La caduta

di Mauro Baldrati

Recentemente ho fatto una scampagnata a Milano, all’Accademia di Brera, per la discussione della tesi di laurea di una ragazza. Ho fatto un giretto per i corridoi con gli intonaci scrostati, con la tinta ingiallita, annerita, le statue coperte da una spessa patina di polvere nera, rottami di opere d’arte realizzate dagli studenti abbandonate su tavolacci; e le aule, coi soffitti alti otto metri, finestre enormi coi bancali a quattro metri dal pavimento, per cui sono state create nel muro scale rudimentali per potervi accedere: uno stato di manutenzione pessimo, strutture prive dei requisiti di sicurezza per la cottura delle ceramiche ecc. Infatti presto l’Accademia si trasferirà in altra sede. Che peccato però. Mi piace quella trascuratezza, quell’imponenza antica, quella tenace mancanza di modernità. Vecchi stili, vecchia grandeur.
Dopo la laurea siamo andati a pranzo in un ristorante carino, accogliente, incastrato in una periferia desolata, tra enormi rimesse di autobus, muri sbrecciati, mucchi di ghiaia e macerie sparsi qua e là, senza una casa né un negozio né un edificio integro né un passante né un albero, nulla.
A tavola, ero seduto accanto a un laureando in architettura, un ragazzo estroverso, attivo ed ottimista. L’ho intervistato, gli ho chiesto quali obiettivi o progetti aveva per il post laurea. Ha detto che voleva andare a Berlino per un periodo di stage, perché in quella città si progetta bene, si studia, si fa ricerca. Ha detto che non cercava lavoro in un grande studio, tipo Renzo Piano o Fuksas, dove le progettazioni sono divise in sezioni, per cui ti occupi di un settore, perché aveva una concezione totale della progettazione, il lavoro d’insieme, insomma, una sorta di olismo dell’architettura.
Mentre parlava, ed esponeva i suoi progetti, mi calava sul cuore un velo di tristezza. Infatti dal mio punto di osservazione, l’ufficio Urbanistica/Edilizia di una ricca città del nord, assisto ogni giorno alla caduta di qualità della progettazione nell’edilizia privata. L’unico obiettivo sembra essere la realizzazione a tempi brevi della massima superficie possibile, senza perdere tempo in sciocchezze. C’è come una brutalità, una voracità di ingoiare profitto con la massima velocità possibile. Gli appartamenti diventano sempre più piccoli, e se non vi fossero delle quote minime imposte per legge i locali sarebbero inabitabili. I monolocali imperversano, incastrati male, orientati male. Il motivo è che, dati i prezzi non più abbordabili al metro quadrato, non si vendono appartamenti di superficie media o ampia. Così la qualità abitativa si riduce a loculi, disposti senza rispettare i confini, per cui troviamo stanze da letto adiacenti a soggiorni con muri divisori che non isolano, e ai rilievi delle unità sanitarie si fanno ricorsi che non si concludono mai, intanto i lavori procedono. La città si dequalifica, le linee architettoniche sono quasi unicamente scatole, cubi.
Mi calava un velo di tristezza quando pensavo ai sogni e agli ideali di un giovane architetto, all’impatto che avranno con la realtà.
Mentre tornavamo a casa spiegavo, per l’ennesima volta, tutto questo a mia moglie. E lei diceva: ma come mai, noi che abbiamo avuto Brunelleschi, Morigia, Palladio, Giulio Romano, Bramante, perché ci siamo ridotti così? Ovviamente non c’era risposta.
Però a casa ho acceso la tivù e ho assistito a uno spettacolo horror/splatter. C’era Valeria Marini che chiedeva a Bruno Vespa dove porterebbe una donna che vuole sedurre. Vespa, con un sorriso sghembo di trionfo, rispondeva non so che. Poi gli ha chiesto qual è la sua donna ideale, e Vespa, col sorriso sghembo di trionfo, deve avere risposto qualcosa, ma non sono riuscito ad ascoltare perché un senso di vergogna mi costringeva ad abbassare lo sguardo e a isolarmi. Lo squallore della recita, l’improbabilità della situazione, il palese autocompiacimento: il tutto spacciato per spettacolo, e una televisione che investe su questo spettacolo, e la gente che assiste a questo spettacolo; era tutto così deprimente, disperante, l’ennesima dimostrazione di come una cultura alta, ricca di tradizione e di storia, possa morire in una lumpen-cultura.

(La foto è di Ugo Mulas)

15 pensieri su “La caduta

  1. Mauro, hai fatto un’analisi spietata ma realistica.
    Nell’inferno della ricerca di un alloggio ci sono passato qualche tempo fa, costretto da una minaccia di sfratto. Gli appartamenti di nuova costruzione sono una vergogna, ma in questa lurida catena c’è un anello che non hai citato, quello delle agenzie immobiliari. Sono gestite da ragazzotti incompetenti, nei casi migliori, ma spesso da truffatori che hanno come unico obiettivo fottere i clienti tirando più su possibile il prezzo, che così raggiunge livelli del tutto sproporzionati rispetto al valore dell’immobile.
    Suona come grida manzoniana, ma per me dovrebbero essere abolite per legge.

    Ciao
    Paolo

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  2. Si, Mauro, una cultura alta che si riduce cosi’.
    Sai, collegandomi al discorso architettura, anche qui, dove in parte vivo, in Umbria, si sta verificando un fenomeno devastante.
    Su Vespa? E’ stato un bravo collega. Ma oggi vedendo un briciolo di tv ho fatto questa esclamazione “bisogna cambiare i media in questo paese o non se ne esce”. Sai che lavoro faccio. Dunque ….
    Grazie
    Stefania

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  3. I gessi, quel che ne rimane, che si incontrano in quei corridoi, usati come posacenere o come superfici da graffito, sono calchi che Canova prese direttamente dalle sculture originali con la tecnica della tassellatura a gesso, allora la più fedele, oggi nessun soprintendente darebbe più l’autorizzazione di fare calchi direttamente sulle superfici originali e le gipsoteche vendono copie di copie di copie che hanno ormai perso ogni somiglianza con i marmi di cui sono copia.
    Anche io amo la scarsa modernità degli ambienti, le dimensioni che non sono spreco, ma misura della forma, “quando disegnate siate ampi” insegnava Ingres, ma quella trascuratezza è così satura di provincia e di sciattume.
    La mancanza di desiderio del bello è drammatica, endemica e televisiva, apprezzo il pudore di chi abbassa gli occhi e li distoglie dal degrado.
    Ciao
    Mario

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  4. “…e la gente che assiste a questo spettacolo…”

    La gente, Mauro, assiste ma non vede, e se vede non sente, e se sente – per lo più – non disapprova, ritenendo tutto ciò normale, giusto, o inevitabile. Ma pure ammesso che disapprovi, sa perfettamente che nulla può fare, singolarmente, che su nessuno può contare, almeno per adesso.

    Ciao. Giovanni

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  5. Analisi realistica si, con il giovane architetto e i suoi sogni da una parte, il mondo dei televisivi tutto preso da sè, nell’autocompiacimento dall’altra e il paese che è cambiato, fuori e anche dentro.

    Ho comprato l’ultimo numero di S+ (Specchio) allegato a La Stampa proprio per la documentazione fotografica sul paesaggio italiano. Tremendo, ma lo vediamo ogni giorno.
    Un saluto

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  6. E’ vero. Basta farsi un giro negli androni dell’Accademia di Brera di Milano e si vede come non ci sia solo l’affascinante patina del tempo, ma anche il segno dell’incuria e della sporcizia. Un orto botanico trascurato e quasi abbandonato, dove ai lati del vialetto d’accesso stazionano rifiuti. I finanziamenti statali per alcuni corsi, sempre in forse fino all’ultimo minuto. Si ha la forte sensazione che lì, il termine pubblico sia sinonimo di inefficenza e di trascuratezza. Per non parlare della Pinacoteca (uno dei maggiori patrimoni di arte pittorica mondiali)dove opere d’arte di artisti come Simone Martini, Mantegna,Raffaello, Caravaggio, Rubens ecc. sono scarsamente valorizzati, in uno dei peggiori e più antiquati allestimenti. Il contrasto stride se si guarda alle mostre di grido, che vengono allestite a Palazzo Reale, dove si spende a profusione l’impegno del Comune in collaborazione con i privati. Speriamo che il trasferimento dell’Accademia non significhi l’abbandono definitivo dell’antico patrimonio in mani interessatead altro. La nostra città si trasforma con torri, vetrate, cantieri e parcheggi. Il suo volto di lucido affarismo (un po’ presunto e stanco) stride a confronto della povertà presente ad ogni angolo e dispiace per la sua antica anima (fortunatamente ancora presente) ma sempre più trascurata o lasciata a interessi esclusivamente privati.E’ sempre da preferire l’odore dei Navigli a certe vie del centro dove oggetti insignificanti sono esposti in vetrine, venduti a centinaia di euro. La televisione riflette qualcosa di una realtà vuota di significati autentici, offre immagini consolatorie a cittadini che hanno un tessuto sociale ridotto al lumicino.

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  7. io credo che ci sia un preciso disegno in certe amministrazioni per far apparire come perdente l’intervento pubblico e produttivo quello finanziato da privati. così, un po’ alla volta, il paese che vanta l’80% delle bellezze storico-artistiche mondiali diventerà una grande bottega…non nel senso artistico del termine.

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  8. Credo proprio Lucy, che tu abbia ragione. Forse ci siamo già e il mercantilismo è diventato legge. Girando per Milano, le immagini del suo grigio e antico volto affascinano, ma è una città invasa e credo si capisca in che senso.

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  9. Lucy: sono completamente d’accordo con la tua osservazione. E’ un disegno mirato che ha obiettivi precisi: l’arte, la formazione, la sanità, l’acqua…

    Tutti settori che, in futuro, garantiranno entrate importanti e sicure senza grande fatica. Come per le Aziende Municipalizzate: sono nate con i nostri soldi e ora, non si capisce bene per quale razionale economico, devono essere privatizzate. Il risultato è deprimente: invece di migliorare il livello di servizio ed essere utili a tutta la comunità, quella che le ha finanziate e fatte crescere, riservano dividendi a non si sa bene chi e ritmano i loro interventi su analisi trimestrali. Un assurdo economico per realtà che devono, o dovrebbero, programmare a medio lungo periodo!

    Come la ‘privatizzazione’ dei servizi negli ospedali, che prendi carta e penna e scopri che il lavoro in appalto costa più dell’assunzione e non garantisce lo stesso livello qualitativo.

    Come la ‘giostra’ degli insegnanti precari: stipendi bassi e costi indotti, per la comunità cioè noi, altissimi.

    Vado a farmi un caffè, meglio.

    Blackjack.

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  10. Potrà questa bellezza salvarci ?

    No, almeno stando alla diffusione della bruttezza, dilagante.
    Fu singolare, lo scorso autunno un intempestivo quanto esagerato j’accuse di Rutelli (allora responsabile dei Beni Culturali…sic !) contro la categoria dei geometri, colpevoli, a suo dire, dello sfacelo del paesaggio italiano.
    L’uscita, infelice, gli valse il rimbrotto di autorevoli architetti di fama nazionale, uno dei quali, dalle colonne del Corriere della sera, interpellato, non mancò di ricordare allo smemorato ministro che impossibilitati a firmare alcunché al di fuori di piccoli pollai o garage, sono invece molti gli architetti (ed ex-geometri) cui va detto grazie per come stanno messe le nostre città.
    In ogni caso, la speranza del tuo amico Baldrus, merita rispetto. E’ la generazione degli affaristi che deve andare a casa, dilettanti e rozzi, che hanno rovinato una tradizione che ci è valsa, nei secoli, il rispetto nel mondo.

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  11. Un fiore nel marciapiede
    incrina l’asfalto

    Le tue labbra si schiudono
    in questo corridoio senza finestre

    Ciao,
    marco

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  12. Qualche nota sparsa: Paolo, è vero quello che scrivi sulle agenzie. E’ una giungla (anche se c’è sempre qualcuno che si comporta bene). Sto cercando di comprare casa e mi hanno proposto di tutto, sempre coi soliti toni eclatanti: anche due appartamenti con abusi edilizi di carattere penale (e uno già predisposto per realizzarne uno).

    Stefania, quando scrivi che Vespa è stato un bravo colega ti riferisci, immagino, a un passato remoto. I dibattiti li sa condurre, ma oggi che fa Vespa? propone voyeurismo necrofilo su fatti tipo Cogne, ed eccolo che si torce le mani con aria sadica; e tutti queli libri che pubblica; e quando disse, lui giornalista RAI, che il suo editore di riferimento era la DC; e quando intervista Berlusconi, sta con le mani giunte e non apre bocca: sono giornalista anch’io e proprio non riesco a considerarlo un collega.

    Lucy, sì, forse è un progetto, in Emilia è anche normato dalla legge regionale: si chiama “urbanistica concertata”, i costruttori che partecipano ai progetti di piani particolareggiati, realizzando attrezzature in cambio di aree edificabili. Diciamo che, in un sistema come il nostro, capitalista, con l’edilizia pubblica quasi inesistente, è l’unico modo per intervenire. Il punto è “come” si interviene. Si creano nuovi quartieri intensivi che sono di fatto dei dormitori, enclaves dove non vi è vita pubblica, e le case costano cifre folli.

    Cletus, sono d’accordo su questa storia dei geometri (ne abbiamo già discusso, ricordi?)- il problema, come dici, sta a monte, i committenti, la speculazione. Però l’articolo che hai linkato mi sembra un po’ propagandistico.

    Grazie anche a Mario, Giovanni, Nadia, Paola, Black Jack, Marco.

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  13. poi c’è il problema di quelli che la casa non ce l’hanno. stiamo cercando disperatamente di costruire un dormitorio. per il momento il dormitorio è la TV. però al TG di oggi mi ha colpito lo strano caso di Pippa Bacca. lacerante questo sogno infranto di fiducia.
    ciao, Mauro.

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