Proprio quelli

di Emanuele Kraushaar

biglie.jpg

L’altro giorno sono andato a farmi un giro in centro. Mentre mi specchiavo in una vetrina, ho notato un paio di pantaloni in saldo e ho deciso di comprarmeli.
Sono entrato nel negozio e ho chiesto al commesso di farmeli provare.
Il tipo era un ragazzo di colore, alto e robusto che rispondeva alle mie parole con cenni della testa.
Si è allontanato a rapide falcate e ha raggiunto la vetrina per prendere il manichino che indossava i pantaloni che mi interessavano. E’ venuto da me e ha appoggiato il manichino sul tavolo e gli ha sfilato delicatamente i pantaloni per poi andarsene da un altro cliente.
Dopotutto erano quelli i pantaloni che gli avevo chiesto. Proprio quelli. Nessun equivoco.
E così, una volta a casa, ho deciso di togliere le biglie che mio figlio aveva lasciato sul pavimento della sua stanza. Più di un anno fa, prima di uscire di casa e sparire per sempre con sua madre.

4 pensieri su “Proprio quelli

  1. Mai piaciute le biglie di vetro, molto meglio le biglie di plastica da spiaggia, quelle con le foto dei ciclisti, a sette anni con la biglia viola di De Vlaemink ho fatto sfracelli, quando le piste si tracciavano con il sedere e ti rimaneva la sabbietta nelle mutande…
    P.

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  2. “Prima di uscire di casa e sparire per sempre con sua madre” è scritto come se nel racconto

    è il figlio ad essere andato via per sempre con la madre (più di un anno fa)

    o viceversa

    è il padre ad essere andato via per sempre con la moglie e madre del bambino, lasciando quest’ultimo solo: ed è per questo che il padre avrebbe tolto le biglie (rimaste lì per più di un anno), per evitare che costituissero un pericolo per il figlio incustodito. E’ paradossale, nonostante la prima lettura presenti una più facile permeabilità, quando ho letto il racconto per la prima volta è nel secondo senso che invece mi è arrivato. Nell’abbandono del figlio, in contrasto con il gesto di accortezza compiuto nei suoi confronti, mi è giunto con immediatezza un sentimento capace di sintetizzare tutta l’indecifrabilità dell’animo umano, il raggelante stupore della sua assurda contraddizione e del senso di straniamento che ne consegue, espressi, del resto, con coerenza di stile in molti dei racconti di Emanuele Kraushaar. Contraddistinti spesso da una narrazione lasciata aperta (e proprio per questo assolutamente da non ‘completare’) come in questa storia.

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  3. triste 😦

    ma finalmente non ci sono più le biglie a terra.

    effettivamente

    magari poi uno ci inciampa

    e si rovina i pantaloni nuovi …
    ehm… 😉

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  4. Mi sono resa conto che l’equivoco non è dato dalla scrittura. “Più di un anno fa” mette in relazione colui che è uscito di casa con colui che ha lasciato le biglie e non con colui che ha deciso di toglierle. Quindi è solo il bambino che può essere andato via con la madre.
    Resta il fatto che inizialmente io avessi capito proprio il contrario, appunto perché generava una situazione ancor più spiazzante…

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