Amelia ROSSELLI nella lettura di Biagio CEPOLLARO

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(A. Rosselli/B. Cepollaro)

Leggere è insomma un lasciar risuonare una chiave
provando ad aprire altre porte, già comprese nel testo,
ma ancora silenti.

(Biagio Cepollaro)

Due poesie di Amelia Rosselli secondo i criteri della poesia integrata.

Nell’ambito di un corso di aggiornamento per insegnanti di italiano dell’istituto Virgilio di Milano, ho proposto, tra ottobre e dicembre del 2007, dieci incontri di due ore ciascuno dedicati allo studio dei princìpi e dei metodi della ‘poesia integrata’.
Gli appunti seguenti relativi a due poesie di Amelia Rosselli sono scaturiti dal lavoro sull’immagine, sul suono e sul senso realizzato insieme al gruppo di lavoro.
Da questi documenti, per un lettore che non ha partecipato al corso e non ne ha fatto letteralmente esperienza, le informazioni ricavabili sono parziali ma spero comunque abbastanza allusive e indicative.
In appendice, attraverso espedienti grafici, ho provato a mostrare integralmente il percorso compiuto soprattutto in riferimento all’ipotesi, soprattutto in questi testi della poetessa, relativa alla priorità del piano fonosimbolico del testo per la strutturazione, e insieme, per l’occultamento, del senso.

 

Quanti campi che come spugna vorrebbero
arricchire il tuo passato, anche il

tuo presente soffocato.

Quante viuzze del tutto pittoresche
che tu vorresti tramutare in significato

dell’essenza di questa tua sofferenza.

Ma geme nell’essenza della tua sofferenza
un desiderio di sonno o di carne. Oh

come i merli tacciono! Hanno confuso
la tua idea della pace con il tramonto

che offrì ai tuoi occhi penduli solo
un sofisticato sequestro della tua brama

d’essere solo, e te stesso.

*

C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

(Da: Documento (1963-1966), in Antologia poetica, Milano,1987)

 

Queste due poesie si collocano tra il 1963 e il 1966, incrociano cronologicamente le inquietudini della neoavanguardia ma non ne assorbono l’a-sintattismo caratteristico: il testo conserva una sua ‘tranquillità’ sintattica per spostare altrove la sua ricerca.
Piuttosto il lessico sembra risentire della tradizione sperimentalista degli anni ’50 (il primo lettore entusiasta delle poesie della Rosselli fu proprio Pasolini), ma al di fuori sia dell’ironia che dell’estetismo crepuscolare, così come dall’intenzione esplicita di coltivare registri basso-colloquiali.
Anzi, il colloquiale è sostenuto e l’eventuale sprezzatura conferma la sostanziale altezza del dettato, inanellato con leggerezza non priva di vera e propria maestrìa: la densità del senso scorre via perfettamente incanalato dalla sintassi tendente all’ipotassi.

Un lessico per lo più ordinario, costruzione sintattica lineare ma sconvolgimento sottile, per leggeri slittamenti all’interno dell’impianto logico della disposizione dei versi.
Il piano sintattico viene costantemente ‘superato’ da quello semantico, così come un fiume che tracimi debolmente ma costantemente dalle sue sponde in alcuni punti-chiave.

Lo slittamento è dovuto all’utilizzo della retorica mimetizzata.
Una retorica mimetizzata nel discorso diretto fa apparire come ordinarie delle metafore assolute e carica di ambiguità termini di paragoni – anche scopertamente letterari e abusati- collocati con disinvoltura senza preavviso e senza apparente necessità.

Il riferimento storico più immediato, per alcune di queste caratteristiche, non è tanto rintracciabile nella poesia italiana quanto nella poesia metafisica inglese, in Anatomia del mondo di J.Donne, ad esempio.
In quel capolavoro di poesia ‘ di pensiero’ la posizione della storia individuale veniva radicata in un costante rispecchiamento tra micro e macrocosmo, coinvolgendo nella sorte di una perdita e di un lutto, la più universale perdita di punti di riferimento, psicologici e cognitivi.
Solo che nella poesia novecentesca della Rosselli il pensiero si contrae, i passaggi delle equivalenze vengono saltati: è assorbito tutto dal simbolo.
Poesia di pensiero che organizza logicamente simboli mimetizzati nell’andamento ordinario del discorso. Qualsiasi oggetto può caricarsi di valore simbolico grazie alla sua collocazione nella trama di simmetrie e opposizioni del testo. Questa sovranità della nominazione è atto giudicante e ricostruzione di precarie configurazioni di senso.

In un intervista-video degli anni ’80, la Rosselli dichiarò che ogni poesia era un problema da risolvere. La soluzione poteva essere anche contraddetta dal testo successivo (a differenza della prosa e della sua coerenza). Quindi porre un problema in poesia significava per lei assumere la contraddizione come elemento costitutivo del pensare-dire.

La struttura profonda di questa poesia si rivela poi ‘sonora-musicale’: è il piano fonosimbolico ad organizzare simmetrie e movimenti che saranno poi percepiti dal pensiero. La struttura ‘musicale’ dispone l’argomentazione del pensiero: questo potrebbe essere il limite estremo, l’asindoto mai raggiunto. La struttura musicale è il luogo più naturale della mimetizzazione. Evidenziate le ripetizioni, le simmetrie, le corrispondenze e le inversioni di alcuni fonemi si ha come spianata la strada all’interpretazione del testo.
Le relazioni tra i fonemi comunicano direttamente con il piano semantico, lasciando a quello sintattico solo la funzione del nascondere, del mimetizzare. Questa priorità del suono (che è priorità logica ma anche generativa, germinale, della cellula ) è ciò che conferma l’interesse così preminente e attivo per la musica sperimentale a lei contemporanea. Ed è la ragione per cui la musica è al fondo dell’argomentazione , della particolare ‘argomentazione’ poetica.

Ma anche: rintracciate le parole-chiave che strutturano la pseudo-ordinarietà del discorso, è possibile individuare la rete dei fonemi.
I due movimenti vanno insieme.
Tutto ciò sta a significare che la superficie della vita è già intessuta di significati profondi: la nominazione poetica non fa che portare alla luce questo nesso. Non si aggiunge ad una precedente nominazione: non è lo scarto lirico, l’effusione lirica, la variazione retorica del noto, ma è atto di conoscenza essa stessa che va ad installarsi come mondo autonomo e completo di senso, come pragmatica, relazione speciale con il mondo.
E più sembra esserci qualcuno dall’altra parte, dalla parte del ‘tu’ a cui la parola si riferisce, più questo ‘tu’ perde i contorni possibili, reali, noti: è la situazione deittica a cui tende questa sorta di uscita pragmatica dal circolo chiuso della poesia di pensiero e del suo essenzialismo.
E come la sintassi aveva la funzione di nascondere/far funzionare la relazione tra suono e significato, addomesticandone la forza, così la situazione deittica tende a nascondere/far perpetuare la solitudine del pensiero con se stesso e con i propri fantasmi.

 

Appendice 1
Tavola di lavoro n.1

Appunti per una ricognizione semantica a partire da parole-chiave.

Quanti campi che come spugna vorrebbero
arricchire il tuo passato, anche il
tuo presente soffocato.

Quante viuzze del tutto pittoresche
che tu vorresti tramutare in significato

[[dell’essenza di questa tua sofferenza.]]

Ma geme nell’essenza della tua sofferenza
un desiderio di sonno o di carne. Oh

come i merli tacciono! Hanno confuso
la tua idea della pace con il tramonto

che offrì ai tuoi occhi penduli solo
un sofisticato sequestro della tua brama

d’essere solo, e te stesso.

Struttura della contraddizione, ossimorica.
Campi-spugna : arricchire e soffocare (passato e presente)
un desiderio di sonno o di carne

Struttura dell’opposizione esplicita: pittoresche e significato
Idea della pace con il tramonto
Campi (i legami) e merli (il canto)

Tema centrale d’indagine: l’essenza di questa tua sofferenza

Sviluppo: Ma geme nell’essenza
l’opposizione esplicita: tra morte e vita, tra futile e significativo, apparente e reale, esteriore e interiore, tra passato che assorbe e presente che soffoca.

Scioglimento e soluzione: La struttura della contraddizione è solo il risultato della confusione tra tua idea di pace (vita) e tramonto (morte) (sequestro: sofisticato e cerebrale).
Emerge la brama di essere solo e te stesso

Area del significato
L’essenza della tua sofferenza è nell’essere prigioniero (sequestrato, soffocato) di un tentativo inutile di tramutare in ricchezza e in significato una contraddizione esplicita tra il desiderio di morire e il desiderio di vivere. L’essenza della tua sofferenza è nella confusione, operata dal pensiero che ha legato questa situazione concreta ad un desiderio di autenticità non riconosciuto.

 

Tavola di lavoro n.2

Alcuni elementi della struttura formale

Quanti campi che come spugna vorrebbero
arricchire il tuo passato, anche il
tuo presente soffocato.

Quante viuzze del tutto pittoresche
che tu vorresti tramutare in significato

dell’essenza di questa tua sofferenza.

Ma geme nell’essenza della tua sofferenza
un desiderio di sonno o di carne. Oh

come i merli tacciono! Hanno confuso
la tua idea della pace con il tramonto

che offrì ai tuoi occhi penduli solo
un sofisticato sequestro della tua brama

d’essere solo, e te stesso.

Analisi formale
Il testo è diviso in due parti : 5 versi che preparano il verso centrale , 6 versi che sviluppano il tema e la chiusa che raddoppia il centrale.
Prima parte.
Struttura iterativa e anaforica dell’argometazione..

Seconda parte
Struttura avversativa dell’argomentazione
Struttura iterativa della sillaba so (solo, sofferenza, sonno), presenza del se (sé) (sequestro).

 

Appendice II

Tavolo di lavoro n.3

Appunti per una ricognizione semantica a partire da parole-chiave.

C’è come un dolore nella stanza, ed
è superato in parte: ma vince il peso
degli oggetti, il loro significare
peso e perdita.

C’è come un rosso nell’albero, ma è
l’arancione della base della lampada
comprata in luoghi che non voglio ricordare
perché anch’essi pesano.

Come nulla posso sapere della tua fame
precise nel volere
sono le stilizzate fontane
può ben situarsi un rovescio d’un destino
di uomini separati per obliquo rumore.

Strofe organizzate in modo anaforico.
Nell’ultima strofa c’è un’inversione che prepara il ‘rovescio’: verso cerniera (come nulla e sapere)
Si chiude il cerchio tra l’incipit ‘dolore’ e la rima con ‘rumore’.

Il peso (dolore) degli oggetti e del colore, il peso del suono: il rumore.
La fame è generica e caotica, il getto delle fontane è preciso, è volontà : stilizzate.
Il rumore è obliquo, non diritto: il dolore è obliquo, non diretto
Non diretto come la precisione del volere delle fontane (vita e arte: stilizzate)
Il cambiamento potrà essere un rovesciamento di un destino: la separazione potrà essere superata, superando il carattere non diretto del dolore.

Il senso.
Il rilevamento del significato del testo, momento sintetico e conclusivo, non ne esaurisce il senso.
Non solo perché il senso si costituisce di volta in volta in relazione alla latenza del lettore (mentre in qualche modo il significato resta più accosto al testo), ma perché il potere proprio di questa poesia si manifesta dopo, per così dire, averne compreso il significato.
E dopo tale comprensione ciò che resta può anche profilarsi come un falso movimento all’esterno: la poesia non ci parla di una diagnosi dell’altrui difficoltà ad uscir fuori dalla propria prigione ma della propria difficoltà. Di conseguenza la mancanza di direzione netta e precisa (della comunicazione, del sentire, dell’esserci, significato generale di entrambe i testi) riguarda il chi dice.

Biagio Cepollaro

16 pensieri su “Amelia ROSSELLI nella lettura di Biagio CEPOLLARO

  1. Ringrazio Francesco Marotta per questo post, davvero interessante.

    “In un intervista-video degli anni ’80, la Rosselli dichiarò che ogni poesia era un problema da risolvere. La soluzione poteva essere anche contraddetta dal testo successivo (a differenza della prosa e della sua coerenza). Quindi porre un problema in poesia significava per lei assumere la contraddizione come elemento costitutivo del pensare-dire.”

    Un saluto, nadia

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  2. Perché non limitarsi a leggere “Spazi Metrici”, e poi evitare di compiere sacrilegi paranoici di anatomia patologica come questo, per giunta sulla più grande poetessa italiana?

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  3. L’anatomia patologica è una scienza molto interessante. Non fosse altro perché riguarda tutti.

    Qui si fa un’altra “cosa”. E non è affatto detto che debba riguardare tutti.

    Appresto.

    fm

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  4. Vabbè, ma le poesie non sono cadaveri! Se però la “cosa” è un’altra… io non la colgo, vorrà dire che faccio parte di quelli a cui non riguarda.
    Besos.

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  5. mi sembra che l’analisi di Cepollaro si possa collocare in una linea feconda, il cui rappresentante più significativo è stato Yuri Lotman, con la sua attenzione meticolosa ai livelli sintattici, semantici, fonici e simbolici.
    grazie per questo saggio di poesia integrata, Francesco.

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  6. Bene, finito di preparare il soffritto, posso anche azzardare una risposta (dopo aver incamerato i besos, s’intende: quelli fanno sempre bene e, a quanto dicono, tengono da parte i dottori, a cominciare da anatomopatologi e psichiatri).

    Vedi, Anna, credo ci sia una bella differenza tra il dire che questo tipo di critica “non interessa”, è “inutile”, “non” ci piace (cercando, se possibile, di spiegare perché), e affermare, risolutamente, senza nemmeno il conforto (per gli altri) di una parvenza di ipotesi esplicativa, o alternativa, che trattasi di un “sacrilegio paranoico” (e non potendo il “sacrilegio”, per ovvi motivi, essere paranoico, o altro, resta inteso che la “paranoia” resta tutta al “sacrilego”): non trovi?

    Ed è un vero peccato, secondo me, aver “leggiucchiato”, saltando a pie’ pari l’introduzione teorica, con tutti gli annessi e connessi che riaffiorano nel corso dell’analisi: si dà il caso, tra l’altro, che l’autore dello scritto è un profondo conoscitore dell’opera di quella che tu, giustamente (almeno per me), chiami “la più grande poetessa italiana”.

    Ti dirò, per concludere (ma, se vuoi, avrei un altro paio di riflesioni che mi sono venute “denudando” le patate), che mi aspetterei, e non solo da parte tua, “giudizi” (?) così, come dire, “hard discount”, in ben altre occasioni. Ad esempio? Quando ci si trova, soprattutto in rete, qui o altrove, di fronte a delle poesiole appena partorite da uno/una che stava preparando il soffritto, o spulciando il cane, e che, per folgorazione improvvisa, da conversione tardo-liceale, si è scoperto/a la vena poetica con lacrimuccia incorporata. Mai letta una “stroncatura”, da parte di nessuno, di questi “testi-coli”: solo peana, melassa e un mare di emozzzione a stento trattenuta, da parte di amici e congiunti vari…

    Ti abbracciassaiassài.

    fm

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  7. Si, ringrazio Francesco per il post sulla Rosselli e concordo con Fabrizio: Lotman è un ingrediente ‘storico’ dell’analisi del testo. Solo che la lettura analitica che viene qui presentata è solo la parte ‘scritta’ del lavoro. Prima di arrivare a questo gli insegnanti sono stati invitati a scegliere alcune immagini della poesia e a visualizzarle in silenzio, riportandone in seguito tutte le emozioni…Le loro emozioni, la loro individuale e irripetibile esperienza. Ed è stata la loro vita a parlare, a rispondere.
    Con un andamento ad ‘elastico’: prima allontanandosi dal testo per seguire la propria risonanza, poi ritornando al testo per cercarne la specificità. Senza la capacità di risuonare , che è umana capacità di ascolto dell’altro, e senza strumenti linguistico-retorici, non credo sia possibile fare esperienza piena,profonda, della poesia. Né leggerla davvero né parlarne con un minimo di decenza. Ogni arte lo richiede se non vuole decadere a cialtroneria…
    Occorrono insomma le due cose: l’affinamento della sensibilità – non insegnabile probabilmente ma sollecitabile- e studio dell’arte.
    Amelia Rosselli è stata una grande poetessa perché in sommo grado per anni aveva coltivato entrambe le cose. Io mi sono sempre sentito profondamente commosso e onorato della sua amicizia.
    Una buona serata a tutti.
    Biagio Cepollaro

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  8. grazie per la precisazione, Biagio. sono d’accordo, naturalmente. e naturalmente vedo in Lotman entrambi gli strumenti.
    un abbraccio
    fabrizio

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  9. Il riferimento alla video intervista degli anni 80 è davvero molto interessante. Non mi sembra che il passaggio nominato sia compreso nel documentario “L’assillo è rima” di Lo Russo e Savinio … Come si può vedere integralmente l’intervista citata?
    Grazie
    Ambra

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  10. “La struttura profonda di questa poesia si rivela poi ‘sonora-musicale’: è il piano fonosimbolico ad organizzare simmetrie e movimenti che saranno poi percepiti dal pensiero. La struttura ‘musicale’ dispone l’argomentazione del pensiero: questo potrebbe essere il limite estremo, l’asindoto mai raggiunto. La struttura musicale è il luogo più naturale della mimetizzazione. Evidenziate le ripetizioni, le simmetrie, le corrispondenze e le inversioni di alcuni fonemi si ha come spianata la strada all’interpretazione del testo.”

    Un lavoro davvero ammirevole questo di Biagio Cepollaro propostoci da Francesco. Complesso e non scontatamente accessibile a tutti, certo, proprio perché profondo e analitico.
    Ma per nostra fortuna ci soccorre in questo proprio Lotman, richiamato ieri da Fabrizio: “Avendo la possibilità di concentrare un’enorme informazione in una superficie molto ristretta […], il testo artistico ha anche un’altra specialità: esso trasmette ai diversi lettori una differente informazione, a ciascuno nella misura della sua comprensione; esso dà al lettore una lingua, nella quale è possibile assimilare una successiva porzione di informazione a una seconda lettura. Esso si comporta come un organismo vivente, che si trova in reciproco rapporto con il lettore e ammaestra questo lettore.” (La struttura del testo poetico)

    Leggere Amelia Rosselli “anche” con strumenti di analisi come quelli qui proposti, diventa atto dovuto se si pensa che essi hanno accompagnato la sua ricerca poetica (vedi pure, al riguardo, l’e.book pubblicato proprio da Biagio Cepollaro (“Incontro con Amelia Rosselli sulla metrica” Frammenti da LABORATORIO DI POESIA “PRIMAVERA 88”di Elio Pagliarani a cura di Biagio Cepollaro e Paola Febbraro”) http://www.cepollaro.it/poesiaitaliana/RosTes.pdf

    Un’esperienza utile anche al semplice lettore, a prescindere dal fatto, dunque, che sia poeti e/o studiosi.

    Grazie, per questo, a Francesco Marotta e a Biagio Cepollaro.

    Giovanni

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  11. Gentile Ambra,
    l’intervista era in videocassetta, realizzata nell’ambito del laboratorio di Pagliarani, se non ricordo male. Temo di non poterla trovare più per via dei traslochi di questi anni…L’intervistatore era Berardinelli. Forse questi pochi dati possono esserle utili per una ricerca.
    Un cordiale saluto, Biagio Cepollaro

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  12. Molto interessante il lavoro di laboratorio: qui non si dice ma presumo che l’individuazione delle parole chiave, dei paralellismi fonosimbolici, delle metafore e delle aree di senso evocate siano frutto di un dibattito che ha seguito questa progressione, più che di una griglia prefissata. O sbaglio?

    Forse “leggere” il risultato non è piacevole quanto partecipare al laboratorio, ma devo dire che trovo questo tipo di “filologia culturale” molto interessante, e forse, nonostante le apparenze, anche “rispettoso” del testo, delle sue ricchezze e complessità. C’è sempre spazio per una lettura globale e immediata, ma prendersi il tempo di “rimestare” nell’atto compositivo, nelle trame nascoste, mi sembra anche importante.

    Un saluto,
    Renata

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