Lettera dalla Galilea

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di Stefania Nardini

Candidata al Nobel per la pace nel 2006, Angelica Calo ci racconta cosa significacercare la speranza dove c’é guerra. L’ impegno di una donna che non si arrende

Lettera dalla Galilea in nome della vita a cura di Stefania Nardini

DI ANGELICA CALO LIVNE

Israele è tutta in fiore.
Cammino lungo il recinto del Kibbuz. Ai due lati mandorli, ciliegi, lavanda, anemoni. In basso il frutteto delle mele e poco piu’ in la’, a un km in linea d’aria, il Libano.
Sembra un po’ il panorama della Sardegna…e a momenti della Toscana: un miscuglio di paesaggi bellissimi, rilassanti. Che suscitano ispirazioni……penso al mio libro. Al diario di giorni terribili che e’ divenuto libro: “Diario dalla Galilea, solo in pace vincono tutti”.
Questo libro e’ una preghiera di speranza nei terribili giorni di guerra che vivemmo nell’estate del 2006. E’ un diario (uscirà con l’editore Proedi) scritto quotidianamente da una madre che si struggeva e si sforzava di dare coraggio ad altre madri.
Sembra impossibile, nella pace soave di questo momento, pensare che questo cielo azzurrissimo fosse solcato da scie minacciose di fumo, da rumori assordanti, da sibili di sirene, da grida che ora sembrano un sogno mai esistito!
Ho 4 figli e, in quei giorni, due di loro erano al servizio militare, in Z.A.HA.L l’esercito di difesa d’Israele, uno degli eserciti piu’ conosciuti e discussi al mondo per la sua efficenza e per lo spazio riservato alle sue attivita’ dai media mondiali, ma che per noi, cittadini d’Israele, rappresenta un nugolo di ragazzi nelle mani dei quali e’ affidato il passato, il presente e il futuro del nostro Paese e del nostro popolo sparso per il mondo.
Il mio pensiero fisso e la mia anima erano li…tra quei ragazzi forti e attenti, sotto il sole cocente di un’estate calda oltremodo, le divise impolverate, pronti a dare tutto, anche la loro vita per fermare un razzo, un terrorista, ma anche per trovare qualcuno con cui parlare dall’altra parte della barriera.
Nel corso della mia vita ho dedicato le mie energie ad educare al dialogo, all’accoglienza dell’altro e alla pace attraverso le arti. Ho inventato modi per far incontrare gente di diversa eta’, di diverse lingue, culture e religioni. Ho imparato e trasformarmi in ponte, in tassello, in legame. Ho creato giochi, laboratori, canti, storie, spettacoli per unire, per cercare cio che c’e’ in comune tra un uomo e un uomo, un uomo e una donna, un bambino e un ragazzo. Una creatura di D-o e una creatura di un D-o chiamato con un nome diverso!
Atterrai in Israele il 12 luglio 2006, il giorno in cui scoppio’ la guerra tra Libano e Israele. Ero tornata da un viaggio con ragazzi colpiti dal terrorismo con uno dei progetti della fondazione Beresheet LaShalom – di cui sono l’ideatrice e fondatrice: un’esperienza speciale per educare al dialogo tra diversi attraverso le arti. “Per disegnare un sorriso sul loro volto” lo abbiamo chiamato il nostro progetto e ogni estate, da 7 anni ormai, dall’inizio della seconda intifada, nel corso di una settimana, cerchiamo di ridare a dei ragazzi che hanno perso un genitore, un fratello o la speranza un po’ di energie per andare avanti. Appena giunta al Kibbuz dove vivo, al confine con il Libano, mi viene assegnato il compito di occuparmi di 400 famiglie scampate ai missili katiusha per aiutarli a superare quei momenti di paura.
Io, figlia di una buona famiglia ebraica di Roma, cresciuta tra fontane, storie antiche e canzoni d’amore devo ricorrere a tutta la mia forza interiore, a tutta la mia fantasia e tutta la pazienza per portare avanti questo compito e alimentare la fiducia nella vita mentre intorno imperversa il delirio della guerra. Mi viene in aiuto, come una visione, un vecchio amico, giornalista di Repubblica, che mi chiede di scrivere la mia sensazione di madre, di educatrice e di donna in quei giorni di ansia e nasce il Diario dalla Galilea. Nonostante la preoccupazione, i boati, le sirene, gli allarmi, mi costringo a trovare il bene per dare il bene a chi intorno a me non riesce ad adattarsi al terrore e per trenta giorni consecutivi, tra un’attivita’ e l’altra, narro su Repubblica di paure, di nuove nascite, di piccole gioie e nonostante tutto di fiducia nel futuro, sotto il rombo dei missili. Nella pagina accanto una donna libanese scrive il suo diario da Beyrut. Con lei posso comunicare solo attraverso il giornale.
La prima parte del libro “Diario della Galilea, solo in pace vincono tutti” e’ la raccolta dei brani del diario. Poi, le lettere ricevute in seguito agli articoli su Repubblica: parole di affetto che mi hanno aiutato a rimanere legata ai miei amici da tutto il mondo. La terza parte e’ una raccolta di riflessioni scritte durante l’anno dopo la guerra, influenzate ancora prepotentemente dal ricordo di quei giorni. L’ultima parte, e’ un modo per condividere con tanti altri le sensazioni profonde di coloro che hanno assistito agli spettacoli del nostro Teatro. Persone che esprimono il loro affetto, la loro gratitudine per aver avuto l’opportunita’ di far parte di questo piccolo miracolo dove ragazzi di tante culture e religioni, con il loro esempio personale, danno la dimostrazione che le guerre non possono distruggere lo spirito, gli ideali e la visione di un’educazione ai valori piu alti dell’Uomo. Un’insegnante di Venezia, Nicoletta Polese, che in seguito a un laboratorio sulla multicultura che presentai qualche anno fa ha voluto assistere a un nostro spettacolo scrive: “Ho sentito che sei del ’55, come me: credevo fossi più giovane! Capisco però quale sia la tua fonte di giovinezza: quei ragazzi e lo scopo che ti anima ti trasfondono vita e ti conservano fuori dal tempo che passa inclemente su di noi. Tu sei il trait-d’union che veicola il loro muoversi sul palco! Sei straordinaria! Chissà quanti te l’ avranno detto, ma hai trovato la magica formula per la pace: far conoscere coloro che dovrebbero essere nemici, farli stare insieme, gomito a gomito, palpito con palpito, fatica con fatica. Quando vedi in volto il tuo ‘presunto’ nemico, quando ne sai il nome, conosci il suo respiro e le piccole cose che lo possono emozionare ,non puoi odiarlo. Brava!
Affronti con serenità ed entusiasmo un cammino irto di trappole, di critiche, di ostacoli, come un pioniere coraggioso che conosce la bontà della sua causa.Traspare da te la tranquilla forza di chi è un gigante dentro.

Ti abbraccio e ti auguro lunga vita.”

E da queste parole la forza per continuare a sperare l’insperabile!

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