FLEMMA di Antonio Paolacci (Perdisa Pop)

paolacci flemma

RECENSIONE DI VALTER BINAGHI
(Pubblicata sul “Corriere Nazionale” del 30-3-2008)

Ecco un esordiente da tenere d’occhio: Paolacci, classe 1974, redattore della rivista Fernandel e già autore di racconti, tenta la strada del romanzo in questa nuova collana ideata e diretta da Luigi Bernardi (uno dei personaggi più affidabili dell’editoria italiana), e, come ci si aspetta da un giovane talentuoso, snobba la via collaudata del romanzo di genere per scegliere una costruzione più difficile e desueta.
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Antropologia del Mangiare

Inizio con questo articolo, la pubblicazione di una serie di testi multidisciplinari miei e di altri autori, intorno alla complessa questione del cibo e dell’atto del nutrirsi. Il primo articolo che pubblico è un testo squisitamente filosofico di Derrida, preceduto da un breve introduzione di Tommaso Ariemma. Continua a leggere

“Leggero è il macigno/portato con le ali”

Bevendo il tè con i morti di Chandra Livia Candiani sarà presentato mercoledì 2 aprile alle ore 18 presso la libreria Archivi del 900 di via Montevideo 9, a Milano. Presenterà Vivian Lamarque, leggerà Chandra Livia Candiani.
Ricordo che su lapoesiaelospirito si possono leggere due letture di questo libro qui e qui. Segnalo anche una intervista a Chandra Livia Candiani, che si può leggere qui. Altro materiale sull’opera si trova in rete, in particolare qui.
Accompagno questo annuncio con degli appunti annotati durante la lettura del libro. Continua a leggere

Provocazione in forma d’apologo 54

Un vedovo con quattro figli accolse nella sua casa un orfano. Non lo accolse da padre, ma da padrone; e tuttavia da padrone giusto. Una domenica pomeriggio che i figli erano fuori al ballo, servo e padrone stavano soli nel cortile della grande casa e riposavano al sole. L’uomo guardò il ragazzo, non fece un sorriso né disse una parola ma quello sguardo entrò nel cuore dell’orfano e vi rimase.
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INTERMEZZI

di Chiara Fattori

Intermezzi è il nome di una casa editrice appena nata. Anche se appena nata proprio non lo è: l’atto dal notaio per la costituzione della società è stato firmato ormai quasi un anno fa, ma da quello è servito un lungo periodo di meditazione, di presa di consapevolezza e di coraggio, per “uscire allo scoperto” e cominciare ad “attivarsi”, termini più o meno generici per indicare il più preciso “cominciare a lavorare”.
L’idea di creare una casa editrice l’ho maturata durante i miei studi universitari (Lettere): amo la letteratura e la lettura, mi piace da sempre leggere i libri e parlarne, consigliarli. Continua a leggere

Venerdi mattina; una sconfitta

sisifo.jpgIn quarta sanno come distrarmi.
Sinceramente, la voglia di dedicarmi alla declinazione dell’aggettivo in tedesco, questa mattina, è pressappoco zero ;  i venti minuti che ho trascorso in autobus in compagnia di Abraham Joshua Heschel, uno degli autori preferiti da Cristina Campo, lavorano in me e fanno sì che davanti alle 5 ore che mi aspettano, mi senta come Sisifo.
E’ D. , un ragazzo con gli occhi storti che mangia in continuazione, a lanciarmi la prima domanda: Cosa pensa Lei , come straniera, della crisi di governo in Italia? Cosa dovrebbe fare l’Italia per riacquistare la stima  nel mondo? Continua a leggere

Amelia ROSSELLI nella lettura di Biagio CEPOLLARO

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(A. Rosselli/B. Cepollaro)

Leggere è insomma un lasciar risuonare una chiave
provando ad aprire altre porte, già comprese nel testo,
ma ancora silenti.

(Biagio Cepollaro)

Due poesie di Amelia Rosselli secondo i criteri della poesia integrata.

Nell’ambito di un corso di aggiornamento per insegnanti di italiano dell’istituto Virgilio di Milano, ho proposto, tra ottobre e dicembre del 2007, dieci incontri di due ore ciascuno dedicati allo studio dei princìpi e dei metodi della ‘poesia integrata’.
Gli appunti seguenti relativi a due poesie di Amelia Rosselli sono scaturiti dal lavoro sull’immagine, sul suono e sul senso realizzato insieme al gruppo di lavoro. Continua a leggere

Operazione Magliani #3 – Quella notte a Dolcedo – recensione di Bartolomeo di Monaco

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Marino Magliani: “Quella notte a Dolcedo“, Longanesi, 2008

Magliani è uno scrittore a cui sono molto affezionato. Affacciatosi timidamente sulla scena letteraria, va a poco a poco affermando una personalità già matura e coinvolgente. Vive in Olanda da molti anni, da cui si allontana per tornare a far visita alla sua terra di origine, la Liguria.
Il romanzo è ambientato alla fine del Novecento con forti riferimenti all’ultima guerra mondiale. Continua a leggere

Enigma forte (scuola di poesia, 11, di Massimo Sannelli)

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Lettore, leggi questa dichiarazione di Milo De Angelis: «[…] il mio primo maestro fu Franco Fortini, uomo inflessibile, ossessionato dal giorno del giudizio. Con lui, per anni, ho trascorso interi pomeriggi a discutere un andare a capo, come se dalla riuscita di quella poesia dipendesse il destino del mondo. Ancora di più: dipendesse la felicità di chi *in quel momento* passava per strada, ci sfiorava sui marciapiedi. Folle e preciso intreccio di esistenze. Continua a leggere

L’attrice e l’icona. Silvana Mangano.

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di Nadia Agustoni

Federico Rocca, Silvana Mangano, L’Epos 2008, euro 28,30

E’ un libro di cui si sentiva la necessità, almeno tra gli appassionati di cinema, quello che Federico Rocca ha scritto su Silvana Mangano. L’autore è un giovane critico cinematografico laureato al Dams in Storia del cinema italiano e dedica all’attrice prematuramente scomparsa nel dicembre 1989 uno studio accurato che mette in luce la Mangano interprete e il suo mito. Federico Rocca sembra, all’inizio del libro, non voler rispondere alla domanda se Silvana Mangano sia stata una grande attrice, ma pagina dopo pagina ci fa rivivere la sua recitazione, rivelando uno sguardo acutissimo e attento ai particolari: siano gesto, voce o pura espressione del volto. Continua a leggere

Il 1968, chi ci è nato, chi l’ha vissuto

di Rossana Rossanda

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Nell’inverno del 1968 il movimento degli studenti dilagava e dilagavano le tesi di Pisa e Trento e Torino – meno fascinose degli slogan fulminanti che a maggio avrebbero coperto i muri di Parigi. Gli atenei vomitavano chilometri di ciclostilati, ardenti e scritti per l’eternità, senza indicazione di luogo e di data, difficili da situare quando mi vengono in mano nel mio peregrinare di casa in casa. Non polemizzavano con il PCI, e quando alla Democrazia Cristiana non gli veniva neanche in mente. Il nemico era “il sistema”, miravano alto.
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Juke-Box del Commendatore / Ma cos’è questa crisi?

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Una delle canzoni del Futurismo Italiano. Del cantautore, giornalista, scrittore, pittore e amico e sodale di Marinetti Commendator Rodolfo De Angelis. Dal 1930 non è cambiato nulla, a parte il regime… Ma sarà poi vero?

Si lamentano della crisi, lor signori! E, come si dice a Napoli, fanno ‘o chiagne e fotti!

Ecco dunque una canzone mai morta e mai doma del mitico Commendator De Angelis sull’argomento! Cantata da Crivel! Appena sfornata dal 1930! Continua a leggere

Era d’estate, Di Pasquale Giannino

Le stelle brillano in cielo, una leggera brezza lambisce le fronde degli ulivi. Sono rimasto solo in casa, sulla terrazza che domina il giardino, immerso in un silenzio appena violato dal canto dei grilli. Amo l’estate. Mi ricorda la chiusura della scuola, quando ero libero, finalmente, di scorrazzare a piedi nudi in mezzo ai campi, e salire là sul poggio ad ammirare quel florilegio di colori. Poi c’erano i giorni di festa, le bancarelle, la banda, i giochi in piazza, i cantanti… Non odiavo la scuola, andavo anche bene. Ma detestavo le regole, i libri di testo, gli orari… Continua a leggere

Giuseppe Bonura e il suo viaggio nel tempo

di Stefania Nardini

Giuseppe Bonura ha viaggiato attraverso la sua vita per regalarci uno dei più bei ritratti dell’ Italia del novecento. Ma alla qualità dello scrittore, di un grande scrittore, ha aggiunto qualcosa di se stesso: l’onestà intellettuale. Continua a leggere

Comunità immaginarie

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Oh tutto quel tempo a parlare d’altro. Qualsiasi schiocchezza, quando lavare le tende, il cielo nero nero, l’Iraq. All’aeroporto un giorno avevo sfogliato uno di questi libri che si vendono nelle edicole degli aeroporti, un manuale per manager di successo – ché pare che gli aeroporti siano attraversati solo da queste figure postumane tutte in tiro, unici come l’uomo di vitruvio. Continua a leggere

Il muro dei grandi, di Lucia Tosi

mary-cassatt-children-playing-on-the-beach-5432.jpgLa bambina in costumino rosa si sposta la frangia dagli occhi con un colpetto della mano sporca di sabbia. Strizza gli occhi perché ci è caduto dentro qualche granello. Ha una coda di cavallo tenuta da un fiocco blu, i capelli formano una virgola dietro e una nuvoletta impalpabile, attorno al viso, di ricciolini che sfuggono alla presa. Ha un secchiello e una paletta e dei sandaletti aeroplano. Sembra che giochi con due più grandi, un maschio e una femmina. I due corrono, ogni tanto una piccola spinta, uno schiaffetto leggero alla piccola. Ridacchiano, parlottano. Si allontanano. Sono abbronzati, neri di occhi e di capelli. La tormentano. Lei non vorrebbe. Guarda insistentemente verso due signore sulla panchina che parlano fitto fitto. Quella con gli occhiali le sorride continuando a chiacchierare, l’altra alza gli occhi sui due ragazzini, le fa un cenno come per dirle vieni, oppure gioca anche tu, corri. La piccola non sente il bisogno di andare dalle due donne, vorrebbe solo poter pastrocchiare con la sabbia e l’acqua in pace come vede fare a quei due uomini più in là che hanno una pentola gigante che gira gira e fa un rumore continuo. Poi prendono quello che hanno messo dentro il pentolone e lo stendono con delle pale per terra e lo lisciano lo lisciano mi piacerebbe lisciarlo anch’io. E’ settembre, sul lago c’è una barca a vela, il cielo è grigio (cosa vuol dire plumbèo, Teresa? Ah ah plùm-beo, piccola, plum-be-o). Voglio tornare a casa. A casa c’è la mamma, si sforza di pensare. Ma non le viene un sentimento più grande di così. Prova a provarlo come ha letto nei librini: una mamma oca, una mamma mucca e i loro cuccioli che vogliono stare sempre con le loro mamme. E un papà coi baffi e l’aria severa che però ride e non sgrida i suoi bambini. Ma la sua mamma è vecchia e il papà è un po’ calvo alto alto. Continua a leggere