MONASTERO DI CAMALDOLI, Il corpo sottratto

I relatori

Antonio Attisani

è critico teatrale, docente e responsabile scientifico del master interdipartimentale in “Linguaggi non verbali e della performance” presso il Dipartimento di Filosofia di Ca’ Foscari di Venezia

Giorgio Bonaccorso

specializzato in teologia liturgica, si occupa dei riti religiosi e cristiani con particolare attenzione all’aspetto antropologico. Docente dell’Istituto di Liturgia Pastorale di S. Giustina di Padova. Ha pubblicato diversi libri

Edoardo Boncinelli

è un degli scienziati italiani di maggiore importanza. Le sue ricerche in biologia molecolare lo hanno portato a dirigere prestigiosi laboratori. E’ noto al grande pubblico per essere uno dei più importanti divulgatori scientifici del nostro paese

Claudio Cortoni

monaco camaldolese

Milo De Angelis

è tra i più importanti poeti contemporanei italiani. Numerose le sue pubblicazioni con le maggiori case editrici. Ha tradotto Pindaro, Lucrezio e pubblicato l’opera narrativa “La corsa dei martelli”

Andrea Grillo

insegna Introduzione alla Teologia Litrugica alla Facoltà Teologica S. Anselmo di Roma e all’Istituto di Liturgia Pastorale di Padova. Tra le varie sue pubblicazioni: “Tempo e Preghiera”

Gian Ruggero Manzoni

è poeta, scrittore, teorico d’arte e pittore. Ha pubblicato numerosi libri con Feltrinelli, Il Saggiatore e Scheiwiller. Insieme a V. Magrelli nel 1984 ha curato la sezione poesia della Biennale di Venezia. Ha fondato diverse riviste di letterature e arti figurative

Alberto Mesirca

chitarrista dal vasto repertorio classico. E’ passato attraverso varie esperienze musicali incidendo ed esibendosi in Italia e all’estero

Andrea Ponso

è una delle voci emergenti della nuova generazione di poeti, è anche redattore della rivista Trikster del Master di Studi Interculturali dell’Università di Padova. “La Casa”, curato da Maurizio Cucchi, è il suo primo libro di poesie

Salvatore Scafiti

pittore ed incisore, espone dal 1990 in Italia e all’estero. Ha pubblicato diversi scritti e al monastero saranno presenti alcune opere pittoriche

Informazioni

1. Le quote di partecipazione sono calcolate su due giorni completi, dato che gli arrivi sono previsti nel pomeriggio di venerdì 23, e le partenze dopo il pranzo di domenica 25 maggio 2008.

2. Quote di partecipazione:

La proposta del Seminario prevede la partecipazione a tutti i due giorni, per cui non è possibile accettare detrazioni per giorni di assenza o pasti non consumati

Caparra (non rimborsabile; da detrarre al moneto del saldo):

– adulti: euro 30,00

– giovani fino a 28 anni: euro 10,00

da versare entro 15 gg. dalla prenotazione

Contributo per i due giorni

(tutte le camere hanno il servizio interno):

– euro 130,00 camera singola o a più letti

– euro 90,00 per giovani fino a 28 anni

3 Prenotazioni e informazioni:

FORESTERIA MONASTERO

52010 CAMALDOLI (AR)

Tel. 0575 556013 – Fax 0575 556001

e-mail: foresteria@camaldoli.it

sito web: http://www.camaldoli.it

Sito web del corso:

http://www.camaldoli.it/web_it/pcs/pcs_tema.htm#letteratura

MONASTERO DI CAMALDOLI

MONASTERO DI CAMALDOLI

Il corpo sottratto

le istanze del sabato

dal 23 al 25 Maggio 2008

Essenza del percorso nel deserto. Un uomo che, condottiero del suo organismo, percorre questa vita con un resto (di più non è pensabile) della coscienza di ciò che accade, conserva per tutta la vita il fiuto di Canaan; e che debba vedere il paese soltanto prima della morte, è inverosimile. Quest’ultima previsione può avere soltanto il significato di far capire qual momento imperfetto sia la vita umana, imperfetto perché questa specie di vita potrebbe durare all’infinito e tuttavia non sarebbe altro che un istante. Mosè non arrivò a Canaan, non perché la sua vita fosse troppo breve, ma perché era una vita umana.

F. Kafka, Confessioni e diari, Mondadori 1998; 598-599

Vivere dalla prospettiva dell’apostolo il tempo che intercorre tra la sepoltura del corpo di Cristo e la sua sottrazione dal sepolcro, equivale a calarsi in quel vuoto che, nell’assenza di liturgia del giorno di sabato, trova il suo correlativo. Per chi si disponga ad attraversare il sabato, aprirsi un sentiero nel deserto e trovare l’azione capace di colmare il vuoto, smettono di essere similitudini.

Ma se è vero quanto scrive Simon Weil, che tutti i peccati sono tentativi di colmare dei vuoti, il primo dubbio che impone il sabato non è in che modo agire, ma se sia opportuno farlo: in un tempo in cui niente più aderisce alla vita, il rischio infatti è che ogni nostra singola azione, anziché ridurre, aumenti lo scollamento.

Chi varca la porta del sabato può verdersi inibita l’azione per la paura del precipizio; oppure per vivere nella sua interezza, nelle potenzialità di progresso e di errore. Dove manca la certezza del dopo, sono le cicatrici, finché il sabato non le cancelli, a dirci da dove veniamo, dove sia la soglia del dolore e quanto sia instabile. Quando iniziamo a perdere memoria di noi, è il corpo di Cristo, lacerato, deposto e sottratto che subentra a loro nel marcare i confini tra tangibilità e assenza, tra passato prossimo e presente remoto, ponendosi a sua volta, di volta in volta, quale limite.

Se il dolore disumanizza e attenta alla dignità della persona, la conoscenza del dolore attraversa l’esperienza, attraverso quindi il riconoscimento e la conoscenza dei nostri limiti, fornisce, se non un rimedio, almeno lo strumento per meglio governarsi nel confronto col dolore a venire. Il dubbio del sabato diviene così disponibilità a ripensarsi e a riposizionarsi ogniqualvolta mutino le condizioni, a interpretare il tempo presente rimettendosi ostinatamente in discussione, ad accettare che l’azione valida qui e ora, presto non lo sarà più, che la messa in atto del vuoto consuma nel suo farsi e non diventa mai canone.

Il fatto che la domenica (non ancora o forse mai) di resurrezione, cominici con la sottrazione del corpo, ossia sotto il segno dell’assenza, indica che il tempo del sabato non finisce. In questa ottica, quella di chi è in un tunnel e non vede la luce, attraversare il sabato prende il significato di appropriarsi della vergogna, della sconfitta e dello smarrimento per dimenticarsene come fa l’attore col testo; colmarlo quello di ritualizzare il vuoto e il silenzio. E’ Edond Jabès, attraverso la voce di una delle sue creature, a raccogliere in un verso il dubbio del sabato. Ti cerco dove non ti trovo dice Yukel a Sarah, ma mentre le confida queste parole, Sarah è prossima, ma non presente, perché Yukel la sta ancora cercando. Sarah si sottrae nello stesso istante in cui si offre, e lo fa perché Yukel la cerca e continui a cercarla. Temono entrambi che, colmata la distanza fra loro, ad attenderli in realtà sia la fine del dialogo.

(Sebastiano Gatto)
Programma

Venerdì 23 maggio

ore 19.30 Cena

ore 21.15 Presentazione

Claudio Cortoni – monaco di Camaldoli

Intervento musicale

Alberto Mesirca – chitarrista

Sabato 24 maggio

ore 8.30 Colazione

ore 9.30 Interventi di:

Antonio Attisani – teorico del teatro

Milo De Angelis – poeta

ore 13.00 Pranzo

ore 15.30 Interventi di:

Giorgio Bonaccorso – teologo

Edoardo Boncinelli – scienziato

ore 19.30 Cena

ore 21.15 Gian Ruggero Manzoni

presenta le opere di Salvatore Scafiti

Domenica 25 maggio

ore 8.30 Colazione

ore 9.30 Incontro conclusivo con:

Andrea Grillo – teologo

Andrea Ponso – poeta

ore 13.00 Pranzo

Sabato ore 7,30 lodi ore 18,45 Vespri

Domenica ore 7,30 lodi ore 11,30 Eucaristia

6 pensieri su “MONASTERO DI CAMALDOLI, Il corpo sottratto

  1. ringrazio fabrizio per la pubblicazione di questo post, sperando di poter vedere numerose persone. Per chi non sia mai stato a Camaldoli devo dire che tutto concorre per il meglio: il clima culturale aperto e nello stesso tempo rigoroso, il luogo fisico splendido, tra le foreste del casentino, un luogo che anche dal punto di vista culturale richiama alla mente il suo passato grandioso e ancora in cammino (basti pensare che proprio in questo monastero si riuniva l’accademia platonica presieduta da Lorenzo il Magnifico con nomi come ficino e molti altri. La tradizione multiculturale è una delle caratteristiche più forti dei camaldolesi… noi del comitato scientifico, nel nostro piccolo, cerchiamo di proseguire un discorso che va avanti da secoli, che pesa come un macigno ma che nello stesso tempo è uno stimolo al rischio dell’altro, della prova, del mettersi in gioco. Il convegno, al di là del suo valore culturale, diventa sempre in questo luogo un confronto vero con le persone e con i relatori, e spesso le discussioni proseguono fianco a fianco, tra relatori e pubblico, magari bevendo insieme il caffè o mangiando allo stesso tavolo. Quest’anno il tema prescelto incrocerà varie tematiche: da quella dei limiti del corpo (in un confronto attualissimo tra scienza e teologia e letteratura) fino a quelli del rapporto con le ritualità, siano esse sacre o profane, attraverso, ancora una volta la letteratura, il teatro, ecc. Spero vivamente nella partecipazione di molti di voi, sicuro che rimarrà il tutto come un qualcosa di cui difficilmente ci si può dimenticare…

    andrea ponso

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  2. grazie, Andrea.
    in Lpels abbiamo un’idea simile, come si legge nel colonnino di destra.
    una via difficile, ma l’unica percorribile, forse, nella nostra epoca.

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  3. Mi piacerebbe davvero esserci. Anche quest’anno, ahimè, non riesco ad essere presente. Sono un po’ preso dall’antologia e da mille altre cose.
    Mi devo imporre di non prendere impegni quando c’è il Convegno ma poi va a finire che mi dimentico.

    In bocca al lupo Andrea e a Gian Ruggero e a tutti i presenti che conosco. Sapete che idealmente vi sono vicino.

    Un caro saluto

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  4. Chi varca la porta del sabato può vedersi inibita l’azione per la paura del precipizio; oppure per vivere nella sua interezza, nelle potenzialità di progresso e di errore. Dove manca la certezza del dopo, sono le cicatrici, finché il sabato non le cancelli, a dirci da dove veniamo, dove sia la soglia del dolore e quanto sia instabile.

    grazie di questo, sebbene io creda che le nostre cicatrici, come le piaghe del risorto, non saranno mai cancellate, e se, come speriamo, saranno trasfigurate, continueranno a parlare di noi.

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  5. Grazie Elena,

    credo anch’io che le cicatrici e le piaghe non verranno cancellate: perchè non devono essere cancellate. Per chi crede, il Cristo risorto appare con tutti i segni della crocifissione e non è un caso. La redenzione, come ricordava anche Benjamin, deve redimere tutto, che non significa cancellare ma salvare: si salva il corpo e tutta la creaturalità. Certo è che la riflessione (non solo teologica e liturgica) deve per forza di cose passare attraverso il precipizio e il silenzio del sabato, anche a costo di rimanerne imprigionata per sempre… anche Cristo lo ha fatto, è il salto più difficile, più alto e nello stesso tempo più comune, perchè riguarda tutti. Non c’è niente di più semplice della morte: ed è proprio questa semplicità senza scampo che ci fa paura e ci salva…

    andrea ponso

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