Verso le elezioni: …quasi un manifesto.

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Non andrò a votare. O forse sì, se da uno di quei cavalli di troia che sono i partiti – coi candidati chiusi nel burka di un contrassegno, grazie al sistema maggioritario – vedrò luccicare da lontano qualche spada, sentirò un grido convincente e indignato, noterò un viso, un’espressione fisiognomicamente credibile (Goethe, amico di Lavater, ci credeva…).Ma non sarà facile veder affiorare da uno stagno putrido qualcosa di diverso dai pesci morenti. La società, intorno, non va molto meglio, nella crescente lotta per sopravvivere ed estenuata da decenni di offensive mediatiche nel tentativo di farne – come Pasolini aveva ben intuito – un docile strumento di consumo e di consenso, acritico e ottuso; spesso, riuscendoci. Senza averne spento, però, la vocazionale ed etnica furbizia praticata in ogni contesto sociale, economico ed istituzionale, salvo poi lamentarsene quando le bastonate lasciano il segno. Ma quasi sempre è attrazione fatale: quanti biasimano la gaglioffa simpatia del vincente che fa i suoi comodi in barba alle leggi, ai diritti degli altri?
La politica, ovviamente, non è solo fallimenti, cialtroneria, ladrocinio, furberie. Non poche le persone serie e competenti, che lavorano duro, con passione autentica. Ma il baratro c’è e non si può non vedere, tra la politica e i cittadini, tra i loro bisogni reali, urgenti, insoddisfatti e quelli personali di chi ci rappresenta: anteposti a tutto, quando è in gioco la loro conservazione e quella del clan familiare, amicale e partitico che li sostiene. La situazione che ne deriva è duplice: un sistema bloccato sulle questioni economiche, sociali e istituzionali e, nel contempo, il permanere di un potere forte e resistente in capo ai singoli politici. Ne è la dimostrazione l’intangibilità dello status e dei loro privilegi, non ostante la crescente disapprovazione motivata, oltre tutto, dal mancato assolvimento del mandato.
Tra l’astensione dal voto o una croce posta sulla scheda senza convinzione, turandosi il naso, non ci sono alternative. Il clima che si avverte è di rassegnazione, di tacita acquiescenza. E con la gente tacciono gli intellettuali, sperando forse nel miracolo, o che siano altri a muoversi, a far qualcosa per loro e per tutti; o per sconforto, per stanchezza, consapevoli della complessità crescente dei problemi e del mondo, e dell’inanità di gesti e parole quando sono dialettica infeconda, fuori da un processo storico in divenire, giocato, si sa, da altri attori, da altre variabili. La spettacolarizzazione della realtà, inoltre, dovuta ai media, soprattutto quello televisivo – con tempi, contesti, riprese, tagli, cuciture (di immagini e discorsi) che  fanno della scena politica una commedia dell’arte, con ruoli, tic e maschere comiche, o grottesche – fa poi il resto.

Come ho già detto, sarà difficile che vada a votare, ma se decidessi di farlo non potrei che votare per:

1. un partito al cui interno non ci siano candidati moralmente discutibili per vicende giudiziarie, di cronaca e personali, e per conflitto di interessi nelle varie forme; a prescindere da eventuali procedimenti giudiziari o condanne a loro carico;
2. un partito che dichiari d’impegnarsi, subito dopo le elezioni, ad attuare la riforma per ridurre il numero dei parlamentari, e per far sì che ne vengano dimezzati i privilegi stipendiali ritenuti, ormai, un insulto a fronte della crescente miseria dei cittadini;
3. un partito che intenda impegnarsi, subito dopo le elezioni, per la corretta applicazione dell’art 53 della Costituzione (“Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.”), in modo da ridurre il divario crescente tra le diverse categorie sociali;
4. un partito che intenda impegnarsi, subito dopo le elezioni, affinché le Camere, ogni anno e a fine legislatura, rendano pubblici: a) il bilancio consuntivo di tutti i provvedimenti normativi approvati, col nome dei parlamentari e dei partiti che li hanno promossi, di quelli che hanno votato a favore o contro, rendendo così palese il voto e la coerenza di ognuno; b) i dati statistici riepilogativi, per ciascun parlamentare, delle giornate di lavoro in aula o in commissione anche in percentuale alle giornate di lavoro complessive;
5. un partito che dichiari d’impegnarsi a definire, subito dopo le elezioni, efficaci strategie occupazionali e di stabilizzazione della posizione di chi già lavora, spesso precaria e di sostanziale sfruttamento; creando, tra le altre cose, strutture in grado di monitorare l’offerta del lavoro, a livello locale e nazionale, e i settori interessati, indirizzando e supportando i giovani e i senza lavoro in tale direzione;
6. un partito che intenda impegnarsi, subito dopo le elezioni, per riformare il servizio pubblico radiotelevisivo, eliminando o contenendo al minimo i programmi di “intrattenimento” – quiz, varietà, soap opera – garantendo un’informazione professionale e corretta e consentendo ai giornalisti delle redazioni radiotelevisive e della carta stampata di lavorare e di esprimersi in piena libertà; attivando, sempre nel servizio pubblico, una programmazione studiata da un apposita commissione composta da personalità del mondo della cultura in sinergia con competenti istituzioni nazionali e internazionali (università, accademie, teatri, conservatori e orchestre musicali), e con realtà espressive di movimenti culturali d’avanguardia (artisti, studiosi, riviste cartacee e su web), tenendo conto degli orientamenti dei cittadini anche attraverso forum permanenti;
7. un partito che dichiari d’impegnarsi, subito dopo le elezioni, per fare in modo che siano resi pubblici i finanziamenti (sulla base di leggi nazionali, comunitarie e di provvedimenti amministrativi) erogati alle varie categorie sociali e professionali anche nella forma di agevolazioni o detrazioni a vario titolo;
8. un partito che dichiari d’impegnarsi, subito dopo le elezioni, affinché l’assistenza medica, ospedaliera e/o domiciliare, in caso di gravi malattie, sia totale carico del sistema sanitario, salvo che gli assistiti godano di fonti reddituali sufficienti a sostenerne la spesa; nonché alla creazione o al potenziamento delle strutture di cui all’art. 1 e segg. della legge 22 maggio 1978 n. 194, rendendole operanti anche per il sostegno e la prevenzione dei gravi problemi che affliggono i singoli e le famiglie;
9. un partito che dichiari d’impegnarsi, subito dopo le elezioni, per la creazione e/o messa a disposizione di alloggi per tutti coloro che, per reddito, non sono in grado di acquistarlo o affittarlo; anche avvalendosi, per la costruzione, di maestranze selezionate tra le persone condannate per reati non gravi, come modalità di espiazione della pena; o ricorrendo ad ai numerosi immobili di proprietà pubblica, prevedendo a tal fine la possibilità di trasferimenti all’ente per donazione ed eredità da parte di privati, o a seguito di confisca;
10. un partito che dichiari di impegnarsi, subito dopo le elezioni, nella grave situazione riguardante gli infortuni sul lavoro, favorendo le prassi virtuose da parte delle aziende, potenziando i controlli sui cantieri e prevedendo l’obbligatorietà e periodicità di adeguata formazione per lavoratori, responsabili e titolari;
11. un partito che dichiari di volersi attivare per il riconoscimento della priorità della scuola per lo sviluppo culturale, civile, sociale ed economico del Paese, e che, in dialogo con essa, s’impegni a sostenerla indicando concretamente i programmi di investimenti nelle strutture, nell’aggiornamento didattico e nella valorizzazione delle risorse umane degli insegnanti e del personale della scuola, indicandone i precisi tempi di realizzazione.
12. un partito che dica chiaramente: a) come intende affrontare il problema della concorrenza sleale che mette in crisi le imprese nazionali; b) la politica ambientale e quella energetica per sopperire per tempo al declino della produzione petrolifera; c) la propria politica per perseguire o rafforzare, con gli altri paesi della comunità europea, l’autosufficienza e l’indipendenza energetica e militare dagli altri paesi, a cominciare dagli Stati Uniti.

Giovanni Nuscis

* Alcune delle priorità su indicate hanno condiviso e recepito il contributo di alcuni redattori di questo blog.

20 pensieri su “Verso le elezioni: …quasi un manifesto.

  1. Caro Giovanni, io aggiungerei almeno un punto (e ce ne sarebbero sicuramente altri):

    “un partito che intende impegnarsi, senza se e senza ma, nella lotta alla mafia, scardinando le sue ramificazioni sul territorio e le sue coperture/connivenze istituzionali e finanziarie”.

    Non so se vi siete accorti che nessuno ne parla, neanche per vaghi accenni, a iniziare dall’impresentabile corte dei miracoli che si appresta a governare (sic!) il paese: come se l’esistenza di questo cancro devastante fosse un dato acquisito, indelebilmente e naturalmente iscritto nel tessuto genetico della realtà che ci circonda.

    Complimenti, comunque, per la tua sempre lucida analisi e “presenza”.

    fm

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  2. Il clima che si avverte è di rassegnazione,… per stanchezza.

    Post interessante, gli intellettuali si sono nascosti nei circoli, nessuno ha bisogno di loro.

    G.

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  3. Questa è musica, Giovanni, come pure l’integrazione proposta da Francesco: anch’io sto cercando un partito così…

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  4. Grazie davvero, Francesco, e grazie a Gena e a Giorgio.

    Considera la richiesta di impegno contro la mafia e contro tutte le altre associazioni criminali, Francesco, il 13° punto di questo manifesto o pro-memoria. L’invito è di farlo proprio, integrandolo o modificandolo; o di redigerne un altro con le proprie priorità e di diffonderlo. E’, forse, uno dei pochi atti di resistenza che ci rimangono – che si vada a votare o meno: una voce e una coscienza in risposta al silenzio e all’indifferenza, a un destino pre confezionato per noi da altri.

    Giovanni

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  5. La sbobba bicolore ugualmente prona ai dettati di Washington.
    L’ininfluente libertinismo in mutande arcobaleno.
    La croce di cristo innalzata per difendere i feudi elettorali di gente come Cuffaro.
    Gli aficionados del saluto romano.

    Io il 13 aprile vado nei boschi col cane.
    Si chiama Althea, è un bastardo di husky e pastore tedesco.
    S’impara il silenzio dai cani.

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  6. E’ un bel manifesto programmatico, da sottoscrivere (mi lascia in dubbio quel “moralmente discutibili per vicende personali” – non è un po’ rischioso?). Riguardo all’astensione dal voto credo che si tratti sempre di un gesto distruttivo, che non tiene conto di che cosa nega o di che cosa lascia in altre mani. Dopo un’analisi come questa, il gesto conseguente non mi sembra possa essere l’astensione. Soprattutto per un intellettuale, è un gesto di ripiegamento, di rinuncia, che non tiene conto di quello che è stato fatto per estendere il diritto di voto (prima fondato esclusivamente sul censo) anche a quelli che non hanno mai contato nulla, perchè in possesso della sola forza lavoro.
    E’ vero che molto è stato fatto per la sola ricerca del consenso, ma nel gesto del voto c’è comunque l’affermazione della propria dignità e della libertà. L’immagine dello stagno putrido non ci fa bene. E’ assurdo sperare nell’autoriforma della politica, anche sotto la spinta di nuove forze e di energie rinnovate?

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  7. OT ma ANCHE NO.
    Tibet: qui, dal Corriere
    http://www.corriere.it/esteri/08_marzo_15/tibet_cina_morti_ce2c13e2-f261-11dc-ae1f-0003ba99c667.shtml“>Corriere della Sera

    Una domanda ai nostri politici: c’è qualcuno disposto a dismettere la logora palandrana del prodotto interno lordo e della bilancia commerciale, per sanzionare duramente la politica cinese nell’unica cosa che li ferisca veramente, cioè l’economia (non le Olimpiadi, che piacciono anche ai bambini)?
    Dopo aver visto le facce di culo del Polo e dell’Ulivo in pellegrinaggio al nuovo Eldorado dell’economia mondiale fregandosene dei diritti umani, avremo il privilegio di un atto di politica estera degno di questo nome?

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  8. @Paola Renzetti. Non si è tenuti, a mio parere, ad aderire a logiche e programmi lontani o, comunque, per i quali si nutrono comprensibili pregiudizi. Il ruolo di cittadino non può limitarsi ad una croce su una scheda a ratifica e avvallo di scelte fatte da altri. Servono e urgono contesti appropriati nei quali – tra aspiranti rappresentanti e rappresentati – ci sia ascolto vicendevole e condivisione di sentimenti, bisogni e soluzioni. Contesti non fittizi – per scelte già fatte o assunte in altre sfere. Un rapporto, dunque, da inventare ex novo tra cittadini e istituzioni, tale da creare fiducia e collaborazione, invece che (comprensibile) distacco e diffidenza.
    Se così non è, e non sarà, vanno allora pensate – nell’assetto attuale di regole – forme nuove ed incisive di partecipazione o di dissenso da parte dei cittadini, soprattutto nelle scelte politiche che più li riguardano.

    Giovanni

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  9. Sicuramente vanno pensate forme più nuove di partecipazione, ma anche rivitalizzate quelle “vecchie”. Penso alle assemblee cittadine o di quartiere, alle forme elettive per scegliere i rappresentanti dei partiti a livello territoriale. Il problema è che spesso le segreterie impongono una linea, dei nomi e trovano chi si adegua. Così la gente, quella motivata, si è stancata. E’ poco accettato il dissenso, si cercano vie traverse per veder realizzati i propri obiettivi. Bisogna guardare positivamente ai movimenti (pace-ambiente-donne-precariato)e riscoprire la forza del confronto,delle regole, dell’azione di gruppo, della politica fuori dalla TV. Però intanto pensiamo a questo voto e grazie Giovanni, un caro saluto

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  10. Faccio il bastian contrario e sparo la mia.
    1) Dichiarazione generica e inapplicabile
    2) Chiedere a Prodi e C. come mai hanno annullato un disegno di legge già passato in tal senso
    3) Aumentando di 3,5 punti la pressione fiscale sper tutti i ceti, come da dettami ‘vischiani’. Sono partiti dichiarando di voler tassare i SUV (MAGARI!) e sono finiti a tassare le Uno di chi non ha soldi per comperarsi una macchina nuova.
    4) Rigorosamente d’accordo e possibile, se solo si decidessero a tirar fuori numeri leggibili
    5) L’occupazione di Stato non ha mai funzionato e lo Stato, quando infila le mani in queste faccende, fa solo danni. Il monitoraggio delle richieste di mercato esiste, basta volerlo guardare e smetterla di iscriversi a Scienze Politiche, Lettere, Economia, Giurisprudenza etc… etc…
    6) Questo punto mi pare una follia; era ciò che succedeva nei vecchi regimi comunisti e fascisti, con gli intellettuali e gli esperti proni a 90 (tranne rare eccezioni) a raccattare prebende. Grazie, ma degli intellettuali e degli esperti che pretendono di decidere cosa sia bene per me, ne faccio volentieri a meno.
    7) Ma sono pubblici! Rimando al punto 4: basterebbe un po’ di chiarezza
    8) Non si può scrivere “salvo che gli assistiti godano di fonti reddituali sufficienti a sostenerne la spesa” e pensare di aver risolto la questione. Troppo generico e, in questi termini, inapplicabile.
    9) Pur essendo idealmente d’accordo, non lo vedo un passaggio facilmente applicabile e risolvibile. Comunque se vincerà Veltroni, forte dell’esperienza del Piano di Edilizia Popolare applicato con successo Roma, non avremo più problemi e un modello efficiente da copiare. Vi risparmio la risata, ma potete immaginarla.
    10) Troppo tenero. Qui sarei molto più drastico, al di là delle ‘lamentele’ montezemoliane: in galera chi non applica le norme di sicurezza correttamente, in compagnia di chi, dovendo controllarne l’applicazione, non lo fa. Nessuno spazio per discussioni su un simile punto.
    11) Ho poche speranze, sul tema e, per quanto mi riguarda, un’unica soluzione: spedire mio figlio a studiare oltreoceano. Troppi vecchi a gestire la scuola italiana; e non solo quella.
    12) Questo non è un punto, ma un concentrato che meriterebbe, da solo, ben altri approfondimenti. Il punto a) lo si risolve continuando a praticare la linea tenuta dal precedente governucolo; b) idem come per il punto a; c) qui è dura; in una UE dei Comuni riuscire a costituire un unico esercito e un’unica difesa è praticamente impossibile. E ne avremmo bisogno…

    Blackjack.

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  11. Astensionismo attivo. Andrò a votare costringendo gli scrutatori a mettere a registro che pur avendo desiderio di esercitare il mio diritto-dovere di voto, non mi sento rappresentata da nessun candidato di nessuna lista di nessun partito.

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  12. 11)no, dico, blackjack: li hai visti i giovani? ringrazia che a scuola ci sono ancora vecchi che non vogliono morire. più che altro gli tocca, perchè se la scuola la dai a sti giovini qua, stiamo freschi. ci iberniamo, proprio.
    comunque il problema è serissimo, ma non mi aspetto nulla sul fronte dell’istruzione: neanche da un governo di cui non dovessimo lamentarci. figuriamoci da quello che vincerà.

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  13. grazie, Giovanni. io mi farò dare le schede. le guarderò, le girerò tra le mani, prenderò la matita e qualcosa scriverò, di sicuro. perché qualcosa bisogna scrivere su quelle schede. magari scriverò questo:
    Guy Debord, La società dello spettacolo, Milano, Baldini Castoldi Dalai, 2008, pp. 254, euro 6,90. “Tutto ciò che era direttamente vissuto si è allontanato in una rappresentazione“.

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  14. Interessante, intelligente, condivisibile e utopico manifesto, forzatamente incompleto.

    Oltre al punto il cui partito ideale dovrebbe impegnarsi per la lotta alla mafia, infatti, ne mancano a mio avviso un altro paio:

    13) un partito che dichiari di impegnarsi per la salvaguardia e per la difesa dell’ambiente, che proponga l’abolizione della caccia ed un controllo più rigoroso del mercato ittico, che vieti l’importazione di animali e prodotti provenienti dalla lavorazione di specie animali e vegetali considerati a rischio di estinzione.
    14) un partito che si impegni a progettare e costruire una bolla di vetro su tutto il territorio vaticano per proteggere s.pietro dalle intemperie e il papato dalle influenze sataniche della civiltà laica.

    Per quanto riguarda il voto, immaginatevi il parlamento così composto: PDL + PD + UDC. Non manca qualcosa? Tipo, un’opposizione?

    Una non-scelta (mascherata da scelta di non andare a votare o di annullare la scheda) non aiuta mai, neanche nella vita. Apponendola, potremmo perlomeno garantire in parlamento l’esistenza di qualche rappresentante – parolone, lo so… – dei cittadini di idee e programmi un po’ diversi da quelli impersonificati dalla terrificante spartizione di posti che si prospetta.

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  15. Probabilmente salvare l’Italia è pura utopia, questa che forse non è neanche una nazione, ma solo uno stato.
    Pensavo di trasferirmi in Spagna.

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