Non paghi di leggere

La direttiva 2006/115/CE ha deliberato che le Biblioteche pubbliche paghino un diritto di noleggio e di prestito alla SIAE per ciascun libro prestato.

Lo Stato italiano, per ottemperare a questa direttiva, dal 2006 paga dei diritti d’autore quando un cittadino prende in prestito un libro.
E questi denari finiscono in gole e tasche profonde.
Non servono certo a ricompensare il lavoro degli autori.Contro questa direttiva si sono mobilitati tutti: lettori, autori, Biblioteche, Comuni, e tutti quei movimenti che si oppongono al prestito a pagamento, in favore dell’accesso libero alla cultura.

Questo video di Monica Mazzitelli, racconta -facendo prendere la parola ai libri stessi- il problema.
Splendidi i disegni, divertente l’animazione. Personaggi eccellenti hanno prestato la loro voce al racconto di questa lotta.
C’è tempo fino al 23 aprile prossimo per firmare la petizione “Non pago di leggere” per sollecitare la revoca della direttiva ed un ripensamento rispetto al “diritto esclusivo di prestito”.

Si firma in biblioteca.

Oppure è possibile utilizzare i modului della raccolta firme scaricandoli qui.

41 pensieri su “Non paghi di leggere

  1. Il problema non è farsi pagare o meno (poi non so se è una quota simbolica o più alta) il problema è far entrare la gente in biblioteca. A volte la valorizzazione, fosse anche simbolica, non so, di un euro a testo, può sottolineare l’importanza della biblioteca, la sua stessa ragione di esistere. Due parole anche su quanto costano i volumi nuovi, quelli che si trovano normalmente in libreria. Tutto lascia supporre che a fronte dei continui aumenti il ricorso al prestito diventerà sempre più diffuso. Manca un marketing territoriale delle biblioteche. Manca, al di la dei proclami illuminati, un’opera, da parte degli addetti ai lavori, di avvicinamento alla lettura.

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  2. LambertiBocconi, spiacente deluderla, sebbene in la con gli anni, al momento, non figuro ancora su alcun database della Maico (casa di rilevanza internazionale nel campo dei dispositivi ausiliari all’udito). Piuttosto, al di la dei saluti ironici e prolungati (ripeto, ci sento benissimo), sento un silenzio assordante.
    Ce la caviamo con una battuta o ne vogliamo parlare ?

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  3. purtroppo cliccando sul video appare la scritta “We are sorry, this video is no longer available”.
    A me sembra comunque ovvio che le biblioteche debbano prestare gratuitamente i libri presenti nel loro patrimonio. Se si tratta di prestito interbibliotecario, sono abbastanza d’accordo di pagare una piccola cifra. Il paragone coi film non mi pare regga. I libri sono moltissimi, quelli ammessi al prestito sono ancora in commercio e non di straordinario valore e in generale sono oggetti di minor delicatezza tecnologica. Io firmerei dieci appelli in questo senso.

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  4. Io sento molto questo problema: leggo quasi esclusivamente grazie alle biblioteche, compro non più di un paio di libri l’anno.

    Non conosco le altre, ma le biblioteche milanesi fanno un lavoro egregio: di accoglienza, ausilio, suggerimento, grazie a personale preparato e motivato. Basta fare una richiesta di acquisto di una novità, dopo qualche mese per lo più si è soddisfatti. Fanno anche un’ottima azione di promozione della lettura, con mostre tematiche di libri secondo le varie ricorrenze, esposizioni delle novità e incontri con autori. Inoltre mettono a disposizione giornali, riviste, materiale audiovisivo e informazioni sulle attività culturali nella città. Naturalmente sono molto frequentate.

    Grazie a Isabella per ricordare il problema e sollecitare chi non avesse ancora firmato la petizione.

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  5. mi pare che il paragone tra un videonoleggio (privato) e una biblioteca (pubblica) non calzi.
    inoltre: lì pago per qualcosa spesso di molto effimero, qui, si suppone, io non vado a prestito di un harmony, di un blue moon. mi procuro un romanzo che non si stampa più, un saggio troppo costoso. il diritto all’accesso alla cultura va marcato con la gratuità. un euro non rovina, probabilmente, nessuno. ma è la richiesta del pagamento di una quota che lancia un segnale inquietante: inquietante forse è termine eccessivo e abusato: diciamo un segnale sgradevole, foriero di cattive interpretazioni. senza contare i buchi neri.

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  6. Io ho fatto un inter-post e ho risposto su “Un amore che ti si appiccica addosso”.
    Ah, fra l’altro – oggi sono in vena di trasversalità – penso che non interessi a nessuno ma dichiaro che VADO A VOTARE e che considero il non andare o il pasticciare la scheda, con qualsivoglia motivazione, un’espressione di qualunquismo.

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  7. concordo a Bocconi, ed anche in piedi e seduta: passi per le Biblioteche che fan pagare un tot per ogni giorno di ritardo in progressione, al posto della salutare ed ottocentesca sospensione dal prestito per ugual numero di giorni di ritardo di sormaniana memoria, passi per la gabella fotocopie con percentuale da sganciare alla Siae. Ma questo è davvero troppo.
    Visto si firmi!

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  8. (…intertrasversalando vado io pure a votare, ovviamente.
    anche in onore alla più che ottatantenne mia Signora Madre che si ricorda di quando le donne non avevano il voto in questo disgraziato paese e ci si trascina orogliosamnete ed imprescindibilmente nonostante i mille acciacchi.)

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  9. Hanno ragione Anna e Orsola: si va a votare. E ancor più convinte di farlo, se si pensa – per l’appunto – alla Signora Madre più che ottantenne e ai suoi ricordi (anche la mia ricorda benissimo quei tempi).
    Quanto al dover pagare per leggere i libri in biblioteca: Clè, mi spiace, ma io sottoscrivo tutto quanto scritto da Sparz e dagli altri. L’appello “Non pago di leggere” io l’ho già firmato da un sacco di tempo…
    baci!!!

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  10. Ok, mi prendo volentieri la parte della voce fuori dal coro, ho le spalle larghe, del resto.
    Tento di esplicitare meglio quanto scritto nel commento iniziale che evidentemente non è stato compreso, o peggio, del tutto volutamente travisato.

    Intanto, ho chiesto a quanto ammonterebbe la contribuzione a carico di chi preleva da una biblioteca un volume. Poi ho fatto notare come l’eventuale “costo” da sostenere, posto che non sia oneroso, dovrebbe poter dare “valore” all’opera di queste strutture.

    Ho invitato a considerare che al di la questa battaglia, il vero problema sarebbe (è) divulgare la lettura, ho auspicato iniziative (si chiama marketing, non ci posso far nulla) che possano coinvolgere quanta più gente, a seguito del continuo aumento dei prezzi dei libri nuovi, anche bene attraverso il prestito d’uso, alla lettura.

    Non mi interessa polemizzare con chi volutamente travisa quanto scritto sopra per gusti che mi sfuggono, e che francamente, a fronte degli argomenti sostenuti, valgono poco più di zero

    PS. Prendo atto delle dichiarazioni di voto, osservo che non sembrano (almeno ai miei occhi, chiaro) “in topic” col post in parola.

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  11. Per me è anche la cifra -simbolica o meno- ad essere qualcosa che proprio non mi piace.

    E’ sempre la stessa storia. Già ognuno di noi paga per il funzionamento delle biblioteche, dobbiamo dunque farci carico ancora degli altrui guadagni?

    E’ disumana questa sovratassazione di qualsiasi servizio: dalla sanità alla cultura.

    E visto che agli autori non vanno che le briciole di questi denari, perchè mai dovrebbe essere compito mio sostenere la gestione della SIAE? Non ha già abbastanza introiti, non paghiamo -tutti noi autori- la nostra quota annua? Non pagano i Teatri, i discografici, i videomaker e tutti coloro che producono “opere dell’ingegno”?
    No, dobbiamo fargli anche l’attico? 😀

    Andiamo a firmare. E’comunque una partecipazione che non guasta.

    Per il voto mi sono già espressa.
    Comprendo anche profondamente alcune motivazioni del non voto, come ad esempio queste http://www.informationguerrilla.org/2008/03/02/1783/
    ma insisto che votare è un po’ come andare a firmare in biblioteca.
    Non serve solo ad opporsi o a confermare.
    Serve a sottolineare che la gente c’è e non è del tutto come loro credono.

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  12. 1) Cletus, ma dov’è che lo vedi il livore nelle mie parole? No cioè, son curiosa!
    2) Avere una certa idea dei servizi sociali che sono una cosa diversa dalle aziende c’entra con l’andare a votare.

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  13. Un romanzo costa a chi lo scrive un anno o anche più di lavoro. Se ne ricava mediamente due o tre mila euro di anticipo o royalties (non siamo Moccia nè la Agus). Poi scopri che in biblioteca i romanzo viene molto letto, e ne sei felice. Ancor più felice se lo Stato permette a chi non può comprare di leggere gratis. Ma perchè non lo fa con soldi suoi, rifondendo a me un minimo di diritto d’autore? Come dice un cabarettista, è troppo bello fare il finocchio col culo degli altri.

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  14. Valter, normalmente nel contratto con l’editore (a parte l’anticipo) si riconosce all’autore una percentuale sul prezzo applicato per ogni copia venduta, anche alle Biblioteche.
    Non mi sembra giusto chiedere una quota ulteriore a favore dell’autore per ogni libro preso in prestito nelle Biblioteche, peggio ancora se a carico dello “Stato”, visto che purtroppo lo “Stato” siamo noi.
    Appoggio la petizione.

    Paolo

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  15. [Una volta facemmo un viaggio in treno con dei ragazzini delle medie in gita che si dicevano ogni tre parole finocchio… finocchio. Un amico inglese aveva capito Pinocchio. Però.
    E quando ci chiese “what is Pinocchio?”
    Non fu facile spiegarglierlo.
    Così, spaziando fra burattino di Collodi e volgare assai, ma ognuno ha il suo stile, si sa, sottinteso vegetale d’uso.]

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  16. Perché avete subito pensato alla volgarità per “finocchio” e non per “col culo”?
    Inoltre: dire “finocchio nel culo” vel similia ci rende immantinente antinazisti?

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  17. [a ognuno i suoi termini di paragone, anche]

    Finocchio nel lessico tardo medioevale significava di poco prezzo e valore, spregevole, per estensione traditore – i semi di finocchio si usavano in gran quantità per conservare ed aromtizzare le carni.
    Goebbels non esitò a decidere che soluzione adottare per le persone che considerava di poco prezzo e valore per vari motivi. Un destino possibile poteva anche essere il sapone. Oltre che la cenere e il fumo su per i camini.
    Non si qui tratta qui e ovunque di eleganza di modi e di pulizia esteriore ma di sostanza che sta dietro alle parole che usiamo. Le parole sono sempre uan responsabiltà.
    Altri ragazzini incontrati altrove (nel loro, di caso si può anche comprendere la stoltezza e l’ignoranza e la mala educazione) si davano allegramente dell’Handycappato ogni tre parole come nulla fosse con simile volgarità.

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  18. Gli editori di libri, con le loro azioni di lobby presso la UE, si stanno comportando alla stessa maniera degli editori di dischi nei confronti del fenomeno peer to peer. Per loro la distribuzione libera dei contenuti è un attacco al business.

    Ci sono però una quantità di controesempi che, grazie a internet, le cose vanno diversamente. Gli utenti che affollano i siti di peer to peer sono anche i principali compratori di dischi (oltre che frequentatori di concerti): perché a loro interessa la musica, e utilizzano il gratis come uno strumento per conoscerne di più.
    Rimanendo nell’ambito del mercato librario, esemplare è il caso di Paulo Coelho – di cui ha parlato recentemente, tra gli altri, il Corriere della Sera online. Coelho è il principale «spacciatore» dei propri libri gratis, nel senso che sul suo sito web dà le indicazioni ai lettori su dove trovare i file dei romanzi (soprattutto suoi) scaricabili gratuitamente. Questa pratica non ha affatto diminuito le vendite in libreria dei suoi romanzi bensì l’ha aumentata. In Russia, per esempio, non vendeva quasi niente, ma da quando ha cominciato a segnalare i file gratuiti i suoi libri sono diventati best seller in libreria. Lo ha raccontato lui stesso.

    A capire certi meccanismi, prima che ci arrivino gli imprenditori, ci stanno provando gli economisti. Un testo di riferimento è quello sulla «coda lunga» scritto da Chris Anderson, tradotto in Italia da Codice Edizioni. Anderson sta adesso esplorando le potenzialità di marketing del gratis. Non del prezzo minimo (come possono essere i 99 centesimi di dollaro delle canzoni in vendita su iTunes, o il balzello richiesto dalla Siae alle biblioteche), proprio del gratis.
    Se è gratuito, l’utente ci si butta a pesce e sa che può sperimentare l’ascolto (o la lettura) di tutto: anche di ciò che, se costasse, non prenderebbe mai in considerazione. Ciò produce un’espansione dell’esperienza e un aumento della conoscenza – e un regime di acquisti maggiore in quantità e consapevolezza.

    Da quando c’è il peer to peer il mercato della musica è aumentato di dimensioni (ci sono dati che lo confermano). Le major discografiche hanno pianto miseria molte volte e in molti modi, ma a fronte di un’evoluzione del mercato sono chiamate a evolversi pure loro.
    Da quando c’è internet, il mercato delle scritture è aumentato di dimensioni in maniera spettacolare. Gli editori (di libri, di giornali) piangono miseria e dicono che la gente non legge. Ma in effetti la gente legge. Leggono perfino coloro che, prima di internet, non pensavano nemmeno di avvicinarsi a una libreria, o perfino a un’edicola.
    Il mercato in evoluzione chiede agli editori di evolversi a loro volta. Se no rimangono indietro.

    Guido Tedoldi

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  19. Una volta mi hanno raccontato questa cosa, penso sia vera.
    In Germania misero sotto osservazione i comportamenti dei cittadini di due paesi vicini, simili fra loro per numero di abitanti, livello culturale, occupazionale ecc.
    in uno c’era una biblioteca pubblica, nell’altro no.
    In quale dei due si vendevano più libri?
    Nel primo, naturalmente (sennò che la raccontavo a fare?)
    Ezio
    p.s. Ma voi che frequentate le pubbliche biblioteche, avete mai pagato per il prestito? dal video di Monica sembra che sia così, ma a me non risulta (sono bibliotecario – universitario però, e lì le cose funzionano in modo diverso)

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  20. Firmerò l’appello. Non condivido chi pretende il pagamento dei diritti d’autore per ogni prestito bibliotecario, perché la cultura, a differenza della proprietà di un libro, deve essere assolutamente gratuita: fa parte dei nostri diritti. Per quanto riguarda la mia esperienza, posso dire che da quando uso il peer to peer compro meno dischi, ma sono andato a concerti di gruppi che, senza internet, non avrei mai conosciuto.

    Mic

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  21. @ Ezio
    Ciao! Al momento in Italia gli utenti non pagano direttamente perché i soldi per la SIAE sono stati messi in un capitolo della finanziaria. Non è detto che le cose continuino così in futuro, e in effetti nel corto si parla dell’anno 2012. Una piccola garanzia che abbiamo noi italiani rispetto alla finanziaria è che anche con un governo di destra è probabile che lo stanziamento di fondi verrebbe messo comunque, non perché al governo freghi qualcosa della cultura del paese ma perché il maggiore beneficiario SIAE in Italia è lo stesso Berlusconi in quanto proprietario di Mondadori e Einaudi. E’ quindi plausibile che si trovi un spazietto di buon Quore culturale anche a destra nei prossimi anni 🙂
    @ Valter, il mio acquisto di cd non è cambiato, le cose che mi piacciono veramente le compro per averle “belle” esteticamente e di migliore qualità audio. Specialmente se chi suona mette le sue cose liberamente disponibili anche in rete.
    A proposito di statistiche, cmq, ce ne sono diverse indipendeti che non devono dar acqua a nessun mulino che testimoniano che si vendono più libri dove i libri circolano di più. Non parlo di statistiche “all’italiana” ma statistiche serie condotte in paesi nordici (U.K., Scandinavia, Olanda etc.)

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  22. P.S. Volevo ricordare anche che le biblioteche comprano i libri, e quindi pagano la SIAE nell’acquisto. Finché non ci sarà una clausola che ciascun libro possa essere letto solo da una persona non si capisce in cosa il diritto venga violato. Io i miei libri li presto a chiunque. E quando un libro che mi è stato prestato mi piace, io me lo compro cmq.

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  23. Qui non si diceva di far pagare i lettori, ma di rifondere almeno parte di diritti d’autore. Un insegnante di letteratura non insegna gratis per elevare la cultura patria: perchè uno scrittore si?

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  24. @ Ezio : )
    @ Valter: torno a dire che la copia bibliotecaria viene regolarmente acquistata e quindi l’autore riceve il suo giusto compenso. Non potrà che rallegrarsi di aumentare le sue vendite grazie alla diffusione bibliotecaria, ed essere felice di essere letto da tante persone, comprese quelle che non hanno la disponibilità economica per acquistare il suo romanzo.

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