Città di teatro

di Marco Sandre

(primo atto)

I

E’ successo, veniva la bellezza intelligente
non importava di chi, ma era per noi
lo stesso profumo d’oro la schiena nella sabbia
(sotto le coperte contavamo i fiori
le ferite dei corpi nei sogni, luci fredde
accese da altri, supplicavano)
sorprendevano ancora il sapore di voci
e di esperienze.

Davamo appuntamento alla città insolente
attraverso l’imbarazzo dell’acqua del mare tra due nomi
scomposto attraverso noi lo sguardo rivolto
più profondo, sempre più somigliante
alla città che chiedeva di vederci migliori.

Ecco, credo nella prepotenza della vita
e mi chiedo se gli amici avranno successo
tanti amici prima di noi, altri dietro
mi chiedo se gli amici saranno capaci anche oggi
di salvarmi.

E’ successo, semplicemente,
l’amore
chiedeva
soltanto
di essere protetto e combattuto.

II

Tu muovi la città, dentro,
per non fare rumore: un modo per abituarsi alla vita.
E tornava la nostalgia indifesa, si arrende,
per un appuntamento importante, la bellezza
improvvisa e sensuale.
Le storie qui acquistano profili e forme e lineamenti
ogni volta restano strade sul corpo, luci e musiche
costruiscono dentro diversi silenzi, dentro vestono altri volti.

Quest’orizzonte indossa il nostro sguardo.
E rimango così ad ascoltare il mare,
il mare che si muove di te,
in presenza della burrasca
imminente.

E’ lo stimolo del mare, secco
brillante, denso e tagliente, vedi
propone complimenti, il mare
discussioni sempre vincenti, procedendo
rischioso: il nostro mare rivolge
verso se stesso con le sue onde, le onde
preferite verso il mondo, una lingua con segni invadenti
sulla nostra pelle, risposte con altre domande sfuggenti.

III

Ecco l’amore che avevamo promesso
di sentire nelle strade della notte più violenta,
nelle altre notti che ci avrebbero bagnati,
la nostra storia dentro la città:
crocifiggerti al mio corpo per non farti andare
– passione che ti cerca, ti perseguita e ti implora di lasciarmi –

E’ così: buttarci in mare
imparando a nuotare
senza affondare.

IV

Con forza e vanità, volontà di uno stesso mondo
alla deriva nella notte, i silenzi degli occhi,
la voce delle nostre mani.
Un bacio diventa movimento e sete, vuole restare:
prendimi e raccontami, mi accusa con corpi dorati di sabbia.

Non è semplicemente avere i nostri libri preferiti
nel cassetto, vicino al letto.
La notte chiede questo.
E’ veramente fredda questa notte.
«Non addormentarti senza di me».

(è un diverso percorso la tua voce,
usa solamente le nostre carte geografiche
e costruisce un viaggio bellissimo)

C’è tanto da dirci.
«Mi aspetto tantissimo».
Vibrazioni intense
sporcano i luoghi le bocche
aprono porte spalancano suoni.

Il freddo è della pelle e dello sguardo,
il nostro stile di vita che sempre ci fa paura
– un modo di farmi del male e di stare bene –

Le stanze del mare

Ti dico che ho sete

E’ il viaggio che finisce
la stanza che abbandoni per popolare
la nostra di città.

NOTA BIOGRAFICA

Marco Sandre

Sono laureato in giurisprudenza a Bologna.
Nel 1999 pubblico la silloge poetica a quattro mani con Carmine Brancaccio Soli verso le stelle, Edizioni Eva, presentata da Nico Naldini. Nello stesso anno esce il mio libro di poesia Oltre il mare, Edizioni del Leone, presentato dal poeta e critico Paolo Ruffilli.
Il libro è accolto positivamente dalla critica: ne hanno parlato, fra gli altri, Andrea Zanzotto, Fernando Bandini, Nico Naldini, Elio Bartolini, Antonia Arslan, Mario Richter, Ferruccio Ulivi, Davide Rondoni, Alberto Bertoni, Milo De Angelis, Giorgio Barberi Squarotti.
Negli anni universitari entro così in contatto con il Centro di Poesia Contemporanea fondato da Davide Rondoni all’Università di Bologna, con la rivista ClanDestino e con il Dipartimento di Italianistica dei Prof. Alberto Bertoni e Niva Lorenzini. Dell’ambiente universitario di Padova risalgono gli incontri con Silvio Ramat (poeta e docente di Letteraruta italiana) e Marilla Battilana (docente di Letteratura Angloamericana, fra i primi artisti ad occuparsi di poesia visiva)
Nel 2000 sono nella cinquina finalista del Premio LericiPea – Sez. Giovani Inediti (dove incontro i poeti e autori Giuseppe Conte e Giovanni giudici) e la mia opera è pubblicata nell’omonima Antologia del Premio Lerici Pea (Agorà Ed., 2000), insieme al poeta Adonis, più volte candidato al Nobel per la letteratura.
Sono presente – fra le tante – nell’antologia Il fiore del deserto – Omaggio a Giacomo Leopardi nel bicentenario della nascita (in collaborazione con l’Università di Cassino e la Cambridge University), Bastogi Editrice, 1998.
Nel 1999 sono recensito dal Dept. of European Languages and Literatures of State University of New York at Stony Brook – Gradiva, International Journal of Italian Literature.
Nel gennaio 2005 ricevo una segnalazione di merito dalla Yale University, Whitney Umanities Center e dall’Italian Poetry Review, The Italian Academy for Advanced Studies at Columbia University.
Nel 1998 sono insignito del Premio Casinum all’Università degli Studi di Cassino.
Numerosi gli altri riconoscimenti ricevuti, fra i quali il Premio Histonium, il 2° Premio Assoluto Padus Amoenus, il premio della Cultura Medusa Aurea – Trofeo della Lupa dell’Accademia Internazionale di Arte Moderna e il Premio Speciale per l’opera poetica della Camera di Commercio di Pisa.
Sto per pubblicare il libro di poesia Città di teatro.


Dichiaro di esprimere il consenso al trattamento dei dati personali ai sensi e per gli effetti del d.lgs. 196/2003

2 pensieri su “Città di teatro

  1. Questi versi hanno una loro vita come l’aria,il mare o il fluire del tempo.
    Li ho molto apprezzati.
    jolanda

    "Mi piace"

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