10 pensieri su “Imparare poesie a memoria

  1. gli viene da invidiare quelli che ora pensano d’aver già vissuto una sera uguale a questa e d’esser stati quella volta felici [Diomira].

    a Isadora arriva in tarda età. Nella piazza c’è il muretto dei vecchi che guardano passare la gioventù; lui è in fila con loro. I desideri sono già ricordi [Isadora].

    di quest’onda che rifluisce dai ricordi la città s’imbeve come una spugna e si dilata [Zaira].

    Cosicché gli uomini più sapienti del mondo sono quelli che sanno a mente Zora.
    Ma inutilmente mi sono messo in viaggio per visitare la città: obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora,languì, si disfece e scomparve. La terra l’ha dimenticata. [Zora].

    …e che comunque la metropoli ha questa attrattiva in più, che attraverso ciò che è diventata si può ripensare con nostalgia a quella che era. [Maurilia].

    le immagini della memoria, una volta fissate con le parole, si cancellano, – disse Polo -. Forse Venezia ho paura di perderla tutta in una volta, se ne parlo […]
    […] se ti dico che la città cui tende il mio viaggio è discontinua nello spazio e nel tempo, ora più rada ora più densa, tu non devi credere che si possa smettere di cercarla […]
    (Le città invisibili).

    realtà misteriosa la memoria!
    imparare poesie a memoria
    fare calcoli difficili
    ricordare che tutto può svanire all’istante in una nuvola di fumo

    può accadere di unire il primo e l’ultimo punto: imparare poesie a memoria sapendo che tutto, all’improvviso, può dissolversi in una nuvola di fumo. se fosse incenso ce ne rimarrebbe almeno un vago odore

    grande Calvino, davvero.

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  2. “obbligata a restare immobile e uguale a se stessa per essere meglio ricordata, Zora, languì, si disfece e scomparve” – detto con parole normalissime, come parlando: e inquietante. e *vero*…

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  3. bellissimo, Fabry, grande era il Nostro.
    “…con l’arco appena allentato nella mano sinistra protesa avanti, la mano destra contratta all’indietro, la freccia F sospesa per aria a circa un terzo della sua traiettoria, e, un po’ più in là, sospeso pure lui per aria e pure lui a circa un terzo della sua traiettoria, il leone L nell’atto di balzare su di me a fauci spalancate e artigli protesi. Tra un secondo saprò se la traiettoria della freccia e quella del leone verranno o meno a coincidere in un punto X attraversato tanto da L quanto da F nello stesso secondo tx, cioè se il leone si rovescerà per aria con un ruggito soffocato dal fiotto di sangue che gli inonderà la nera gola trafitta dalla freccia, oppure piomberà incolume su di me atterrandomi con una doppia zampata che mi lacererà il tessuto muscolare delle spalle e del torace, mentre la sua bocca, richiudendosi con un semplice scatto delle mascelle, staccherà la mia testa dal collo all’altezza della prima vertebra.” (T con 0).

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  4. Grande, Fabry! Hai colto al volo “la soffiata” di Marco su Calvino e l’hai condivisa qui con tutti.
    Mi metto subito sotto ad imparare poesie a memoria e a fare calcoli difficili…vale anche il sudoku? 😉
    Un abbraccio fraterno,
    Titti

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  5. è importante che l’immaginazione non prenda mai il potere che non diventi parola d’ordine, programma obbligatorio
    la fantasia,la creatività devono contrapporsi a un elemento anche di routine di limitatezza di prevedibilità che rende la vita vivibile, guai se solo il prevedibile ma se tutto è fantasia, non si tocca niente non, si realizza niente…
    il lavoro dev’essere esatto, metodico, fatto secondo certe regole, poi è su quello che può nascere la creatività sennò…sennò è una specie di marmellata che non ha sostanza.

    “La città è esplosa in fiamme e grida. La notte è esplosa, rovesciata dentro se stessa. Buio e silenzio precipitano dentro se stessi e gettano fuori il loro rovescio di fuoco e d’urla. La città s’accartoccia come un foglio ardente. Corri, senza corona,senza scettro, nessuno può capire che sei il re. Non c’è notte più buia che una notte d’incendi. Non c’è uomo più solo di chi corre in una folla urlante. La notte della campagna veglia sugli spasmi della città. Un allarme si propaga con le strida degli uccelli notturni, ma più s’allontana dalle mura più si perde tra i fruscii nel buio di sempre: il vento tra le foglie, lo scorrere dei torrenti, il gracidare delle rane. Lo spazio si dilata nel silenzio sonoro della notte, in cui gli eventi sono punti di fragore improvviso che s’accendono e si spengono: lo schianto d’un ramo che si spezza, lo squittio di un ghiro quando nella tana entra una serpe, due gatti in amore che s’azzuffano, una frana di sassi sotto il tuo passo di fuggiasco.
    Ansimi, ansimi, sotto il cielo buio pare si senta solo il tuo ansimare, il crepitio delle foglie sotto i tuoi passi che incespicano. Perché le rane adesso stanno zitte? No, ecco che riprendono. Abbaia un cane… Fermati. I cani si rispondono da lontano. Da tanto tempo stai camminando nel buio fitto, hai perso ogni idea di dove puoi trovarti. Tendi l’orecchio. C’è qualcuno che sta ansimando come te. Dove?
    La notte è tutta respiri. Un vento basso s’è levato come dall’erba. I grilli non smettono mai, da ogni parte. Se isoli un rumore dall’altro, sembra che prorompa d’improvviso nettissimo; invece c’era anche prima, nascosto tra gli altri rumori.
    Anche tu c’eri, prima. E adesso? Non sapresti rispondere. Non sai quale di questi respiri è il tuo respiro. Non sai più ascoltare. Non c’è più nessuno che ascolti nessuno. Solo la notte ascolta se stessa”
    (Un re in ascolto)

    concordo

    grande calvino!

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  6. grazie di cuore, amici.
    da Calvino non si finisce mai di imparare. ci ho fatto la tesi di laurea e ci ho scritto un libro, ma ogni volta che lo leggo è come la prima volta.
    grazie anche al mio amico Marco Arrivas (marito di Titti l’Esplosiva:-), che mi ha mandato un filmino di youtube dal quale sono risalito a quello pubblicato.
    lunga vita alla memoria di Italo il grande.
    fabry

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  7. Riprendo ora in mano le Lezioni americane (molteplicità) e vi trovo segnato questo passaggio significativo della sua idea di letteratura: “Solo se poeti e scrittori si proporranno imprese che nessun altro osa immaginare la letteratura continerà ad avere uan funzione. Da quando la scienza diffida dalle spiegazioni generali e dalle soluzioni che non siano settoriali e specialistiche, la grande sfida per la letteratura è il saper tessere insieme i diversi saperi e i diversi codici in una visione plurima, sfaccettata del mondo.” E questo: “…magari fosse possibile un’opera concepita al di fuori del self, un’opera che ci permettesse d’uscire dalla prospettiva limitata di un io individuale, non solo per entrare in altri io simili al nostro, ma per far parlare ciò che non ha parola, l’uccello che si posa sulla grondaia, l’albero in primavera e l’albero in autunno, la pietra, il cemento, la plastica…”

    Grazie, Fabrizio

    Giovanni

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  8. Le Lezioni americane, Giovanni, è un testo che chiunque si occupi di letteratura dovrebbe leggere più volte. se cominci a leggerlo, lo leggi più volte, inevitabilmente.
    buonanotte
    fabry

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