Giuseppe Condorelli, “Criterio del tempo”

La casa respira
nell’acqua della parola
– l’inchiostro sulle mani
piuttosto qualsiasi cosa
una radura migrata di acque
ferro, preghiera, pane
o una natura morta.
È un assedio che non si compie
il foglio bianco rovesciato.

*

Adesso ho dimenticato

Ho dimenticato il mio nome
in braccio alle correnti,
da qualche parte delle onde.
Il grido dei delfini
impigliato nella danza verde
delle alghe è cadenza
leggera di sonno:
i relitti alla deriva
sono questa mia casa
respirata dal cielo.

*

Ripostiglio

In questo quartiere d’inverno
dormono, avvolti da vecchi
giornali, segreti da custodire.
Mi pare allora di sentire
i loro sorrisi sommessi con
una meraviglia bambina.
La stessa che mi prende
quando bruciano il fuoco
delle mie veglie.

*

Lungo questo fruscio precipitato
si screpola il buio in volute di sonno.
La mia carne si posa nella stanza
col passo della notte.
Rivelami dunque
il margine inchiodato,
la parola, le mappe inospitali
dei corpi distanti.
Offrimi almeno
una distratta redenzione.

*

Lo scirocco sporca la stagione
in una sorpresa di umido
irradiante.
Ci si guarda così da vetri ciechi,
invano si cercano corrispondenze
nei diagrammi e nelle curve
del giorno. Si muore così
poco a poco,
come in un gioco stanco.

*

Non è per la tenebra
per il lume cieco
che ci regala il tramonto.
È il ramo aguzzo dell’inverno
aperto sull’eternità
è quel misto di rabbia
e di triste presagio
che accompagna le vostre parole
sono le variazioni impreviste
la pioggia repentina.
È l’isola impossibile
per cui è negato l’imbarco:
non abiteremo mai il tempo.

*

Sentire la sera desolata.
C’è solo una fragranza di
nebbie dietro la porta
e l’odore inflessibile del
vuoto. Tracimano
le costellazioni, alle finestre.

*

Respiro la luce del tuo vento
il crepuscolo ha il suono
dei treni, binari di calore
le nostre mani: allora i corpi
aprivano finestre.
Echi ancora di conchiglia
e neve nelle stanze, tracce
sui muri e un pesce verde
sopra il tuo sorriso rauco.

*

Prefazione
di Antonio Di Mauro

Chi conosce da tempo Giuseppe Condorelli, il suo lavoro critico, la sua attività di intellettuale “impegnato” nella realizzazione concreta dei progetti, non può non meravigliarsi felicemente leggendo i versi raccolti in questo Criterio del tempo, ora rivelatosi altro aspetto della verve espressivo-comunicativa di Condorelli. Certamente più creativa, più vicina all’istinto dell’origine. Che cosa lo ha spinto a scrivere versi? Niente di speciale. Sicuramente, credo con modestia, un bisogno di completezza e di compiutezza significante/significativa. In una parola: una radicalità di forte sentire che poi preme per essere liberato in materia di segni e suoni.
È come se lo studioso, il lettore onnivoro di versi e scritture varie altrui avesse ritrovato una sua voce sepolta, all’interno di un luogo “altrove”, un “quartiere d’inverno” dove “dormono avvolti da vecchi giornali/segreti da custodire./Mi pare allora di ascoltare/i loro sorrisi sommessi, una meraviglia bambina,/la stessa che mi prende/ quando bruciano il fuoco delle mie veglie”. Il tempo, grande complice e parimenti aguzzino raffinato, ha preparato “l’esca/minuziosamente”, annullando ogni “criterio:/la misura delle foglie/sfuma/nella punteggiatura del volo”.
Anche la prospettiva dello sguardo e la percezione sono rovesciate in una dimensione, concreta sì come la “casa” (“A volte mi aggiro per casa/ospite a me stesso”), ma continuamente spostata verso l’allusione, “La casa guardava il paese/con la voce di mia madre”, e ancora “La casa respira/nell’acqua della parola”.
In questa dimensione anche la percezione divenuta rarefatta, si diceva sopra, coglie l’essenza vera dei corpi, “l’essenziale della materia/nascita e corruzione/ in quello spiraglio di molecole”. È come se ogni esperienza, ogni evento, ogni palpito di vita volesse “imprimersi nei corpi/con parole leggere”; proprio così altra dominante la “leggerezza” che sfoltisce i sentimenti e i pensieri, ne fa essenziale trama che ristabilisce e sostiene l’equilibrio dell’io, altrimenti disorientato dalle speculari prospettive dell’essere/non-essere: “… il tuo profilo/attraversa le stanze/e si fa vento alle finestre”.
Se l’immaginazione ha trovato pace nell’“esatta distribuzione del paesaggio”, non da meno il pensiero ha concentrato la sua forza penetrante nutrendo la voce poetante.
Dunque un lavoro che per essere il risultato che connota un’“opera prima” non può non rivelarsi intensamente “compiuto”, lasciando ovviamente aperti gli spiragli del futuro, maturo compimento, ma anche, in un andamento di linguaggio essenziale, fluido, sapientemente depurato da scorie di retorica o del troppo vissuto, l’emozione di versi come questi: “Sentire la sera desolata,/c’è solo una fragranza di/nebbie dietro la porta/e l’odore inflessibile del/vuoto. Tracimano/le costellazioni, alle finestre.”.
Tornando, infine, a quella “voce” ritrovata la notiamo prodigarsi in tutte le inflessioni possibili, in tutti i movimenti concessi dall’andamento della memoria, insidiata dall’alternarsi di luce e tenebre, pur di coniugare tutte le forme dell’essere: “Questo fummo nel ritroso/che solo è concesso alla parola:/una tenebra felice di rondini/ai vetri di stagioni distanti”.

*

Giuseppe Condorelli vive a Misterbianco, in provincia di Catania, e insegna lettere nelle scuole secondarie superiori. Si occupa di critica letteraria, teatrale e d’arte su “Il giornale di Sicilia”, settimanali e riviste specializzate.
Dal 2002 cura due rassegne di incontri con l’autore, “Interminati spazi” e “L’Isola delle Scritture”, quest’ultima insieme a Paolo Lisi. Nel 2001 è stato chiamato a collaborare al progetto internazionale “Castelmola città degli artisti” per la sezione Poesia e ha curato nel 2004 per “TaorminaArte” alcuni incontri con scrittori e poeti. Nello stesso anno un suo monologo, Incerti ragguagli sul tempo, è stato portato sulla scena da Mario Cei. Nel 2007 ha curato e organizzato, insieme a Paolo Lisi, il “Festival IsolaPoesia”. E’ di prossima uscita una antologia critica di poeti italiani curata insieme a Marco Marangoni.

3 pensieri su “Giuseppe Condorelli, “Criterio del tempo”

  1. il primo testo è davvero notevole – mi riconosco parecchio anche in “lo scirocco sporca la stagione…” – non conoscevo questo autore, è una poetare cui mi sento vicino – grazie , giorgio

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  2. Grazie a voi, Enrico e Jolanda.

    Concordo con quanto dici sul primo testo, Enrico, e sento anch’io in questa raccolta un’aria e immagini che sento vicine.

    Questo “Criterio del tempo” è la raccolta di esordio di Giuseppe Condorelli, che arriva dopo un’intensa attività nel giornalismo e nella promozione culturale, e a cui indirizzo di cuore il mio in bocca al lupo.

    "Mi piace"

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