La risurrezione di Gesù e la salvezza degli uomini, di Vito Mancuso

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La tesi di questo articolo consiste nel sostenere che occorre distinguere la risurrezione quale evento concreto accaduto a Gesù di Nazaret (un evento dotato di uno statuto storico del tutto particolare su cui mi soffermerò) dalla risurrezione quale evento salvifico. Occorre distinguere il significato della risurrezione per Gesù, dal significato della risurrezione per noi.

Io aderisco alla risurrezione quale evento accaduto a Gesù, ma nego che tale evento accaduto a lui abbia il valore salvifico assoluto per noi e per gli uomini di tutti i tempi che gli si attribuisce. Io penso che la vita eterna non dipenda dal fatto che Gesù è risorto, ma che il fatto che Gesù è risorto sia un segno della vita eterna nella sua effettiva realtà.

Perché sono cristiano

Io credo alla risurrezione di Gesù sulla base di quanto dicono i testi sacri e la predicazione della Chiesa. Credo alla risurrezione, ma non è su di essa che appoggio la “mia” fede, la mia fede “interiore”, viva, quella che ripeto a me stesso nella solitudine, in quei momenti nei quali ricerco un punto fermo su cui appoggiarmi per sussistere di fronte alle tempeste del mondo. La risurrezione non è il centro della mia fede personale. L’accetto, mi fido degli antichi testimoni evangelici che ne parlano e della Chiesa che mi ha messo in contatto con loro, e quando la domenica a Messa recito il Credo niceno-costantinopolitano non ho difficoltà a pronunciare “et resurrexit tertia die secundum scripturas”. Anzi, quando talora si canta il credo in latino e la musica sale, sento anche un fremito di gioia e penso “che bello, se è davvero così”. Però non lego la mia vita alla risurrezione, non strutturo la mia visione del mondo e il quadro dei miei valori morali a partire da essa. Se domani si ritrovasse un’urna con le ossa di Gesù di Nazaret, per i miei valori e la mia visione del mondo non cambierebbe molto. Continuerei a insegnare ai miei figli a basare la loro vita sul bene e sulla giustizia, continuerei a pensare che il bene e la giustizia sono immortali. Non è perché è risorto che Gesù è il mio maestro. Lo è per le cose che ha detto e per lo stile con cui ha vissuto, per la sua umanità, il suo senso di giustizia. Lo è per la sua maniera di parlare di Dio (“Abbà, Padre”) e per la sua maniera di parlare degli uomini (“vi ho chiamati amici”). Come disse Simon Pietro quel giorno, anch’io ripeto “Signore da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. Io sono discepolo di Gesù, non perché Gesù è risorto, ma perché credo che le sue parole conducono alla vita eterna presso il Padre, della quale la sua risurrezione è un segno. Non mi piacciono quelle modalità di considerare Gesù solo in funzione del sangue che ha versato o della tomba che ha lasciato, senza assegnare un’adeguata importanza al suo messaggio e alle sue azioni, ritenendo che tutto si giochi solo nel fatto che è morto e risorto, agnello destinato all’immolazione prima ancora di essere nato. Non è così, Gesù non è un agnello, Gesù è Gesù.

Valore storico della risurrezione

Penso che non ci possano essere dubbi sul fatto che la risurrezione di Gesù costituisca l’inizio del cristianesimo storico. La crocifissione è un fatto storicamente accertato, l’attestano anche fonti extracristiane quali il Talmud Babilonese, lo storico ebreo Giuseppe Flavio e lo storico romano Tacito. L’espansione entusiasta e coraggiosa del cristianesimo primitivo è, a sua volta, un fatto storico. Occorre perciò un nesso che colleghi questi due eventi ben poco coordinabili tra loro, e questo nesso, secondo il Nuovo Testamento, è la risurrezione, ovvero, per stare a ciò che è storicamente accertabile, il fatto che i primi cristiani credessero all’evento inaudito della risurrezione del crocifisso. Questo ovviamente non prova che la risurrezione come evento sia realmente accaduto, questo prova solo che la fede dei primi cristiani era basata su qualcosa di inaudito. La risurrezione attribuita a Gesù costituisce l’evento generatore del cristianesimo storico, il big bang che l’ha portato a essere quel fenomeno mondiale destinato a mutare il mondo occidentale. Senza la fede dei discepoli in quell’evento inaudito, ultimo, risolutorio, non sarebbe sorto il cristianesimo storico. In questo senso va compreso il celebre passo di 1 Corinzi 15, 14: “Se Cristo non è risuscitato, vana è la nostra predicazione, vana la vostra fede”. L’inoppugnabile dato storico della fede dei discepoli non prova nulla, beninteso, ma è un fatto cui lo storico deve cercare una causa, e l’autosuggestione o il furto del cadavere non mi sembrano portare molto lontano. Tutti gli apostoli, salvo Giovanni, risultano essere morti martiri, ed è poco plausibile pensare che una decina di uomini diano la vita per una truffa da loro stessi ideata.

Ma ciò che i discepoli credevano, cioè l’evento della risurrezione di Cristo, era una loro auto-suggestione oppure un evento storicamente accaduto? A questa domanda, dal punto di vista storico, non è possibile dare una risposta. Dal punto di vista della storia, oltre la fede dei discepoli non è possibile andare. Poniamo che ci fosse stata una telecamera di fronte al sepolcro di Gesù nella notte di Pasqua. Essa non avrebbe registrato nulla, nessuna scena da potersi vedere sullo schermo. Nulla. Se è vero ciò che la risurrezione pretende di essere, cioè l’ingresso di Dio nella storia, essa non può essere un evento empirico. Questo non significa che non sia reale, anzi è reale al sommo grado, ma proprio per questo non è empirica, cioè soggetta ai sensi umani. Esattamente come Dio, che è reale ma non empirico. La risurrezione, se c’è stata, va considerata un evento escatologico, che cioè supera la dimensione del tempo e dello spazio e che immette nella dimensione ultima dell’eterno.

Del resto prove storiche della risurrezione non ce ne sono. Nessuno dei primi testimoni ha mai detto: il sepolcro è vuoto, quindi Gesù è risorto. Il sepolcro avrebbe potuto risultare vuoto anche per sottrazione del cadavere o per un caso di morte apparente. Dal sepolcro vuoto non consegue che Gesù è risorto. Forse per questo il sepolcro vuoto non è mai menzionato da san Paolo e dai primitivi compendi della predicazione apostolica riportati dal libro degli Atti degli apostoli. D’altro lato è probabile che, se il sepolcro non fosse risultato effettivamente vuoto, l’annuncio dei discepoli sarebbe stato screditato facilmente dagli abitanti di Gerusalemme.

Per quanto concerne le apparizioni, è decisivo notare che tutti i destinatari erano già credenti. Non credevano nella risurrezione, è ovvio, perché non sapevano che era avvenuta, ma credevano nel messaggio di Gesù, erano suoi discepoli. Ne viene che la fede si mostra come la condizione a priori dell’apparizione. Senza fede, nessuna apparizione. Quindi neppure le apparizioni sono una prova. Se Gesù avesse voluto dare una prova, avrebbe dovuto apparire pubblicamente a coloro che l’avevano crocifisso.

Non c’è nessuna prova della risurrezione. Se del resto ve ne fossero, si tratterebbe di un evento storico, non escatologico, e la risurrezione non sarebbe ciò che è, ma una delle varie rianimazioni di cadaveri conosciute nel mondo antico (comprese le tre attribuite a Gesù di Nazaret). Io penso che molti si raffigurino la risurrezione come rianimazione del cadavere. Ma non è così: la risurrezione di Lazzaro è stata una rianimazione del cadavere, quella di Gesù no. La risurrezione di Gesù non è rianimazione del cadavere, e però il cadavere non c’è più, perché il sepolcro è vuoto. Che fine ha fatto il cadavere di Gesù?

Il cristiano si trova tra Scilla e Cariddi, perché da un lato deve ritenere che la risurrezione non è un evento puramente spirituale senza tracce nella storia (non è l’immortalità dell’anima, ha a che fare con un corpo materiale), e dall’altro lato deve ritenere che la risurrezione non è un evento storico come un altro, empiricamente constatabile, come per esempio la risurrezione di Lazzaro.

Io non vedo altra via per chiarirsi le idee se non pensare che il cadavere sia stato per così dire “assorbito” in una dimensione dell’essere di cui non abbiamo idea che è quella divina, avendo ricevuto una specie di decomposizione istantanea nella nostra dimensione per poi venire ricomposto in modo del tutto diverso e del tutto nuovo nella dimensione dell’eterno. Quando il suo “corpo spirituale” (espressione contraddittoria per dire la novità indicibile del fenomeno) si è mostrato di nuovo in questo mondo, ha mostrato la sua singolarissima peculiarità apparendo e disparendo. Ma una cosa è sicura: nella dimensione senza tempo e senza spazio che è propria dell’eternità di Dio, non può sussistere nulla di materiale. Il corpo in carne e ossa di Gesù “in cielo” non esiste. Gesù risorto mantiene la sua individualità personale (e per questo è lecito parlare di “corpo”), ma non la sua materialità carnale (e per questo il NT parla di corpo “spirituale”).

Valore teologico e soteriologico della risurrezione

La questione decisiva però a mio avviso non riguarda la risurrezione in quanto evento accaduto a Gesù, ma piuttosto il significato di tale evento per noi. Come uomo legato alla sorte degli uomini prima e dopo di me, rifletto sul senso di quell’evento particolare per la storia e il destino di tutti e non attribuisco ad esso un valore salvifico assoluto. Nego cioè che per essere salvi di fronte a Dio occorra credere che quell’evento sia avvenuto (aspetto soggettivo) oppure che Dio a seguito di quell’evento abbia mutato il suo atteggiamento verso gli uomini o che sia mutato qualcosa nell’ordine del mondo che Dio non avrebbe potuto mutare prima e da sé (aspetto oggettivo).

Mi soffermo sulla dimensione oggettiva. Si dice che la risurrezione costituisce la vittoria sulla morte. Ma in che senso? Qui da noi, su questa terra, la morte non è vinta, anzi. Di là, nel regno dell’eterno, Dio non aveva bisogno di vincerla, perché lì egli regna da sempre e per sempre, lì c’è solo lui e il suo regno. L’aldilà, se esiste, è precisamente la dimensione escatologica, eterna, dove Dio è tutto in tutti. In che senso quindi si dice che la risurrezione ha vinto la morte? Qui non è vinta, e di là non c’era bisogno di vincerla. La risurrezione non costituisce la vittoria sulla morte, se non nel senso di manifestare al livello storico che questa vittoria al livello dell’eterno c’è sempre stata, perché Dio è sempre stato il signore della vita e della morte, e non aveva certo bisogno di un evento storico particolare per diventarlo. Il valore di quell’evento (in sé unico) è solo dimostrativo: è il segno della possibilità reale di una vita personale oltre la morte.

Se però quel segno non fosse avvenuto, non cambierebbe nulla da un punto di vista ontologico e assiologico. Certo, senza quel segno non ci sarebbe stato il cristianesimo storico e l’occidente sarebbe molto diverso, ritengo per lo più in peggio. Ma dal punto di vista del rapporto di Dio Padre con l’umanità nulla può mutare. E questo dimostra che non è il cristianesimo a salvare gli uomini, come non li salva nessun altra religione. Non è la religione che salva gli uomini, gli uomini non si salvano perché sono religiosi. Gli uomini si salvano (al di là di che cosa questa espressione possa significare) perché sono giusti. Ciò che salva è la vita buona e giusta, come ha insegnato Gesù (cf. Matteo 25) in perfetta continuità con la tradizione ebraica.

Pubblicato su “Il Foglio”, 23 marzo 2008.

74 pensieri su “La risurrezione di Gesù e la salvezza degli uomini, di Vito Mancuso

  1. Mancuso, perchè tanta enfasi per questa ennesima versione del pelagianesimo? Come nel suo ultimo libro, lei appare preoccupato più che altro di eliminare dalla fede cristiana ogni elemento soprannaturale e dal punto di vista della coerenza argomentativa ci riesce benissimo, restando fedele alle sue premesse, che sono quelle di una gnosi evoluzionistica: ciò farà felice il suo sponsor editoriale Giorello, e la folta schiera dei lettori modernisti, ma a noi cristiani ci lascia, come dire, freddini.

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  2. Arianesimo più che pelagianesimo direi, anche se non si escludono, l’elenco dei possibili errori dal punto di vista dottrinale e teologico, (come attribuire le apparizioni unicamente alla fede se si cita poi San Paolo) mi sembra ampio e vario, ma il punto è un altro.
    Non è il caso di aprire un dibattito teologico qui, ma mi sembra che il carattere del mistero, dell’inesprimibile, del non manifesto, che attengono alla resurrezione non meno che alla alla natività e a molti altri aspetti fondamentali del cristianesimo, vengano relegati in un chissà, tenendo per buono un vago quanto tangibile volersi bene ed essere giusto, che è riscontrabile sotto ogni cielo e religione o ordine politico, chi ha visto “le vite degli altri” ne ha un esempio lampante e dall’altra parte Gesù dice anche che “chi vi ucciderà a causa del mio nome sarà convinto di servire Dio” quindi credo che la giustizia umana sia apprezzabile ma non sempre certa, quand’anche fosse in buona fede.
    Ora, non essendo io un fondamentalista, non dirò che solo questi misteri salvano l’uomo, la salvezza è un mistero quanto lo è la transustanziazione del pane e del vino e non ci è dato identificarla in questo o quell’aspetto della vita cristiana o della vita tout court, ma se devo pensare a cosa significa fare esperienza del mistero, della conoscenza apofatica di Dio, cioè attraverso la negazione di ogni qualità o forma riconducibile alle cose create, fino alla tenebra della completa ignoranza, e di questo se leggiamo con attenzione la letteratura spirituale dei padri, sappiamo che può farne esperienza chiunque e in molti modi, credo che proprio questo sia il lievito che nutre la fede dei credenti e le buone opere di chiunque le compie, cioè la cosa veramente necessaria.

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  3. Molto bella e stimolante la presenza di questo articolo.Io non so se ho inteso bene, ma mi sembra si evidenzi che fondare esclusivamente la propria fede su eventi storici (anche se straordinari, come la Risurrezione di Gesù)possa significare restringere a fatti in qualche modo tangibili(prove) la presenza creatrice e salvifica di Dio, da sempre e per sempre operante. Si profila la possibilità di una fede meno dipendente dall’eccezionalità, dalle forme storiche e rituali delle Religione, più rispettosa e accogliente delle diverse forme culturali e religiose. L’accento sulla vita “giusta e buona” come ha insegnato Gesù, sembra molto attuale e necessario ai nostri giorni, come altrettanto mi pare guardare con speranza alla Misericordia di Dio.

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  4. non posso *credere* a cristo come ad una brava persona. mille altre brave persone posso prendere ad esempio per bontà e giustizia. senza la resurrezione non ha senso la sua morte.
    tutto il cristianesimo si ridurrebbe ad un invito al solo sacrificio (e in questo senso che cosa lo distinguerebbe dall’ebraismo?). e invece io credo che il messaggio sia di gioia: una gioia di rinnovamento, che passa attraverso il dolore, che ha i piedi per terra, ma mi indica il cielo. il cielo è già qui. dio non è morto.

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  5. Sicuramente questo non è il posto giusto, ma volevo ringraziare vito mancuso per il suo libro “L’anima e il suo destino”: molte persone si pongono domande da una vita, domande che bruciano e a cui nessuno cerca di rispondere. Invece abbiamo bisogno di riflessioni su certi argomenti, riflessioni fatte da chi ha per forza di cose avuto modo di studiare per una vita certi argomenti e non parla per sentito dire. Grazie per il coraggio di affrontare i “tabù” del cristianesimo, perchè sono proprio questi temi che fanno allontanare molte persone dalla chiesa.

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  6. Sappiamo che Cristo è molto di più di una brava persona, anche per quelli che non sono cristiani. Non è questo il punto. Forse Vito Mancuso voleva indicare che porre eccessivamente l’accento sugli aspetti straordinari- trionfali della vita di Gesù e della fede cristiana, possa rafforzare l’idea di una fede che risolve tutto e spiega sempre tutto. Anche Cristo ha fatto i conti con le contraddizioni del suo tempo, andando contro corrente e pagando un prezzo molto alto. Il rischio per le Religioni storiche è quello di interpretazioni (sempre necessarie)troppo univoche dei messaggi fondanti e troppo lontane dalla dimensione umana, sempre in ricerca e per natura stessa provvisoria.

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  7. Non so se penso giusto o sbagliato, ma credo che la risurrezione abbia “vinto la morte” perché ha liberato chi crede dalla paura della morte.
    Per molti anni non ho capito cosa intendesse Giovanni Paolo II quando gridava “Non abbiate paura!”. Quando l’ho capito è stata una vera Rivelazione.

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  8. di cristiano non resta che l’illusione del signor mancuso ( cui non attribuisco alcuna autorità spirituale sul fatto della fede) di esserlo.

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  9. Supponiamo che quella di Mancuso sia una teologia “contra Gentiles”, cioè rivolta a chi non crede, per far comprendere il cristianesimo in un linguaggio laico, scientificamente smaliziato.
    Se tu sali con me sulla montagna (e la montagna è la conoscenza di Dio) e sei azzoppato, un conto è che io ti porti e ti sostenga, un conto è che mi metta a condividere la tua renitenza. In questo modo la montagna la perdiamo entrambi: dopo due libri letti con molta attenzione (il primo mi aveva addirittura entusiasmato), sono costretto a dire che Mancuso diluisce il vino del cristianesimo nell’acqua di un sentimentalismo religioso che è facilmente condivisibile perchè spiritualmente regressivo.
    Dice di voler rinnovare la teologia mai più aggiornata dopo la stagione della scolastica, e invece ripiega sugli scarti che la teologia cattolica ha anticamente lasciato dietro di sè, perchè incapaci di interpretare la pienezza della rivelazione. Un esempio: il traducianesimo (le anime derivano da quelle dei progenitori), scartato perchè non permette di fondare la personalità spirituale, la spiritualità inderivabile del soggetto.
    La sua nozione di spiritualità è gnostica, più vicina al buddismo che al cristianesimo: lo spirito è una dimensione cui si può accedere (e da lì realizzare l’immortalità) non una realtà originaria e fondante la dignità personale (anche di chi è leso nel corpo e nella psiche, perchè lo spirito è intelligenza del cuore, non ragione discorsiva).
    Ecc.

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  10. Ho avuto, anzi, ho la fortuna di capire ora, che ho quasi 50 anni, le ragioni della mia fede. Immagino che per molti sia così. Che cammino sarebbe se partissimo già pieni di quello che il cammino stesso ci farà scoprire, e capire?
    Penso come Valter che articoli come questo siano essenzialmente inutili per il cristiano. Anche se alla fine dice una cosa vera e che sto sperimentando da poco: la felicità che dà la certezza che alla destra del Padre ci sarà chi ha dato da mangiare, da bere, avrà rivestito, e sarà andato a trovare in prigione il proprio fratello “più piccolo”, non chi avrà “professato una fede”.
    E tuttavia so anche che la fede è un dono particolare che definisce, descrive la mia natura divina, che orienta e aiuta, e che questa non può che essere fondata sul fatto che il dio umiliato sia risorto e abbia sconfitto la tirannia della morte (che continua a esistere, certo, ma come svuotata di senso, divenuta un semplice passaggio, un battito di ciglia fra uno stato e un altro).
    O sei cristiano e allora Dio è morto e risorto e credi alla vita eterna come un dono immanente e non come un premio che verrà, e non dici dell’aldilà: “se esiste”; oppure non ci credi, amici come prima e fine della storia.
    Per finire mi piacerebbe che a) Vito Mancuso partecipasse anche al dibattito nei commenti e non dispensasse la sua sapienza dall’alto della sua effimera notorietà; b) che non usasse per i suoi articoli la categoria, il tag “Vito Mancuso”, come se fosse lui stesso medesimo l’argomento dei suoi articoli. Via, un po’ di moderazione al proprio ego, in tempi di Pasqua forse non farebbe male.
    Ezio

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  11. @Riccardo: il “non abbiate paura” io l’ho sempre sentito come una esortazione alla scelta di campo: “Non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. È risorto, non è qui.” (Mc 16,6).
    Un completamento di quel “Duc in altum”, “prendete il largo” che il Papa scelse come lascito del Giubileo e che, se il mondo fosse poco poco più saggio, potrebbe prendere il posto, nella coscienza di *chiunque*, credente o no, di quella idiozia di “carpe diem”, vero inno pagano alla morte.
    Ezio

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  12. una precisazione per Ezio: Vito mi ha mandato il file e io ho preparato il post.
    riguardo all’articolo, dal mio punto di vista rivela un anello debole nella ricerca di Vito: la sottovalutazione dell’evento morte-risurrezione di Cristo. la Pasqua è il crogiolo nel quale viene comunicata la grazia della vita nello Spirito. poi questa vita deve tradursi in fatti, in una condotta buona e giusta. ma non si possono invertire i termini. credo sia uno dei nodi in cui la ricerca di Vito resta aperta.

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  13. La verità è che questo signor Mancuso andrebbe davvero redarguito! Come si deve! Che arbitrio! Osare continuare a pensare, laddove tutto è già stato pensato!
    Per non parlare, poi, della sua presuntuosa illusione di essere e di ritenersi cristiano! Che tempi, ragazzi!
    Adesso vado a telefonare a un mio amico, quello che mangia e offre i cannoli, e lo rassicuro: non ha niente da temere, nessuno gli rinfaccerà nulla. Perché lui sì che è un vero cristiano.

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  14. E’ da ieri che ho questo dubbio, ma il signor Piero Maroncelli esiste veramente con questo nome o è un’altra persona e si firma con il nome di un personaggio del passato? So che chiedere a qualcuno il vero nome su internet può essere considerato scortese, tempo fa su splinder imperversava un certo dott. Speroni che lasciava commenti provocatori e non c’è stato modo di scoprire chi fosse veramente, però, se uno ci riflette è un po’ inquietante che su internet qualcuno continui ad essere se stesso, firmandosi con nomi e cognomi reali e qualcuno invece si nasconda dietro un avatar… ma probabilmente questo è un mio problema, visto che su splinder qualcuno mi ha risposto che un’opinione è condivisibile oppure no a prescindere dal fatto che chi la esprime si nasconda o meno dietro ad un avatar.

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  15. L’interpretazione migliore è quella che non chiude la comunicazione e il dialogo, anche se espressi in modi fuori dal comune o un po’ sopra le righe. Dire che la Resurrezione di Gesù è un evento “dimostrativo”,forse non significa affermare che è secondario, ma che è rivelatore di qualcosa già preesistente all’evento storico stesso. Anche la presenza di Gesù risorto,non è per i cristiani, manifestazione dello stesso Spirito di Dio? Magari non tutti si interessano a questioni teologiche, ma sicuramente osservano come i cristiani riflettono, si confrontano e sanno anche mettersi in discussione.

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  16. E’ bello passare di qua di tanto in tanto. Anche una brevissima sosta, in particolari momenti, ha la virtù naturale di avvolgerti e proiettarti all’interno di un’atmosfera rarefatta, sospesa. Di elevazione. Impensabile altrove. Basta capitarci in un giorno propizio e imbattersi negli ospiti giusti. Quando succede, infatti, si respira un tale senso di familiare accoglienza, un tale spirito di tolleranza e di apertura all’altro, che senti le porte della mente e del cuore spalancarsi davvero, finalmente, alla speranza. L’afflato e l’aura fraterna sono così intensi, che qualcuno, anche senza conoscerti, pur di farti sentire come a casa e metterti a tuo agio, non ha nessuna difficoltà a invitarti dall’uscio chiamandoti col nome di battesimo. Il suo.

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    Dottoressa Cristina, non mi prenda per un impertinente, ma mi spiega come fa a seguire tutti i dibattiti in rete e, contemporaneamente, a scrivere così tante recensioni? Mi creda, la invidio davvero moltissimo. Non è che avrebbe una ricetta da suggerire, che so, un allenamento, una dieta particolare? Spero tanto di sì. Nel caso, la lasci pure in appendice a un suo commento, la leggerò la settimana prossima al mio ritorno. E’ ben vero che i fatti personali non si mettono in piazza, ma sto proprio partendo per la Sicilia. Vado a trovare un amico.

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  17. Sono stato crocifisso con Cristo; vivo, però non più io, ma vive Cristo in me. La vita che ora vivo nella carne, la vivo nella fede, quella nel Figlio di Dio che mi amò e diede se stesso per me. Non rendo vana la grazia di Dio; se infatti la giustizia proviene dalla legge, Cristo è morto per nulla.
    (Gal.2,20-21)

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  18. si può essere o meno d’accordo sui contenuti, si può dissentire e anche entrare in conflitto, ma lo spirito del sito richiede un rispetto reciproco assoluto. intellegenti pauca. altrimenti scatta la moderazione.

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  19. Proprio perché cerco di rispondere sempre a tutti, anche a chi mi fa venire la tentazione di diventare molto, ma molto scortese, chiarisco al signor Maroncelli che non so perché continua a chiamarmi dottoressa (se non mi conosce come fa a sapere che ho finito da un tempo relativamente breve il dottorato di ricerca?! E’ andato su google ed ha cercato la mia scheda biografica? Visto che sul blog del cannocchiale che si apre cliccando sul mio nome, non c’è nessuna indicazione relativa ai miei studi, devo pensare che anche lui abbia un certo tempo, da dedicare alle ricerche su internet)che per me la scrittura non è una passione, ma un lavoro, quindi, di tempo ne ho tanto per questo.

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  20. Contenuti? Dissentire?
    Uno (Maroncelli) passa di qua, butta merda (ai cattolici dice lui piacciono i mafiosi che regalano cannoli, mica i liberi pensatori) su roba che probabilmente non ha letto e non capisce, e lo si dovrebbe trattare come chi interloquisce e argomenta?
    Caro Fabrizio, attenzione a non confondere lo zelo per la verità con la ferocia, e il provocatore con l’ospite. Tu fai pure il signore se ti va, io di questa gente ne ho piene le scatole e li tratto come meritano.

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  21. Credo che l’eccessiva oggettivazione storica del fatto della Resurrezione abbia condotto lungo i secoli ad un impoverimento della sua esperienza spirituale.

    Credo che dovremmo ribadire che la resurrezione possiede un suo valore solo per chi si lasci assorbire dal suo evento ORA.
    Solo se, in qualche modo, io ADESSO faccio esperienza di una vita nuova che sgorga dal morire della mia identità alienata, solo allora l’evento di duemila anni fa trova il suo significato e anche quello futuro che attendiamo.

    E’ ORA cioè, nel presente dell’esperienza spirituale, che la Risurrezione, e cioè il Cristo Vivente, può incontrarci.
    Gesù ci dice che chi ascolta adesso la sua parola, è già passato dalla morte alla vita.
    Se non c’è questo passaggio ADESSO, ciò che diciamo non mi sembra abbia alcun rilievo spirituale: resta nella notte del non ascolto, nello stato egoico della cecità, dell’opinabile, magari anche nutrito di alti contenuti teologici.

    Ciò non toglie nulla alla verità, alla assoluta realtà della Resurrezione, ma ci costringe a capire che parteciparne implica una reiterata pratica iniziatica di morte (di un certo modo di vedere/pensare) e di rinascita nello Spirito.

    D’altronde senza questo realissimo Evento, che ci sta assorbendo e trasformando, non ci sarebbe stato alcun cristianesimo e noi non staremmo qui a parlarne dopo deumila anni.

    Grazie e auguri di rinascite senza fine

    Marco Guzzi

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  22. Credo che questo sia uno dei nodi centrali, mi fa pensare all’incontro di Gesù con Nicodemo e alle apparizioni dopo l’evento della Risurrezione. Si ritorna all’incontro personale con Gesù, profondamente coinvolgente, che implica morte e nuova vita. E gli altri? Rimane l’atteggiamento verso chi cristiano non è sinceramente ricerca l’Assoluto, o semplicemente non è credente, ma persegue dei valori.

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  23. Scusate l’ingenuità delle mie domande, che pongo umilmente e senza ironia, da non credente che ha sempre motivato la non risonanza in sé del Cristianesimo con le parole “non riesco a credere nella resurrezione, non mi dice niente”. E’ chiaro che se sono giunta a questo pensiero vuol dire che la cosa mi interessa! E dunque vi domando: ma la “soluzione” prospettata da Mancuso, questa (cito): “Io non vedo altra via per chiarirsi le idee se non pensare che il cadavere sia stato per così dire “assorbito” in una dimensione dell’essere di cui non abbiamo idea che è quella divina, avendo ricevuto una specie di decomposizione istantanea nella nostra dimensione per poi venire ricomposto in modo del tutto diverso e del tutto nuovo nella dimensione dell’eterno. Quando il suo “corpo spirituale” (espressione contraddittoria per dire la novità indicibile del fenomeno) si è mostrato di nuovo in questo mondo, ha mostrato la sua singolarissima peculiarità apparendo e disparendo. Ma una cosa è sicura: nella dimensione senza tempo e senza spazio che è propria dell’eternità di Dio, non può sussistere nulla di materiale”, ebbene questa non è una cosa che si legge spesso anche nella fantascienza, il passaggio attraverso “buchi”, interfacce che introducono in universi paralleli, in altre dimensioni ecc.? Insomma la teoria degli universi paralleli.
    E ancora, a Marco Guzzi: quando parli dell’ “esperienza di una vita nuova che sgorga dal morire della mia identità alienata” e della “reiterata pratica iniziatica di morte (di un certo modo di vedere/pensare) e di rinascita nello Spirito”, non dici cose che si ritrovano anche nella tradizione esoterica?

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  24. Un po’ di faticose premesse (del che farei volentieri a meno, ma non voglio urtare la suscettibilità di nessuno): Mancuso scrive “perché sono cristiano”. Non: “perché sono cattolico” (e neppure “perché sono cristiano nel senso in cui si è cristiani nel 2007”,o “nel senso in cui il cristianesimo è definito qui o là, da Tizio da Caio o dalla Tradizione tutta”), sicché non comincerei col dire se sia o non sia vero cristianesimo, e se il cristianesimo sia o non sia un’altra cosa – col che non voglio neppure dire che una tale questione non sia importante, non abbia senso, storico e teologico, e non possa essere magari un punto di conclusione: dico solo che non comincerei così. Poiché peraltro non parlo a partire da una comunione nella fede, e chiunque può insegnare a me quale sia il vero cristianesimo (il vero cattolicesimo, la vera religione) mi soffermo solo sul tenore degli argomenti. Prima di farlo, farei osservare a chi si ritrae dal momento che il cristianesimo è un’altra cosa:
    che se il cristianesimo si è dovuto definire anche ‘contro’ pelagianesimo, arianesimo e un mucchio di altre cose, deve voler dire che pelagianesimo, arianesimo e queste molte altre cose sorgono su un terreno comune, sul quale ci si definisce e distingue. Non vedo quale utilità vi sia a considerare certe partite chiuse per sempre, e a non riconoscere peraltro l’ovvio: che Mancuso sa bene – mi pare – che il suo cristianesimo non è quello di Paolo o di Agostino.Lo sa così bene che lo scrive, nel libro (così come scrive e rende espliciti nel libro i suoi dissensi su diversi punti, anche teologicamente molto rilevanti): obiettarlo non è perciò molto utile;
    che ritraendosi in questo modo riesce difficile dialogare con chi non ha analoghe preoccupazioni di aderenza al vero cristianesimo, o con chi considera che questa ricerca sulla verità del cristianesimo possa e debba svolgersi anche al di fuori (non necessariamente contro) il dettato della Chiesa.
    Ciascuno può dire sia che il suo cristianesimo è diverso da quello di Mancuso ed è più vero perché più fedele, sia che il cristianesimo della Chiesa cattolica è diverso da quello di Mancuso ed è più vero perché è quello della Chiesa cattolica. Nessuna delle due posizioni è disprezzabile, in sé e per sé: solo che non contiene, formalmente parlando, un argomento (il che non è necessariamente un male sotto ogni possibile punto di vista).
    Ciò premesso, e chiarito dunque che io non discuto di tutto ciò (benché sia molto interessato a conoscere, in particolare, la replica di Mancuso alle osservazioni che gli ha rivolto mons. Bruno Forte), vengo a questo testo.
    Anzi: non ancora.
    La ragione per cui mi ha colpito sta già nel libro (di cui ho già parlato su Left Wing). Mi pare che nel libro Mancuso conduca il tentativo di rendere plausibili (ragionevoli, comprensibili, e compatibili con le scoperte della scienza moderna) una serie di asserti tradizionali, che appartengano o no al nucleo dogmatico della fede, ma dai quali tuttavia pare a lui che dipenda il significato autentico dell’esperienza cristiana. Se io ad esempio credo che risorgerò, cosa propriamente credo? Se Mancuso si propone di rispondere a questa domanda, obiettargli che la sua risposta non è in linea con la dogmatica, o con il nucleo vero della religione cristiana (cattolica), si può fare, naturalmente, e ha la sua importanza, ma non è una risposta alla domanda, a meno di non esplicitare quel nucleo (e l’intellegibilità in questione). Altra cosa è obiettare che non c’è risposta a questa domanda. Ma proprio qui sta la preoccupazione di Mancuso, il quale forse potrebbe rispondere (o almeno: io rispondo): d’accordo, ma allora quanto è estesa l’area di ciò che va creduto senza che sia perciò intellegibile? Non si starà cioè estendendo un po’ troppo, con l’avanzare della scienza? E, dopotutto, la fede non cerca l’intelletto? E cosa, oggi, trova? Altro esempio, su un punto sul quale Mancuso molto si esercita, nel libro: il peccato originale. A me ha sempre molto interessato (in negativo) la posizione di Pascal: è una roba incomprensibile; ma senza, l’uomo è ancora più incomprensibile. Qui non si dà ‘spiegazione’ del peccato originale, ma si accetta perché è quella tal cosa che consente di ‘spiegare’ quell’altra (l’uomo). A me interessa ora questo: non se sia cristiano chi nega il peccato originale (è abbastanza evidente che in Agostino ci sia eccome, e se Agostino è il cristianesimo, chi lo nega non è cristiano, ma così è troppo facile), ma se sia vero, e come mi possa essere reso comprensibile il dictum di Pascal, e se sia vera l’antropologia che essa fonda (o meglio, su cui è fondato). Mancuso dice che no – mi pare –, che per comprendere le più autentiche esperienze spirituali dell’uomo e avere un ‘corretto’ rapporto con Dio non c’è affatto bisogno (ed anzi è forse dannoso) pensare che l’uomo stia nell’eredita del peccato. Obiettare a Mancuso su questo punto non può consistere allora nel citare Agostino, ma nel sostenere con argomenti l’antropologia (e l’etica, e l’ontologia) ‘concorrente’.
    Io qui mi limito a una domanda (se Mancuso può rispondere, sono particolarmente lieto): perché nel libro lo sforzo di rendere plausibile l’esistenza dell’anima e il suo destino dopo la morte viene condotto solo (quasi solo) nei confronti della scienza. A mio giudizio, c’è lì molta poca filosofia della natura, e molta scienza della natura (forse troppa): con la conseguenza che certe proposizioni cardine (per Mancuso), che l’anima ad esempio è “una forma di energia”, non potendo essere prese letteralmente (l’energia di cui parlano gli scienziati è misurabile, quella in cui consisterebbe l’anima no, almeno non ancora), si risolvono in mere metafore. E non vedo quale vantaggio vi sia nel sostituire una metafora ad un’altra. Sono metafore in cui è scoperta l’impossibilità di prenderle alla lettera, e dunque al più sono ausilii dell’immaginazione, non della ragione. Non sono metafore assolute e irriducibili: lo scienziato che legge quelle parole, domanda infatti cosa significhino, e non può trovare che ad esse sia stato dato un significato per lui valido, secondo i criteri del suo sapere. E allora, per rintuzzare queste obiezioni, ci vorrebbe casomai un po’ di filosofia – salvo il fatto che la filosofia ha a sua volta, e di molto, modificato (o anche solo messo in questione) il senso di parole come ‘anima’, (o ‘verità’, o qualunque altra cosa: è il lato che Ratzinger, quando critica la razionalità scientifica troppo ristretta, troppo angusta, dimentica sempre di considerare).

    Ciò detto, vengo a questo testo (ci vengo davvero).
    Mancuso nega che l’evento accaduto a Gesù abbia valore salvifico per noi. E’, da questo punto di vista, un segno dimostrativo – suppongo al modo dei miracoli, che Gesù compiva: nessuno pensa che la verità del cristianesimo dipenda dalla verità dei miracoli compiuti da Gesù. Sicché è legittima la domanda: ma cosa, nella vita o nella morte di Gesù, ha valore salvifico per noi? Mancuso dice che l’eventuale ritrovamento delle ossa di Gesù non modificherebbe la sua fede.Ma la sua fede sarebbe modificata se qualcuno dimostrasse irrefutabilmente la non esistenza storica di Gesù? Dopotutto, è una verità di fatto, che Gesù sia esistito: il che significa che è possibile che non sia vero che Gesù è esistito. Se si scoprisse che è stata tutta una gigantesca montatura, cosa nella verità del cristianesimo a cui Mancuso tiene sarebbe compromesso (a parte la mascalzonaggine dei testimoni che hanno così spudoratamente mentito, architettando la bufala, ma che non rientra – se non ho capito male – nei contenuti di fede da cui dipende la salvezza secondo Mancuso)?
    Mancuso afferma di essere discepolo di Gesù per le sue parole, non perché è risorto. Quindi: se anche non fosse risorto. Se anche non fosse esistito. A meno che non ritiene che solo Gesù, in quanto Figlio unigenito del Padre, ha potuto dire quelle parole. Ma non credo che pensi questo, perché non v’è nulla – mi pare – nel suo libro, che fondi la necessità che a dire/rivelare quelle parole (la verità di quelle parole) fosse la seconda persona della Trinità, in quel tale anno, a quella tale ora.
    Il significato delle parole di Gesù è eterno, universale. Che siano state pronunciate o meno. Dunque il fatto che siano state pronunciate è irrilevante. Io capisco che un cristiano si ritragga e dica: questo non è cristianesimo, qui non c’è incarnazione, non c’è Dio nella storia, ecc. ecc.; la mia domanda è però un’altra (ed è qui proposta in maniera necessariamente sintetica): ha qualche interesse per Mancuso lo sforzo critico, genealogico, decostruttivo, che la filosofia ha compiuto per revocare in questione quest’idea intemporale della verità (l’idea intemporale, e l’intemporalità dell’idea)?
    (En passant, mi colpisce molto il fatto che Mancuso scriva polemicamente: non è così, Gesù non è un agnello “destinato” ad essere immolato ancor prima di essere nato. D’accordo, direi: ma vi sono teologie che hanno pensato l’economia di questo piano della salvezza con modalità diverse da quelle della fredda necessità: perché non le prende in alcuna considerazione?).

    Altra domanda: se a Mancuso non importa, nel senso che non è nel centro della sua fede viva, la resurrezione dell’uomo Gesù, perché gli importa rendere comunque la cosa plausibile dal punto di vista della scienza? Perché gli importa la risposta alla domanda: “Che fine ha fatto il cadavere di Gesù?” Non sarebbe molto più ragionevole dire che non è risorto, visto che non c’è al momento nessun spiegazione scientificamente accettabile della scomparsa completa del cadavere? Quella resurrezione è un segno. Ma senza quel segno, nulla nell’essenziale cambia, per lui. Perché non dovrebbe allora giungere il tempo di rinunciare a quel segno? Perché i tempi non potrebbero essere maturi? Perché non potremmo avere raggiunto la piena maturità spirituale? Lui però scrive che per il cristiano non c’è altra via che immaginare che sia stato assorbito in una dimensione dell’essere “di cui non abbiamo idea”. Se non ne abbiamo idea, non abbiamo idea neppure di cosa significhi qui assorbimento. E dunque. L’altra via, invece, c’è (ci sarebbe): dirsi cristiano perché si crede nelle parole di Gesù, e lasciar perdere la resurrezione del corpo. Naturalmente, non sto minimamente dicendo che questo sia il vero cristianesimo: dico solo che non capisco perché Mancuso difenda quel ‘segno’, quando mostra che può benissimo farne a meno, ed anzi facendone a meno toglie al suo discorso un impaccio (nel libro, tale mi sembra appunto l’evento pasquale: un impaccio. È l’unico punto, mi pare dica Mancuso, su cui ci vuole un atto di fede ‘cieco’, o quasi. Il resto si può aggiornare e rendere plausibile, questo no).

    Mancuso conclude infine con le parole: “Non è il cristianesimo a salvare gli uomini, come non li salva nessun altra religione. Non è la religione che salva gli uomini, gli uomini non si salvano perché sono religiosi”. Ai miei occhi, il valore spirituale di queste parole è immenso. Solo per queste parole, Mancuso avrà la mia simpatia sempre (qui non sto argomentando, mi rendo conto). Vorrei però che avesse anche quella dei cristiani! E cioè: perché non lasciare ai cristiani (mi si consenta la leggerezza di questo modo di esprimersi) la loro fede ‘storica’? E perché non cercare (essendo cristiani) di pensare magari non che Gesù è venuto ‘inutilmente’, ma che è venuto a mostrare utilmente l’inutilità di ogni venuta? Perché, più in generale, non pensare, da cristiani, a come la verità di quelle parole possa stare insieme con la verità teologica di Gesù, morto e risorto per noi, che invece Mancuso finisce col vanificare (mi pare)? Mancuso mi sembra escluda che quella verità e questa possano stare insieme; all’opposto, la Chiesa mi pare escluda (con qualche tenerezza per gli uomini qua e là), che questa verità e quella possano stare insieme. C’è qualcuno che si candida a provare invece che possono stare insieme?
    (Dico fra i cristiani, per raccogliere l’esigenza posta con quelle parole da Mancuso ai cristiani (e in tutto il suo libro, credo), invece di obiettare che è pelagianesimo, che è arianesimo, che è un qualunque -esimo già condannato dalla Chiesa ufficiale? Per la mia piccola parte, ho detto invece quale problema ho: la filosofia)

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  25. Anna, fantascienza è la parola giusta per il gergo di Mancuso.
    Quanto al fatto che che la resurrezione di Gesù debba suscitare una rinascita personale nel credente, è una verità proclamata dai padri della chiesa in su, per duemila anni. La differenza con l’esoterismo gnostico, però, è abissale: per i cristiani è la passione morte e resurrezione di Cristo che rende possibile questa rinascita personale, per le varie forme della gnosi una conoscenza umana, o uno sforzo spirituale dell’uomo stesso.
    Per questo Mancuso, eliminando la necessità della Resurrezione di Cristo per la salvezza di noi tutti, torna a un livello pre-cristiano, platonico o simili.

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  26. Il tentativo di Mancuso va nella direzione di spogliare la fede nella Resurrezione di Gesù, proprio da aspetti fantastici e mitici, pone l’accento sull’evento Spirituale, sulla presenza e sull’ azione di Dio, non tangibili in termini sensoriali. Dichiarando con un’espressione forte, che non è il Cristianesimo a salvare gli uomini, sposta il punto di vista da una prospettiva autoreferenziale della religione Cristiana ( e quindi anche delle altre Religioni), a termini di confronto trasversali a tutte le persone e le culture, come la comune fede in Dio e il semplice agire umano.

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  27. «Noi abbiamo corretto la tua opera: l’abbiamo basata sul miracolo, sul mistero, sull’autorità. E gli uomini si sono rallegrati che qualcuno abbia preso di nuovo a spingerli come un gregge, e che finalmente il loro cuore sia stato liberato da un dono così terribile, che aveva procurato loro tante sofferenze [la libertà, ndr]»

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  28. Tu hai voluto il libero amore dell’uomo affinché ti seguisse liberamente, ammaliato e conquistato da te. In luogo dell’antica legge stabilita, sarebbe stato l’uomo d’ora in poi a dover decidere liberamente nel suo cuore tra il bene e il male, avendo come unica guida la tua immagine.
    [la leggenda del grande inquisitore, f.dostoevskij]

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  29. Chi ha mai detto che filosofie e religioni esterne al cristianesimo non contengano autentica ricerca della verità e del bene?
    Il punto è un altro: un Cristianesimo senza Cristo è ancora tale?

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  30. Condivido le analisi del prof. Mancuso. Scienza e fede non sono – non dovrebbero essere in conflitto fra loro, semplicemente afferiscono a domini disgiunti. Così come la fede non è – non vi è ragione che sia alternativa alla storia. Mi piace la sua ricerca teologica, volta a rimarcare le possibilità di “convivenza” fra i diversi approcci. Personalmente so che l’uomo è immortale. Tranquilli, non mi sono convertito. So che l’uomo è immortale in quanto parte di questo universo fatto di massa-energia che si conserva. Certo, continuo a dubitare sul destino della coscienza, sul perdurare della propria affermazione individuale. Con questo non sto dichiarando che sono ateo: semplicemente l’idea di ostinarmi nel difendere il mio individualismo al di là di un’ottica spazio-temporale non mi interessa. Poi chissà? magari quando sarà il tempo dell’”apocalisse” approderemo tutti – noi esseri coscienti – a una dimensione superiore, forse riusciremo a penetrare la mente di Dio… Ma francamente neanche questo mi importa. L’insegnamento del Cristo Maestro, quello sì, mi affascina più di ogni altra cosa al mondo. Peccato che sia un pessimo scolaro…

    Pasquale

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  31. Carissima Anna,
    tutti i processi iniziatici delle tradizioni spirituali implicano sempre una morte-rinascita.
    Il cristianesimo “presume” di portare a compimento tutti questi processi: attraverso i misteri dell’Incarnazione del Pensiero Creatore di Dio nell’uomo Gesù, della sua morte e della sua Risurrezione l’intero complesso umano (corpo-anima-spirito) viene iniziato verso una trasformazione radicale, una salvezza globale.

    Questa trans-figurazione è già in corso, ma può essere sperimentata solo nella dimensione spirituale della fede.
    Per cui è solo in questo “stato”, e cioè nello Spirito, illuminati dallo Spirito, che possiamo dire Adesso qualcosa sul mistero in atto della Risurrezione.

    Fuori dallo stato spirituale della coscienza, resta la notte, e la rissa delle opinioni più o meno logiche.

    Grazie e tanti auguri

    Marco Guzzi

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  32. Caro Mancuso,

    grazie tante davvero di queste parole. Sono cattolico e le attendevo da tempo.

    Cominciavo a stancarmi di dover far dipendere la mia Fede da un fatto di cronaca nera, la mia Speranza da un prodigio incomprensibile alla mia mente e la mia Carità dal culto del dolore e della croce.

    Non mi era infatti possibile attraverso quelle cose comunicare agli altri i doni più preziosi del Cristianesimo: la pace, la beatitudine, il vivere “sicuri da ogni turbamento” come ascoltiamo la domenica alla Messa. E cosa ci dà quella sicurezza? Risponde il Messale: l’ aiuto della Misericordia e non il culto del sangue e della morte. Che Dio la benedica, un abbraccio fraterno – LUCA

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  33. “Cominciavo a stancarmi di dover far dipendere la mia Fede … ecc”

    per esattezza
    1) nessuno obbliga nessuno ad avere Fede nella salvezza che viene da Cristo verbo incarnato che PER noi uomini e PER LA NOSTRA SALVEZZA discese dal cielo e per opera dello Spirito santo si incarnato nel seno della vergine Maria e si è fatto uomo, fu crocifisso PER NOI sotto ponzio pilato morì e fu sepolto e il terzo giorno è risuscitato secondo le scritture…ecc
    siamo tutti liberi di fronte all’annuncio della Maddalena ” il Signore è risorto”
    davanti a quello di s.Paolo “Cristo è morto per la nostra salvezza”, siamo liberi di pronunciare o meno le parole del simbolo cristiano, di rendere grazie per l’incredibile grazia di un Dio che si dona fino alla morte di croce.
    grazie a Dio viviamo in un tempo in cui si può vivere anche senza Dio, nessun obbligo, nessuna costrizione
    la libertà però è scelta, discrimine, la libertà chiede adesione o rifiuto, non ci sono mezze misure o si crede nello scandalo della croce o non ci si crede.
    le mezze misure non sono mai piaciute nemmeno a Cristo: “sono venuto a portare divisione”, il krinein, la scelta, ma nella scelta la risposta alla domanda: “voi chi dite che io sia?”

    mancuso può anche fondare una nuova setta,nessuno può impedirglielo, non sarà il primo né l’ultimo, gli uomini saranno, come è da sempre, chiamati a scegliere da che parte stare.

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  34. Carissimo,
    non sono un teologo, nè un esperto di cose religiose.
    Prendo le distanze, però, da quanto sostieni.
    Mi sembra che la riduzione ad etica del cristianesimo, nasca proprio da queste considerazioni. Si sostituisce l’evento di Cristo, tutto ciò che è storico, con dei principi. Che sia esistito o no, che sia solo morto e non risorto, beh, rimangono i principi (gli insegnamenti del vangelo), che non moriranno mai.
    Se ritrovassero le ossa di Cristo per me le cose cambierebbero, e molto. Perchè se fosse così la Chiesa non avrebbe nessun diritto di avere la pretesa che ha, di essere cioè veicolo per la Salvezza del mondo,”Non una strada, ma la strada!” (giovanni paolo II).
    Che Cristo sia risorto significa che io posso, dopo duemila anni, fare la stessa esperienza di Giovanni e Andrea. Se non fosse cosi, (ed è così, perchè i miei occhi hanno visto e le mie mani hanno toccato), non sarebbe ragionevole, per me, essere cristiano.
    Ossequi, max

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  35. io non sono credente, neanche un millesimo di quanto molti, che qui scrivono, sono. ma sono convinta che la morte e la risurrezione di cristo non sono destinate a perpetuare “il culto del sangue e della morte” bensì la via della vita. è un cattolicesimo oscurantista e tremebondo quello che insiste sulle immagini del sacrificio. guardare “la cosa” da un’angolazione di vittoria non ne fa necessariamente una fede che ha per dio un “dio degli eserciti”, ma una fede tuttavia umile e fiduciosa, profondamente evangelica e francescana. “io credo: risorgerò!”. nemmeno questo riduce la vita a medievalistico pellegrinaggio. la vita è sacra e va vissuta. che sia piena di miserie e di morte è uno sprone a far trionfare il vangelo della giustizia, dell’umiltà, della bontà, dello sguardo pietoso per gli altri uomini, nella condivisione comune di questa grandiosa speranza. se poi “dopo” non ci sarà nulla, pazienza. il mio personale limite è quello di pormi questo interrogativo che frena il mio abbandono totale: ma anche questo, secondo me, ha un significato: marca, appunto, il limite entro il quale muovermi, entro cui cercare. da cristiana battezzata, ma incerta, mi ribello all’assunzione di “parte” della tradizione religiosa e al rifiuto di altra parte. lo trovo pericolosamente comodo. così come trovo ripugnante la Verità che non ammette l’ascolto di opinioni anche imbarazzanti come quelle di mancuso.

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  36. a me non ripugna nulla. il relativismo del carpe diem, il pensiero incerto, quello certo, chi nega, chi afferma, chi spera , chi dispera, chi vive pensando solo al proprio ventre, allo specchio, chi afferma che solo la scienza ci salverà, chi crede in maometto, chi in budda, nulla mi ripugna se non il male, la cattiveria,(la mia prima di quella degli altri) homo sum nihil humani a me alienum puto. però una cosa non mi è chiara: ascolto delle opinioni imbarazzanti? (per chi se non per chi le pronuncia?) deve essere accettazione passiva?
    mancuso dice la sua, bene,altri dicono la loro, ancora bene, ma perchè chi mette in gioco la propria vita nell’incontro con il Risorto non può dire la propria senza incessantemente sentirsi dire che ripugna?

    non che a questa repulsione un cristiano non sia abituato, per carità, è uno sport piuttosto diffuso, ma credo sia una domanda (retorica, chiaro) lecita.

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  37. Un giorno, mentre Gesù si trovava in un luogo appartato a pregare e i discepoli erano con lui, pose loro questa domanda:” Chi sono io per la gente?. Essi risposero: Per alcuni Giovanni il Battista, per altri Elia, per altri uno degli antichi profeti che è risorto” Allora domandò: “Ma voi chi dite che io sia?”(Lc.9,18-20)

    la domanda resta, ciascuno dà la risposta secondo il proprio cuore.

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  38. scusa, non vorrei essere sgradevole: ma non hai capito niente di quello che intendevo. probabilmente non mi so spiegare abbastanza.ho infatti ammesso di avere qualche difficoltà con la materia religiosa. ma il tuo tono è esattamente quello che spaventa quelli che come me cercano. finiranno per cercare da un’altra parte.

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  39. ciascuno è libero di cercare dove vuole.
    non è detto che io sia la persona adatta alle tue esigenze,o che abbia le parole per convincerti, per la verità non voglio convincere nessuno perché credo fermamente nella libertà di ciascuno di noi soprattutto davanti alla fede. ma anch’io dico quello che penso, come lo penso, ciò in cui credo, come lo credo, senza però dire che mi ripugna nessuno degli atteggiamenti che sono stati manifestati qui dentro, neppure gli ironici, o gli offensivi, ciascuno mostra se stesso attraverso le parole (visto che qui non ci è dato testimoniare in nessun altro modo se non con le parole)ciascuno deve essere accettato per come vuole manifestarsi. accettare le persone non significa, per me, accoglierne le idee e farle mie, ma se non accolgo un’idea ciò non significa che provi repulsione per la persona che la manifesta, so distinguere fra idea e persona.

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  40. @Massimo Adinolfi
    Tutto quello che dici andrebbe benissimo se il Cristianesimo fosse una filosofia, cioè un’interpretazione della vita, più o meno ragionevole e a sua volta interpretabile, oppure una tradizione sapienziale nata intorno a un’eredità mitica, come le Uèpanisad per i Veda. La realtà è che il Cristianesimo, a differenza delle religioni antiche, si basa essenzialmente su un fatto storico: vita, morte e resurrezione di Cristo. A partire da questo c’è Cristianesimo (e le infinite dispute interne che ne hanno accompagnato la vicenda storica): a prescindere da questo c’è il ritorno al mito o alla speculazione filosofica, nobilissime forme della cultura ma, appunto, ALTRA COSA.
    Il riassorbimento della storicità di Cristo in un’epifania del Logos è già presente nelle gnosi antiche e in quelle moderne (Hegel): l’esito di queste speculazioni è la pura e semplice negazione del Cristianesimo in quanto tale.

    @Luca Bonaduce
    Cronaca nera?
    Il culto del sangue e della morte?

    Il sacrificio della croce sarebbe questo, per te?
    Dov’è l’hai fatto il catechismo, nella rue morgue?
    Se conosci qualcosa di nobile e valevole ottenuto senza il sacrificio fammi un fischio. Se no, riconosci che il sacrificio (di sè) è la condizione preliminare dell’amore e della fecondità, in ogni dimensione della vita. Certo, c’è anche una religione della goduria perpetua e del Paese dei Balocchi: accendi il televisore, va in onda su tutte le Reti, a ogni ora del giorno, e produce infantilismo perpetuo e caricature d’umanità.

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  41. Caro Binaghi,

    riconosco che a catechismo io non sono diciamo una cima: per cercare di capirlo davvero l’ ho ristudiato (“I due Catechismi”, 2 voll. – ed. Leonardo) adesso da adulto visto che da ragazzo per la mia Prima Comunione in parrocchia non mi hanno fatto capire niente. Solo che bisognava imparare e credere un sacco di cose strane altrimenti non potevi prendere l’ Ostia. Bell’ esempio.
    Oggi trovo il Catechismo della Chiesa Cattolica un bel testo, molto interessante, di seria e profonda dottrina. Io lo rispetto molto. Ma se la mia Fede e la mia Salvezza dovesse dipendere solo e principalmente da quel testo sarei in grave difficoltà.
    Insomma: “Respice finem”, come dicevano i Padri. A cosa deve servire il mio dirmi e sentirmi cattolico, a condurre una vita buona e giusta sull’ esempio di Gesù o ad essere comunque e sempre daccordo con S. E. Mons. Camillo Ruini, che Dio lo benedica? Per che cosa vale la pena di impegnarsi fino al sacrificio personale, per l’ Amore Misericordioso verso il mio prossimo o per credere alle stimmate di San Pio da Pietrelcina, che Dio l’ abbia in gloria? Cosa devo sperare quando annuncio il Vangelo a chi non crede? Di avere un convertito in più da iscrivere in parrocchia o di dare io nella vita quotidiana un esempio di quelle virtù paoline di Pietà, Giustizia e Sobrietà?
    Se questo è il cuore della questione della Fede, che cosa mi aiuta sapere che la mia religione sarebbe vera (cioè giusta) perché basata su un fatto storico, su una cronaca di fatti avvenuti?
    Vede, io ammiro il suo impegno e davvero credo alla sua buona fede, ma io per credere profondamente nel mio cuore, non sento per niente il bisogno di giudicare infantili e disumani quattro sciocchi che si dimenano dentro un elettrodomestico. Non ho necessità di sentirmi più giuto o giustificato di loro agli occhi di Dio. Se lo facessi sarei un settario impaurito dal mondo e non mi sentirei parte di una grande Chiesa Universale che promette a tutti gli uomini di qualsiasi tempo la santa beatitudine e la perfetta gioia. Un saluto fraterno, Luca B.

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  42. @Luca
    Anch’io credo alla buona fede, sua e di tutti.
    Ma oltre alla volontà di capire c’è la pigrizia intellettuale, c’è lo scandalo dei cattivi esempi e ci sono falsificazioni diffuse ad arte da chi ha interesse a farlo. E’ con tutto questo che deve misurarsi chi intende realmente conoscere la tradizione cristiana.
    Io non parlo a nome di Ruini e di nessun altro, e qui non è in questione la confessione cattolica o protestante. Il problema è molto più semplice, e più radicale.
    Un Cristianesimo di cui il fatto storico dell’incarnazione di Cristo non è più l’elemento fondante, è ancora Cristianesimo?

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  43. Davanti a tutti questi discorsi mi sento sempre di dire quello che disse Lucio Battisti al pubblico di “Per voi giovani” che parlava delle sue canzoni facendo mille discorsi.
    “Ma la canzone v’è piaciuta? V’ha emozionato? Allora?!”

    Non riesco a emozionarmi davanti ai Viti Mancuso; massimo rispetto, ma nessuna ammirazione, nessun interesse. Valter Binaghi parlerebbe – lo so – di accidia. Io no, perchè se per esempio Binaghi non va a giocare a golf non mi viene da dire che non ci va perchè pecca di accidia.
    Il peccato non sussiste.
    Si può speculare (senza nulla togliere ecc.) su tutto, anche sul nulla.

    fk

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  44. Farfintadiesseresani scrive (altrove): “La libertà che non vuole essere salvata”. Converrà che è un’espressione enormemente problematica.
    Valter Binaghi, qui sopra: “Il Cristianesimo si basa su un fatti storico”. Come però si basi o possa basarsi è enormemente problematico. E siccome questo lo so pure io, mi pare non si possa sospettare che non lo sappia Mancuso, il che è segno che ribadirlo non basta, o almeno non basta a Mancuso, e se se ne vuole discutere bisogna capire perché, e soprattutto rimettere a giorno le basi.
    Ma rimettere a giorno le basi, è per esempio pensare insieme che Cristo è l’origine (Farfntadiesseresani, per il lato teologico) ed è pure un individuo storico (Binaghi), e pensarlo di maniera che sia intellegibile anche a chi non comincia condividendo questi due punti (o uno dei due). Io so bene che questa mia ultima affermazione è contestabile (forse: DEVE essere contestata), ma lo sforzo di Mancuso consiste proprio nel dialogare (con l’anima sua e) con chi non comincia avendo di simili basi, sicché ogni genere di obiezione che mette avanti come se andassero da sé queste basi è perfettamente nel suo diritto, ma rischia l’idiosincrasia (per quanto magari ampia quanto l’intera comunità ecclesiale).
    (Infine – e tanto più che -: nel libro Mancuso pone un problema di teologia ‘naturale’, circa il destino dell’anima: un problema che è, anche Binaghi dovrà convenirne, prima filosofico e poi teologico).

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  45. @Adinolfi
    Certo che si, ma allora perchè non porlo su questo terreno appropriato, cioè la filosofia. Perchè usare l’autorevolezza della teologia cristiana per suicidare il cristianesimo?

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  46. Poiché non credo tu intenda che Mancuso non può scrivere di simili libri e spero tu non intenda che lui non dovrebbe consentirsi di dire che pensa da cristiano che, ecc., cosa precisamente intendi per “terreno inappropriato”? Mancuso fa di mestiere il teologo (non lo può fare?), e ha scritto un libro sull’anima per Cortina (che non è Cantagalli editrice): quale abuso avrebbe commesso? In che senso poi usa l’autorevolezza della teologia cristiana: per il fatto che cita questo o quel teologo? Spero di no. Perché non chiarisce che la sua opinione non è quella della Chiesa? Ma lui lo dice ad ogni passo, ogni volta che è in disaccordo, con perfetta onestà intellettuale. E allora?

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  47. Cari amici,

    grazie comunque delle vostre parole. Mi sembra solo e temo unicamente che la nostra Chiesa si sia ficcata in un vicolo cieco quando appiccica tutto il valore della nostra Fede ad un avvenimento storico. Il secolo ringrazia, il materialismo giubila: il destino dell’ anima cristiana resterebbe appeso a qualcosa che non sarà mai possibile confermare o negare. Ma possibile che nessuno si accorga che la storia è l’ orizzonte unico e definitivo proprio di chi crede che tutto dipenda dai rapporti di produzione? Vogliamo davvero fare concorrenza ai materialisti sul loro terreno?

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  48. Quello che mi fa specie, nel discorso di Mancuso, è che ci si preoccupi della salvezza e non della resurrezione, come se fossero due cose diverse o distinte, è come se dicessi che ho fame ma non credo nel cibo…

    Ma alla fine non capisco il dibattito, dalla Summa di Tomaso d’Aquino e l’avvento delle università teologiche medioevali, in seno alla chiesa di Roma è possibile esprimere qualunque posizione a riguardo del “proprio” cristianesimo, almeno da quando non si è più costretti, obtorto collo a piegarsi alle innovazioni e irrigidimenti dell’infallibilità papale.
    Perchè la posizione di Ruini dovrebbe essere più corretta di quella di Mancuso quando all’interno della chiesa romana si leggono i teologi più fantasiosi (o fantascientifici, come T. de Chardin o H. Kung) direi che si potrebbero calare le armi della polemica e semplicemente festeggiare, magari con una partita a freccette al pub invece che a golf, il fatto che per una virgola o una svista non si passa più sotto l’inquisizione e i roghi, e questa è già a suo modo, una salvezza.

    Un atomo di Spirito Santo in una vita di peccati può salvare e la più complessa costruzione teologica del più virtuoso bacchettone può dannare, non ci sono limiti all’azione divina, ma se dobbiamo mettere i puntini sugli i, bisogna dire che la chiesa cristiana è quella che si è definita con i primi sette concili ecumenici e vi è rimasta fedele, al di fuori da quella definizione dogmatica e pratica non si può propriamente parlare di chiesa, ma di chiese e di posizioni caratterizzate da punti di vista personali o politici, il che non toglie che luci spirituali brillino lì come altrove e sotto tutti i cieli e le tradizioni.

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  49. @Massimo Adinolfi
    E allora, siamo qui per non capirci.
    Il libero dibattito culturale è una cosa, il magistero della chiesa è un’altra. La teologia che si professa cattolica si avvale di un’autorevolezza che non è quella del singolo studioso. Il rimprovero che faccio a Mancuso è interno a questo contesto.
    Mica stiamo parlando di Cacciari, Vattimo o Agamben, patentati corifei del nichilismo tragico o gaio. Io i libri di Cacciari nemmeno li apro più, anche se so che straparla di Dio a destra e a manca.Per dire.

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  50. Credo invece che ci siamo capiti. Credo anche, però, che Mancuso non abbia inteso scrivere un libro di teologia cattolica, se con ciò si intende un libro che non mette in discussione la teologia cattolica. E credo pure che lo abbia detto, anzi premesso, a chiare lettere. Credo però che questo non dovrebbe significare che un cattolico, teologo, non possa scrivere un libro di teologia senza sentirsi dire che si muove su un terreno inappropriato, o che ha usato “l’autorevolezza della teologia cristiana” (noto peraltro che sei passato da teologia cristiana a teologia cattolica). Anche nell’articolo sulla Pasqua: dov’è scritto che sta parlando ex cathedra?
    Ciò detto, a me questa pare una polemica inutile.

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  51. Una frase nel commento n. 59 mi stride da morire: “Mancuso fa di mestiere il teologo”. Orribile, svilente, sbagliato: Mancuso casomai “è” un teologo, e di mestiere fa il professore.

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  52. Credo che Mancuso si muova proprio all’interno della teologia cattolica e quindi anche nell’ambito degli insegnamenti del magistero della Chiesa, ma che sia una voce nuova,arguta e propositiva, per questo suscita interesse e anche tante obiezioni. Ma lasciatemelo dire, che il magistero della Chiesa possa ogni tanto essere un po’ scosso(difficile!)da un vento di novità è positivo. C’è più freschezza nei racconti evangelici della Resurrezione, che in tutti i paludati insegnamenti e disquisizioni di secoli, con i ma, i distinguo ecc.Che poi la visione del ritrovamento delle ossa di Gesù(prospettata da Mancuso) possa dar fastidio lo capisco, ma è un assurdo, un paradosso voluto consapevolmente.

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  53. @Massimo Adinolfi
    L’ultimo, poi basta.
    Ci sono corollari di una teoria senza i quali la teoria sta in piedi lo stesso. Ci sono elementi strutturali senza i quali crolla. Ma la storicità dell’incarnazione di Cristo non è un corollario nè un postulato teorico, perchè il Cristianesimo non è una teoria. E’ una prassi fondata su un evento. Quello che resta di questa prassi, a prescindere dall’evento, è nulla.
    Poi è chiaro che ci sono tutte le possibilità di una speculazione razionale sull’anima e le cose ultime, da Platone in su, ma non è di questo che stiamo parlando.
    Mancuso si dichiara cristiano anzi cattolico, la sua teologia non si sviluppa da un livello puramente filosofico-naturale ma dalla tradizione della teologia cattolica, però pretende di farlo eliminandone il fondamento.
    Guarda, l’esempio è improprio, ma cosa resterebbe non della teoria marxista ma del socialismo senza la SCELTA di classe?
    Veltroni, mi dirai.
    Ecco, appunto.

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  54. A Massimo: intendevo Mancuso come chiunque altro in generale: da quando in qua il teologo è un mestiere? Per quanto invece riguarda Mister Mancuso proprio lui, non per nulla ho scritto “casomai”… 😉

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  55. L’ incontro con il Mancuso pensiero è stato commovente, come incontrare un compagno di viaggio o meglio di pellegrinaggio, dal quale ricevere idee ispirazioni e nel quale ritrovare le indicazioni di un cammino comune, credo che come ogni cosa “viva” anche una religione sia in evoluzione e per chi casomai è più fervente nell’ approfondire, nel rimanere vigile in ascolto, sia possibile pre-correre i tempi e essere proiettato in una dimensione futuribile della dottrina.
    Gli riconosco una grande qualità, la sua missione infatti è impegnativa, sottopone a giudizi di ogni sorta proprio un ambito così intimo come quello del proprio credo, Questo “slancio altruistico” garantisce al professor Mancuso l’ appellativo di teologo mettendo a disposizione di tutta l’ assemblea il frutto della sua indagine.
    A quanti non condividessero tutto ciò chiederei comunque di non scandalizzarsi a che servirebbe per non parlare poi di quanti si sentano in dovere di biasimare, dando prova evidente del colmo della contraddizione.
    Un fraterno saluto in Cristo a tutti.

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  56. “la risurrezione di Lazzaro è stata una rianimazione del cadavere, quella di Gesù no. La risurrezione di Gesù non è rianimazione del cadavere” (mancuso)..come fa mancuso ad essere certo che per Lazzaro si tratta di rianimazione del cadavere quando è scritto nel vangelo che Gesù disse a Lazzaro di alzarsi e camminare? questo mi ha colpito, i miracoli di Gesù sono ridotti a una dimensione umana, perchè Mancuso come Augias non riesce a cotemplare altra soluzione, quindi per forza si tratta di rianimazione, e così insinua che Gesù Cristo, gran brava persona non avrebbe potuto fare i miracoli, nessuno storico lo afferma, no?!quindi secondo M., Gesù, gran brava persona ci ha insegnato tante cose giuste e buone ma non possiamo credere che sia il figlio di Dio che si è fatto uomo..questo lo credevano le prime comunità cristiane, io definisco questi ragionamenti dei tentativi di svuotare di senso e bellezza il cristianesimo, tutto sulla base della ragione umana che non arriva dappertutto, ma d’altra parte come non ricordare che nei primi secoli d.C. gli ariani rifiutarono di credere nella divinità del Cristo, e molti furono nel corso dei secoli i movimenti eretici.

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  57. “come ha insegnato Gesù (cf. Matteo 25) in perfetta continuità con la tradizione ebraica.”Mancuso

    ma come si può pensare che Gesù fosse in perfetta continuità con la tradizione ebraica, quando non faceva altro che ribadire la durezza di cuore delle persone che si affidavano alla legge di Mosè pensando così di essere salvati, quando egi proponeva la legge dell’amore, e andava oltre la tradizione del sabato, condannava la lapidazione della donna che aveva commesso peccato, spesso leggiamo “Mosè disse..ma io vi dico”, senza Gesù Cristo sono convinta non ci sarebbe l’Occidente di oggi, fatto di pari diritti fra uomo e donna, non ci sarebbe l’amore verso il malato e l’indifeso che il cristianesimo ci ha insegnato attraverso le parole del Cristo, e tante altre cose che l’Occidente ha ormai dimenticato. Gesù non si comportava secondo la tradizione ebraica, infatti è colui che ha fondato una nuova religione..anche M. ne ha fondata una tutta sua, bella, personale, un pò stitica a mio parere.

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  58. 12 Noi dunque predichiamo che Cristo è risuscitato dai morti. Allora come mai alcuni tra voi dicono che non vi è risurrezione dei morti?
    13 Ma se non c’è risurrezione dei morti, neppure Cristo è risuscitato!
    14 E se Cristo non è risuscitato, la nostra predicazione è senza fondamento e la vostra fede è senza valore.
    15 Anzi finiamo per essere falsi testimoni di Dio, perché, contro Dio, abbiamo affermato che egli ha risuscitato Cristo. Ma se è vero che i morti non risuscitano, Dio non lo ha risuscitato affatto.
    16 Infatti, se i morti non risuscitano, neppure Cristo è risuscitato.
    17 E se Cristo non è risuscitato, la vostra fede è un’illusione, e voi siete ancora nei vostri peccati.
    18 E anche i credenti in Cristo, che sono morti, sono perduti. 19 Ma se abbiamo sperato in Cristo solamente per questa vita, noi siamo i più infelici di tutti gli uomini.
    20 Ma Cristo è veramente risuscitato dai morti, primizia di risurrezione per quelli che sono morti. 21Infatti, per mezzo di un uomo è venuta la morte, e per mezzo di un uomo è venuta la risurrezione.

    (dalla Lettera ai Corinzi 15,12-20)

    Penso che non vi sia miglior risposta al tuo articolo di questa.
    Ciao!

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  59. Pingback: COLPEVOLE! | La Nuova Era

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