Guido Seborga

Da “ GLI INNOCENTI ” 1961(1° edizione)
……………………………………………
Savona era lucente nella fredda mattina invernale. Pochi giorni prima era caduta la neve sulle colline e montagne intorno. La cittadina si sviluppava stretta alle spalle dalla montagna, di dove scende la ferrovia che viene dal
Piemonte, di fronte il mare con le sue insenature, il sacco blu chiuso del porto con la torre di Leon Pancaldo, che fa ricordare in piena vita moderna un mondo antico diventato posticcio in quell’atmosfera di navi di depositi di fabbriche. Le case si allungano sulla costa sino a Spotorno che appare ridente dopo il Capo. Ma dalla parte di Savona la costa è brulla, severa, coi comignoli delle fabbriche; e non c’è demarcazione tra Vado e Savona, ma un susseguirsi ininterrotto di casoni grigi e tristi. Quando verso sera le sirene delle fabbriche lacerano l’aria, le strade e i filobus cominciano a riempirsi di frotte di operai, e anche le biciclette compaiono numerose, e si coglie forse meglio che in ogni altra ora, la qualità della città, durante il giorno le grandi strade sono quasi deserte, solo l’Aurelia mantiene sempre il suo traffico.
Questo è un centro industriale, dove l’organizzazione nazionale e internazionale ha impresso un suo segno,
che ha sollevato non pochi drammi umani. Molti uomini anche dai paesi vicini erano venuti qui con la speranza di realizzare degnamente la loro vita nel lavoro.
Era una sera fredda e lucente, e gli operai terminato il lavoro uscivano dalla fabbrica,.. ..………………………………………………………………………..

Da “OCCHIO FOLLE OCCHIO LUCIDO” diario 1968
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La vita moderna va tutta accettata oppure tutta rifiutata: questo è il laccio alla gola.
Pochi uomini decidono le sorti dell’umanità.
Avevamo combattuto contro la barbara e urlata dittatura aspirando alla liberta, nacque invece dittatura subdola ambigua. Oggi, l’uomo prima ancora di capire e giudicare
è già stato violentato, ha già in testa quello che dirà automaticamente secondo il desiderio di pochissimi, silenziosi dominatori.
Il limite della situazione è sempre la paura: l’umanità si danna o si salva per paura, tristissimo gioco.
Il conflitto è aperto: sopravvivere o vivere. Ma sempre abbiamo voluto la giustizia nella libertà.
Abbiamo visto calpestare il nostro sogno dal cavaliere barbaro.
Cavalca, il cavaliere barbaro, spaventato dalla sua ombra.
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Salgo le valli nell’ora lucente dell’aurora tra pietre e vasche d’acqua, il sole s’è alzato in cielo, l’aria si fa calda, il crinale della collina, lo spazio delle valli ampie e verdi e di fronte la montagna nera che viene chiamata «Uomo morto », quando mi volevano uccidere ho vissuto tra queste fronde spesse, sotto le case del Sasso rettangolari, cubiste, lavate dal vento.
……………………………………………………………………………………………………….

Da “IL FIGLIO DI CAINO” 1949 (1° edizione)

“……………………………
Ma Taggiasco non l’ascoltava
voleva parlare È orribile
orribile hanno fermato i treni
bloccato le stazioni
……………………
li chiudono nei vagoni
li deportano in Germania
. Lunghi treni di agonizzanti
e di moribondi! Luca esclamò
………………………………..
A Ventimiglia due vagoni chiusi
fermi in stazione rigurgitanti
prigionieri che imprecano
urlano e alti lamenti
Luca chiese Hai studiato la situazione
c’è possibilità di salvarli?
I tedeschi armatissimi sorvegliano
costantemente i vagoni
……………………………………….
Renato ordinò Gli uomini di Luca
possono entrare in azione
ma prima Luca deve fare un sopraluogo
………………………………………

Camminava senza peso velocemente
poi si trovò a dover attraversare
uno spiazzo aperto
abbandonare il lato protetto della collina
e portarsi al centro
non era facile senza farsi vedere
pensò che in tasca non aveva documenti
se lo avessero preso era spacciato
e intanto cominciava a distinguere
il movimento di Ventimig1ia e la stazione
e vide presso una grossa cisterna
un gruppo di grigi tedeschi in bivacco
con mitragliatrici puntate
………………………………………
Come avanzare senza farsi vedere?
Tutta la stazione era sotto controllo
in mano dei tedeschi che avevano sparso
intorno gruppi d’uomini coi mitra
e c’erano treni e c’erano i vagoni
soltanto non gli riusciva ancora di vedere
i vagoni che avrebbe dovuto liberare
Come fare ad avvicinarsi?
Si coperse dietro un muretto che cintava un orto
e si sentiva sconfitto
doveva escogitare un modo qualsiasi
per superare lo spiazzo
e raggiungere la stazione
…………………………………………………….
un’invisibile rana gracchiava monotona
tutto il resto era sole e silenzio
e muri e case calcinate di sole
anche quelle piccole casette
sparpagliate nel tratto di pianura
prima della città prima delle macerie
non erano che muri non faceva che ammirare
i cocci verdi di bottiglia
gli sterpi del sentierino
le pietre e il tempo si fermava
non gli veniva in mente nessuna idea
………………………………………….
senza bere senza mangiare
li picchiano li torturano li uccidono
Luca pensò che era meglio non perdere
tempo Svestiti svelto disse mi prendo la tua divisa
infila i miei abiti se vuoi
erano stretti per lui gl’indumenti
del ferroviere maniche corte
il berretto non gli entrava in testa
il ferroviere consigliò
di prenderlo lo stesso
…………………………………………………..
con passo calmo e come nulla fosse
attraversò lo spiazzo aperto
i tedeschi non si mossero
la sua divisa aveva funzionato
si sentì più leggero si diresse
con decisione verso Ventimiglia
osservava le case distrutte
dai bombardamenti i cumuli di macerie
i caseggiati sventrati anche la stazione
era danneggiata squallida
qualche binario divelto
entrò nella stazione vide
i due vagoni piombati
carri per bestiame dalle grate strette
si scorgevano teste pallide urlanti
come avrebbe fatto per far uscire
quei disgraziati uomini?
Alcuni sporgevano le mani
fuori dalle finestrine
Acqua dicevano
sete dicevano
fame dicevano
E nessuno faceva qualcosa per loro
i ferrovieri lavoravano guardinghi
smarriti pronti a tagliare la corda
ad ogni evenienza
i tedeschi facevano la guardia
con i mitra spianati
con le divise mimetizzate gli elmi
sembravano bestie preistoriche
giunte chissà da quale strano mondo
non si occuparono di lui
temette che qualche ferroviere traditore
potesse indagare sul suo conto
erano giornate in cui molti soldati
chiedevano abiti borghesi alla popolazione
e cercavano di raggiungere le loro case
Comparve un ufficiale tedesco
parlò col capostazione
i tedeschi cominciarono a passarsi
ordini Hep dicevano
e tutti scattavano
Hep Hep urlavano
e tutti scattavano
a forza di hep la macchina militare teutonica
si metteva a funzionare anche troppo bene
Hep Hep Hep
era un hep continuo
dall’ufficiale al graduato al soldato
tutti scattavano come molle
o burattini di ferro
dalle gambe rigide
dagli occhi freddi gelidi
……………………………
Hep Hep Hep Hep Hep e così via
maledizione forse un giorno m’avrete
ma prima ne avrò accoppati parecchi!
Comprese con raccapriccio
cosa significavano quegli ordini
stavano facendo partire i vagoni giunse una locomotiva
un ferroviere passandogli vicino disse
con voce costernata È giunto l’ordine
di partire per quei poveretti
I lamenti e le urla si fecero strazianti
molti dalle piccole grate chiedevano
acqua erano ore che stavano al sole
soffocante della stazione
pigiati in quei vagoni piombati
schiacciati gli uni contro gli altri
Luca sentì il suo ventre rivoltarsi
e voglia d’aggredire
ma capì d’essere impotente
frenò un urlo di collera
collera ardente e voglia di combattere
quali uomini potevano rimanere neutrali
e guardare indifferenti simili crudeltà
la vita non valeva più nulla
se non si lottava collera e lotta
per ritrovare la vita
sangue e morte per ritrovare la vita
questa era la nuova legge oscura
che nasceva dalla triste realtà delle cose
questa era libertà questa era giustizia
Il piccolo treno era formato stava per partire
non c’era più nulla da tentare
ora ma l’indomani sarebbe nato
con la rivolta di quelli che non tolleravano
atrocità e violazioni
I lamenti si moltiplicavano
mani uscivano tra le sbarre dei finestrini
s’intravvedevano visi pallidi e tormentati
Hep Hep Hep
gli ordini continuavano
era questione di minuti
il treno della morte
stava per passare di fronte
ai suoi occhi attoniti senza speranza
Vide con stupore una donna
avvicinarsi ai vagoni con un fiasco
gocciolante d’acqua fresca
la donna s’avvicinava ai vagoni calma
non aveva scarpe ma grandi piedi nudi
e la sottana di stoffa ordinaria sporca
lunga e ampia non era più giovane
forse una madre
era una donna
giunta vicinissima ai vagoni
avendo un fiasco solo
di fronte a tante mani alzate per afferrarlo
ella esitava
quando come si fosse decisa
fece per porgere il fiasco
si udirono degli Hep più forti e bduini
poi scariche violente d’armi da fuoco
il fiasco andò in aria a pezzetti
l’acqua formò una macchia umida
sulla terra secca e polverosa
più alti furono i lamenti dei prigionieri
e la donna la donna che era una donna
giaceva al suolo stroncata dalla raffica
Hep Hep Hep
l’avevano freddata
il treno partiva
La testa della donna in una pozza di sangue
il binario vuoto sotto il sole infuocato
ancora nelle orecchie
il lamento dei deportati
e nd ventre nd cuore un gran caldo
dopo il gelo alla schiena
come se la raffica avesse toccato pure lui
caldo nel ventre nel cuore nelle braccia
caldo sotto il sole che spaccava le pietre
e rendeva ancora più rossiccia polverosa
deserta la stazione caldo nel cuore
per la prossima azione liberatrice
Luca comprese che doveva andarsene
al più presto senza lasciare traccia
voleva raggiungere il capo i compagni
spiegar loro l’accaduto combinare insieme
qualcosa di grosso di decisivo
andava svelto per attraversare lo spiazzo
scoperto e risalire la collina verso il Sasso
tra gli ulivi dalle foglioline argentee
che lasciavano vedere il cido azzurro
o aveva bisogno di cido e del silenzio
della natura dopo i momenti passati
Cercheranno di salire anche quassù
pensò non appena si saranno sistemati
sul litorale ma qui tra alberi e colline
tra siepi e filari avremo buon gioco
camminava svelto e il suo cervello
lavorava di fantasia gli pareva
che tutti gl’italiani in poco tempo
dovevano diventare patrioti
perché gl’italiani non erano scaltri
vili stupidi come molti asserivano
ma giusti e fieri uomini erano!
…………………………………. “

Guido Seborga nacque a Torino nel 1909. Il suo vero cognome era Hess, lo pseudonimo è legato all’amore per quella che considerava la sua vera terra d’origine e non solo d’elezione. Studiò nella Torino antifascista di Augusto Monti e partecipò alla Resistenza.
Fu giornalista su quotidiani e riviste della sinistra italiana e internazionale e collaborò a riviste letterarie con poesie, racconti e critica d’arte . Partecipò alla fondazione dell’Unione Culturale di Torino.
A Parigi diresse “Italia Libera” e collaborò a “Europe” e “Editions du Minuit”.
Pubblicò due romanzi con Mondadori L’uomo di Camporosso (1948) e Il figlio di Caino (1949), cui seguirono Amori capitali (1959), Gli innocenti (1961), Ergastolo (1963), Parigi due amori (1968). Nello stesso anno pubblicò il diario Occhio folle occhio lucido.
Compose anche opere drammaturgiche e versi riuniti nelle raccolte Se avessi una canzone (1965), Vivere e disvivere (1973) e Sangue e cerebrum (1980), affiancando all’attività di narratore quella di poeta.
Affascinato dalle incisioni rupestri della Valle delle Meraviglie, dagli anni ’60 si dedicò alla pittura, creando le ideografie e vivendo un periodo di grande entusiasmo e di intensa ispirazione e attività
Morì nel 1990, colpito molto duramente da una vecchiaia che gli limitò in modo insopportabile quella libertà e quella autonomia alla quale aveva tenuto per tutta la vita.

9 pensieri su “Guido Seborga

  1. Mi fa piacere che ci sia ancora qualcuno che legga e riscopra Guido Seborga. Ho alcune sue poesie su una bella antologia di poeti liguri…
    Autore da rivalutare.

    Grazie Marino!

    Un caro saluto

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  2. Grazie a Marino per aver voluto pubblicare questi brani di mio padre e grazie anche a Luca
    laura hess seborga

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  3. Autore da amare sí, Luca. Autore libero, immenso, anticipatore. Seborga come autore di importanti reportage narrativi sul lavoro, sul disagio, sugli emarginati.
    Marco Rovelli, il cui libro sulle morti sul lavoro é appena uscito, si é molto interessato a Seborga.
    I miei omaggi alla signora Laura Hess Seborga.

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  4. Grazie a lei signora Laura Hess Seborga. Mi auguro si possano rivedere tra gli scaffali opere di Seborga sia in versi che in prosa. Conoscevo solo marginalmente il suo lavoro di reportage.

    Un caro saluto

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  5. Grazie, Marino, bella proposta: io sono di quelli che non conoscevano Guido Seborga, mi sembra sperimentatore e anticipatore, in particolare il brano tratto dal diario, “Occhio folle occhio lucido”, che m’incuriosisce molto. Ma anche “Il figlio di Caino” (è un romanzo in versi?).

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  6. Sí, Giorgio, Il figlio di Caino é un romanzo in versi.
    Anche Occhio folle occhio lucido, che ho letto nella sua edizione Ceschina del ’63, é molto bello.
    Poi consiglio un bel libro, che studia il percorso seborghiano, L’uomo di Bordighera, di Massimo Novelli uscito per Graphot-Spoon River.

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  7. Grazie a tutti.
    Dopo l’uscita del “L’uomo di Bordighera” sono stai ristampati: “l’Uomo di Camporosso” e ” Il figlio di Caino” da Graphot-Spoon River e “Gli Innocenti” da Sabatelli.
    Probabilmente per il centenario dalla nascita l’anno prossimo sarà ristampato “Ergastolo” ambientato nel porto di Genova.
    Laura Hess Seborga
    C’é un sito dedicato a mio padre http://web.tiscali.it/GUIDOSEBORGA

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