Sto ferito davanti a un miracolo

rembrandt.jpgSiegmar Faust ( Germania, 1944 )

Ich stehe verwundet vor einem Wunder

ohne es zu sehen, aber ich sehe erblindend, dass ich
wegsehen kann oder besser: absehen kann
von mir: dem größten Wunder, denn ich sehe
mich in keiner Zukunft stehen; und bald werde
ich vergessen haben, dass es mich gab.

Schon bevor sich die Einbildung „ Es gibt mich“ zu
Ende träumt, ergreift das Vergangene
pünktlich das Zepter und regiert uns zum Tode hin.

Wie haben wir unsere Tatkraft vergeudet! Oder
haben wir mehr Energien erzeugt als verbraucht?
Haben wir Kinder gezeugt, Blumen gepflanzt,
Unterkünfte gebaut, Bücher geschrieben, Bilder
gemalt, Filme gedreht im Nahkampf gegen das Nichts?

Ich gestehe: Ich habe alles erfüllt, was sich
mit Mühe erfüllen ließ, aber es hat den großen Abgrund
des Nichts keinen Millimeter mit Sinn gefüllt.

Frieden ist niemals gesichert, er scheint nicht unser
Wesen zu sein. Die Feinde sind zu viele im Leben,
sie leben in anderen Zeiten und Welten, also
gleichfalls immer und nirgendwo. In diese
Freiheit tropft mein Blut aus der Wunde des Seins.

Man muss gelitten haben, um glauben zu können.
Man muss gehasst haben, um lieben zu dürfen.
Man muss verzweifelt sein, um hoffend zu sterben.

Sto ferito davanti a un miracolo

senza vederlo, ma, sempre più cieco, vedo che
posso distogliere lo sguardo o meglio: allontanarmi
da me: il massimo miracolo, perché in alcun futuro
mi vedo; e presto
avrò dimenticato che ci sono stato.

Già prima che l’idea “Esisto”
finisca di sognarsi, il passato afferra
puntualmente lo scettro e ci conduce verso la morte.

Come abbiamo sprecato le nostre forze! O
abbiamo prodotto più energia che non consumata?
Abbiamo fatto figli, piantato alberi,
costruito dimore, scritto libri, dipinto
quadri, girato film in una battaglia contro il nulla?

Confesso: ho fatto tutto ciò che faticosamente
si poteva, ma al grande abisso del nulla
non si è aggiunto neanche un millimetro di senso.

Mai pace è sicura, sembra che non sia nella
nostra natura. Troppi sono i nemici nella vita,
vivono in altri tempi e mondi, quindi, al contempo,
sempre e da nessuna parte. Dalla ferita dell’essere
cadono gocce di sangue in questa libertà.

Dobbiamo aver sofferto, per poter credere.
Dobbiamo aver odiato, per poter amare.
Dobbiamo essere disperati, per morire sperando.

( Traduzione di Stefanie Golisch)

4 pensieri su “Sto ferito davanti a un miracolo

  1. Bella, molto. Niente fronzoli, le cose come stanno. Un autore che non conoscevo.
    Brava Stefanie, che mi dai spesso anche questo piacere (intellettuale, cosa avete capito?) di leggere nelle due lingue.

    Un caro saluto,
    Franz

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  2. Bella, Stefanie. Lucida, essenziale, di controllata disperazione. Mi è venuta in mente, su un tema analogo, la conclusione fulminea della Szymborska alla splendida poesia “Una vita all’istante”:

    “E qualunque cosa io faccia,
    si muterà per sempre in ciò che ho fatto”

    Grazie e un affettuoso saluto

    mimma

    "Mi piace"

  3. Non è solo un luogo comune che il tedesco è per eccellenza la lingua del pensiero e della poesia, e questo magnifico testo lo prova.
    Grazie e un caro saluto,
    Roberto

    "Mi piace"

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