Operazione Magliani #2 – Quattro giorni per non morire

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La copertina e il titolo richiamano le locandine di certi noir francesi anni 60/70; tolto il richiamo cinematografico, questo è un romanzo che sta sul bordo del genere – senza mai per l’appunto veramente entrarci – per certe venature della trama: un uomo gravemente malato torna dal carcere di Regina Coeli – dove da anni sconta una pena per traffici illeciti – nel borgo ligure natio, e laggiù ritrova le sue radici incontrando personaggi che le incarnano. Ha i quattro giorni di permesso accordatogli per organizzare una fuga in Messico dove potrebbe curare una grave malattia contratta un decennio prima. Ma il romanzo sta sul bordo soprattutto per altro: c’è la frontiera (il paesino non è lontano dalla Francia) e questo breve tempo che il protagonista ha a disposizione per venire a capo della sua vita, e che per l’appunto non può oltremisura debordare.

Magliani ha la rara abilità di raccontare una storia impiantata sull’ “azione” con la misurata lentezza propria di una letteratura passata alla storia troppo in fretta, e prestando grande attenzione alla resa dei dialoghi: leggendoli, infatti, non è difficile ritrovare la parlata tipica della Liguria di Ponente, terra affilata e ritorta tra cielo, mare e le ombre di un entroterra che ha bisogno di ben più di quattro giorni per essere compiutamente conosciuto.

Questo romanzo pieno di rimandi alla letteratura di quei luoghi (soprattutto a Francesco Biamonti, che viene citato a più riprese come una sorta di voce guida) ha soprattutto una sua lingua precisa, talvolta gergale ma sempre per vera necessità. E l’accurata scrittura è sempre tenuta a bassa temperatura, pulsante a basse pulsazioni come il cuore sotto sforzo di un asso del ciclismo.

Questo romanzo mostra il tentativo fatto da molta letteratura di qualità di parlare del proprio “bordo” (o borgo) aspirando all’universale: tentativo a mio avviso riuscito.

Quattro giorni per non morire – di Marino Magliani – Sironi, pagg.156 euro 12,90.

Franz Krauspenhaar

(Pubblicato su “Letture” – maggio 2006 – e su Nazione Indiana. Nella foto: Emilio Vedova, 1974)

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