Chiacchierata con Paolo Chiariello, autore di “Monnezzopoli”

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Chiacchierata con Paolo Chiariello, autore di “Monnezzopoli”, libro inchiesta sulla tragedia che affligge la Campania.

E tra i sacchetti spuntano le facce dei leader

Di Stefania Nardini

Uno scherzo? No. Campagna elettorale.

Ma è grottesco? Si, ma …è cosi’.

Attraversare la provincia di Napoli è un’impresa. Strade con vere e proprie voragini dove l’asfalto è un ricordo lontano, e la monnezza che fa da padrona. Vere e proprie montagne di sacchetti. Di tanto in tanto il fumo maleodorante di chi brucia i rifiuti. E la natura di quella che era stata battezzata Campania Felix, che resiste, rispondendo con i primi frutti alle regole della primavera, quando il sole tiepido bacia orti, giardini, agrumeti. Anche sugli alberi sono appesi i sacchetti.

Il panorama è desolante. Deprimente. E i cartelloni elettorali con i volti dei leader che spuntano in questo mare di rifiuti appaiono come una provocazione.

Paolo Chiariello è un cronista. Di quelli che non conoscono assuefazione alle emergenze a cui è sottoposta questa terra. “Quindici anni di commissariamento. E guarda come stiamo messi!”.

Paolo lavora per Sky Tg 24, e ha scritto un libro che sta diventando un piccolo fenomeno editoriale. “Monnezzopoli, la grande truffa”. Si intitola cosi’, e lo ha pubblicato un editore napoletano, quell’ex pugile che come tale non ha paura dei libri scomodi : Tullio Pironti.

“La colpa va attribuita ai politici, soprattutto quelli locali – mi racconta Paolo Chiariello – che per anni si sono nascosti dietro il paravento del commissariato straordinario per i rifiuti. Un comportamento omissivo in cui tutti hanno cercato di “assolversi”. Entro novembre 2008 non ci saranno più commissariati ai rifiuti e quindi tutto passerà in mano alla Regione”.

Si, ma intanto? “La situazione è critica. Abbiamo una sola discarica, quella di Serre a Salerno, un’altra che dovrebbe aprire, quella di Acerra ,ed un’altra che dovrebbe essere costruita. Non c’è un inceneritore. Abbiamo quasi lo stesso numero di abitanti della Lombardia e non abbiamo mai costruito un inceneritore dovendo quindi inviare la monnezza in Germania. Ti rendi conto?”

Il libro di Chiariello ha il merito di fare chiarezza su questa tragedia dietro la quale si celano antiche responsabilità.

Camorra?

“Prima la camorra aveva un ruolo di primo piano nella ricerca dei siti di stoccaggio, ovviamente illegali, trasportando materiale anche pericoloso da regioni come la Toscana o il Veneto per seppellirlo in Campania. Oggi la camorra è una sorta di alibi più che essere la causa di questa situazione. Ma si rischia che i clan occupino, quando sarà cessata l’emergenza, un mercato florido, quello delle bonifiche. Le aree contaminate con rifiuti di tutti i tipi, saranno siti da bonificare. Ci sono già aziende, dal background camorristico, che non aspettano altro.”

Napoli puo’ ancora sperare? “Napoli non è persa, ha quasi toccato il fondo dopo secoli di splendore. Sono certo che può risorgere. …”.

Si, pero’ lo si vede anche con questa campagna elettorale. Il livello politico non eccelle. Forse

c’è bisogno di maggiore indignazione, o di una rivoluzione culturale…

“Non do la colpa ai cittadini ma alla classe dirigente che non ha saputo “educare”. Per esempio a Napoli solo l’8 per cento degli abitanti fa la raccolta differenziata.”

Si arriverà a punire i colpevoli ? “Già due magistrati sono all’opera. Intanto Bassolino e la Impregilo sono stati accusati di disastro ambientale e truffa. La magistratura contabile in tanti anni non si è accorta che si sperperavano le risorse pubbliche. Ora se ne sono accorti e così sono partite le inchieste. Figuriamoci che erano stati spesi milioni di euro per mettere su un call – center ambientale dove lavoravano, per modo di dire, centinaia di persone addette a rispondere alle domande dei cittadini sullo smaltimento rifiuti. Al massimo ricevevano 4 chiamate al giorno, costo medio, tremila euro. Risultato? Bassolino dovrà pagare circa tre milioni di euro.”

Ora il problema che si pone é anche climatico. L’enorme quantità di rifiuti ha incentivato la presenza di vere e proprie colonie di ratti. Fuori i bar di questa provincia abbandonata a se stessa i leader locali, in doppio petto e telefonino, si agitano in vista delle elezioni. Un’auto rimbalza per una buca sul manto stradale. Le montagne di monnezza sono ovunque.

Intanto un tizio con il pullmanino attrezzato di megafono pubblicizza un candidato.

C’è il sole.

Paolo Chiarello mi regala una copia del suo libro. ¨Prendiamo un caffè e con la semplicità che gli appartiene mi dice:“Sono solo un cronista…”.

4 pensieri su “Chiacchierata con Paolo Chiariello, autore di “Monnezzopoli”

  1. Cari amici, sono felice che si parli di “immondezza”. Quello che pochi sanno, o cercano disperatamente di cercare di non sapere, e qui è il napoletano che parla, è che la monnezza non è altro che la guarnizione di panna su un bel tortino di cui è partecipe la cittadinanza tutta intera, senza remissione di colpe per nessuno. A Napoli non esiste la benché minima cognizione di civiltà, di educazione, di senso civico, di quel sentimento per il quale se ognuno fa il suo piccolo o grande dovere che sia si sta tutti meglio. C’è un ignoranza paurosa. Le leggi, anche le più banali, sono o igorate o trasgredite, comunque sempre avvertite come una costrizione o un fastidio aggirabile. E queso a tutti i livelli; dal ricco professionista che per lavorare in convenzione con la regione paga tutti i manutengoli della burocrazia locale, al bar che, al centro della piazza più grande di Napoli è capace di farti uno scontrino da 30 centesimi a fronte di una consumazione di 30 euro, facendoti l’occhiolino e senza pensare che pagare le tasse quando guadagni 40000 al mese e assumi baristi in nero sarebbe il minimo, se non altro per lavarti ancora la coscienza. Non deve meravigliare se in questo bel terreno di coltura la camorra ci sguazzi come se fosse un innocuo club di canasta. Ma del resto, se siamo arrivati al punto in cui siamo, queste cose sono anche fin troppo chiare. Se il problema rifiuti e quello della malavita fossero affrontate dalla dignità di ogni sigolo cittadino napoletano, le due questioni sarebbero sate rimosse da un pezzo. Ai napoletani sta bene così. I turisti non vengono più? Poco male, si inventa qualche altra forma i lucro e tutto scorre tranquillamente verso la catastrofe. Il cancro va preso in tempo se non si vuole che devasti tutto il reto del corpo e dell’anima di una città. E a noi basta sopravvivere, della vita civile ci basta sapere che esiste altrove. Stelvio Di Spigno

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  2. Leggo in una pausa, ma voglio dire subito il mio grazie a Stefania, e grazie anche a Stelvio per il bel commento.

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  3. E i cartelloni elettorali con i volti dei leader che spuntano in questo mare di rifiuti appaiono come una provocazione… Al massimo come una decorazione.

    G.

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  4. Stelvio, capisco quel che dici. Ho vissuto e lavorato a Napoli un decennio pur essendo romana. La cultura dell’illegalità é diffusa anche nelle più piccole cose. Ma che almeno chi rappresenta le istituzioni si occupi delle “grandi”. Insomma bisognerà pur ripartire. Spero…
    Grazie Giorgio. In quanto alle decorazioni elettorali a cui fa cenno Gena direi che sarebbero più idonei cartelloni con Babbo Natale, giusto per addolcire l’attesa di una soluzione:-)
    Ciao
    Stefania

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