Hotel Angleterre. di Nico Orengo

L’io narrante ci racconta che in quel tempo doveva essere in America, come giurato al International Prize for Literature, ma una creatrice di profumi lo invita in Russia per una dimostrazione all’Ermitage dei sapori e degli aromi che Caravaggio ha dipinto nella frutta e nei fiori del suo Suonatore di liuto.
Fin da subito scopriamo che ci sono legami importantissimi tra l’io narrante di Hotel Angleterre
( Einaudi, Supercoralli, 2008 ) e la Russia, sono legami che vanno ben oltre i profumi, sono la memoria, sono intere ali del tempio della memoria, e sono racconti che gettano ponti. La Russia sono tutti i Tallevic, la nonna Valentina, Vittorio, Tatiana, esuli sulle riviere liguri e francesi. L’io narrante ci appare dunque con un suo fascino, e come un uomo molto colto, che ha visitato moltissimi musei, che si é emozionato davanti a chissà quante tele, che ha contemplato parecchio. Ma ci sembra subito anche un uomo che cerca qualcosa che non si puó più trovare né all’Ermitage né dentro altri musei.
Un uomo che non cerca più capolavori.
” C’erano troppi capolavori all’Ermitage… ”
E allora ci racconta che l’occhio si stancava presto e scappava dalle stanze, cercava le teste dei leoni del lungofiume, l’occhio inseguiva altro.
In casa Puskin ascolta la guida che racconta dove il Poeta ha trascorso le ultime ore. La guida mostra i tavoli, le biblioteche, e mentre l’io narrante ascolta, gli giungono all’orecchio le parole di un’altra accompagnatrice che in inglese spiega alla sua comitiva come dallo scrittoio del Poeta manchi la penna che Goethe aveva inviato a Puskin. E’ una penna che dopo la morte di Puskin non si trovó più.
Basta e avanza, si direbbe.
E cosí, “… quella penna che non vidi fu l’emozione più forte e la curiosità intellettuale più intensa della lunga giornata, ” ci dirà.
Inizia a questo punto l’indagine, la ricerca. Il narratore cerca un oggetto e l’unico sistema che ha, l’unica pista che gli si presenta, il cadavere da cui e su cui far partire la sua indagine, é la Storia. E allora, sapientemente ce la apre e ce ne mostra luoghi e tessuti che non conoscevamo, geografie di Pietroburgo, i fiumi gelati, i palazzi e poi i palmizi e i tramonti liguri, gli odori. ( Nessun scrittore
contemporaneo sa ragionare e creare e parlarci di odori e sapori come lo fa Orengo. ) Ogni volta da quei tessuti sembrano apparire nuovi indizi, ipotesi, e più, molto più che ipotesi, ogni volta sotto i tessuti, come i vecchi delle mie vallate quando uccidevano il coniglio e cercavano e mi mostravano tra gli organi una ghiandolina che andava tolta perché cuocendo avrebbe avvelenato la carne, il narratore estrae e ci mostra il vero corpo dentro la storia. Forse quella ghiandolina é la letteratura.
Cosí scopriremo i pensieri e l’atmosfera delle ultime ore di Puskin. E tutti gli oggetti legati alla ricerca.
L’orologio d’argento di Breguet che Puskin portava il giorno del duello e che Nascokin aveva donato a Gogol. E le coste, quella della riviera francese di Nabokov. E le notizie sulla traduzione della Scena dal Faust di Goethe da parte di Puskin. E tanto altro, fino al filo che lega i secoli.
” Il capo di una lenza che a tirarla pian piano dall’Europa mi avrebbe fatto passare la porta verso la Russia. ”
Una storia raffinatissima che ha la rara capacità di farsi leggere come un romanzo di azione.

4 pensieri su “Hotel Angleterre. di Nico Orengo

  1. e la tua recensione, Marino, è altrettanto raffinata.
    Fa venir voglia di immergersi nel libro (e conferma il mio desiderio di leggerlo).
    Ti ringrazio davvero.

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  2. C’é qualche cosa che accomuna le genti liguri con le genti della costa francese: gli odori. Parlare degli odori. Cosa difficile eppure meravigliosa quando accade.
    Bellissima questa recensione Marino. Ma c’é di più. Di più… più leggo di quel lembo di Italia che abbraccia la Francia e più scopro una straordinaria sensibilità. Una sensibilità particolare, ruvida, vera, raffinata, a tratti anche aggressiva ma dolce.
    Grazie
    Stefania

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  3. Grazie Stefania, la completezza sta nel conoscere profondamente le due riviere, e decidere di vivere aggrappata a quel posto che le contempla entrambe. Saorge.

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