Stimulus carnis meae, di Alessandro Ansuini

graham-sutherland-crucifixion-1947.jpg

I corpuscoli danzano attraverso
Le primavere ghiacciate, e le stagioni.

La costruzione delle stanze avvenne direttamente sugli alberi
Ci legavamo i polsi con i tralicci della vite accendevamo
Fuochi nella notte e ci rotolavamo sopra le foglie
Qualcuno cercava la legge, i piedi sporchi
Scivolavano mostrando le palme da un’insenatura
All’altra, facevamo le gocce così carichi d’acqua
Perennemente a testa in giù, terribilmente ansiosi
Di ricongiungerci con la terra
Come bambini immediatamente in fila ad uno
Scivolo dopo
Esservi appena trascesi.

*

Paolo parlava concitato con un suo
Amico dalla lunga barba a proposito
Della spina nella carne.
Era furioso perché nessuno lo vedeva
Per quel che veramente era.

Paolo disse: mi costringete a scrivere
Parole che non vorrei mai pronunciare.

E se davvero volete saper tutto
Allora ve lo dirò.
17 anni fa ho abitato
Gli occhi di Dio
Sono stato al Terzo Cielo
E lì ho avuto esperienze
Che non posso esprimere
Con la stessa chiarezza
E con la stessa intensità
Con cui questa esperienza
Io l’ho vissuta.

La vostra dotta saggezza non
Vi fa considerare l’ipotesi
Che delle esperienze profonde
Avute con Dio
Non si possano poi esprimere?

Credete che le vostre parole
Possano contenere ciò
Che non può essere contenuto?

Di ciò che non si può parlare
Si dovrebbe tacere.

Certe cose non le posso ripetere,
Ma la mia predicazione
Si basa su queste rivelazioni
Che ho avuto come dono diretto
Quando ho abitato i suoi occhi.

Dio mi ha toccato, chi mi crederebbe?

Perché questo essere stato al Terzo Cielo
Non mi desse alla testa affinché
Non scambiassi questo puro dono di Dio
Come qualcosa di mio
Lui mi ha mandato un contrappeso.

(Paolo parla di un Angelo di Satana
Che arriva davanti alla sua ombra
Per prenderlo a schiaffi.)

*

Incoronato
Circuito mi ha
Il crepuscolo
Alle estremità dei suoi aghi
Resto appeso attraverso
Cose rosse dappertutto

*

Di una spina, di un fascio di spine
Conficcate nella carne –
Che mi fanno sentire
Tutta la mia debolezza.

(Che cos’è questa metafora che Paolo usa
“La spina nella carne”?)

*

Eravamo agli alfabeti come pesci
Alle acque i ganci delle lettere
(La I su tutte) ci impalavano gli
Arti e noi in maniera lentissima
Armoniosamente
Ondeggiavamo conficcati con lingue
Al posto dei polpastrelli che intonavano
Musichette da carillon sopra sedie scomodissime
Fumavamo
Come oggetti bollenti
Il volto rivolto verso le fiamme
Gli occhi laccati da una vivida luce

*

Secondo tutti gli esegeti moderni
La spina nella carne non è
Una tentazione di sessualità,
Come ha interpretato S. Agostino

Ovviamente delle spine conficcate
Nella carne si fanno sentire,
Ma questo è un fatto
Che viene dopo;
Non è la spina stessa.

La spina ha bisogno di Paolo.

Se la spina rimanesse da dove viene proviene
Non accadrebbe nulla essa
Diviene uno stimolo,
Quando viene
Conficcata nella carne quando
Abbandona il suo stato di quiete
E di assenza di moto continuo
Atemporale
E uniforme

*

Quando si fa sentire
Attaccati ai sessi come rubinetti
Pregando il Signore tre volte
Cos’è questa spinosità nella carne?

Da dove è entrata?

Pregai il Signore
Attaccati ai sessi come rubinetti
Con intensità crescente
Finché esso divenne
Tenera luce.

I corpuscoli danzano attraverso
Primavere ghiacciate.

(Immagine: Graham Sutherland – Crucifixion, 1947)

2 pensieri su “Stimulus carnis meae, di Alessandro Ansuini

  1. E’ una spina nella carne anche questa sequenza poetica, allontanandosi dalla quiescenza con movimenti decisi e nitidi. Ragionamenti sostenuti da immagini. Un’evidente finalità conoscitiva, riflessiva. Ottima.

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