Tutto deve crollare. Vibrisselibri. di Carlo Cannella.

Ho chiesto a Carlo Cannella autore per vibrisselibri di raccontarci la sua esperienza umana e letteraria, le sue letture, e di parlarci di questo suo noir duro come la pietra.

Alle mie prime letture è legata la percezione del conflitto di classe. Avevo 9 anni. Succedeva ogni qual volta il maestro distribuiva fra gli alunni i libri della biblioteca. Funzionava così: lui ci mostrava la copertina di un libro, che so, “L’ultimo dei Mohicani” o “Il libro della giungla” o “Le avventure di Robin Hood”.

Chi era interessato a leggerlo alzava la mano. Se c’erano più bambini che volevano leggerlo allora il maestro decideva a chi assegnarlo in base a quelle che definiva “valutazioni di ordine didattico”. Questo attento e coscienzioso esame da parte sua si acciambellava come un serpente intorno a una serie di considerazioni di varia natura: una prettamente economica, un’altra più vicina a ciò che si potrebbe definire “soggezione psicologica” e una terza costituita da puro e semplice sadismo, insomma un tipo di roba che non stava mai dalla mia parte. Fu così che non riuscii mai a leggere quei libri. A me toccarono sempre quelli rifiutati dai figli degli avvocati, dei medici o dei professionisti. Poiché mio padre tirava avanti con la terza elementare e il mestiere di cavatore, pressoché tutti i miei compagni avevano precedenza di scelta su di me. Un giorno mi toccò un libraccio con gli angoli arricciati e le pagine stampate a caratteri minuscoli. Mi veniva da piangere solo a gettarci gli occhi sopra. Era “Il processo” di Kafka. Non so a chi fosse venuto in mente d’inserire quel romanzo fra i libri per bambini, probabilmente a un bibliotecario distratto. Beh, non finirò mai di ringraziarlo. Più volte mi sono chiesto quante pagine sia riuscito a leggerne. Non ho un ricordo preciso al riguardo. Probabilmente lo abbandonai presto, anche se in certi momenti mi torna chiaro in mente il momento dell’esecuzione, quel “Come un cane” pronunciato dal signor K. prima di morire. L’impressione di aver letto “Il processo” a 9 anni non mi abbandonerà mai, comunque sia andata è stato un libro importante per me.
Fu con Jack Kerouac e la beat generation che arrivò anche l’ossessione per la scrittura. In quel tempo ero un pessimo studente iscritto al secondo anno dell’Istituto magistrale. Invece di studiare latino e didattica passavo interi pomeriggi a imitare quella che Fernanda Pivano definiva “prosa spontanea sul modello del jazz” e a cercare la potenza letteraria della mia anima. Pensavo che scrivere e predicare la bontà universale fosse le mia missione sulla terra. Nonostante gli sforzi, però, non riuscii mai a combinare granché. Alla fine, con estrema fatica, buttai giù un romanzo breve che scrissi su un rotolo di carta per telefax, alla moda beat. Raccontava le vicende di un extraterrestre un po’ strambo che se ne andava in giro sulla Terra travestito da turco con il fiero proposito di sterminare la specie umana. Facciamola breve, era una cosa orribile.
Poi la mia vita improvvisamente cambiò. Scoprii il punk, sia come attitudine che come genere musicale. Come per incanto mi sentii molto più a mio agio. Per dirla tutta non so cosa sarebbe stato di me se non fosse intervenuto il punk a salvarmi. Bands come Dead Kennedys, Crucifix, Million of Dead Cops avevano un suono aggressivo e vibrante e un tipo di prospettiva politica radicale. Mi piaceva, preferivo tutto ciò a un approccio puro della politica. Così lasciai perdere la scrittura e mi dedicai alla musica. Passai più di vent’anni su un furgone scalcinato camminando con la mia band per centinaia di chilometri al giorno, suonando ogni volta per il solo rimborso delle spese e anche meno, dormendo sui pavimenti delle case occupate e incidendo dischi sempre più rabbiosi. Quando mi sembrò di avere qualcosa da raccontare su quegli anni ritornai con la mente ai vecchi tempi dell’utopia anarchica e scrissi “La città è quieta… ombre parlano”, un romanzo- autobiografia sullo stile di “Costretti a sanguinare” di Marco Philopat e “I ragazzi del mucchio” di Silvio Bernelli. Qui (http://www.lovehate80.it/storie/cannella.html) potete leggerne un breve estratto.
Poi accadde un’altra cosa importante. Un giorno lasciai tutto e mi trasferii a Leiden, in Olanda. Era il 2005, avevo una storia in mente e volevo scriverla. Niente extraterrestri questa volta. C’era nella mia testa l’immagine di una bambina india, c’era un linguaggio crudo che le turbinava intorno, c’era ogni sorta di male che cercava di venir fuori da me per seviziarla e ucciderla. Questa storia aveva a che fare con una visione della letteratura che mi albergava dentro da un po’, l’idea che per qualche ragione non molto ben definita dovesse essere indecente, provocatoria, oltraggiosa. Fu così che dedicai un anno alla stesura di “Tutto deve crollare”. Nel marzo 2007 spedii il romanzo a Vibrisselibri, esattamente un anno dopo è stato pubblicato sul sito dell’Associazione. Qui (http://www.vibrisselibri.net/?page_id=13) potete scaricare gratuitamente il pdf del libro. E questo è tutto, mi pare.

40 pensieri su “Tutto deve crollare. Vibrisselibri. di Carlo Cannella.

  1. L’ho scaricato. Ho letto la primissima parte ed è sicuramente poco per parlarne. Una grande forza d’impatto sia per il problema affrontato, sia per il linguaggio. Nella paradossale crudezza della trattazione, si legge la condanna del comportamento… ma era proprio necessario ricorrere a certi termini e a una visione simile? Probabilmente l’autore direbbe di sì. Però rimane un dubbio, sulla efficacia e bellezza di un linguaggio diffuso, che si appropria sempre più del crudo, del volgare. Detto questo mi sembra comunque un autore e un testo da scoprire e leggere spero fino in fondo.

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  2. Grazie a Marino, che con la gentilezza e la generosità che lo contraddistinguono da sempre, ha dato spazio a questo libro importante, appena uscito, e che sta già riscuotendo grande interesse. A mio avviso se ne parlerà molto. Grazie a Carlo, per la sua disponibilità, la sua puntualità, il suo (inarrivabile) spirito collaborativo. E grazie a entrambi e alle rispettive mogli, che hanno reso la giornata che Giulia (l’editor di “Tutto deve crollare”) e io abbiamo trascorso a Haarlem deliziosa, spumeggiante e piena di affetto! In bocca al lupo, Charles Cinnamon!;)

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  3. Il commento #3 era il mio! Ho provato a inviarlo per otto volte… e alla nona, quando disperavo di riuscirci… et voilà!:D
    grazie di nuovo, anche a nome di vibrisselibri!

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  4. Grazie Paola. Sono in questo momento impossibilitato a risponderti con la dovuta attenzione. Lo farò quanto prima. Per il momento spero tu riesca a trovare una motivazione per continuare nella lettura. A presto.

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  5. Paola: io sono una delle lettrici in anteprima di questo testo, faccio parte del comitato di lettura di Vibrisselibri. Nella fase di lettura ho avuto la tua stessa reazione riguardo alla crudezza del linguaggio, talvolta insopportabile. Nella scheda di valutazione avevo espresso il mio parere complessivamente favorevole ma avevo anche auspicato un addolcimento, per quanto possibile, di certe scene.
    Ma, a pensarci bene, ogni libro ha una sua identità, un modo di mostrarsi, che è unico, a se stante. Forse attenuare l’impatto emotivo, la repulsione immediata, a volte perfino il disgusto che nascono da quelle frasi, non avrebbe reso giustizia all’intento del testo, che è colpire e affondare. Per poi, magari, farci riemergere e dire che noi lo vogliamo, un mondo migliore di così. E i sentimenti malati che vi sono descritti, sono comunque sentimenti, che ci avvincono e ci fanno sperare.
    Io almeno l’ho intesa così.
    In bocca al lupo a Carlo Cannella, anche da parte mia.

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  6. Noto con piacere di essere stato riammesso a corte. Come cantavano gli anarchici: “Morte a Franz, Viva Oberdan!”:- )

    P.S. Grande Cannella. Lieto di essergli stato utile. Bello anche questo pezzo. Il punk gli ha fatto decisamente bene.

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  7. Lucio Angelini, non credo sia una questione di assenza: il commento 9, quella cosa che dici, la cantino gli anarchici o gli andalusi, é veramente di bassa soglia e oltrepassa il solco. Non tirar fuori l’ironia.

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  8. @ Fabrizio. Non “parlo male”. L’iniziativa fu sua e scrisse testualmente nel suo blog “:
    http://www.markelo.net/2008/03/27/in-c/#comments

    “Ti informo, anche, che l’interdizione continuerà
    nonostante la mia uscita da Lpels, risalente a oggi.
    Ho buoni uffici, là. E ora sparisci.”

    Comment by krauspenhaar — March 28, 2008 @ 5:36 pm

    @ Marino. Invece tiro fuori l’ironia. Auguro a Franz, infatti, la miglior vita, anziché di passare a miglior vita:- /

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  9. va bene, Lucio, comunque è acqua passata. guardiamo al futuro, che riserva sempre un sacco di sorprese.

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  10. Ho scaricato da vibrisse e letto le prime dieci pagine (11-20)del romanzo in questione. Le ho trovate esattamente coerenti con la visione della letteratura riportata dall’autore: indecente, provocatoria, oltraggiosa. Non riesco ad aggiungere altro, tranne che questo libro non si venderà facilmente, se verrà pubblicato in forma cartacea. Mi chiedo quale strategia editoriale stia dietro a questa operazione e alle altre precedenti simili effettuate da vibrisse. A cosa tenda tanto sfacchinamento di autori e collaboratori editoriali.

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  11. Dunque era proprio necessario ricorrere a certi termini e a una visione simile? Sì, a condizione però di essere riuscito a raggiungere i fini che mi ero prefisso, ovvero dare una rappresentazione esaustiva del male: mostrarne il volto, scenderne alle radici, spiegarne le ragioni (perché anche il male, a meno di non interpretarlo come una deriva insensata del comportamento umano, ha purtroppo le sue ragioni, fosse anche una fascinazione perversa per l’estetica della morte). Uno si domanda: perché farlo? Non è intorno a noi? Non ne percepiamo la puzza ogni giorno? Non è ormai radicata nell’ambito di ciò che viene definito come “normale”? No. Può sembrare paradossale ma penso che non sia così. Penso che della violenza sentiamo parlare (e tanto), che ne avvertiamo il peso, ma che non la vediamo. Non la vediamo perché ci viene nascosta. Ogni giorno di più. Perfino l’inviato di guerra è una figura scomparsa o quasi. I giornalisti al seguito sono controllati e diretti da chi quella guerra la conduce o dai governi fantoccio di cui si dota. Nulla sappiamo, ad esempio, di cosa sia successo a Falluja, o meglio: lo sappiamo ma non l’abbiamo visto, o ne abbiamo appena percepito l’ombra.
    Ritengo importante “vedere”, e dunque descrivere l’atto nella sua crudezza, essenzialmente per due motivi.
    – La reiterazione continua a parlare di violenza (quindi solo a immaginarla),o a rappresentarla nella forma dell’effetto speciale al cinema, produce sulle persone un effetto narcotizzante. Il risultato lo conosciamo: imbarbarimento delle società umane, anestetizzazione della ragione, dispiegamento dell’insensato nel mondo. Per non limitarsi a rifiutarla concettualmente, ma a battersi per vanificarla, la violenza (i suoi effetti, la sua crudezza) dobbiamo subirla con gli occhi. Anche solo attraverso le parole. Subirne la meccanica, la chimica, il gesto. In questo senso percepisco la sensazione del disgusto come una speranza.
    – La radicalità della visione (volgare perché volgare è la violenza) è un dovere delle parole. Le parole scritte hanno un dono, sono prive dell’istantaneità, una caratteristica sempre più evidente (e annichilente per la razionalità umana) in un mondo altamente tecnologizzato come il nostro. Permettono cioè di ritornare sull’immagine, carpirne l’essenza. Non scivolano via come una notizia al telegiornale. Se la letteratura si limita a rappresentare il senso di pietà, la commiserazione per l’osceno, e non a dare una visione reale e cruda della violenza, diventa inevitabilmente romantica. In quanto tale poco pericolosa per il “sistema”. In parole povere io rivendico per la letteratura un fine di liberazione collettivo, che inevitabilmente passa attraverso la denuncia. In tutto questo, lo so, c’è una componente “politica” che si può anche non accettare. O un’utopia. O un delirio.

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  12. Rispondo a Muolo in qualità di coordinatore del comitato di lettura: tanto “sfacchinamento” tende a dare visibilità a opere letterarie ritenute interessanti e meritevoli ***senza alcuna considerazione – APPUNTO – per la ***speranza di lucro*** che possa essere loro attribuita. (Mi pare che anche tu ne abbia inviata una, no?)
    Il mio parere, comunque, è che se appena appena Einaudi Stile Libero ci facesse un pensierino sopra, le vendite potrebbero essere notevoli.

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  13. Concordo con quanto scritto da Lucio. Ovviamente parlo in quanto responsabile della redazione. Qualsiasi libro “mostruoso” (nel senso di straordinario, di fuori dal comune, ossia nella sua accezione più che positiva) merita di far parte del catalogo di vibrisselibri.

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  14. Ho continuato la lettura. E devo dire che questa “full immersion” in tanto male mostruoso alla lunga può portare alla saturazione il lettore. Si sente il bisogno di un allentamento della tensione. Le mie sono però considerazioni di lettrice, che per la prima volta si accosta a questo genere di testi. La ripetizione ossessiva di immagini e toni forti può far perdere di drammaticità al racconto e scivolare nel grottesco (forse anche la mia è un’esagerazione)o comunque fa pensare a una maniera, una scelta di genere. I contenuti di denuncia sono validi: annullamento dei valori,rischio di rimozione delle emozioni, riduzione dell’altro a cosa ecc. ma la forma scelta, sempre troppo fedele all’intuizione iniziale. Nella prima parte si legge tra le righe e nelle descrizioni, una partecipazione al dolore di Isabel,proprio mentre il protagonista afferma il contrario. Dalla nascita di Marta (figlia di Isabel) in poi, la storia sembra ripetersi, ma può essere anche per la mia lettura troppo prolungata. Riguardo alla descrizione del male, anche i grandi autori nelle loro epoche l’hanno fatto. Con il dovuto rispetto, pensiamo ad esempio a Manzoni e alla storia di suor Gertrude. Insomma è un romanzo che ha risvolti complessi.

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  15. Rispetto il tuo giudizio, anche se avevo un’impressione diversa mentre lo scrivevo. Probabilmente non sono stato abbastanza bravo. Il lettore ha sempre ragione.

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  16. Il mio non è un giudizio. Sono solo impressioni e anche parziale. Devo terminare la lettura e come sempre avviene, lasciar sedimentare. Io credo che tu sia stato bravissimo (anche solo per la creazione dell’immagine di Isabel e del suo vissuto). Complimenti

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  17. Pingback: vibrisselibri » Duro come la pietra

  18. Sono sempre perplesso quando qualcuno vuol raccontare il ‘male’, ma Carlo è stato convincente: vado a scaricarlo e me lo leggo.

    Blackjack.

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  19. Grazie Alessandra. Devo ancora parlarne con Marina, ma una presentazione avrei intenzione di farla. In bocca al lupo anche a te, so che stai per uscire con un romanzo in cui credi molto.

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  20. Alla frizzante Gaja e a Lucio Angelini. Proprio perchè ho inviato un testo, la mia non era una critica negativa sull’operato di vibrisse. Nè m’interessa il lato commerciale dell’operazione, come ho rilevato sullo stesso sito a proposito di gianCarlo Onorato che non vende come vorrebbe. Non approvo lo spreco delle risorse umane nel mettere a punto opere che pochi leggeranno. Penso a una modifica nelle scelte per arginare la disaffezione dei lettori.
    (Rizzoli non vale Einaudi?)

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  21. @muolo
    “Non riesco ad aggiungere altro, tranne che questo libro non si venderà facilmente, se verrà pubblicato in forma cartacea. Mi chiedo quale strategia editoriale stia dietro a questa operazione e alle altre precedenti simili effettuate da vibrisse. A cosa tenda tanto sfacchinamento di autori e collaboratori editoriali.”
    poi:
    “La mia non era una critica negativa sull’operato di vibrisse. Nè m’interessa il lato commerciale dell’operazione… ”
    “Non approvo lo spreco delle risorse umane nel mettere a punto opere che pochi leggeranno. Penso a una modifica nelle scelte per arginare la disaffezione dei lettori.”
    Sinceramente non ho capito cosa lei abbia detto, me ne sfugge proprio la logica. Mi pare che consideri un libro degno solo se ha un congruo numero di lettori (e questo lo misura attraverso il successo di vendite) e nello stesso tempo ritenga che il ritorno economico delle vendite non abbia importanza. Lei pensa che vibrisse sprechi le proprie risorse in opere non meritevoli di lettori. Non e’ questa una critica negativa? Sarebbe interessante sapere perche’ lei pensa che i libri pubblicati da vibrisse non abbiano lettori (cosa che io non ritengo vera). Da dove le viene l’idea della necessita’ di “arginare la disaffezione dei lettori”? Sarebbe opportuno motivare le sue affermazioni, altrimenti il rischio e’ pensare che lei ne faccia una questione personale.
    saluti cloud

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  22. Dove racconta la scuola, il maestro che decide a chi dare i libri… lì mi riconosco tanto. Son stata anch’io a lungo in attesa di libri che desideravo, una fame che conosco. Poi arrivò Martin Eden. Grazie del bel post. Auguri all’autore.

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  23. A Cloud. Niente di personale nè volevo offendere nessuno. Quello che avevo da dire l’ho detto chiaramente. Tempo fa, in privato, a Giulio Mozzi ho espresso la mia stessa opinione. Deve essersi offeso: da allora mi “evita”. Di questo, sinceramente, mi dispiace. La sincerità, evidentemente, non paga.

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  24. @Muolo
    Scusi se risulto brusca, ma la sua risposta per quanto a me indirizzata, non risponde alle mie domande. Cosa lei abbia detto in privato a Giulio Mozzi e se questi la evita a me non interessa. Le ho chiesto di spiegarmi affermazioni che ha fatto qui perche’ non le ho capite. A me pare corretto motivare i propri giudizi positivi o negativi che siano. Se non ritiene di farlo, pazienza.
    cloud

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  25. Sono arrivata alla fine del romanzo. E’ stato come fare un viaggio nell’inferno del nostro tempo, proiettato già al futuro. Un’immersione nel peggio che si possa pensare. Mi viene da dire che per quanto si possa guardare in faccia il male, non si può evitare(lo so è banalissimo). Confermo le mie prime impressioni sull’uso di un linguaggio estremo. Ma ho capito che l’impatto può essere risolutivo sia per chi scrive, sia per chi legge. Dipende molto dal contesto, in questo caso significativo(denuncia del sovvertimento dei valori, della violenza,). I personaggi riemergono alla fine consumati, ma con un volto più illuminato e disarmante. Mi ha fatto pensare al film di Wim Wenders “Nel corso del tempo”, se ricordo bene il titolo. Ora chiudo.

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  26. A Cloud. Non le basta il chiarimento di Nadia Agustoni? Che ringrazio. E la precisazione di Lucio Angelini sulla vendita dei libri di vibrisse?
    Cosa devo motivare? Detti libri sono per pochi palati forti. Non ho nulla in contrario che si pubblichino. Trovare che l’operazione sia uno spreco di risorse non credo sia una colpa nè una critica ma solo la mia opinione, oltre che un dato di fatto. Io desidererei che i miei libri vengano letti e graditi, a prescindere dal loro valore commerciale. Ma quale autore oggi spera di far soldi scrivendo? E’ un problema questo che non mi pongo ormai più, per quello che mi riguarda.

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  27. @Muolo
    Continuo a non capirla, cosa ha chiarito Nadia Agustoni?
    Le risulta cosi’ improbabile che qualcuno sia interessato a capire quello che scrive?
    Lei dice che i libri di vibrisse non hanno lettori. E’ un’affermazione forte. Le ho chiesto perche’ aveva questa opinione. Dire che “detti libri sono per pochi palati forti” e’ una motivazione. Vale per tutti i libri di vibrisse? Paolin, Caliceti, Ferrazzi? A questo punto penso che lei non sappia spiegare i motivi per cui scrive certe cose, quindi non si tratta di opinioni, ma di pregiudizi, che in quanto tali non mi interessano. La chiudo qui, sono annoiata.

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  28. venissero, pardon.(Ho riscritto l’intervento 4 volte. Non partiva. E’ scappato l’errore.)
    Cloud, si distragga poi mi rilegga con calma. Vedrà che non avevo intenzione di riscoprire l’America. Ciao.

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  29. Sono a metà. Ottima prova dell’autore. carlo non ti conosco ma ti faccio i miei complimenti.
    Mi vorrei soffermare invece sulle osservazioni fatte da alcuni lettori. Fatemi capire bene perchè sinceramente la vostra visione mi lascia perplesso. Secondo voi al giorno d’oggi un testo crudo, diretto e che impersonifichi il male è tabù. Le parolacce e certe scene crude dovrebbero essere sopresse? Vi chiedo con molta gentilezza: ma dove vivete? che leggete? Non mi sembra che Einaudi(esempio) pubblichi sdolcinate prose…
    Sempre continuando con piccoli esempi infantili. Non mi sembra che Ammniti(vende o no?) censuri scene di masturbazione, sesso gratuito, piccolezze malsane dei nostri caratteri.

    un lettore perplesso

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  30. Scrivere sul male non è facile, perchè si ha sempre la sensazione di viverlo direttamente.
    Credo che venga delineata la vanità del male in tutte le sue forme, confesso che mi ha fatto pensare a Justine di De Sade, che viene punita per le sue virtù. Più che l’inferno ci mostra la realtà, e il linguaggio vuole solo, rafforzare il senso della rappresentazione.

    G.

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  31. Mi sembra arrivato il momento di ringraziare chi ha voluto manifestarmi attenzione. In primo luogo Marino, persona squisita oltre che grande narratore. Paola, Gaja, Ramona, Lucio, Felice, Cloud, Blackjack, Gena, Alessandra, Nadia, Andrea. Chiunque per distrazione abbia dimenticato. Di cuore.

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  32. Scrivere su cose estreme, come il male, porta, per quanto riguarda al giudizio che dai sul sottoscritto, Carlo, a inciampare nell’iperbole.
    Ringrazio anch’io tutti quanti, in primis gli editori che hanno creduto in te, e tu credi me, non l’hanno fatto a caso.
    E poi quanti ti hanno letto.
    Mi riprometto di ospitarti in questo posto al più presto, e di dare spazio al progetto Vibrisselibri.
    Enfin di farci la nostra chiacchierata a breve ad haarlem.

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