COSA RESTA DEL ’68? – Prima puntata: la scuola – di V. Binaghi

scuola

E’ di moda criticare il ’68, ci dicono: ma non è mica tutto da buttare. Daccordissimo.
Infatti credo che gli anni Sessanta abbiano espresso istanze di genuino e democratico rinnovamento, che però, soprattutto in Italia, sono state quasi subito fagocitate da una sinistra fondamentalmente statalista e giacobina, che ha barattato l’emancipazione delle menti con la burocrazia dei diritti: risultato, l’istruzione dequalificata e obbligatoria.
Perfino dalla pedagogia di don Milani, che era uno straordinario maestro, capace di rimotivare e e ristrutturare i percorsi educativi di chi veniva scartato dalla scuola borghese, si è preso solo quel che si voleva prendere: la difesa delle pari opportunità, senza lo stile educativo, fondato sul personalismo cristiano e non su un astratto ugualitarismo.
Risultato? Il famoso Gianni (“che non va più in chiesa, nè alla sezione di nessun partito. Va in officina e spazza. Nelle ore libere segue le mode come un burattino obbediente. Il sabato a ballare, la domenica allo stadio”) all’epoca era il ritratto di uno che non andava a scuola, oggi è quello di un diplomato medio delle superiori.
Eppure istanze antiburocratiche e antiautoritarie furono sollevate all’epoca, contro il sistema dell’istruzione pubblica, e le tre voci che ho raccolto qui non sono tra le meno importanti.
Cosa resta di tutto questo, che forse dell’effervescenza di quegli anni era la parte migliore?
Poco, direi, visto che, proprio grazie alle generazioni di politici e sindacalisti italiani partorite dal ’68 la scuola è diventata il diplomificio che è, gl’insegnanti gl’impiegatucci che sono, il sapere la ratifica della cultura dominante, orfano di qualsiasi autentico spirito di ricerca.

Alle origini dell’istruzione obbligatoria
“Napoleone crea il modello di Nazione centralizzata in vista della sua rapida mobilitazione da parte dello Stato. Si tratta di allineare i corpi attraverso la coscrizione universale e obbligatoria; gli spiriti con l’istruzione universale e obbligatoria; e le curiosità con la stampa pilotata, che si alimenta di sole agenzie nazionali. Queste tre ambizioni giacobine, lungamente combattute da tutti i libertari, finiscono per trionfare, pressoché in contemporanea, in quasi tutti i Paesi d’Europa, poco dopo 1880.
Le due guerre mondiali del 1914 e del 1939 sono i risultati inevitabili del nazionalismo statalista, e per retroazione lo rinforzano. Sia che lo Stato si professi apertamente totalitario, sia che si faccia ancora passare per liberale, la Scuola diventa uno strumento di condizionamento economico e militare. (…)
Perché è assolutamente necessario che tutti facciano la stessa cosa nello stesso tempo? Perché questa disciplina della classe che non è per nulla una disciplina dello spirito? Questa “correzione” contraria ad ogni senso creativo – e che consiste nel non “debordare” quando si colora un’immagine?
Perché bisogna ridurre il bambino – considerato come una materia prima – alla docilità dell’uniformità?
Perché lo scopo tacito e ultimo della Scuola è di formare agenti di accrescimento del Pil se ci si riferisce agli Stati Uniti; dei soggetti obbedienti ad una Nazione, pronti al sacrificio militare, se si è in Europa occidentale; o infine dei militanti telecomandati all’interno dei Paesi totalitari. (Queste tre motivazioni esistono in verità ovunque; ma in modo piuttosto ineguale)”.
(Denis de Rougemont – I misfatti dell’istruzione pubblica)

L’alunno moderno
“La sua immaginazione, sottomessa alla regola scolastica, si lascia convincere a sostituire all’idea di valore quella di servizio: che immagini, in effetti, le cure necessarie alla salute e non vedrà altro rimedio che il trattamento medico. Il miglioramento della vita comunitaria passerà attraverso i servizi sociali; confonderà la sicurezza individuale e la protezione della polizia, quella dell’esercito e la sicurezza nazionale, la lotta quotidiana per sopravvivere e il lavoro produttivo. Salute, istruzione, dignità umana, indipendenza, sforzo creativo, tutto dipende allora dal buon funzionamento delle istituzioni che pretendono di servire a questi scopi, ed ogni miglioramento non si concepisce più che con lo stanziamento di finanziamenti supplementari agli ospedali; alle scuole e a tutte le organizzazioni interessate”.
(Ivan Illich)

Imparare sul serio
“Verrà il giorno – e forse è già venuto – in cui i bambini impareranno molto di più e molto più velocemente a contatto con il mondo esteriore che nell’aula scolastica… GLi innovatori in materia di istruzione si compiacciono di raccontare che i bambini della scuola materna passano la ricreazione a discutere sulla velocità, sul raggio d’azione e sulle caratteristiche di volo dell’ultimo aereo supersonico, dopodiché ritornano in classe ad allineare ancora qualcuna di quelle buone vecchie aste… ”
(Marshall Mac Luhan, “Mutations”).

14 pensieri su “COSA RESTA DEL ’68? – Prima puntata: la scuola – di V. Binaghi

  1. Forse nel mondo della scuola sono sempre state presenti le due istanze: quella del rinnovamento e quella della conservazione-trasmissione della cultura, nonchè mantenimento dello status quo. Non è un caso che anche nel 68 si siano scontrati questi aspetti. Però possiamo ricordare come gli studenti e i lavoratori (pur con differenze di accento) fossero uniti nel perseguire alcuni obiettivi. Sicuramente se qualcosa si muove nella società, la scuola è un catalizzatore. I testi proposti sono diversamente stimolanti. Riguardo all’ultimo: credo che al di fuori della scuola dopotutto non ci siano poi molte opportunità educative e culturali.O almeno e da lì che può ripartire qualcosa di nuovo.

    "Mi piace"

  2. Trovo che quello della scuola, sia un valido test per comprendere lo stato della nazione. Anche volendo fare a meno della deriva sessantottina, e provarsi a guardare con occhi attualizzati la situazione, è sconfortante constatare l’inadeguatezza e la sostanziale mancanza di validi momenti educativi nella scuola. Intanto, chi educa chi ? La formazione dei nostri docenti, eclatante il caso dell’insegnamento della lingua straniera, lascia a desiderare. Qualcuno si è preso la briga di formare a loro volta i formatori ? Ma la vera emergenza, e al tempo stesso l’indice del tasso di civiltà della società italiana (non azzardo quella europea occidentale, ma credo non sia messa poi tanto meglio) è l’inconsistenza di una materia come l’educazione civica. Qualche tempo fa, proprio qui su LPELS, è stato rilanciato un appello, firmato da tanto di intellighenzia nostrana, col quale si chiedeva il rilancio di questa disciplina. Duole accorgersi, inoltre, come l’assoluto disinteresse all’argomento, di fatto, condanni chi, privo della possibilità di venire educato in tal modo dalla propria famiglia, dovrebbe poter trovare momento formativo proprio sui banchi di scuola. Ho diversi amici insegnanti. Molti di questi si professano di sinistra, illuminati e quant’altro. La cosa avvilente è sentirgli dire “non è compito mio”. Lo trovo un discorso fra i più reazionari: delegando, o meglio scaricando il barile sulla famiglia, quando questa non è in grado di soppperire a tale lacuna, significa condannare l’alunno ad accrescere la schiera incolta ed incivile, alimentanta a GF e cazzate, preda ed ostaggio dei più pervasivi messaggi del qualunquismo imperante, blanditi dai media (altro moloch nel quale alligna questa scuola di pensiero).
    A vederla con occhio meno impietoso possibile, è il ritratto di un fallimento delle istanze più avanzate e libertarie e democratiche (intese qui nell’accezione di pari opportunità) che pure tanti attuali insegnanti, generazionalmente almeno, hanno, debbono, aver “sniffato” anche solo per sbaglio, nella loro gioventù.

    "Mi piace"

  3. Personalmente la scuola italiana, a tutti i livelli, riesce a trasmettermi un un’unica sensazione: paura!

    Blackjack

    "Mi piace"

  4. Sin tanto che la scuola privata e quella statale procederanno ognuna per la sua strada, il panorama scolastico rimarrà quel che è, dal 68 ad oggi:

    1. scuola statale, incapace a formare gli uomini di domani;
    2. scuola privata, ma solo per chi ha soldi da investire sui figli;
    3. scuola privata per ricchi svogliati, dà titoli di dottore a tutti purché si paghino le rette puntualmente.

    Sin tanto che la scuola si baserà sulla ricchezza materiale delle famiglie che intendono dare un’istruzione ai proprio figli, il sistema scolastico sarà solo in grado di far retrocedere il già basso tasso di cultura del Paese. La scuola non sa valorizzare l’allievo, non usa metro di meritocrazia, così come la più parte degli organi italiani, siano essi di cultura siano essi tecnici.

    "Mi piace"

  5. credo che del 68′ possa rimanere ciò che non si è disposti a dimenticare o ad ignorare. Sono state idee ed esperienze che hanno segnato e formato generazioni. Pur con tutte le critiche che si possono fare ai partiti di sinistra e ai sindacati, ci sono state conquiste importanti (diritti sindacali e civili – diritti delle donne). Che poi nessuna conquista sia definitiva questo è un fatto. C’è sempre chi rema contro e i poteri forti lentamente ma inesorabilmente cercano di erodere ciò che li minaccia. Questa è una riflessione un po’ di parte, ma la storia non si cancella e va avanti. Meglio farlo nella chiarezza (ciascuno nel suo piccolo). La scuola con tutti i suoi limiti elabora cultura con l’apporto di tutti(gli insegnanti che lo vogliano o no sono sempre in prima linea) Ci sono nuove presenze che irrompono nel nostro occidente(pensiamo a quanti nuovi alunni stranieri ci sono) e qualcosa di nuovo emergerà. Magari anche con la continuazione di alcuni importanti valori maturati nel tempo anche dal 68 (pace- libertà civili – rispetto delle minoranze – partecipazione). Credo che sia importante non denigrare qualcosa per partito preso, solo perchè magari non la si è vissuta direttamente. Purtroppo a volte i mezzi d’informazione trattano in modo parziale e superficiale di quegli anni.

    "Mi piace"

  6. Forse quel “siamo” ci salva proprio perchè non siamo solo noi.
    Confesso però una certa difficoltà di comprensione. Sarà anche il gap generazionale!
    Buonanotte

    "Mi piace"

  7. sta diventando stucchevole questa critica feroce alla scuola e a ciò che nella scuola è/non è rimasto delle istanze del ’68. fanno benissimo tutti i docenti che dicono “non è compito mio” di fronte a bisogni disattesi da altre fonti di formazione-informazione.
    fanno bene perchè come ti giri o come guardi sarà sempre colpa degli insegnanti: invece la colpa è complessiva, di tutta la società, e nemmeno tutta delle famiglie, come si tende a dire. in una società che corre, dove nessuno alza un dito per farla finita con trasmissioni devastanti, con la volgarità del “successo” sbattuto in faccia tutti i giorni, come si fa a criticare la scuola? quella cosa che dovrebbe contare, se non altro per il tempo che tutti ci passiamo nella nostra vita, così tanto e conta nella vita di uno studente meno del due di picche quando la va a spade? oppure se conta è nella direzione dell’ottenimento del famoso “profitto”, il bel voto, insomma. come fa a contare con i suoi tempi lunghi, la pazienza che ci vorrebbe, le sue finalità lanciate verso il futuro, mentre tutto tende all’immediato?

    per quanto riguarda i formatori di coloro che devono formare: dio ne scampi! la formazione ce la si fa andando in “trincea”, o in “corsia”, dipende dal carattere delle classi, tutti i giorni. non c’è formazione che tenga se non hai umanità e sensibilità. potrai essere efficiente, ma ho qualche dubbio sulla presa, sulla reale capacità di trasmissione del sapere e, soprattutto, dell’esperienza: per questo ci vuole umiltà e pazienza. il ’68 le ha insegnate?

    "Mi piace"

  8. Non direi proprio: ha insegnato a fottersene dell’autorità e dell’esperienza, ma, in merito al tuo intervento, in venticinque anni d’insegnamento ho costantemente visto una cosa.
    Davanti a un problema umano, un bisogno, una curiosità eccentrica, l’educatore si fa avanti, il burocrate fa un passo indietro:
    in nome dei peccati sociali, dello stipendio scarso, del “non è mia competenza”.

    "Mi piace"

  9. anche la pazienza e l’umiltà venivano coltivate, come no. Basta ricordare tutte le trattenute in busta paga per gli scioperi. I rischi corsi da quelli che facevano riunioni sindacali, quando ancora non erano nè autorizzate, nè retribuite.( A proposito avete sentito il fatto della commessa di Esselunga?) Nella scuola e in fabbrica(certo non erano tutte rose e fiori) io ricordo di aver imparato la capacità di sostenere delle idee con convinzione e a rispettare quelle degli altri. Buona domenica

    "Mi piace"

  10. I bambini di trè anni quando entrano a scuola, non sanno cosa sia il 68, e spesso non lo sanno molti insegnanti perchè sono molto giovani.
    I bambini della scuola dell’infanzia, si trovano spesso in classi numerose, e si disperano perchè la loro mamma è andata via. Le sezioni a volte di ventisette bambini, e un’insegnante che deve amare, educare, insegnare, rispettare tutte le diversità.
    E’ facile parlare male della scuola, che forse è solo lo specchio di una società, allo sbando.

    "Mi piace"

  11. Cara Gena,
    ti capisco perchè insegno alla primaria.In quello che tu in modo molto essenziale hai detto, sta il compito della scuola.Se ci sono più persone come te e come Lucy questa società non sarà poi così allo sbando.

    "Mi piace"

  12. Volemose bene, sorelle, ma c’è anche la politica scolastica, e la pedagogia vera o presunta con cui si fanno leggi e decreti che poi aiutano o legano le mani agli educatori. Ergo, tanta buona volontà e i migliori sentimenti, ma anche la Critica.

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.