Mr R Mr A

di Blackjack

Avete presente due extracomunitari? Sì, proprio quelli che, vestiti in modo strano, con quell’accento strano, con quel loro incedere molto poco occidentale, schiviamo quando camminiamo per strada pensando che viaggino sempre con una pistola o un coltello in tasca pronti a rapinare noi, poveri occidentali civilizzati.

Mr R e Mr A sono extracomunitari. Arrivano da due paesi della ex URSS e il massimo a cui possono ambire, nella civile Europa Occidentale, è un posto di cameriere; nemmeno di responsabile di sala, che quello è per gli autoctoni. Sono partiti, Mr R e Mr A, per cercare fortuna, ma i primi anni sono stati più che duri: niente visto, un viaggio che definire avventuroso è un eufemismo, e solo lavori mal pagati, senza alcuna copertura previdenziale e men che meno un contratto.
Tutti li snobbano e quando raccontano che, nel loro Paese, Mr R era un professore di matematica fra i più importanti e Mr A un fisico con qualche decina di pubblicazioni, tutti iniziano a sorridere. Quel sorriso di compatimento che ti verrebbe voglia di piazzargli un cazzotto proprio sui denti e vedere il ghigno pietoso ruzzolare in mezzo alla strada e il malcapitato piegarsi a raccoglierlo.
Ma Mr R e Mr A sono due persone miti; chinano la testa e se ne vanno. Poi un giorno – tutte le storie che si rispettino hanno un ‘poi un giorno’ e questa non fa eccezione – Mr R e Mr A si incontrano, sdraiati a dormire su due materassi ammassati in una stanza, assieme ad altri extracomunitari come loro. La simpatia è immediata e non gli pare vero di trovare qualcuno con cui discutere di numeri, ricordare gli studi, far rinascere la voglia di fare; tornare allegri.
E l’allegria è una forza potente e così, fra una risata e l’altra, riescono ad ottenere un visto per la Gran Bretagna e due lavori decenti. Sempre lavori da extracomunitari, ma decenti. Finalmente possono affittare un appartamento tutto loro, ricominciare a studiare, passare il tempo da uomini e, perché no, giocare. Mr R è un esperto di teoria dei giochi e Mr A un fisico fantasioso e così, gioca che ti gioco, i due si mettono in testa di fare ciò che nessuno era mai riuscito a fare: vincere alla Roulette.
Siccome non sono degli spostati, ma due intelligentissimi scienziati, scartano subito le ipotesi ‘popolane’ delle martingale e suicidi simili – molto famosi anche fra i giocatori del lotto e quella pletora di finti esperti che fa soldi facendoli perdere ad altri – e iniziano a progettare il loro marchingegno: un dispositivo in grado di calcolare in tempo reale, filmandola, la velocità della pallina e stimare il punto di caduta.
Investono i loro guadagni in questa impresa e ci lavorano per un bel po’: fino al giorno fatale. La prova del nove. Il momento della verità: un vero tavolo della roulette in un vero Casinò.
E’ un successo: giocando prudentemente, vincono quasi 50.000 Sterline già la prima sera. Vi lascio immaginare la felicità e i progetti che devono aver fatto.
Il giorno dopo tornano, calcolano, puntano e vincono. Troppo! Da poco esperti del mondo dell’azzardo, ignoravano che i Casinò sono permalosi e non puoi, impunemente, entrare e far saltare due banchi in una serata per un totale di quasi 2,5 milioni di Sterline. Si arrabbiano quelli dei Casinò e, invece di pagargli le vincite, li afferrano per la collottola, li scaraventano fuori e li denunciano alla Polizia per truffa.
Loro, due distintissimi studiosi che non sarebbero capaci di buggerare nemmeno una formica azzoppata, trattati come i peggiori fra i bari e nella civilissima Inghilterra!
No, anche questa no e dopo tanti rospi ingoiati a forza, questa proprio non gli va giù; afferrano tutto il loro orgoglio e citano il Casinò. Come potete ben immaginare non fu una faccenda semplice; da una parte due extracomunitari e un giovane avvocato, dall’altra uno dei più importanti Casinò Inglesi, tutelato e assistito da un esercito di studi legali in grado di spaventare persino un novello Napoleone.
Ma loro non sono Napoleone e l’Inghilterra non è l’Italia e, a volte, le storie a lieto fine succedono: il Giudice gli dà ragione. Mr R e Mr A non hanno barato, hanno semplicemente fatto ricorso alla loro abilità, alle loro conoscenze e questo non è vietato da nessuna legge: il Casinò paghi. Anche gli interessi.
Era trascorso qualche anno dal fattaccio, la causa era stata lunga e complessa, ma Mr R e Mr A non erano arretrati di un passo e gli interessi avevano seguito il loro inesorabile corso, travolgendo il Casinò e l’esercito degli studi legali a supporto. La ricompensa furono più di 7 (SETTE) milioni di Sterline di indennizzo.
Ora Mr R e Mr A non sono più due extracomunitari da guardare male, il denaro fa ancora questo effetto, anche nella civile Europa Occidentale; però sono finiti sulla lista nera e la sicurezza dei Casinò inizia ad agitarsi solo a sapere che sono in vacanza dalle loro parti. Nessuna possibilità per Mr R e Mr A, di entrare in un Casinò, nemmeno in Cina, tornare a giocare e far saltare qualche altro banco, ma non credo gli interessi, dopo aver diviso quasi 6 milioni di Euro a testa.

35 pensieri su “Mr R Mr A

  1. Se mi spiegano come fare le giocate vado io al casinò per loro e poi si divide. Equo e solidale. W Mr.R e Mr. A.

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  2. Ah, che sensazione meravigliosa!!! ogni tanto la giustizia trionfa!
    E anche secondo me non gliene importa niente di entrare al Casinò.

    mi viene da applaudire!!!

    BRAOOOO!

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  3. E’ una meraviglia, concordo, ma una cosa non capisco: se si stima la velocità della pallina, vuol dire che la pallina sta già muovendosi, e non appena la pallina viene lanciata, rien ne va plus, non si può più puntare, mi sbaglio, blackjack?

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  4. Sparz, la tua osservazione è parzialmente corretta, ma mi sa che è meglio se un giorno si fa una passeggiata assieme in un Casinò. 😉
    Il ‘rien ne va plus’ non è chiamato al lancio della pallina, ma prima che la pallina cada. Rimane poi un lasso di tempo, minimo, durante il quale puoi ‘chiamare’ la puntata direttamente al Croupier.

    Blackjack.

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  5. Plessus, Repubblica ha il solito vizio dei giornali italiani: pubblica le note d’Agenzia rilasciate alle Agenzie… dai legali del Casinò senza verificare 🙂 La storia non è andata come racconta la nota, non usavano un telefonino (non riuscirebbe a raccogliere una quantità sufficiente di immagini per poter calcolare la traiettoria di caduta, Sparz potrebbe darci una mano sul tema;) ), la bionda ungherese ‘vistosa’ non era con loro. Ultimo, ma non meno importante, solo uno era Serbo. :-)))

    Blackjack.

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  6. Strano ma vero, sono un po’ imbarazzato per i complimenti, anche perché arrivano da lettori abituati a storie decisamente meglio scritte. Io non sono altro che un modestissimo cantastorie dilettante.
    Un grazie particolare a Fabrizio che ha letto questa storiella e ha deciso di pubblicarla.

    Grazie a tutti.

    Blackjack.

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  7. personalmente amo i cantastorie, già l’idea che mi “càntino” delle storie mi piace assai. E poi, diciamolo, questa è una storia così appagante per il lettore… anche perché, come certo sapete, la roulette è comunque un imbroglio a favore del casinò; infatti, anche supponendo una perfetta onesta del croupier e apparecchiature perfette, il che naturalmente non è garantito sempre, le giocate vengono pagate non in proporzione inversa alla loro probabilità di uscita, come dovrebbe essere, perché c’è lo Zero, che fa sì che la probabilità di uscita di ciascuna giocata sia un po’ inferiore a quella che entra nel calcolo della ricompensa in caso di vincita. Come del resto il lotto, truffa gestita dallo stato, di molto ancora più fraudolento della roulette.

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  8. Sparz, sarebbe interessante e anche istruttivo, provare a far capire alla gente la truffa che si nasconde dietro le varie lotterie di stato. Al confronto del lotto, ad esempio, una truffa organizzata ha almeno il pregio di richiedere, all’organizzatore, un buon livello di preparazione e un minimo di rischio: il lotto no 🙂
    La roulette, se non ricordo male, concede un 3,86% di probabilità in più al banco e le probabilità, sempre a favore del banco, salgono quasi all’8% nel caso della roulette americana, che ha anche il doppio zero. Personalmente non ci gioco mai e, a titolo informativo, l’unico gioco alla pari del Casinò (o quasi alla pari) è il Trente et Quarante. Sconosciuto? Lo sospettavo 🙂

    Anche il Black Jack non è messo male a probabilità, ma lì è tutta un’altra storia.

    Blackjack.

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  9. Sarebbe interessante anche parlare un po’ della fame che ha la gente di essere truffata sperando nella fortuna e fidandosi dei “finti esperti”. Stimolata dalla conoscenza di Blackjack, ho fatto un giro sui siti dei casino on line e di chi promette “metodi per far soldi” (già questa frase è un basso ammiccamento che la dice lunga sul target), e sono rimasta per così dire sconcertata. C’è uno zoccolo duro di pensiero irrazionale che viene da chissà quando e dove e continuerà inesorabile a mietere, forse per sempre…

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  10. Anna, considera che nel mondo le persone che scommettono abitualmente, dal lotto, al gratta e vinci, alla macchinetta mangiasoldi, etc… superano i due miliardi. Gli Stati si sono buttati a capofitto su queste ‘tasse occulte’ e con percentuali di vincita garantite che sono infinitamente inferiori rispetto a quelle di qualunque Casinò; per non parlare dei presunti esperti che offrono ‘metodi per vincere’, che fanno ovviamente vincere pure loro.
    Servirebbe una maggiore consapevolezza, ma pare che non interessi a nessuno 🙂

    Esistono poi gli scandali dei quali nessuno parla, tipo quello dei 97 (novantasette) miliardi di euro non incassati dal fisco italiano dalle concessionarie delle macchinette per videopoker installate nei bar. Sono quasi 4 manovre finanziarie toste e se li sono dimenticati. Per ulteriori informazioni vedere Sole 24 Ore.

    Blackjack.

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  11. Chi promette il “metodo per far soldi” dice di puntare una somma sul rosso (o sul nero), e continuare a raddoppiarla finché non esce il rosso. In tal modo, per quanto lunga possa essere la serie delle perdite, è matematico che si vincerà sempre “1” in più di quello che si è puntato.

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  12. Anna, il metodo di cui parli si chiama ‘martingala’ e ha rovinato talmente tanta di quella gente che tenere il conto è impossibile, anche per uno abituato a macinare numeri come me 😉

    Diffidare, diffidare sempre e, se vuoi provare a vincere, mai seguire la folla. Come per tutto il resto…

    Blackjack.

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  13. Paolo, Gaja, grazie dei complimenti, ma il merito va a quel ‘pretastro testone’ che si chiama Fabrizio 😀

    Blackjack.

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  14. Se A è uguale al successo, allora la formula è: A uguale a X più Y più Z, dove X è il lavoro, Y il gioco, Z il tenere la bocca chiusa.
    [Albert Einstein]

    SPLENDIDO “COLPO DI MANO”, BLACKJACK! ERIGIAMO UN MONUMENTO, a Te e a Fabry, sempre!

    Chiara

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  15. Chiara, dopo il tuo commento ringrazio, mi spengo e torno a fare il commentatore ‘rompiscatole’.

    Blackjack.

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  16. Sono interessata a sapere se il metodo della martingala è un bidone dal punto di vista matematico o dal punto di vista psicologico. In questo secondo caso, potrei farlo perché ho la psiche d’acciaio!

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  17. Anna, è un bidone dal punto di vista matematico. Teoricamente dovrebbe funzionare, ma in pratica e tagliando con l’accetta, come succede per il lotto, non aumentano le probabilità che esca il colore (o il numero) sul quale stai puntando all’aumentare delle uscite avverse. E poi c’è sempre il maledetto ZERO (e anche il DOPPIO ZERO nelle roulette americane) che fa vincere il banco e azzera tutte le altre puntate.

    Senza dimenticare che dovresti avere un capitale ‘adeguato’. Immagina di iniziare puntando 50 euro, perdi e devi raddoppiare a 100, perdi e devi raddoppiare a 200, perdi e devi raddoppiare a 400, poi 800, poi 1600, 3200, 6400, 12.800… e sei solo a otto uscite sul nero mentre tu puntavi sul rosso: più che normale una simile sequenza. E le probabilità, che al colpo successivo da 25600 euro esca il rosso… sono sempre le stesse. Che capitale dovresti avere a disposizione per sperare di vincere qualche briciola?

    E’ lo stesso meccanismo, perverso, delle giocate al lotto sui numeri non estratti: non aumenta la probabilità che escano per il semplice motivo che non escono da 100 estrazioni; ad ogni estrazione si riparte con tutti i 90 numeri e quindi… le probabilità sono sempre le stesse.
    Dammi retta, lascia perdere le martingale e il gioco d’azzardo: robaccia per disgraziati 😉

    Blackjack.

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  18. Ah, dimenticavo anche un altro ‘piccolo’ dettaglio: in qualunque Casinò esiste un limite massimo alle puntate nelle salette pubbliche e, arrivata a 25.600, probabilmente ti sentirai rispondere dal Croupier che hai superato il limite ammesso per la singola puntata e deve chiedere al Direttore di Banco che, a sua sola discrezione, può decidere o meno di accettare la tua giocata.

    Blackjack.

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  19. Blacjack

    NON SI SPENGA! E’ un RISCHIO che non possiamo permetterci… Chi scrive non dimentica [o almeno: la memoria è tra le poche risorse rimaste alla Daino] – e quando zompettavo – incosciente – i primi passi nella “Repubblica delle Lettere” fu proprio lei – parte della parte delle persone GRANDI – a non lapidarmi per “puro pregiudizio”. E i suoi commenti sono onesti, diretti, veri. Ogni sua parola, ogni suo piede. Posto. La sincerità nel litigio è la stessa nell’elogio – ma io [si sa] non conosce le mezze misure!

    E il piatto è ricco!
    Un abbraccio

    Chiara

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  20. Chiara, ricordo l’episodio e anche il post e anche la mia mancanza di mezze misure, almeno per gli argomenti che ritengo importanti. Per il resto un sacco di difetti, ma li ho classificati, con pazienza, e li coccolo tutte le mattine. Sono preziosi 😉

    Blackjack.

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  21. Cletus, non voglio fare il presuntuoso, ma se vuoi sapere qualunque cosa sul Black Jack… chiedi a me 😉
    Ho letto la sceneggiatura di quel film e mi pare… molto stiracchiata.

    Blackjack.

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