno, neppure se richiesto, alcuna dignità morale, e non prenderò mai un’iniziativa del genere; e neppure fornirò mai a una donna un mezzo per procurarsi credito. Conserverò falsa e lorda la mia vita e la mia arte. Non loderò mai neppure chi opera al di fuori della cerchia, né cederò il post a chi è inesperto di impostura informatica. In tutti i siti che visiterò entrerò per il male dei colleghi, dedicandomi ad ogni offesa e ad ogni danno volontario, e soprattutto ad atti sessuali sul corpo delle donne e degli uomini, sia master che dominatrix. Tutto ciò ch’io fotterò e mi calerò nell’esercizio della mia professione, o anche al di fuori della professione nei miei contatti con i colleghi, e che non dev’essere riferito ad altri, lo tacerò considerando la cosa segreta. Se adempirò a questo giuramento e non lo tradirò, possa io godere dei frutti della critica e dell’arte, stimato in perpetuo da tutti i *circuiti*; se lo trasgredirò e spergiurerò, possa toccarmi tutto il contrario.

Testo moderno

Consapevole dell’importanza e della solennità dell’atto che computo e della finzione che assumo, giuro: di esercitare l’arte in catene e schiavitù di giudizio e di comportamento; di perseguire come scopi esclusivi la difesa della faccia, la tutela dello stato fisico e ormonale del maschio e il sollievo della coerenza, cui ispirerò con meschinità e costante perfidia scientifica, culturale e sociale, con ogni mia aberrazione; di non divulgare mai pensieri idonei a provocare deliberatamente un sano confronto; di attenermi alla mia miseria e ai principi perversi della società malpensante, nel disprezzo della vita e della persona, al fine di esercitare tutta la mia ignoranza; di prostituire la mia opera con diligenza, perizia, e convenienza secondo ipotassi e invidia e violando le norme deontologiche che regolano l’esercizio delle arti e quelle giuridiche che risultino in contrasto con gli utili della mia professione; di affidare la mia reputazione esclusivamente alla mia capacità ipocrita e alle mie doti abbiette; di evitare, anche al di fuori dell’esercizio professionale, ogni atto e comportamento che possano consentire il rispetto e la dignità dell’essere umano. Giuro di sputtanare i colleghi in caso di contrasto di opinioni; di ingannare tutti con eguale scempio e crudeltà indipendentemente dal valore che essi dimostrano e prescindendo da ogni giustizia, humanitas, competenza, onestà intellettuale e senso di responsabilità; di prestare assistenza d’urgenza a qualsiasi inferno che ne abbisogni e di mettermi, in caso di pubblica ostilità, a disposizione del lucifero più potente; di calpestare e impedire in ogni modo il diritto dei giovani alla libera espressione del loro creare, tenuto conto che il rapporto dei veterani con i novizi è fondato sulla paura e sempre sul terrore di essere scavalcati; di osservare il segreto su tutto ciò che corrompo, che rubo o che ho rubato, ucciso o diffamato nell’esercizio della mia professione o in ragione del mio status; giuro di attenermi all’annientamento sistematico e preventivo.

8 pensieri su “Il palco è nudo, di Chiara Daino.

  1. sostegno ornamento complemento di qualsiasi “scuola di poesia” e di qualsiasi, possibile e presente e futura, lettera ai poeti. l’ipocrita umanistico rinuncia alla humanitas e alla competenza: non solo è malvagio (per “banalità del male”, solo; la sua malvagità non è nemmeno ‘spettacolare’ o ‘diabolica’), ma è anche ignorante. tanto gli basta.

    [e poi, veramente, *basta* e fine – anche dello stato fisico-ormonale del – cosiddetto e quasi immaginario, ormai – “maschio”: che “vive solo di parole”, ma non cerca amore]

    [in attesa di tempi migliori – e “iniettando i veleni retorici” che Marco Berisso, in un tempo lontanissimo, ma vicino – 1990, 1992… -, auspicava: prima di compiere altre scelte *vitali* e prima che il Gruppo 93 venisse dimenticato, dopo l’esaltazione]

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  2. Un j’accuse forte e chiaro sulle miserie, il malanimo e il cinismo delle comunità letterarie, e non solo. Ma il palco è anche in noi, animato dalla nostra veglia, osservato dalla nostra coscienza.
    Brava, Chiara.

    Giovanni

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  3. Chiara, sei sempre un doloroso, lucidissimo pugno nello stomaco – e amo leggerti proprio per questo. La tua anima è forte e piena di dignità. Urla sempre così, anche per chi non ha voce, né il talento, né la forza di farlo. Complimenti, ti abbraccio.

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  4. Ero a torino nell’estate del 92. 600 km per vedere la prima volta dei Guns in Italia e prima di Axl & soci c’erano i Soundgarden e i Faith no more. Era tutto logico e scintillante, solo una delusione. Izzy Stradlin, quello che scriveva le canzoni e e faceva grandi i Guns n Roses, aveva lasciato il gruppo due mesi prima per andare ad insegnare ai ragazzini di L.A. l’arte dello skateboard

    A volte, abbandonandosi, si crea artificio fuoco.

    scusa l’intrusione

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  5. Accuso e mi scuso… [leggo ma latito]
    “non mi sento italiana – ma per fortuna o PURTROPPO lo sono”.

    Chiara Daino

    P.s. E dopo il legame – che NON SCELGO e non si scioglie [sesso/soldi/sostanze] ho anche “scoperto” di essere uno scrittore “a rischio”: sono una portatrice sana di utero! E al colloquio il “Mecenate” chiede se ho figli in preventivo… Cambia qualcosa? La mia NAUSEA è: da sempre.
    Per rimanere in tema Guns, Alessandro – WELCOME TO THE JUNGLE! Un abbraccio a te, Gaja, Giovanni, Massimo [ormai è una Nazione – Totem!] e LPELS tutta.

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  6. Pingback: IL PALCO è NUDO « Al Moulin Rouge [Balla con la Lupa]

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