Venerdi mattina; una sconfitta

sisifo.jpgIn quarta sanno come distrarmi.
Sinceramente, la voglia di dedicarmi alla declinazione dell’aggettivo in tedesco, questa mattina, è pressappoco zero ;  i venti minuti che ho trascorso in autobus in compagnia di Abraham Joshua Heschel, uno degli autori preferiti da Cristina Campo, lavorano in me e fanno sì che davanti alle 5 ore che mi aspettano, mi senta come Sisifo.
E’ D. , un ragazzo con gli occhi storti che mangia in continuazione, a lanciarmi la prima domanda: Cosa pensa Lei , come straniera, della crisi di governo in Italia? Cosa dovrebbe fare l’Italia per riacquistare la stima  nel mondo?
Rispondo che non mi chiamo certo Sergio Romano e ammetto che la sua domanda è fuori, sia dalla mia competenza, sia dai miei interessi. Ma siccome l’alternativa a quel tipo di discorso sono sempre gli stessi esercizi di grammatica, colgo l’occasione e devio la questione  in una direzione  a me più congeniale.
 
Dico che il problema non è solo un problema italiano, ma che qui si tratta del drammatico fatto che l’Occidente ha perso, o meglio, svenduto la propria anima.
Che nessun politico di nessuno schieramento osa dire che un paese, anzi un intero continente che non si definisce più attraverso i suoi valori culturali, ma solamente attraverso il suo potere d’acquisto, è destinato a morire.
Che tutti i guai cominciano dal singolo individuo che si lascia andare, rimanendo per pura pigrizia mentale al di sotto delle proprie possibilità.
Accenno alla televisione spazzatura, a internet, ai grandi centri commerciali, a tutti quei modi indegni di trascorrere il proprio tempo, insomma a quella forma  di vita non-vita, ormai così ampiamente diffusa da rendere la società odierna quella triste caricatura di uno stato democratico che noi abitiamo.
In uno slancio di parole dico tutto ciò che fra persone di un certo sfondo culturale è common sense e che quindi risulta quasi banale.
Cito gli antichi – Riconosci te stesso , Diventa chi sei. Cito Rilke e Kafka e Flaubert e quell’ insuperabile imperativo del vangelo che dice di  essere nel mondo, ma non del mondo. Parlo dell’uomo interiore e dei suoi urgenti bisogni. Dimentico volutamente il luogo dove mi trovo e il ruolo che dovrei, seconda la burocrazia scolastica, assumere.  Non è una lezione questa, ma l’invito ad una riflessione, mille volte più importante di  ogni insopportabilmente banale esercizio di grammatica.
So che è un rischio o una sfida che a volte riesce, a volte no. 
Dopo un po’ mi fermo.
Sono esausta. In modo riassuntivo ho detto quel che ho da dire, in cui credo, di cui sono convinta.
Ma come sono arrivati i miei pensieri ai miei studenti?
Prende la parola F., un ragazzo alto nell’ultimo banco, intelligente e, naturalmente,  pigrissimo nello studio.
Dice che purtroppo il mondo non gira così. Dice che l’Italia deve riprendersi economicamente. Dice che non si può assolutamente affermare che i soldi non contino. Sostiene che i centri commerciali siano importantissimi in quanto a) danno lavoro e b) fanno girare i soldi.
Dice F., in sostanza, che le mie sono belle parole, ma non stanno né in cielo né in terra. E i suoi compagni, almeno quelli che ascoltano, concordano.  Dicono che le poesie non si possono mangiare, che con esse non si fanno soldi e dunque non servono.
Ma non sono senza cuore, i miei studenti, mi consolano, sostengono che io sia una idealista e che per gli idealisti  purtroppo non ci sia posto in questo mondo. Sostengono che l’essere umano è egoista e che, tutto sommato, va bene così. Basta adattarsi e ci si diverte lo stesso.

Mi è capitato negli ultimi anni di tenere conferenze e letture e di partecipare a tavole rotonde. Anche se preferisco la solitudine della mia scrivania, me la sono sempre cavata e, alla fine, ne ho ricavato esperienze comunque assai interessanti. (soprattutto dal punto di vista antropologico!)  Ma per quanto sia facile parlare davanti ad un pubblico adulto e colto, ogni volta che ci provo, mi rendo conto che è quasi impossibile entrare in dialogo con quei ragazzi.  Abitiamo pianeti diversi.
La loro madre terra è fatta di necessità.  Secondo loro, concordando con Gertrude Stein, le cose stanno come stanno, quindi a rose is a rose is a rose   –  e io, in qualche modo, devo adeguarmi allo status quo – per vivere bene o, almeno, per sopravvivere. Chi scende in profondità è perso; intuiscono con la massima chiarezza che dall’abisso delle domande inutili non si risorge più.
 A che cosa servono tutti questi discorsi, chiede a un certo punto A., un ragazzo del viso rotondo, semplice, per niente maleducato che certamente nella vita farà la sua parte. Posso chiederle io una cosa? Se Lei avesse un appartamento e gli inquilini non pagassero l’affitto, cosa farebbe?
Nonostante non capisca bene cosa c’entri questa domanda e nonostante non possieda un appartamento da affittare, rispondo che naturalmente è giusto insistere sul pagamento dell’ affitto. Che altro si può dire a proposito?
Ecco, dice A. visibilmente soddisfatto della mia risposta, è così che stanno le cose! Non ha senso essere buoni!

Faccio un respiro profondo.
Va bene, dico, guardando l’orologio, facciamo ancora qualche esercizio.
Ma mentre correggo per l’ennesima volta gli stessi errori, mi viene in mente una frase che ho letto recentemente  da qualche parte e che dice, più o meno, che non è né quello che si è né quello che si fa a rendere bello l’uomo, ma solamente ciò che desidera, ciò che vorrebbe essere –

5 pensieri su “Venerdi mattina; una sconfitta

  1. “Ma non sono senza cuore, i miei studenti”

    è tutta qui la speranza per il mondo e per questi ragazzi, avere un cuore: bisogna sperare che presto ne ascoltino le ragioni

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  2. Le cose sensate che gli hai detto, forse hanno bisogno di calarsi in una mentalità che è la loro: gli ultimi trent’anni hanno insegnato consumismo e realpolitik, e loro sono quello che hanno mangiato. Prova a parlargli di petrolio che finisce e di limiti dello sviluppo, questo lo capiranno meglio: dirai che non è la stessa cosa, ma è da dati di realtà che un pensiero deve trovare la sua credibilità, per non essere percepito come ideologia.
    L’anarchia finanziaria e sociale, l’atomizzazione delle relazioni, in fondo nascono dal mito di una crescita indefinita. Il giorno che hanno stracciato gli accordi di Bretton Woods è importante quanto le Twin Towers, anzi di più, perchè questo è il crollo della torre di Babele, quello la follia che l’ha edificata.

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  3. se continuiamo a parlare ai ragazzi della minaccia che incombe gli togliamo il respiro e la possibilità di pro-iettarsi nel futuro. i nostri ragazzi devono reimparare a desiderare il loro domani: e chi glielo insegna? chi è tutto preso dalla ricerca di colpe annidate in questi o quegli anni, chi è ammalato di laudatio temporis acti? torniamo ad essere maestri, intanto, NOI che sappiamo qualcosa più di loro. credo vogliano per primi i ragazzi essere strappati alla loro tristezza, al loro cinismo per essere riconsegnati alla loro adolescenza. la grande sfida è trovare il canale per invertire la tendenza.
    si inverte la tendenza per esempio indicando uno stile di vita in pubblico: “giù” il privato, il personale, l’intimo, le mie cattive abitudini, “su” il rispetto per gli altri, il saluto, l’ordine, il silenzio di noi che permetta all’altro di dichiararsi. troppa televisione rende pubblico ciò che è intimo e vanifica, al contrario, ogni discorso che vada in direzione di un rafforzamento della coscienza di ciò che è di tutti: la politica.
    troppo frastuono mette sempre gli individui in primo piano, ma mai nessuno sotto gli occhi dell’altro. smontare gli atti quotidiani di individualismo apparentemente innocuo (distrazione in classe, uso del cellulare appena suona la campanella, indifferenza all’interrogazione del compagno, tendenza a ridere di in luogo di ridere con)è già un primo avvio di un’inversione di atteggiamento. i benefici in termini di risultato scolastico sono quasi immediati: questo è quello che il ragazzo coglie secondo una mentalità e una logica a corto raggio, e ne è gratificato, ma, a sua insaputa, si è innescato un modo diverso di stare nel mondo. in concreto il ragazzo fa esperienza di non essere precisamente “solo sul cuor della terra” nel senso deteriore dei termini, ma di stare a questo mondo in compagnia di molti altri. fa esperienza del limite, del principio di realtà: questo gli spalanca il futuro.

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  4. Cara Stefanie,
    per sofferta esperienza posso assicurarti che almeno alcuni dei tuoi ragazzi ricorderanno, finalmente capendo,
    quei noiosi esercizi ficcati a viva forza nei loro cervellini da una “povera idealista”… che avrà insegnato loro a tenere la rotta nonostante i marosi.
    Con stima,
    Roberto

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  5. Anch’io avevo spesso l’impressione l’anno scorso, facendo supplenza a scuola, che i miei studenti fossero molto “pragmatici”. Per es. mi ricordo di una volta in cui, per dissuaderli dal copiare (tutti nel momento della difficoltà abbiamo avuto la tentazione di chiedere un suggerimento ad un compagno,ma io non sopporto quelli che si guardano attorno continuamente oppure che fissano il cielo fuori dalla finestra, in attesa che qualcuno gli passi l’intero compito o quasi) gli ho raccontato di una mia ex compagna di classe che, quando c’era una versione di latino o di greco, girava le pagine del vocabolario, aspettando che qualcuno le passasse la versione. E loro, in risposta, mi hanno chiesto:”Che lavoro fa adesso la sua ex compagna?”
    Quando gli ho risposto che faceva l’avvocato, qualcuno mi ha fatto osservare che in fondo la sua strategia l’aveva portata ad un buon risultato, visto che ora svolgeva un lavoro più remunerativo del mio.

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