Barbara Codogno

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La vera natura

Rantolo nei mielosi
“migliorerò la mia vita”
“comprenderò la mia vera natura”.
Sempre più incatenati
odo gli spettri dimenarsi.

Chi volete ingannare?
Non è forse dolce e vellutata
la catena rugginosa che stringe il collo?

Luftpause

Ma l’ingannare, il mentire, il calcolare:
quanto è vicino al precipizio
il sublime.

Le regole del gioco

Ti voglio divertire
tra le pieghe di queste mutande d’elastico.
Ci scorgerai il crepuscolo
che respira un umido terriccio
e scruterai le foreste notturne.

Non cercare nel mio volto
l’espressione cara o sincera.
Non è con il volto malato
che sono riuscita a sedurti.

Tuffati, piuttosto:
usa l’elastico delle mie mutande
come trampolino.

“Each man kills the things he loves” *

I rantoli della mia vita
non sono che esercizi di stile.
Forse il demodé
può far presa sulle mosche
intenerite dalla puzza.
Ma dubito
che i peli del tuo culo
ancora vergine
possano apprezzare la viscosa.

*Ogni uomo uccide le cose che ama. Questa frase, tratta da “The Ballad of Reading Goal” di Oscar Wilde, è anche il titolo di una canzone che R.W. Fassbinder, nel suo film “Querelle” (trasposizione dal romanzo omonimo di Jean Genet), fa cantare a Lysiane, tenutaria del bordello “La Feria”.

Mignonne

Spezzerò ed ingoierò
tutti gli specchi
che rifletteranno la mia immagine.

E con la gola squarciata
mi presenterò a voi,
colei
che non riusciva a guardarsi.

Sillabario

I
Rettili letti lutto
di ventri vuoti esasperati fasulli.
Occhiaie verdi di saliva
che mi spolvero sulle gengive.
Ansimando.

II
Fredda
forse frenetica
nello strofinarsi di cosce
frigida e frettolosa.
Frittate di frottole
e farfalle funambole
nel soffio
del “godo”
che fingo e sussurro
finché affogo,
fantasma.

III
Visi,
visioni invisibili,
labili labirinti.
Inveire.
Vogliose vertigini
e vergini spiragli,
serpenti a sonagli
spenti
nei sogni.

Presagio
Occhi polverosi sulle macerie vagano.
Un cane morto,
crocifisso lungo l’autostrada.
E i miei intestini
latrano ancora.

Ideologica
Rincorro
proprio in fondo
alla patta sbottonata
uno scettro,
il tuo,
quello che agiti in mille
piroette amorose.

Il potere non è
l’avermi sdraiata.

Elisir
Amor sublime, l’apparenza
e la mia voce calda
rassicura.
Posa curioso il capo
nell’incavo dei seni
o tra le cosce.
Cullati nelle mie frasi amorose.
Tra soffici lenzuola
E vestaglie da bordello
Non mi vedrai sfiorire.

Mi nutro del tuo sangue.

Giuda

Giurare?
… come potrei non farlo
con la palpebra dipinta
ed il rossetto…

La novizia

C’è un foro misterioso
di gelatina
proprio sotto la quarta costola
a partire dal basso.

Di notte
sento i gemiti di questo sfintere
e vedo sfilare
le immonde creature
che mi hanno prescelta.

Il soffio è dentro di me
e mi ha imprigionata.

Non sono io a cantare
mentre i chiodi
mi trapassano i piedi.
Non sono io a danzare
portando corone di spine.

Ma liberami, o Signore,
dal tormento di questo piacere.

Arida

Desiderare di essere desiderata
desiderando
solo il desiderio
nel desiderante che desidera.
Come clessidra mi ribalto
nel deserto
del mio desiderarmi.

Luna Park

Zucchero.
Zucchero filato le mie cosce appiccicose
di zucchero,
nuvole di nulla,
impalpabili
eppure…
così dolci
che ti lecchi i baffi,
bambino
ingordo di luna park.

Zucchero,
zucchero filato,
cosce rassicuranti,
morderle non serve a nulla,
un sussurro e già tremano,
inconsistente zucchero filato.
Bambino ingordo di cosce.
Cosce come zucchero filato.

Resurrezione

E bisognava che mi seppellissero.

Solo con la bocca piena di sangue
posso parlare
e dire del mio vento.

Vendetta

Sono nuda e aspetto.

Indosserò mansueta
la maschera che mi porterai,
il volto velato della bestia
pronta a divorarti.

Barbiturici

Eppure respiro il sogno
e godo nel suo brivido.

Dopo l’amore

Baci e marciume
avvolgono il cuore stanco
mentre agonizza la notte.
Sull’orlo di una foresta
putrida di pioggia
come foglie morte
il mio cadavere danza.

Fa diesis maggiore

I solchi smeraldini delle unghie
nella mia vita
un po’ gotica
e banale
l’agitarsi flessuoso del ventaglio
mentre mi trucco di nero.

Così ti incanto.

Chanson pour Marcel

Ce sera un hiver merveilleux.
La rue pleura sur son gris manteau
une faible lumière
sucrée, de nostalgie de hier.
Toi, à la fenêtre,
aspirant la fumée dense du tabac
tu viendra mourir sur mes lèvres,
écloses et tristes de tiédeur pluvieuse,
amoureuses.
Je caresserai tes yeux
noirs, comme le soir qui descend rapide,
tristes, comme le bâillement du jour
qui se taît, insatiables d’amour.
Au dehors,
le froid de notre incompréhension.
Ce sera un hiver merveilleux.
Et nous aurons nos rêves à manger
notre peau à caresser
et l’amour à boire*.

* Sarà un inverno meraviglioso. / La strada piangerà sul suo grigio mantello / una luce flebile / zuccherina, di nostalgia di ieri. / Tu, alla finestra, / aspirando il fumo denso del tabacco, / verrai a morire sulle mie labbra, / socchiuse e tristi per l’umidità della pioggia, / amorevoli. / Accarezzerò i tuoi occhi / neri, come la sera che scende veloce, / tristi, come l’incertezza del primo albeggiare / che tace, insaziati d’amore. / Fuori, / il freddo delle nostre incomprensioni. / Sarà un inverno meraviglioso. / E noi avremo i nostri sogni da mangiare / la nostra pelle da accarezzare / e da berci l’amore.

Sipario

Nascoste dagli occhiali neri
salmastre lacrime
si mischiano al sudore.
Stupida,
mi dico.
Sei una stupida.
Nessuno mi vede,
per nessuno io sono qua.

Commedie coniugali

Mi regali un’infinita tristezza.

Viviamo sotto lo stesso tetto
come due fantasmi,
inquilini dello stesso inferno
ed io non so più
quali altre menzogne inventare
la prossima volta
che mi guarderò allo specchio.

Con chi cerco la luna di notte?
Chi pettina i miei intricati capelli?

Un giorno farò le valigie e andrò lontano.

Forse allora,
quando sarò partita,
scriverai una melodia
su commissione.
E forse allora
me la dedicherai.

Camera con vista

Piango in silenzio,
senza far rumore,
resto sospesa
in questa stanza,
mia tomba d’attesa,
mio feretro notturno.

Ed i sospiri
si fanno voce di aperto mare,
immenso nero di desolati mondi,
abisso spalancato sul dolore.
L’amore.

Sant’Elena

Si fa chiaro
luce di latte
di un giorno che nasce
senza darmi scampo
e a poco a poco
imbratta i muri
di questo mio tempio in affitto
nella cintura urbana.

E ti immagino
avvolto di caffè, nebbia e tabacco,
ti immagino
con in testa una musica
e negli occhi
tutte le donne che hai avuto
e che ancora possiederai.

Take a walk on the wild side*

Inebetita di illegittime stupefacenti distorsioni
naufrago estranea in me stessa.

Acide musiche
nelle mie orecchie
occhi colmi di assenza
precipito
nelle adorate strade notturne
intossicate.

Sparire sprofondare
tragica posa inattuale
ineluttabile
fianchi che ancheggiano,
agile.

“Quanto vuoi?”

Quanto voglio?
Niente.
Voglio solo essere umiliata
ancora
e ancora…

Musiche ad alto volume
occhi narcotizzati
pensieri.

Scivolo
rapida.

Non ho tempo per te
viaggiatore notturno.

Ho già archivi pieni
del tuo impiegarsi
e quello che cerco
non è più l’abisso
delle mie gambe
divaricate.

Da quello spiraglio ho già visto tutto.

E devo sempre
camminare
tacchi a spillo
vuoto da riempire
nel cuore della notte
cadavere stuprato.

E tu,
quanto vuoi?

Piacere.
Stupore.
Orrore.

… non sapevi?
Dio porta i tacchi a spillo
si trascina
narcotizzato
bava alla bocca
musica
ad alto volume …

Interdetto
trafitto
steso lungo il marciapiede.

Viaggiatore notturno,
non gridare.

*La prima volta che ho incontrato Lou Reed mi ha confidato: “ Se Rimbaud oggi fosse vivo sarebbe un drogato, vivrebbe nel Bronx e ascolterebbe il rap ”. Dedico questi miei versi alla più bella delle sue canzoni.

Cerbero

Dagli spiragli delle persiane
fessure infrante
mostruosa la solitudine
osa, si insinua, grida
il suo destino
di bestia indomita, feroce, pericolosa
che sa solo stare sola.

Via Crucis

Non riesco a piangere ne’ a frantumarmi
sopravvivo al mio peggio
in bocca solo l’amaro del niente
e barcollo come pazza ubriaca
tra le pieghe della notte, tra la gente.

Sopravvissuta

Solo umiliato
il mio corpo
riesce a sentirsi vivo
asfissiato
dall’amara solitudine
che gli graffia la schiena
solo gridando
non muore soffocato.

Lasciate un messaggio – dopo il segnale acustico –

Notte.

Una delle tante notti
senza che io possa darmi tregua
sfuma e svanisce la città.
Ma non ho voglia di trascinarmi,
almeno questa notte,
lungo i miei soliti viaggi poetici
vagabondaggi erotici
martiri inutili.

Certo, avrei potuto accettare
l’offerta amorosa che inconsapevole
il mio telefono trasferisce
alle chiamate senza risposta.

Non esco
mi rintano
e mi stupro da sola,
naufragando tra singhiozzi amari
di carne inconsolabile.

Meravigliosa.

Divano giallo, tappeto in tinta unita

Mi cullo tra i lamenti
mi accendo sigarette
ipnotico il vapore
affonda di azzurrino
questa ebbra stanza
che profumo di boudoir.

Qui sotto va inserita la foto n° 7

Il pittore della vita moderna

Così
implacabile
ritraggo le mie miserie

gocce di sangue
smalto rosso
sulle unghie.

La Traviata

Sublime piacere
aprirmi il ventre
e farvi partecipi dei miei intestini.

Metrolieder

Ed io allegra
ho premuto il piede sull’acceleratore
sperando di spezzarmi l’osso del collo
alla prima curva.
Riguarda solo me.
Così vanno le cose.

Il corpo del reato

Quanta malcelata sofferenza
mi regalano i tuoi spenti sorrisi
ed i tuoi abbracci
sterili
danzano
lapilli di fuoco fatuo
le tue tenere pose
così ingenue ed acerbe
che l’anima stucchevole
si sfianca.

E mi delizi.

Allora ti assecondo
quasi
quando si fa l’amore.
Che bellezza.

Ad ubriacare la tristezza vieni
annega la tua urgenza tra le gambe
mie.

Sarò per te una donna
una qualsiasi
a cui cantar bugie.

Il mare alle mie spalle

Oscuro commercio di sensazioni
mentre guidavi la mia auto
sentivo
che ti stavi mangiando tutto
di me
della mia vita.

Ora non mi resta che la nostalgia
di perdute, fragili, illusorie fragranze.
L’odore della tua pelle salata
sul sedile, l’aroma del tuo sesso
e dello sperma
che in mille fantastici arabeschi
mi disegna ghirigori
sulle cosce.

Rea confessa

In fondo sono una canaglia
e non mi costa nulla il pianto.

Ditirambo

Come Dio
creo il mondo
guardandomi allo specchio.

Alchimia

Mia madre ha partorito un escremento.

Ma ciò che è così bello
non si condanna.

Vanitosa,
nella merda
che mi danna e mi ricopre
io mi elevo,
e tutta questa santa
merda gloriosa
ai tuoi occhi,
in ogni mia studiata posa,
e come per incanto
in oro si trasforma:
che sollievo.

Il canto delle sirene

Rubare mentire infamare assassinare.

Inarco la schiena in un urlo
che sempre delizia e stordisce.

Atteone

Non datemi in pasto all’umanità.

L’ultimo approdo

I denti tutti d’oro,
col ghigno della morte
ti vedo sorridere
sprezzante.

Mostruosamente bello
riemergi dal mio fondo
la sigaretta accesa,
tra le labbra.

E fumi,
un gomito appoggiato al mio ginocchio,
come sul parapetto
di una nave fantasma.

A Querelle

L’integrità morale del mio culo
l’ ho perduta
giocando ai dadi.

Preghiera della sera

Uccello notturno
nefasto rapace
lancio grida di morte
stanotte,
cagna che abbaia alla luna.

Non è solo la voglia
che il ventre mi sfianca
è anche questa noia
e questa vana vita
e sono stanca.

E di tutto son capace.

Il battesimo

“Pisciami addosso”
implorando mi chiedi
ed io, i tacchi piantati sui cuscini
sto in piedi,
dall’alto ti domino
e come rido,
quando tu bevi.

Il contratto

Mi devi pagare.
Non avrai niente di me,
senza pagare.

I talenti

“Mi hai sempre ingannato”,
piangi e mi dici.

Ma io questo so fare:
mentire, ingannare.

Il corvo

Quando mi tocchi
non tengo gli occhi chiusi
anzi mi guardo.
Le tue mani non sono che mani.

Io ti disprezzo e vorrei vederti morto
ma è delle tue mani che ho bisogno.

Invece tu mi parli,
riempiendoti la bocca
di inutili parole.
Gracchi che mi ami,
quando io
voglio da te
solo le tue mani.

Altalena di sputi

Ma si, mi piaci ancora.
No.
In fondo non mi piaci più.

Pitagorica

Datemi il cazzo
e vi solleverò… l’umore.

(Immagine: Marina Abramovic – Thomaslips)

5 pensieri su “Barbara Codogno

  1. Il coraggio di guardare l’altra faccia dell’amore, anche ricorrendo ad immagine crude,isolate, forse fatte proprie anche da un’altra sensibilità, quella considerata più maschile. C’è una tensione un po’ estrema (quell’elastico, il cane morto sulla strada) che insieme catalizza e spinge a riflettere.

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  2. gentile Paola, ho letto il suo commento alle mie poesie. La ringrazio molto. La parte che lei individua come Maschile è una buona intuizione. La strada è giusta. Ma la componente maschile è un linguaggio che si impara a decifrare a parlare e con cui ci si difenda. Se lei sostuisce il maschile con il violento la strada si illumina. mi faccia sapere. ps: sono una studiosa di rené girard. se segue il mio indizio capirtà che glielo dico non per compiacimento, nonostante la mia natura si compiaccia molto, come ha visto.
    un cordiale saluto. e un grazie

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  3. Ciao Barbara, brava che pubblichi un volume sul web, gratis e per tutti. Sempre e dovunque. Questo si che e’ coraggio. Arte democratica. Pulp e pop. Bacio. L

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