IBRID@PROSA, BAGLIORI DAL WEB LETTERARIO ITALIANO

di: Guido Tedoldi

Il racconto che segue è stato uno dei partecipanti al «non concorso» Ibrid@Prosa organizzato dai blogger di Ibrid@Menti (li trovate all’indirizzo web http://ibridamenti.splinder.com). L’ho definito «non concorso» perché funziona tutto come se fosse una normale competizione letteraria, con tanto di giuria che seleziona i lavori migliori arrivati – ma alla fine non c’è un vincitore: ci sono delle opere segnalate e pubblicate su Ibrid@Menti e qui da noi su Lpels. Ma se non vince nessuno, che scopo c’è allora?
Per permettere di capire meglio, devo dare qualche altra informazione. Ibrid@Prosa si sviluppa in 6 parti, ognuna delle quali caratterizzata da un tema. Andrà quindi avanti per un po’ di mesi. Inoltre procede parallelamente a un altro «non concorso», Ibrid@Poesia, che ha scansione temporale e temi coincidenti. Se tutto va come nelle intenzioni iniziali, i testi pubblicati daranno un quadro dello stato delle scritture del web italiano. E, forse, anche lo stato degli scrittori (e scrittrici naturalmente) che utilizzano il web come mezzo elettivo di espressione della propria arte.

A monte di questi discorsi ci sono due domande. In realtà di domande ce ne sarebbero molte di più, ma due sono quelle che interessano di più a me e, siccome sono nella posizione privilegiata di essere il «delegato» di Lpels nella giuria, è a queste che cerco una risposta. Cioè, la dico tutta: io mi sono già dato le risposte. Quel che cerco sono conferme, oppure smentite (che secondo Karl Popper sono più utili all’avanzamento della conoscenza) delle risposte che mi sono già dato.

Domanda 1: c’è una differenza tra la scrittura in rete e quella su carta?
La risposta che mi davo era sì. Non tanto dal punto di vista formale, quanto di quello dei contenuti. Le parole della lingua italiana sono sempre quelle sia che si scriva a mano sia che si utilizzino mezzi tecnologicamente inusitati, e lo sviluppo delle argomentazioni non dipende dal mezzo che si usa bensì dall’esigenza di farsi capire dai lettori. I contenuti, invece, subiscono l’influenza del mezzo.
Il tema del primo sesto di Ibrid@Prosa, per esempio, era l’amore virtuale: una cosa che 30 anni fa era impensabile, 20 anni fa era in gestazione, 10 anni fa si teneva nascosta mentre oggi si vive quasi alla luce del sole (non ancora come i «pacs» o i «dico» ma rapidamente ci si sta arrivando). E l’amore virtuale non esiste senza i computer e senza una rete mondiale che permette di spedire e-mail, entrare in chat, costruirsi avatar in mondi elettronici.
Per raccontare un tema del genere, mi pare, ci vuole la consapevolezza del vissuto. Perché un conto è immaginarsi qualcosa come potrebbe essere, un altro conto è raccontare qualcosa di accaduto. Peraltro, non è così indispensabile che un certo evento sia realmente accaduto, soprattutto se in circolazione ci sono narratori come Emilio Salgari che non avevano vissuto ma immaginavano con potenza. Ma questa è una delle caratteristiche più belle della letteratura: raccontare cose finte che però sono più vere del vero, e così aprire finestre alla consapevolezza umana.
Tra i racconti che sono arrivati, quello che cercavo era questa evoluzione delle tematiche. E l’ho trovata. Il racconto che ripubblico qui (è già stato sul sito di Ibrid@Menti e su altri che partecipano al progetto) mi pare un esempio forte.

Domanda 2: ha senso che tanta gente scriva così tanto in rete? Qui la devo prendere un po’ alla lontana. Già gli antichi (mi viene in mente Seneca, ma suppongo ce ne siano stati altri, e non solo in Europa) sapevano che a scrivere si migliora scrivendo. Ma per difficoltà tecniche ed economiche gli scrittori non sono mai stati tantissimi. Chi scriveva, magari, diventava grafomane e aveva necessità di crearsi numerosi pseudonimi per contenere la propria creatività (penso a gente come Giorgio Scerbanenco, Nelson Pessoa, George Simenon) ma al di fuori di loro non è che la scrittura fosse granché praticata. Anche perché mancava un pubblico alfabetizzato di grandi dimensioni. I 25 lettori di Alessandro Manzoni nella realtà erano di più, ma mica di tanto. Il risultato di queste limitazioni era che, chi scriveva, maturava una professionalità esaltante, e chi leggeva poteva andare a colpo sicuro: quasi ogni libro valeva la pena.
Ok, ogni epoca ha avuto le sue schifezze letterarie. Ma una delle lamentazioni che più si sentono riguardo al web letterario contemporaneo (il primo web letterario della storia, peraltro, di cui i blog sono la prima manifestazione di massa) è che contiene una quantità di schifezza terrificante. Il mucchio di libri, quasi tutti buoni, prodotti dall’umanità finora, è travolto dai mucchi molte volte più grossi di testi prodotti ogni giorno, quasi tutti pessimi (secondo chi se ne lamenta). Quelli che una volta erano la vetta dell’iceberg, i professionisti della scrittura, oggi si trovano immersi in una montagna di dilettanti che scrivono quanto e più di loro.
Ha senso che tutta questa gente scriva?
La risposta che mi davo era positiva. Più gente scrive, più tanto ognuno scrive, miglior scrittura l’umanità produce, mi pare. In chi scrive molto (ogni giorno, o comunque più volte la settimana – sul proprio blog come su altri canali) migliora la concretezza, la consapevolezza, lo stile. Le incertezze del principiante, le dita indisciplinate sulla tastiera, i congiuntivi con cui litigare – col tempo si traducono in una tecnica solida.
Il risultato di tutto questo, mi aspettavo, sarebbero stati racconti mediamente migliori. E in effetti così è stato. In passato mi è già capitato di far parte di giurie di concorsi letterari, ma sono state esperienze deprimenti. La qualità media era da latte alle ginocchia. Chi ha partecipato a Ibrid@Prosa, invece, è forte.
Poi magari è una mia deformazione mentale quella di rimanere più soddisfatto se intuisco un grosso lavoro dietro, e quelli che mi sono parsi racconti di qualità erano in realtà mie personali allucinazioni.

Il migliore dei racconti che ho visto finora è questo qua:

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Tema: L’amore virtuale
La rete è anche uno spazio privilegiato per l’espressione delle emozioni. Ci si innamora, ci si lega, in rete, con la massima libertà possibile: si può essere fedeli, infedeli, monogami, poligami, platonici e sublimatori…

secondo Edo e le storie appese

Amore? Passione Virtuale…

Era una sera senza allegria, ero da solo in convalescenza di leggera malattia, tutti di famiglia erano per i fatti loro andati via, ed io inseguendo le stelle e la loro scia, accendo il computer navigando senza frenesia.
Klicco con il mouse un sito ammiccante, scopro che esso procura un diversivo alettante, m’inscrivo con nik altisonante ed un bel via a bordo della fantasia sognante, mi cattura la vista una donzella molto intraprendente che: s’infervora simpatica come una mina vagante, scoppietta con lemmi ed allusioni da birbante, ci si da appuntamento per la sera seguente, con le dita fumanti sulla tastiera rovente, mentre cerco di mettere l’ordine nella mia mente.
Le prime digitate di tastiera proiettate nella bella blogsfera, sono onde emozionali d’una sera, possono travolgere come spume di scogliera, abbattere in un lampo ogni barriera, allacciarsi in un abbraccio come una primavera, scoprendo le tracce di un’arciera, che colpisce al centro della polveriera, che sono i sentimenti puri con una storia da sembrare vera.
Ma in agguato potrebbe esserci un onda d’urto amara, con spumiglia nel cuore a frangersi assai dura, cominciando così a fabbricare una qualche paura, per una digitata stramba alla tastiera.
La passione digitale che diventa affetto cellulare, s’apre un abisso nella morale, perché di solito un uomo pensa solo a quella “Cattedrale” dove l’organo suo andrà a suonare, melodico e ancestrale con un lessico d’amore, un cantico sublimale che farà vibrare il cuore, anche ….e non solo virtuale.
Cosi chattando, chattando, arriviamo presto a dirci il quando, dopo solo un mese che ci stavamo sentendo, era uno sballo da fine del mondo, eravamo caricati con esplosivo sentimento, fatto di passione al massimo gradimento, niente foto? me la sto ridendo, incontro al buio? sto già godendo, chissà che femmina da sballo, me la sto parecchio gustando.
Arriva il gran giorno, venerdì sera x uno week end sotto il segno del capricorno, parto e ritorno come pane nel forno arrivo in notturno, riparto è un inferno nell’ordinario odierno, nel freddo mio inverno il calore discerno in questo quaderno, sussurrami accanto con temperamento mio dolce alimento io sogno un incanto, ma gli scoscesi pensieri c’aveo fino a ieri nei foschi tuguri dei miei desideri che: come destrieri scorazzanti e guerrieri ora sono giustizieri dei sordidi misteri, io vò per sentieri lastricati di fiori dai gialli cuori e bianchi corollari… sei Tu? dai mille colori dai conturbanti odori dai particolari “umori” da vera regina di cuori ?
Già… regina di cuori, purtroppo senza splendori, grassa e bassa contornata da colori, di vestiti al limite degli scongiuri, vedova affranta di neri sospiri, si spoglia come se fosse un karakiri, inorridisco e scappo di fuori… mai più simili amori, perché: ogni volta che penso all’amore, organizza una festa il mio cuore, ornamenti con giusto colore, orientandosi verso il fulgore, origliando ne sento il tamburo, obiettando x il troppo rumore, obbligandomi ad essere duro, obbedendo a paura interiore, oggi sento un richiamo maturo, ondata d’incanto passato e futuro, occasione in cui m’avventuro, oscurando i rimorsi mi prefiguro, orgasmi al sapore di mare, occhi belli tutti da amare, onirici sogni da coltivare, ogni volta che penso all’amore, mica così come internet propone, come un moderno stregone, viva l’antico corteggio, che fa assaporare un vero messaggio nei sentimenti scovando il coraggio, questo sarà il mio foraggio, altrimenti sarà solo tutto un miraggio.
Rien ne va plus con internet… almeno per me.

Edo e le storie appese

http://teddy.splinder.com

2 pensieri su “IBRID@PROSA, BAGLIORI DAL WEB LETTERARIO ITALIANO

  1. Wow… ma quale onore essere qui in bella mostra, è una piccola soddisfazione, in quanto è da una vita che scrivo solo in rima, con risultati altalenanti ma a me divertenti, finora ho raccolto molte più critiche che elogi, ma vedendo l’interesse suscitato dal questo piccolo raccontino mi sprona a continuare.
    Grazie a Tutti voi.

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