COSA RESTA DEL 68? Quinta puntata: l’eclissi del padre

DI FABIO BROTTO

Da “Brotture”

sedia

Che la figura del padre nel corso dell’ultimo secolo abbia subito un’eclissi nelle società occidentali è un’assoluta evidenza. L’aspetto forse più rilevante del mondo occidentale contemporaneo è il suo essere una società senza padre (La “società senza padre” preconizzata da Alexander Mitscherlich nel 1963). Nello stesso tempo, l’Occidente è il luogo in cui la liberazione del desiderio, resa possibile dallo svanire della figura repressiva del padre, è diventata il fondamento anche della struttura economica. Il sistema produttivo delle società tecnotroniche non reggerebbe se la spirale dei desideri crescenti subisse una qualche interruzione. Tutti, in linea di principio, devono poter credere che i loro desideri potranno essere prima o poi soddisfatti, almeno indirettamente o per via vicaria. Devono comunque pensare che i desideri abbiano il diritto di essere soddisfatti, e che siano tutti leciti, salvo isole di non permissione (il cui fondamento è però relativistico e quindi fragile e precario). Devono credere che la repressione del desiderio sia la fonte di ogni male. La pubblicità, che della società del libero scambio è l’anima, si basa su questa ideologia. Il desiderio, non il petrolio, è il carburante del sistema capitalistico contemporaneo. Sviluppo del capitalismo e caduta della figura del padre non stanno insieme per caso, ma per intima necessità.

Dopo l’Undici Settembre ci troviamo dunque chiaramente di fronte ad uno scontro di civiltà, che non è affatto esploso per motivi di ordine meramente economico, né a causa della povertà, e neppure per una causa religiosa in senso stretto – anche se Israele tende pur sempre ad essere costituito come capro espiatorio a livello mondiale. Il vero motivo è culturale. Una cultura a fondamento patriarcale non può né generare né accogliere il libero flusso dei desideri che è consustanziale al sistema di libero mercato, pena il proprio annichilimento. Il movimento islamista ha visto questo pericolo con estrema lucidità, e ha deciso che nessun prezzo è abbastanza alto da non poter essere pagato per una battaglia contro una cultura portatrice di caos, la nostra attuale, in cui addirittura uomini sposano uomini e donne sposano donne. Per gli islamisti il patriarcato è l’unica forma sociale degna dell’essere umano.
Da sempre la figura del padre e quella del maestro sono contigue. Sono entrambe figure che per avere un senso hanno bisogno di autorevolezza. E non a caso, ancora, entrambe sono coinvolte nella stessa caduta. Infatti il sistema della cultura occidentale (aperto, polimorfo e cangiante sì, ma lungo ben precise direttrici) ha portato un attacco ad entrambe le figure contemporaneamente, e in particolare lo ha fatto mediante la letteratura ed il cinema. Le figure paterne nel romanzo degli ultimi due secoli, ad esempio, sono quasi in toto negative, come le figure di insegnanti e maestri. Nel cinema è sostanzialmente lo stesso, e quando un padre o un insegnante appaiono connotati positivamente, lo sono per dei loro caratteri in qualche modo fraterni e sostanzialmente immaturi, comunque estranei al ruolo tradizionale. Come a dire: l’unica figura virile accettabile per i giovani e sensata è quella che si spoglia della maturità, della pienezza dell’essere virile, per farsi in qualche modo coetanea. Questo è il modello che è passato, quello vincente, quello che è espresso dopo il 1945 dalla cultura giovanilistica e vittimistica del nostro Occidente. Un modello che, secondo me, è clamorosamente fallito.

10 pensieri su “COSA RESTA DEL 68? Quinta puntata: l’eclissi del padre

  1. Niente da dire e mi pare un’analisi centrata al 110%. Ora si tratta di trovare un’alternativa, se non vogliamo ritrovarci tutti ‘islamici’ nel giro di qualche decina d’anni.

    Blackjack.

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  2. Oh, come hai ragione, Blackjack! E che spirito pasquale promana dalle tue parole!! Che ne dici, la organizziamo una bella crociata? Meglio se preventiva: sai, sono quelle che danno i risultati più duraturi…

    S.d.M.

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  3. Non mi pare che qui si voglia esaltare o denigrare l’Islam.
    Brotto sostiene che una società come quella islamica erige le barriere che può erigere contro la globalizzazione della deboscia.
    Blackjack mi pare che non voglia scegliere tra restaurazione patriarcale di tipo medioevale e suicidio culturale.
    Io nemmeno. Lo spirito pasquale è spirito di rinascita, non di cedimento al male.

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  4. a me pare che l’asse dell’articolo ruotasse lontano da dove i signori che mi precedono l’hanno poi spostato. intanto l’equazione occidente corrotto, diciamo così per brevità, e torri gemelle, come argine dell’islam al cambiamento è molto pericolosa perchè convince comodamente ogni reazionario occidentale di essere nel giusto quando pensa che a certi cambiamenti basta opporre il buon tempo andato. se è andato…voleva dire che voleva-doveva andarsene. inoltre si dovrebbe aprire la porta all’islam se ha “visto giusto” nella nostra società in cui uomini sposano uomini. bah!
    io credo che l’articolo abbia centrato il problema fino a che sta sul tema dei padri non più padri: il resto è molto opinabile.
    anche le madri non sono più madri.
    per esserlo dovremo tornare a far la calza, a preparare crostate, a consolare, rattoppare, cullare e aspettare il ritorno augh! del guerriero? la sfida non è stata raccolta. si può essere nella modernità ancora e lasciare il post-moderno con tutte le sue miserie sulle riviste patinate. si può essere occidentali e cristiani senza isterismi, si può essere padre e madre e maestro. basta farlo. non è semplificazione. basta farlo.
    c’è una parolina che molti padri consapevoli che non c’è più la figura paterna, argomento su cui spendono fiumi d’inchiostro, non sanno dire a casa loro. NO. e perché no? perchè io sono tuo padre e tra me e te tocca a me decidere perché sono più vecchio e perciò devo portare il peso della responsabilità delle scelte. perchè io sono il maestro e ho l’obbligo professionale e morale di trasmetterti quello che ho imparato: posso sbagliare, ma tra me e te per il momento sbaglio meno io.
    i ragazzi ringraziano. e non vanno a cercarsi un padre o un maestro facendo i bulli, tanto per attirare l’attenzione.

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  5. Cara Lucy, da questo punto di vista io potrei considerarmi un padre (e perfino un insegnante) fortunato. Ma vogliamo dire che questo ho potuto farlo solo disimparando tutto quello che su uomo donnna e società mi aveva inculcato la cultura sessantottina? E che fare il padre oggi significa andare controcorrente? E, allora, visto che non parliamo di individui ma di culture, chiamare pane il pane e tossico il tossico?

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  6. L’avevo sempre detto a Marc, Lucien, Emmanuel, e a tutti gli altri, che un giorno qualcuno, cercando malamente di imitarci, avrebbe finito per perdere per strada una consonante, dando vita alla scuola storiografica delle Anales. E infatti.

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  7. Avevo ingabbiato il termine ‘islamico’ fra virgolette, ma non è stato sufficiente e il solito ‘nick variabile’, proprio come questo tempo pasquale, inizia subito a vedere crociate e chissà cos’altro.
    Quello che vedo io, da non credente e quindi niente crociate a difesa di nessuna fede, è il tentativo delle varie fedi, aggrappato alla presunta mancanza di valori, di riprendere peso e imporre la loro ‘visione’. Riportare la società ai bei tempi passati.
    Tentativo legittimo, è il loro mestiere, ma qualche effetto collaterale potrebbe anche esserci. O è solo una mia impressione?

    Ah, per quanto riguarda lo spirito pasquale carissimo De ‘qualcosa variabile’, puoi farne ciò che vuoi. Pasta? Tempera da muro? Coriandoli? Vedi tu,mi pare che la fantasia non ti manchi.

    Blackjack.

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  8. Lucy, come scrivevo nel commento precedente, pure ingabbiando il termine ‘islamico’ ho commesso un errore di comunicazione. Non ho specificato.
    L’articolo di Brotto pone in evidenza la progressiva scomparsa della figura paterna e il contrasto con culture che mantengono una figura patriarcale importante. Se non raddrizziamo qualcosa, nella nostra forma di intendere la paternità, vedo il nostro ‘schema sociale’ come perdente e facile preda.

    Che sia l’islam o il cattolicesimo tradizionale di ritorno, dal mio punto di vista poco cambia: i danni li farebbero entrambi nel momento in cui potessero uscire dall’ambito della fede personale e diventare riferimenti sociali.

    Mi scuso ancora per il termine improprio.

    Blackjack.

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  9. Caro Braudel, l’ecole des anales tu già la pratichi, vista la paraculaggine con cui nascondi denigrazioni da cinque centesimi sotto un nick che non ti meriti. E non mi aspetto di meglio da chi fa professione di sessantottismo: come i tuoi amici ex direttori di lotta continua, distribuiti a destra e a sinistra purchè si galleggi. Come gli stronzi.

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  10. vorrei precisare che la scrivente è molto preoccupata dello stato delle cose. da ultimo avevo indicato come primo farmakon la cura-cultura del NO: un no cosciente e coscienzioso, di padri e madri che non smettono di “rompere” ai pargoli, ma fanno, per l’appunto, i padri e le madri. non credo derivi tutto dal ’68. molto deriva dall’abdicazione individuale e, da lì, collettiva alle responsabilità. la stessa abdicazione che ci fa votare gente che dice tutto e il contrario di tutto in fase preelettorale. tanto, poi, sono i giornalisti, razza dannata, che…

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