Provocazione in forma d’apologo 53

Al suono della sveglia l’uomo inciampando va in bagno e si guarda allo specchio, da cui lo guarda un tale che gli sembra di riconoscere, ma non ricorda chi è.
Giunto in ufficio non trova il voluminoso dossier che il giorno prima gli ingombrava la scrivania. Chiama la segretaria:
“Pronto, Cristina… Cristina? No, scusa, hai una voce… Già, il raffreddore… prenditi un latte col miele. Senti, ho chiamato per quel dossier di ieri… L’ha voluto il direttore? Ah be’ allora… Fammi sapere… Ciao, riguardati”.
E l’uomo s’immerge nel lavoro, tanto per fare, nel mare di cose indispensabili e inutili.

Il tram del ritorno lo porta per strade nelle quali non gli pare d’essere mai passato. Certo è una deviazione per i soliti lavori: per le Olimpiadi, il Centenario; non ricorda, non sa.
Nell’androne di casa la buca delle lettere è vuota e la custode non risponde al saluto. Fa come non lo vedesse, la zotica.
Per le scale l’uomo non distingue i nomi sui campanelli, da tanto si dice che deve prenotare una visita dall’oculista, ma poi c’è sempre qualche buona ragione per rimandare.
Davanti alla sua porta la chiave non gira nella toppa, ma sono le mani che tremano un po’. La segreteria telefonica è muta. Come ormai da tempo, gli oggetti gli sembrano cambiati di posto rispetto al giorno prima, rispetto alla mattina stessa. Alza le spalle. Si dice: una doccia, una cena leggera e poi presto a letto. Esegue. Già nel letto chiama per l’abituale saluto la fidanzata lontana. Dopo le solite frasi affettuose, alla domanda, l’uomo risponde:
“Come sto: che vuoi che ti dica Lulli, peggio mi pare… Non riconosco più niente e nessuno, e niente e nessuno più mi riconosce… Adesso nemmeno più il cane del vicino, eppure non ho cambiato deodorante…” .
Dopo un’esitazione che gli sembra infinita, la donna replica:
“Coraggio, esiste Qualcuno che riconosce noi, sempre e comunque. Fra pochi giorni è Pasqua, nell’Uovo c’è una sopresa che a saperla capire è sempre buona e bella. Chiudi gli occhi, Gregorio: una di queste mattine ti sveglierai, e sentirai che tutto è stato soltanto un brutto sogno”.
L’uomo depone il ricevitore e spegne la luce.
Nel buio si chiede: “Chissà se è davvero così, chissà se è almeno sincera, o se mente, magari per amore. Ma si può mentire, per amore?”.
L’ultima domanda prima di chiudere gli occhi.

 __________________________

BUONA PASQUA A TUTTI

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4 pensieri su “Provocazione in forma d’apologo 53

  1. roberto, alla seconda frase ho pensato: “che atmosfera kafkiana si respira in questo racconto”.
    poi ho letto la terza, la quarta, la quinta.
    E mi sono detta: “è sempre più kafikiano”.
    Alla fine ho letto il nome del protagonista, e ho concluso, dentro di me: “che bello, questo racconto”.
    Mi è piaciuto da pazzi.

    Cosa farà a Pasqua, Gregorio?
    Sarà ancora uomo?
    “Chiudi gli occhi, Gregorio: una di queste mattine ti sveglierai, e sentirai che tutto è stato soltanto un brutto sogno”
    Sarà proprio così?

    Bello, bello davvero, Roberto.
    Congratulazioni.

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  2. se devo essere sincero, il raccontino mi ha così preso che alla fine mi aspettavo che lui non riuscisse ad addormentarsi ben sapendo di non chiamarsi Gregorio…
    grazie, Roberto, auguri anche a te.

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  3. Cari amici,
    le metamorfosi più profonde e irreversibili sono quelle che avvengono a poco a poco, dandoci il tempo di abituarci e che quindi si finiscono per non riconoscere come tali. (In questo senso questo Gregorio è un po’ differente da quello di Kafka.)
    Comunque la mattina di Pasqua, magari guardandoci nello specchio, sapremo in che stato si è svegliato Gregorio.
    Il quale Gregorio continua, malgrado tutto, ad addormentarsi, grazie a quegli “aiutini” che oggi la medicina non nega a nessuno. Anch’essa complice, o coregista, della Grande Metamorfosi in atto?
    Un caro saluto,
    Roberto

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