HARBJ, di Stefania Nardini

Marsiglia da Vieux Port / 2

Dedicato a un amico del cuore Mongi

Harbj

Direzione La Rose.

Di Stefania Nardini

Direzione La Rose.

Gli occhi. Non riuscivo a staccarmi da quegli occhi.

Neri. Glaciali. Dolcissimi.

La prossima. Si, la prossima fermata…. Chartreux.

Dovevo scendere. Dovevo impormi di scendere.

Poi una volta chiuse le porte del metrò sarebbe finita.

Ancora una volta…. Si ancora una volta. Come a Gabes. Datteri e punizioni. Come a Gabes chiuso a chiave dentro la stanza.

Mi chiudevano a chiave a Gabes.

Pochi secondi.

La prossima fermata era la mia.

E perchè ? Dove stava scritto ?

Quegli occhi mi avevano parlato.

Neri, grandi, leggermente a mandorla.

Occhi che raccontano gli attimi.

Ed era bastato un attimo.

Ci stavo ricadendo. Ma non volevo fuggire. Da uno sguardo non si fugge.

Ecco, la stazione di Noailles.

Incollato alla sedia. Ero rimasto incollato alla sedia.

Non sapevo dove stavo andando. Mi ero semplicemente lasciato trascinare dai suoi occhi.

Giovane, troppo giovane. Non capirebbe mai….

Ero fuggito tante volte. Ma ero fuggito all’imposizione, a quel voler a tutti i costi incasellarmi nelle regole.

Datteri e preghiere.

Ero fuggito adolescente, per cercarmi.

Tra i deserti che non conoscono una fine. Tra le montagne della terra promessa. Tra i cadaveri che marcivano tra i pezzi di cemento.

E mi ero perso. In quegli occhi in un giorno di dicembre. Un giorno senza sole.

Un giorno “ grigio Marsiglia”. Di quelli che solo l’intensità della luce ti ricordano che sei vivo.

Mancavano tre fermate alla fine della corsa.

Mi dovevo avvicinare. Dire qualcosa….

La paura. Avrebbe sempre potuto dirmi che ero un vecchio porco, per giunta anche arabo. Operazione completa. La rivolta in metrò, con i soliti pronti a sputare la condanna.

Quelli che condannano, che pensano bene, che si sono ripuliti la faccia ripudiando la miseria degli altri.

Ma, cazzo, dovevo fare qualcosa.

Cinquant’anni. Si cinquant’anni e come un coglione rapito dalla poesia dei suoi occhi.

Ecco, la poesia. Sono sempre stato incantato dai poeti….

Pasolini.

Quelli con la faccia ripulita, appena sentono il suo nome dicono « il frocio ». Per loro Pasolini è un frocio e basta !

Fanno lo stesso con gli arabi. Gli arabi puzzano….

Che bravi !

Ma quegli occhi non volevo perderli. Non potevo.

Forse erano la mia ultima carta.

E poi non faccio paura. Non sembro neanche tunisino.

E non sono un sans papier. Sono uno regolare.

Il papier ce l’ho grazie a Marie. Adesso si fa così. Si va in comune, ci si sposa con un’amica in regola, e voilà, il gioco è fatto.

Si, ci siamo ridotti anche al contrabbando dell’amore. Amore per burocrazia, per essere regolari.

Si era passato la mano sulla fronte. Ancora un gesto. Poi si sarebbe alzato.

Mancavano due fermate.

Certe volte il tempo di due fermate di metrò, e la vita cambia.

I nostri sguardi si erano incrociati.

Provavo eccitazione. Sentivo il pene indurirsi. Ma era al cuore. La passione, la foga, l’emozione la sentivo nel petto.

Dovevo farcela.

Ecco, finalmente era all’impiedi.

La sua bellezza continuava a turbarmi.

Mi alzai anch’io.

Iniziai a seguirlo con circospezione.

La prossima fermata.

Gli andai dietro. Assetato d’amore. Perso nei suoi occhi e nelle voci che mi venivano dall’anima.

La scala mobile. Gli stavo dietro. Lo respiravo.

Non volevo che si accorgesse di me. Uno sconosciuto che segue una persona.

Ma il suo passo era veloce e non volevo perderne le tracce.

La Rose. Forse abitava là. Studiava ? Aveva letto i poeti in quell’universo di paraboliche ?

Allungai il passo. Si era fermato a un portone. Il cuore mi batteva forte. Feci un grande respiro per calmarmi. Per farmi uscire le parole.

.

Mi guardava sorridendo.

Poi mi guardo’ perplesso. Dalla testa ai piedi.

.

Chi ero ? Un frocio molestatore di ragazzini ? Uno che voleva conoscere il mondo per capire se gli apparteneva ? O più semplicemente uno che se ne fotte se è un uomo o una donna la seduzione, il piacere ?

Ma non era così.

Lo amavo. E provavo un tremore inspiegabile. Sudavo. E cosa dire ?

La mia storia….

La sua storia…

.

Il mondo mi era crollato addosso. I palazzi si stavano frantumando, crollavano addosso al mio corpo. Un corpo stanco, provato dal lavoro, dalla vita, dagli acciacchi.

.

Mi aveva ammazzato.

Trovai il coraggio di chiedergli come si chiamava.

Si chiamava Oualid, e la famiglia veniva dal Marocco.

Mi regalò un sorriso. Solo un sorriso.

E gli occhi gli sorridevano.

Li rivedo davanti a me quegli occhi. E cerco di raccontargli la mia storia su questo foglio ancora bianco. Sul quale posso scrivere soltanto una parola:solitudine.

5 pensieri su “HARBJ, di Stefania Nardini

  1. Peccato per il doppio inserimento, che mi ha dato l’illusione, per un attimo, che ci fosse un seguito.
    Però mi sono lasciata portare in questo incontro di solitudini, mi sono lasciata incantare, e soprendere, e commuovere.
    Brava.

    sabrina

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  2. Conoscendo i luoghi l’emozione è ancora più potente. Uno stile personalissimo ed efficace, la capacità di arrivare alla pelle, di offrire delle istantanee di dolori incorciati, di armistizi mai trovati, di deserti d’amore sparso via, immagini e brandelli di vite dove chi legge si riconosce all’istante, dove ci sono le vite di tutti, stesso metrò, stesse sorti: chi legge sente salire quella commozione inevitabile di cui quasi si vergogna, e, insieme l’incanto. Un raro, piccolo gioiello. Conoscendo il luogo, ripeto, e concludo, doppiamente caro.

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  3. Io sono una vecchia signora un po’ sciatta. Marsiglia, tuttavia, mi è sempre piaciuta molto. Univa (unisce) la luce del futuro ai profumi di un mondo che non è più. Marsiglia è un ponte per attraversare due mondi: l’Africa e me. Più spesso però non si transita da questo ponte: ci si ferma proprio. A Marsiglia.
    A Marsiglia ci sono tutti i posti del mondo, tutte le facce del mondo, tutti gli occhi del mondo. Non ci si può sbagliare. Il Panier è un’isola e il Vieux Port un attracco accogliente a cui si toglierebbero volentiere le orde di turisti.
    Di Marsiglia mi è piaciuto il vento e anche gli occhi di tutto il mondo che ancora non avevo conosciuto.
    ciao e grazie per le belle immagini.
    Immagini di rara umanità.

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  4. il ahimé, ahinoi, ahilui, citato Pasolini fra occhi glaciali d’ordinanza che raccontano attimi&sorridono, palpiti&tremori&sudori e palazzi frantumantesi vari si rivolterà dovunque sia dai dolori “incorciati” di Mazzuccato

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