Oralità, scrittura, storia – La poesia di Lello VOCE


(Silvio Merlino, Vulcano che dorme, 1985)

Io sono soprattutto un poeta. Tale mi considero, anche se mi è capitato e mi capita di scrivere romanzi, o di collaborare a quotidiani. Questo probabilmente deriva dalla ’fisicità’ della poesia, dal fatto che metto in gioco il mio corpo e la mia voce. Da anni ormai pratico uno strano tipo di poesia ad alta voce che forse si potrebbe definire Spoken Words, o Hip Hop Poetry, o Performance Poetry. Quello che è certo è che non si tratta di ’poesia lineare’, scritta, nè di ’poesia sonora’, almeno non nell’accezione che si dà a questa definizione quando si pensa ai prodotti delle Avanguardie e delle Neo-Avanguardie. E’ un ibrido strano, che si fa sul palco, davanti alla gente, per la comunità. E’ fatta di respiri e sudore, di fiato e di quei pochi pensieri che riesco a mettere insieme, mentre vengo, come voi, centrifugato in quest’enorme frullatore che chiamiamo società postmoderna globalizzata.
Lello Voce

(Da Lello Voce, I segni i suoni le cose, Manni editore, 1995)

[Ascolta il file .mp3 della regsitrazione del vivo della performance tenuta a Ginevra, nel 1994, nel corso di una serata per celebrare William Burroughs, nell’ambito del Festival de la Batie, diretto da Vincent Barras.]

Romance: i due passanti

sull’epa sull’epa dove posa il kore sulla sventraglia la parpaglia hic
i due passanti:quello distinto con il vestito grigio e quello distinto
con il vestito grigio
abbandonati a questa sterpaglia di sensazioni
alla mitraglia che raglia l’impiglia senz’alma né epa senz’occhi più

questo sconcio madrigale tuttoistintivo tassativo anzi en rims ki
seinkaval
com li jets del Destin second li numbrs da rot astral ki immen
dus animal

:ma se si tratta di (se si tratta di esserci ma per esserci di tratto
in tratto per il teatro facciamo il teatro il singhiotriste il ringhio
poi spengo, m’assento mi niento come una stella che brucia m’estrello,
brulendo, j’ m’étoile, mi fingo spaurisco, j’ me deluge jusqu’au bout
au bout auboutdelanuit, mimmergo e ci nuoto nel senso costellazione a
costellazione buscando l’aguo nel cosmopagliaio filofilo stellastella
costellazione a costellazione buscando la piaggia la pioggia di cose
che arriva dai nomi splosi dagli occhi negli occhi e quando guardi

questo sconcio madrigale tuttoistintivo tassativo anzi en rims ki
seinkaval
com li jets del Destin second li numbrs da rot astral ki immen
dus animal

quando sguardi questo groppo che i’sono di sensi e sentimenti e sangui
di capelli e gesti e silenzi d’ossa e parole d’occhinomi e verbilingue
fegamorfemi e congiukuori (di polmosintassi in polmosintassi jusqu’au
bout au bout auboutdelanuit de la matière verbale all’anavverbio al
cazzattributo fino al paladigma dove skiokka in eko-o il sensosuono la
polta iglia la mmerdaglia nomertà l’orologeria falsa che grakkia l’io

pero totz fis mas juntas a li.m rendi, qu’en lieis amar agr’onda. l
reis de Dobra o selh cui es l’Estel’ e Luna-Pampa
que.l sieu bel cors baisan, rizen descobra e que. l remir
contra.l lum de la lampa

i due passanti: quello con un certo portamento elegante e l’altro con
un certo portamento elegante
la loro putrefania la bilescenza effusa
del carcilemma che gli sboccia le labbra in righe l’orecchionema il
clik del senso virato in memoria quando mi stringi le mani e gli occhi

les scories de noir oxhydriques chlorhydriques noirmère noirpère
noirfou
noirsuie noirpluie noirsoit noirsouffle noirneige noirsuitefuite
noirnu
l

:le nuvole che ormai non vaporizzano sentimenti né li condensano
in pioggie di gesti in epagramma di vita ces orages de rien cela
làlà cette operàtraviatà cette romance cela la kriudeltà la krudeltà
l’udeltà notre dernière beltà la speranza del dolore o la pietà o più
semplicemente incominciare di qua dal senso della à (da questo mio
essere à e non à un pò qui un pò là zero aumentato dal silenzio dal
genio imperituro della catastrofe e della nudità o parlarci di poesia
o rifarci in poesia che guarda caso Š strage sopraffazione
noiraction

les scories de noir oxhydriques chlorhydriques noirmère noirpère
noirfou
noirsuie noirpluie noirsoit noirsouffle noirneige noirsuitefuite
noirnul

mi dici come essere i e o (divisi e senza consonanti spersi nel
nomantroventre sconfitti e umiliati dall’onomatotrauma dal tratto che
separa il senso dalla verità è come essere in tutti tattilmente tutti
e scabri e molti e si muore amore si muore mi dici di dolore d’ore e
d’odore di rossore ke kolora il volto di pudore si muore d’amore si muore
d’ardore per errore per onore si muore midici comunque senzamòre

di l’arsu cori l’Iliadi d’Omeru cu grand’arti fu scritta ntra na nuci
acutamenti
ed iu dimustru in chisti brevi carti la longa storia di li miei
tormenti

col bramire dei cervi nella piova i due passanti: uno che rideva con
uno che rideva uno però più taciturno e l’altro però più taciturno
uno
però più attonito e fulminato e l’altro però più fulminato e attonito
circondato osservato circoscritto dall’essere unoindue una sola dimetà

dimmi che cosa ho perduto dimmi in che cosa mi sono perduto e perchè
così tanto quasi tutto
dimmi quale lingua ho perduto e lasciato collassarsi dimmi
: e poi non
fa niente o quasi tutto

:è tutto lì: un tramandare meccanicamente grumi senza significato nomi
pezzi di suoni e sangui e pelli e cartaglòbuli di cellulosa secca e
stecchi con tòsco tu creves tua lingua furca bifurca frecciefrotte che
frullano in un frinire freddo di forme di forzeferme di fili fluorenti
di fuochi mi dici di falsisessi di falsefinifalsinìzi falsitutti tutti
affollati sulla punta dell’ago stretti e cosmicolontani rinchiusi al
centro della mia rètina che si spingono si fingono si feriscono così
senza sosta o un sorso di pietà senza voglia o un morso di verità ma

dimmi che cosa ho perduto dimmi in che cosa mi sono perduto e perchè
così tanto quasi tutto
dimmi quale lingua ho perduto e lasciato collassarsi dimmi
: e poi non
fa niente o quasi tutto

non nienta nulla o quasi e ognuno unoperuno casapercasa presi all’alba
come pillole dolori terrori da spegner kuori le siècle ki mori e tutti
sti kolori ma dimmi i drammi stellati dimmi la poesia non erano nella
memoria compressa del ritmo che ci gremisce il petto nel soffiorombo
cupo che gonfia palpebre e gesti e polmoni nelle lingue che a branchi
s’attorcigliano al corpo alla gola come serpi come spietati testimoni?

un poème pour la gorge ke tanto nessuno senaccorge un pour la douleur
un pleinpeinepoème
un poème pour la voix un pour moi per la crudeltà un pour le bien dire
toujours le mythèmêmepiepoème

ma restano lì dispersi in rovi di fonemisterpi i due passanti: quello
con le sue idee sulla situazione e quello con le sue idee sulla
situazione
si fermano lì catturati al laccio di discorsicordi di cuori
d’amori di dolori l’ali ingrommate stronche dai geli sui rami dei meli

mais tiens! rappelle-toi que les princes n’ont point d’yeux pour voir
ces grand’s merveilles
leurs mains ne servent plus qu’à nous persecuter
qu’à couper auxpoètes
toutes leurs oreilles

: “cambia voce” disse allora una sagoma del chiarofosco disse “cambia
disco! le idee le abbiamo consumate mate tutte!”
eliminate pensionate
le ‘bbiamo fantasmate inutilizzate e seppelite le ‘dee l’iamo nullate
frullate late l’habbiamo sufflate lallate desesperate noi l’abbiamo
amo desmentagate smagate un po’ rinunciate po’ provate solforate ce le
siamo inglottite masticate imbolate tutte parolate late tutte cosate
tutte le idee stoccate mangiate divorate beccate nce simm’ scurdate le
g’avemo sfantade ogni dì magnanda bevenda dormienda e po’ più e po’giù

mais tiens! rappelle-toi que les princes n’ont point d’yeux pour voir
ces grand’s merveilles
leurs mains ne servent plus qu’à nous persecuter
qu’à couper auxpoètes
toutes leurs oreilles

ma io intendo la speranza nel suo senso autentico dici a me pare che
la razza umana sia una specie di animale
dici (e a me invece il
peggiormale e nulla è rivelato se non la conchiglia arida di riflessi
vocali e il sommo vestibolo di acido carbonico originale (ch’io mi
sento quanto meno quanto più in perfetto disordine
(ch’io m’inniento a
volte a volte che m’innullo rabbia dopo rabbia m’innego m’intrastullo

m’immedio m’attedio ionoitutti ogni me ogni fibra tutto l’intreccio
‘l bestiario tutt”ntero
ke klama ke stromba la pluridissonante disdetta lo scacco la sconfitta
la fitta ke preme e ‘l nero

ma i due passanti (allora): uno improvvisamente con gli attrezzi e
l’altro improvvisamente nudo
improvvisegualmente muti e due e cupi
parola per parola con le dita fino in fondo alla gola ma sia ben
chiaro,: noi tutti e voi siamo qui meno che citazioni che proverbi

ma sia ben chiaro vorrei sopprimere vorrei recidere vorrei intuirmi a
strami a stormi a sciami

vorrei sterminare arrivare al kuore bruciare accecare vorrei per me la
ragione artigianale delle mani

: ma poi ecco dal nulla al nulla liquido tragitto bassorilievo d’acqua
falsa è l’inevitabile
ma poi ecco più nisciuno in questa scura foppa
sa più bene se la pietra permansiva e immemore in immemore equilibrio
starà sopra la pietra
ma poi ecco sento k’affonda il bekko lo stekko
lo gira truce il mekko l’altro me atro e granuloso vetrato spietato lo
torce con brage lo ‘ffligge l’infigge mi stringe e strizza ‘l kore ahi
ke me koce mi tarpa la voce le mek celà il m’étrangle le souffle cela
il (lui) m’écorche la parolangue (lui) me déchire les yeux les remords

vorrei sopprimere vorrei recidere vorrei intuirmi a
strami a stormi a sciami
vorrei sterminare arrivare al kuore bruciare accecare vorrei per me la
ragione artigianale delle mani

e kancellare dalla vita tutti i bbbrani tutti quelli in cui chiedo mi
ami? j’m’suis rèvolté contre l’âme mon âme j’ ‘ntend contre le coeur
chasser denouveau l’amour jusqu’aubout aubout aubout de la nuit kontre
le poétereau qu’j’ suis kontre la poésie et les poétereaux -mais si!
pourquoi pas non strapparlo definitivamente il velo alla beltà perchè
non stipulare un patto con la krudeltà perché non abdikare alla viltà?

Loco stay la Avaritia cum omne Iniquitate et Inpetu de male Ira Dolu
Accidia e Negectança Discordia e ficta Caritate
Loco ç’è la Iniustitia e lu Vitiu Carnale le inique Dessideria maligna
Cogitança Ebriança et Ingluvia et prava Crudelitate

e pareva uno smeriglio a grani il vento un mare sembrava la saliva
di onde aspre e dure di respiri: i 2 passanti: uno che tortura e l’altro
senza speranza una imprecisabile bestia una imprecisabile preda

(ma pareva un brivido lo sguardo di vibrisse di gatto un miagolare d’occhi

kisti di kiantu ed atru sangu aspersi kisti mesti e scunzirtati versi
ke fer como sulfu multu ardente
con tal grampe te adgrappo ke faray morte atroce c’.amme incressce tua
voce ke infiecça de lotam pucçulente

: nel buio un letamaio si spalanca la tarça in bracçu ruppeli fessela
in tri terçeri e feceli un tal iocu ke facta como foku de ferute grita

si squarcia la mente palpita il ventre mentre la mano si serra sul
sangue mentre la gula si dilania nell’urlo fininfondo al finimondo di
lingue e dita d’unghie di palmi e rètine ciglia nervi di pelle ed ossa
d’anima rossa ke striscia di dolore frammenti d’odore e skegge infitte
(oué j’le sais c’est la guerre j’le sais c’est l’incroyable cri qui a-
néantit les étoiles c’est le déluge après le déluge (c’est delamerde!

kisti di kiantu ed atru sangu aspersi kisti mesti e scunzirtati versi
ke fer como sulfu multu ardente
con tal grampe te adgrappo ke faray morte atroce c’.amme incressce tua
voce ke infiecça de lotam pucçulente

(oué j’le sais c’est de la merde postdélugienne mais j’n’comprend pas
cet acharnement sur l’âme, sur les yeux sur les cheveux pourquoi ces
décharges électriques aux oreilles ces scalpements ces milliards de
morceaux des morsures qui mordent pourquoi kest’ùtemadernière ‘nfamità
‘sta bagarià kesta ‘nimalità (fin”nta”ll’uokkie l’i’akkiappà (fin’
nta”lluokkie t’adda arrivà pe te skiattà pe t’accecà pe te sm.rdà ià

kièlà kièlà! kièlàkièlà! là dove tenerezza si stempera in crudeltà là
ai limiti tra bellezza e realtà
ciapa la musa ciapala musà col muso sul sangue sulla viltà là la musa
(musa musà) ke muoia di pietà

et le silence après ce bruissement ce froufrouter qui ba balafre qui
égratigne le regard cet effroi après la mancanza definitiva di perché
cette étonnante indignité: i due passanti: quello alto uguale e quello
alto uguale
di nuovo ad annegare di nuovo lo stessomare lo stessomale

forza per forma era il cuneo e l’anima futura era l’anima dell’anima
senza divisione
senza ragione
midollo del dire che senza parole intensifica la dimensione algebrica
del lacero
la sua direzione

: passopasso gestogesto (po’ per volta pòpervolta perfavore) si muove
pensieropensiero si kommuove si guarda ipocritaipocrita si perdona
si condona la pena pennapenna si riscrive la storia i baffi alla memoria
(po’ per volta pòpervolta perfavore) si muore e si rinasce quello alto
quello uguale si ama si odia si illude si conclude si esclude eglilui
passopasso parolaparola si ‘mprigiona si ‘ncompromette e non la smette
si fachira s’ispira e a me rimane solo la mia sciamanomachia e parole
di brandellopoesie inutili versoverso a scoprire il senso nell’inverso

forza per forma era il cuneo e l’anima futura era l’anima dell’anima
senza divisione
senza ragione
midollo del dire che senza parole intensifica la dimensione algebrica
del lacero

la sua direzione (ouais j’le saisouais ma come tirare poi le conclusioni o piuttosto
come (et c’est le même ça va sans dire ( come dico descrivere le
azioni o giungere fino a decisioni acerbe tenaci come mele
intricate come tele a vaste vele veloci vellutate come la sete come dico dire la
voce e le parole insieme come agire come cogliere dico le pommeparole
le pommedire la pommelangue ? et comme c’est de matière que j’parle

mais si! donnez moi la pantomême infide la scoriemagnétiquesthétique
les choeurs épiquedermiques
il faut donc tautomatiser l’essentiel du chaos par des fonctions
aurraurales
par des mots ultrasoniques

buio d’inferno e di notte privata d’ogne pianeto par plusieurs pleurs
e così aspro pelo
i due passanti: uno affettuoso signorile e l’altro
affettuoso signorile
e certo dici non è questione di contenuto ma di
forma ma questa forma è forma di dolore è orma e segno e materia rìa

morz qui venis de mors de pomme primes en femme puis en homme morz
qui m’as mis muer en mue

morz c’est l’épreuve c’est la demeure la souffrance la douleur la
puissance qui néantit et met à nu

:non c’è più niente oltre questa mente che finge più il dolore più
le ore le parole rien du tout de l’héritage électromimique et moi
j’suis mon nom (le palindrome le momemomie de moi-même) et ma vie
elle est absolument linguistiquesonique et pique chaque bougement de
l’âme avec un siffle aigu qui vient du marais fond hépatiquepathétique
du sens du mot épidémique non c’è più l’absolu qui acquitte non c’è
più la sintassi certa che secura ke mura che nienta la paura pas più le
cri il singhiozzo chioccio la rima irta che intrica il reale e lo dice

morz qui venis de mors de pomme primes en femme puis en homme morz
qui m’as mis muer en mue

morz c’est l’épreuve c’est la demeure la souffrance la douleur la
puissance qui néantit et met à nu

languemaladrerie languemalfaisance languemaldonne languemaladresse
languemaladive languemorbide languemalaxeur languemallelanguemalprope
languemammifère languesecondemain languemamelue languemalsonnante
languemalmignate languemalleable languemalvenue languemaltraitée
languemalaisée languemalenpoint languemalentendue languemâle langue
malfemme languemaléfice languemalabar languemalvoisie quinousfaitgris

ki es por favor ki t’enjoi ? ki es ki t’ennoi ? ki pronuncia l’oc
l’oil il sì in ogni sguardo
ki s’innerva nel verbo nel nerbo duro del respiro ki condensa in ritmi
silenziosi le sorde figure del ritardo?

ma nonostante ma per dispitto ma perché sia perfettibile ma per gioco
ma inoltre ma oltre e però vicini a un fiato a un filo i due passanti:
quello che si raccomanda e quello che si raccomanda fermi lì folgorati
ma forse fiondati frecciati fuori ma forse al centro al cuore del come

ma c’est alors qu’on peut commencer à cribler les fantomes à gagner l’
oeïldrome où coule l’être
c’est alors qu’il ne faut pas trop laisser passer la littérature qu’il
faut la jeter au dehors de la fenêtre

:credimi m’inarterio la lingua da anni e da secoli e minuti attendo il
tuo fiato sul collo credimi e da giorni da ore da mesi mescolo muscoli
e suoni e il gesto del dire alla glottide del pensiero stringo strappo
pelle alle parole e parole aux pleurs qui prononcent la pluriplaie du
pas plus credimi attimi e attimi che mi pungo l’anima con l’infinitiva
acuta sintassi del nulla istanti dopo istanti ke m’inventro il dentro
lo scempio sonoro del dolore ere infinite che corrodo di vocali pingui
e fischi quest’eternità di silenzio ke soffia nelle orecchie le lingue

ma c’est alors qu’on peut commencer à cribler les fantomes à gagner l’
oeïldrome où coule l’être
c’est alors qu’il ne faut pas trop laisser passer la littérature qu’il
faut la jeter au dehors de la fenêtre

e tra l’occhio e il lacero fondo delle trame è una miniera corre e
lavora il futuro delle forze intimissime il ragionare prodigioso il
mutamento e la fonte dei barlumi
e quest’aspro d’aceto che è atto e
segno d’esperienza che pesa il grado d’imminenza il sapore pratico
dello stile
le arterie numerate unaaduna il futuro del riflesso della
luna il respiro che scampa il gesto che c’accampa in vita e attrita

ma credimi ma forse esiste davvero una grammatica dell’essere
una declinazione della vita e allora forse si potrà restare anche qui
seduti e pacatamente irrispettosi definitivamente dissidenti agili
come gatti nella notte invisibili e vivi fermi nel punto che si muove
ed arrivare fino a quando fino a dove…

Nota

Le citazioni utilizzate in Romance sono tratte da:

Alighieri D.: Commedia (Inferno, Purgatorio)
Anonimo: Giostra della virtù e dei vizi
Anonimo: Scongiuro cassinese
Artaud A.: A la grande nuit, Le pŠse nerfs
Calzavara E.: Aqua e piera
Costa C.: Pseudobaudelaire
Daniel A.: Doutz Braitz e Critz d’Aubign‚
A.de Froidmont : Les Vers de la Mort
Del Bosco D.F.: Chisti di chiantu…
Laing R.D.: Intervista sul folle e il saggio
Migliaccio D.M.: L’Iliadi d’Omeru…
Montale E.: Verso Finistère, Sulla colonna più alta
Villa E.: Opere poetiche I
Zanzotto A.: Fosfeni, Gli sguardi i fatti e senhal
Tutte le citazioni sono state rese in corsivo.

*

Voce utlizza “il plurilinguismo all’interno di una oralità testuale che non coincide con nessuna comunità definita di parlanti né con i consueti veicoli del comunicare, quelli che ritagliano i confini tra pubblico e privato, interno ed esterno. Qui tutto si ibrida e contamina, seguendo una carica vitale materica ad espansione infinita, in un continuum che affianca al linguaggio intermediale la memoria di voci perdute, di tradizioni represse e negate dal corso di una storia che manipola e falsifica: di fronte all’attacco conclusivo sferrato contro la stessa memoria, ecco il recupero attivo, in esplosiva miscela verboacustica, di dialetto napoletano e tradizione di poesia satirica, giocosa, popolare, espressionistica o da bassoparlato, dal d’Aubigné al Burchiello, dal Fidenzio allo Jahier, passando attraverso gli artifìci marinistici di un Leporeo o la deformazione eversiva di Corrado Costa o Emilio Villa, per non ricordare che alla rinfusa le tante citazioni testuali.
Una medesima istanza emerge da questa tradizione soccombente, rimossa: quella di riconsegnare il dire al fare, di trasformare la lingua, la sua vocalità repressa, in comunicazione in atto, che si realizza nel testo e col testo. La partitura che ne deriva, irta ed efficacemente disarmonica, diviene così anche un modo per non eludere il divario che si è aggravato nel tempo tra la sublimazione della beltà e la verifica della crudeltà”.
(Niva Lorenzini)

***

(Da: Lello Voce, Farfalle da combattimento, Milano, Bompiani, 1999)

05_rap (*)

Rap di fine secolo [e millennio]
(o di G. M. Hopkins)

è meglio morire che perdere la vita
Frei Tito de Alencar Lima

fine finalmente finita fine fissato flusso di flutti feroci a finis-mondo a
finis-terra a finis-tempo fibula finta e fine fetta-fibroma frutta friabile e
frugale filo e fiore fretta fugace fine fra fini fine fra feste fine fra folti
boschi d’inganni e utopie e terrori che vagano tra il ponte e il fondo della
stiva del mondo col fumaiolo in stelle e feste e fuochi e fumi verso il cielo
e la prua a contro-mare che taglia tempo e millennio e scorcia l’orizzonte
con l’universo in bonaccia e le galassie in espansione con moto ondoso e calmo
e le luci accese nel salone e quelli sul ponte di passeggiata poi che salutavano coi
fazzoletti bianchi gli altri a terra le frotte di morti rimasti a riva e la musica era jazz
ovviamente musica da ballo a tacchi alti per correre fino alla Rivoluzione alla prua
dove c’è la bandiera e vedere solo mare davanti a sé polena-Potemkin dell’avvenire
protagonista proletario e rosso di rabbia io che di falce e martello il mondo già costello

Nelle nevi sfreccia
Scagliando all’indietro il porto
Il Deutschland, di Domenica, e il cielo già s’infeccia
Perché l’aria è infinita e senza conforto
E il mare silice schiumascaglia, nero-dorsuto al soffio regolare,
Stabile da EstNordEst, nel quadrante maledetto, il vento sorto;
Neve irta e bianca-fiammante tutt’attorta in turbinare
Vortica verso gli abissi di sole vedove dove di padri e figli non c’è traccia

due guerre due mondiali intendo e una mondializzazione che è pure peggio dico per
quelli della stiva e i primi spazzati dal ponte a colpi d’onda finanziaria dopo onda
finanziaria col mare delle valute a forza sette-otto e strani figuri italo-americani che
si aggirano nei corridoi e nel salone e in sala macchine e fino al timone al radar con
bottiglie e bottiglie di whisky di contrabbando strette sotto i pastrani inseguiti a sirene
spiegate da alcolizzati in divisa che deràpano-àpano sul cassero e sgommano a proravia
ma ce n’erano a milioni poi acquattati dietro trincee e barricate da Parigi a Stalingrado
studenti e filosofi e soldati e intellettuali e imboscati contro il Reich e la società porca
e borghese nella tundra innevata e al sole dei boulevard e a Berlino poi gruppi sparuti
ma armati e a Roma sui tetti i tiratori scelti tutti tesi a centrare raffica dopo raffica il
cadavere accosciato nel bagagliaio rosso che pulsa ad ogni pallottola come di nuova
vita poi la vite spietata che gira e stringe ogni nostro respiro col fumo nero della stiva

E poi quanto al conforto del cuore,
Il basso-capezzoluto terra-brancicato grigio
Si libra, i cieli blu-ghiandaia il fulgore
Di uno screziato e scorticato maggio!
Azzurra-palpitante e canuta-iridescente altezza; o notte ancor più alta
Con fuoco tintinnante e la Via Lattea falena dal morbido piumaggio
Qual è il cielo del desiderio a tua sembranza
Il tesoro mai visto di cui nessuno – nemmeno per sentito dire – immagina lo splendore?

e tanto per cominciare uno sparo un semplice sparo a Sarajevo poi esplosioni in serie
raffiche e sordi boati a poppavia e a Milano, Brescia, Bologna e sui treni squarciati giù
nella stiva e c’è chi giura d’averne visto uno di ferroviere volare fuori dalle finestre del
salone spinto in mare da un pulotto col cognome da terrone e c’è chi giura d’aver visto
quello stesso pulotto ucciso dal fuoco amico di sbarramento d’insabbiamento e trincee
sul Grappa sin sulla cima innevata dell’albero maestro e ad Anzio e ad Ostia a Napoli
e tanto per proseguire coi cavalli lanciati alla carica sul ponte di terza la tromba di Bava
Beccaris che squilla repressione e Tambroni dalla sala radio dirige le ondate dei celerini
che spazzano il quadrato fin sotto a Valle Giulia calpestando Alice i suoi specchi e il
walk-man e ustascia cetnici che corrono nei corridoi a caccia di scalpi indiani di scalpi
metropolitani da offrire poi in sacrificio a questo secolo così breve da stare tutto in una
poesia tanto breve da mozzare lì il millennio tanto breve da stare tutto in un solo gulag

«C’è chi mi trova spada qualcuno
Invece la flangia e la rotaia; fiamma
Zanna, o flutto» la Morte batte sul tamburo
e le tempeste strombazzano la sua fama.
Ma noi sogniamo di essere radicati nella terra – Polvere!
Carne cade accanto a noi, noi, benché il nostro fiore abbia la stessa trama,
Ondeggiamo col prato, dimentichiamo che lì è dovere
Dell’aspra falce d’acquattarsi e che verrà il vomere bruno.

dico dei tempi quando Pasolini era un ricchione Balestrini un terrorista dico del tempo
che fascisti ne incontravi sempre troppi alla porta della cabina al bar in sala macchine
e qualcuno pure al timone nè si prendeva poi nessuno tutti scappati sotto La Moneda
a dar man forte ai cugini americani a far fuori lo zio di una nota scrittrice lo zio cileno e
comunista o a tagliar le mani a cantanti-conoscenti musici-fiancheggiatori pre-fujimori
a internare lavoratori a sorvolare Viña del Mar radenti mitraglia tra i denti per la libertà
dico del tempo che a Piazza Statuto masse di operai-massa incontrollabili a ondate dentro
e fuori dalla piazza e dal sottoponte disperse con le jeep della Fiat col manganello con le
pistole della Beretta coi frutti del lavoro e dell’operosità ricostruttiva e resistenziale e loro
o almeno i loro figli e io con loro a Roma a buttar giù dal càssero il sindacalista in capo e
poi inseguiti da celerini e operai-massa coi lacrimogeni e le chiavi inglesi e noi sporti fuori bordo a
vomitare per il mal di mare ma la nave lei accelera accelera altro che contestare

Uno si precipitò giù dal sartiame per salvare
Le folli-dolci-donne di sotto
L’uomo abile-ardito con la vita una corda a circondare
Fu scagliato sino alla morte d’un sol botto
Nonostante il suo petto-corazzata e i fasci di forza:
Poterono vederlo per ore spinto sopra e sotto
Attraverso lo sfrangiato vello di spuma. Cosa poteva fare
contro l’annodarsi di fontane d’aria lo scalciare delle onde il loro diluviare?

c’erano un po’ tutti chi sul ponte di comando chi nella stiva o spuntando dai boccaporti
ismo su ismo pop e cubisti orfani orfici e orfani avanguardisti espressionisti e surrealisti e tanti e
tanti quelli rimasti in terza a filo d’acqua tutti che protestano che ti svolazzano accanto come
mosche sul naso del cocchiere patafisici e petrarchisti figurativi e poveri astrattisti e
dodecafonici e grunge tecno e pulp e istrioni e pagliacci ed eroi organici alle masse e le
masse che nemmeno lo sanno che si telenovellizzano in vena e godono del nulla
ma c’è un mare un oceano sconfinato da dada a dada c’è un sargasso un triangolo
imbermudato c’è il sudore di un secolo tutto polverizzato in bit fatto silicio e memoria
attiva c’è un video lungo cent’anni tutto sulle nostre povere rètine bruciate irretite tutto
da vedere a costo di tener su le palpebre con stuzzicadenti fino alla feccia impressionante
di queste nostre rovine sfavillanti del latex steso sul disastro delle falle che squarciano
lo scafo sul vibrore frenetico che scuote la nave sul sibilo acuto delle macchine a scoppio

Ed io la mia mano baciando
Fino alle stelle, al bello-frantumato
Stellato, fuori di sé espandendo;
Bagliore, gloria del tuonato;
Baciando la mia mano fino all’occidente di-susina-screziato
Poiché, sebbene egli sia sotto dello splendore e della meraviglia del mondo,
Il suo mistero deve essere in-tensionato, forzato
Perché lo saluto nei giorni in cui lo incontro e benedico quando lo comprendo

è stato come schianto soffice ed acqueo come cascata gelatinosa di marmellata e idee
appiccicose come lebbra mentre lo scafo ruotava e li ho visti uno dopo l’altro cadere senza
essere colpiti fottuti epidemia dopo epidemia infettati definitivamente da questa fine fredda e
strisciante e poi si sono visti in fila incatenati sfilare gli ultimi irriducibili che
pesi scontavano i loro sogni e loro violenza e si sono visti i profeti montati sull’albero
maestro urlare che tutto va bene tutto va bene va bene va bene mentre la chiglia singhiozza
e incrina mentre il ghiaccio possente ed aguzzo apre le connessure e sono tutti lì in cabina
che si guardano il loro naufragio in tivvù mentre sul ponte di comando si mangia e si beve
e si cercano giovani donne esperte in lingue straniere e neo-schiavi per servire in tavola
mentre che ormai le scosse sono troppe mentre son tutti lì che provano a cambiar canale a
cambiar destino a cambiare moglie figli e lavoro a cambiare idea a pensare che in fondo
con tutta quella nebbia lì fuori è meglio morir dentro al caldo come ratti sazi ruttando

La Speranza grigi crini mostrava
La Speranza aveva messo il lutto
Scavata dalle lacrime che l’angoscia sbranava
La Speranza da dodici ore aveva abbandonato tutto
E atroce un crepuscolo serrava un giorno addolorato
Senza soccorso, solo faro e fuoco che splendevano dappertutto
E infine vite furono strappate al ponte spazzato
E alle sartie si aggrapparono nell’aria orribile che rovinava

come un colpo che c’ha colto al diaframma come un colpo stolto che c’ha morto un colpo
solo per finire la Cagol un colpo solo per non soffrire più sempre meglio che i brandelli di
pelle sparsi sotto il traliccio sempre meglio del calcio di un fucile un colpo per svuotarci
la scatola cranica e inzepparla di merendine sofficine di telefonini dietetici di terze quarte
quinte case e la sicurezza vuoi mettere la sicurezza un colpo solo mentre la prua ormai inabissa e
gorgoglia e c’è chi fa mercato nero di scialuppe e salvagente e c’è gente c’è
gente che mente come vive e vive come mente anche ora mentre nuota a stracciafiato e
congela in flutti color fine-millennio come un colpo sordo che dice chiaro che del Vietnam
chi vuoi che si ricordi più e del Chiapas chi vuoi che si ricorderà e non c’è trucco non c’è
inganno non c’è beffa non c’è danno una semplice fine d’anno qui sul Deutschland qui per
un crack uno strike e ora che la nave non c’è più che resta solo il mulinello che sprofonda noi
diamogli la paga e che sia finita: è ora che sappiano che è meglio morire che perdere la vita.

Nota

Questo testo utilizza citazioni tratte da The Wreck of Deutschland [Il naufragio del Deutschland] di G. Manley Hopkins. Le traduzioni dall’originale inglese sono a cura di L.V. Tutte le citazioni sono rese in corsivo.

(*) (I musicisti. Paolo Fresu: tromba/flicorno; Frank Nemola: elettronica)

***

(Da: Lello Voce, Short Cuts, inedito in volume)

La rosa e la voce

e sono come scorciatoie del corpo e dell’anima come le cosce i polpacci
tesi allo sforzo del piacere come nervi e corde che si fanno frasi come stasi
immobili sull’acrobazia della vita come parole sospese nel vortice della materia
come un abisso in cui precipiti e vedi infine le tue gambe le braccia la traccia
del pensiero perché piuttosto c’è bisogno di voce di fiato che dice c’è bisogno
della fattura e della sua matrice del conto esatto dei decimi e dei millesimi
della frattura che scheggia l’osso che lo getta oltre l’ostacolo della mossa
che salta il fosso c’è bisogno piuttosto d’una lentezza lenta che allenta e
distende d’un lungo respiro a braccia intrecciate c’è bisogno piuttosto
dei tuoi fianchi e dei capelli dei tuoi occhi c’è bisogno piuttosto d’un
costante silenzio rotto dal tuo ansimare intermittente c’è bisogno del
dente bianco da belva piuttosto c’è bisogno della zampata vivace che
squarta e sconfigge piuttosto che la morra dei dadi dei destini dei confini
che come abiti o camicie di forza c’è bisogno piuttosto di questo bicchiere
che ci fa vedere il mondo maledetto e porco lo sporco delle unghie e degli
occhi gli schiocchi dei grilletti i tonfi dei morti di miseria la lista seria dei
dispersi c’è bisogno piuttosto di versi che sappiano ancheggiare di poesie
pingui di sillabe che scavino la fossa di soli mandolini e flusso di coscienza
c’è bisogno di una scienza dei nostri sentimenti poverelli degli amori da
pipistrelli vissuti a testa in giù dei fratelli e dei coltelli c’è bisogno piuttosto)

(ma una voce è soltanto una voce un’atroce particola di corpo
che lanci addosso agli altri che ti si appiccica alle orecchie una voce
è soltanto una croce di sangue graffiata sul timpano fulminato
stando di lato, in disparte, a perdifiato.)

questa nostra miseria minima e mediocre questo privilegio privo d’ogni agio
questo plagio che si frantuma negli occhi questo pulviscolo di futuri e muri
intercambiabili come amori sfuggenti come dolori penetranti come odori
persistenti di sentimenti fritti di bagnomaria di speranze farcite d’oltranze e
scommesse senza rischio come un fischio che penetra tra le cosce che sfonda
la vulva d’aria la bolla che ci separa che violenta il silenzio e lo fa vibrare che
ti carezza i capelli o ti porge una rosa una cosa credimi incredibile labile
incomprensibile come il segno fragile affranto ai piedi del muro a muso duro
c’è bisogno piuttosto di bruciarsi i polpastrelli alla luce una cosa un po’ truce
c’è bisogno piuttosto di carezzarsi ai polpacci farlo piano piano dolcemente
d’accudirsi le ginocchia e rimboccarsi la schiena c’è bisogno piuttosto di bocche
che sappiano che dire di lingue che sappiano come soffrire di lettere di fuoco che
sale sappiano mettere sulla coda del male di frasi tese come muscoli gonfie
come stomaci felici c’è bisogno piuttosto di labbra affilate come denti per
poterlo di nuovo pronunciare di dimenticanze e gengive colme come stive
di un’altra occasione del coraggio di sfuggire all’attrazione cieca del tuo
odore squillante come vocale accentato dalle ciglia ritmo svelto che spariglia
c’è bisogno piuttosto di questo silenzio che fa risuonare la voce di quest’onda
di questa vibrazione fonda della dignità c’è bisogno piuttosto d’un po’ di vanità
d’aprire gli occhi di smettere di dormire d’iniziare a sognare o piuttosto di morire)

(ma una voce è soltanto una voce un’atroce particola di corpo
che lanci addosso agli altri che ti si appiccica alle orecchie una voce
è soltanto una croce di sangue graffiata sul timpano fulminato
stando di lato, in disparte, a perdifiato.)

*

Qui è possibile leggere una nota biobibliografica di Lello Voce.

*

30 pensieri su “Oralità, scrittura, storia – La poesia di Lello VOCE

  1. una fotografia del nostro tempo, che cerca sicurezze dopo essersi tolto la terra sotto i piedi.
    dopo aver perso contatto con la realtà.
    ma anche dal caos, a volte, nascono sogni: come la poesia di Lello.

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  2. Post lunghissimo che per assorbire bisogna poi stampare e ri-leggere, ma che merita tutta la nostra attenzione per la bellezza della voce e per l’impegno che il poeta ci chiede.
    Un grazie quindi per la proposta e un saluto.

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  3. Domani ricopio (anzi lo copio-incollo) I Fratelli Karamazov, è un romanzo bellissimo, magari i più giovani non l’hanno letto.

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  4. @ n.3 e n.4

    E’ ben strano, o forse proprio per niente, che tu non abbia scritto qualcosa del genere nei commenti ad altri post (cfr., ad esempio: Giordano, Forlani, e tutto quello che trovi nella categoria “I Grandi”), ed abbia aspettato il mio per fare sfoggio delle tue qualità di analisi e di critica.

    Ed è ben strano, davvero, che tu non ti accorga che, quando scrivi ‘ste stronzate, sei solo uggiosamente ridicola e offensiva.

    A me non risulta ti sia stata affidata la supervisione della linea editoriale del blog e il diritto di sindacare la qualità delle scelte, tanto meno che qualcuno ti abbia messo in mano il metro per misurare la lunghezza dei testi proposti.

    Hai solo perso un’altra occasione: scegli tu il verbo più adatto alla cosa.
    E, detto molto francamente, di quello che farai domani, non me ne frega un cazzo.

    Anzi, consentimi: perché perdere tempo a copiare e incollare i Karamazov, quando puoi benissimo continuare a fare quello che hai sempre fatto qui?

    Ecco: posti una tua poesia di tanto in tanto – meglio una al giorno, come le medicine (mi raccomando, però, non superare la dose di quattordici versi) – e aspetti fiduciosa gli amici per una commovente e salutare leccata generale.

    Tutto materiale critico per una scuola di scrittura poetica (sic!)…

    Addio.

    fm

    "Mi piace"

  5. Io dico sempre un po’ quello che mi pare, qui forse ho sbagliato tono, ma insulti o offese proprio non ne ho né messi né pensati. Mi era solo sembrato un intervento “troppo lungo”, è un delitto esprimerlo? Peraltro non avevo nemmeno visto che avessi postato tu, Marotta, di solito non bado all’autore o al postatore, ma al contenuto.
    Comunque complimenti vivissimi per lo stile e per il lessico!

    "Mi piace"

  6. domanda:
    anche i poeti sono stronzi?
    risposta:
    anche i poeti sono stronzi
    non c’è più religione
    :)))))
    bravo lello

    "Mi piace"

  7. A me, che non faccio testo, Lello Voce non è mai piaciuto e mi pare molto sopravvalutato. Sono riuscito, a fatica, a leggere una ventina di righe; insomma, quasi come la visione della Corazzata Potemkin per il povero Fantozzi.

    Ok, non faccio testo e di poesia non capisco nulla 🙂

    Blackjack.

    "Mi piace"

  8. poesia: oralità/scrittura presenza fisica e voce e parola :
    il dire il ritmo
    e grazie a te Francesco come sempre

    un abbraccio

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  9. Il testo possiede una sua forza solo se ascoltato dalla viva voce dell’autore.
    Anche in questo caso, però, dopo qualche minuto annoia.
    Mi distraggo.
    Ripete in fondo sempre la stessa immagine di dissociazione dell’i-o.
    Due versi di Esenin e un verso di Celan dicono di più, in quanto scavalcano, portandosela dentro, la dissociazione dell’io delirante e si protendono umili verso un’Altra Voce.
    Poeticamente queste reiterazioni dello scollamento mentale e verbale dell’io ripetono qualcosa di già vissuto almeno a partire da Rimbaud, e oggi, mi pare, superato da una nuova semplicità.
    Comunque l’autore possiede una sua verità, un suo dolore vero.
    Spero che possa trovare, al fondo della propria Voce, messa però in silenzio, un respiro più dolce, che lo illumini e lo risani.

    Grazie.

    Marco Guzzi

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  10. Caro Marco, credi davvero che la poesia debba essere, “solo” e “unicamente”, un “protendersi umili verso un’Altra Voce”? Che abbia come scopo, “solo” e “unicamente”, quello di “illuminare” e “risanare”?

    Quale (e quanta) “lacerazione” del/nel reale (nel tessuto storico) “risanava” la poesia, prima dell’invenzione della scrittura, quando il suo “essere” era affidato “unicamente” alla cantabilità?

    E il “lavoro”, enorme, di scavo critico (e di “invenzione”), che in questi testi si consuma sul linguaggio (per allargare gli orizzonti di significazione e di lettura del mondo), sui suoi rituali e la sua trasmissione, da sempre a beneficio unico delle logiche imperanti?

    E il “recupero” della tradizione orale, in chiave di critica del presente? E l’ “ibridazione” che insegna a considerare la grammatica dell’altro? E l’esplicita volontà di creare “comunità” e “speranza”, contro la reificazione dei meccanismi di diffusione e appropriazione del “senso”?
    Non sono, forse, anche questi, segni evidenti di un “risanamento” da spendersi “qui e ora”?

    E poi, cosa sarebbe mai, la poesia, se tutti scrivessero ispirandosi all’unico modello che si ritiene portatore del “vero”?

    Non è forse giunto il momento di considerare la poesia esattamente per quello che è? Magari un “corpo plurale” che chiede solo di essere “accolto” per un ognuno dei mille volti in cui/da cui/per cui si declina?

    Con stima.

    fm

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  11. Una lingua che riproduce la varia, complessa, mutevole e ipertrofica sostanza del mondo, a sensi pieni, metabolizzandolo e restituendolo, poi, in un modo che, osserva Niva Lorenzini, “…non coincide con nessuna comunità definita di parlanti né con i consueti veicoli del comunicare…”; una ricerca, pertanto, mi sembra, che non si limita a “riprodurre” la realtà, né ad ottenere la “miglior dicibilità orale e performativa”, bensì a pervenire a un’espressione poetica a prescindere, in un divenire di forme e contenuti, credo, imperscrutabile all’autore stesso.

    Giovanni

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  12. Carissimo Francesco, rispondere adeguatamente alle tue domande mi è davvero impossibile in questa sede.

    Desidero però dirti con semplicità solo una cosa, che scaturisce da circa quattro decenni di ricerca poetica e teorica:
    io credo che la nostra umanità stia passando di figura:
    da una figura antropologica ad un’altra, da una modalità di pensare/essere ad un’altra, da una forma mentale dominante ad un’altra;
    e credo che il linguaggio poetico sia uno dei luoghi privilegiati in cui questo trapasso sia stato e sia sperimentato e al contempo annunciato.

    Non si tratta perciò di uniformare i modelli poetologici, ci stiamo tutti comunque dentro alla pentola alchemico-verbale della trasformazione.
    E ogni poeta autentico non fa che incarnare una fase del processo, esattamente quella che lui stesso è in grado di vivere/sopportare.

    Tutto è cioè straordinariamente ordinato e sensato.
    Non c’è proprio niente di casuale.
    Anche nelle ricerche sull’oralità o sulle nuove comunità, condotte con grande passione da Lello Voce.
    Tutto segue un’unica direzione, precisa e ineluttabile.
    Basta avere gli occhi per vederla.

    Mi pare d’altronde del tutto incomprensibile la poesia nel suo complesso, da Hoelderlin e Rimbaud in poi, fuori da questa visione di un processo drammatico di trasformazione della soggettività umana.
    Mi pare incomprensibile direi tutta l’arte, e la filosofia, e la psicoanalisi, e la fisica, e la stessa tragica storia degli ultimi 150 anni fuori da una prospettiva antropologica, di passaggio cioè da un’antropologia (egoico-bellica) ad una a tendenza relazionale e trans-formativa.

    La critica letteraria contemporanea semplicemente non comprende ciò che sta accadendo, e parla perciò di “pluralità dei linguaggi” o di altre generiche categorie mai del tutto interrogate, dimenticando ad esempio che il linguaggio come tale è sempre e comunque il principio spirituale, il luogo direi, l’unico luogo dell’unità del mondo e della potenziale unità dei parlanti.

    Questa unità sta sgorgando in modo nuovo da un Principio più profondo del nostro piccolo io, che non è più in grado di dare ordine e unità al proprio pensare-parlare-creare-conoscere-convivere, e tutti siamo attratti verso questa foce-sorgente che ci ri-dice in bella, ci ridisegna, ci guarisce.

    Carissimo, perdona questa sintesi davvero estrema.
    Se vuoi puoi dare un’occhiata ad un testo un po’ più articolato:
    http://www.marcoguzzi.it/index.php3?cat=nuove_visioni/visualizza.php&giorno=2006-08-12

    Più ampie argomentazioni le ho poi sviluppate nel volume “La profezia dei poeti” (Moretti e Vitali 2002).

    Grazie di questo colloquio e tanti affettuosi saluti

    Marco Guzzi

    "Mi piace"

  13. Se posso andare contro-tendenza direi d’aver invece l’impressione che questa poesia abbia bisogno di pagina, di grafia. Non sono riuscita ad aprire l’mp3 ma ho ascoltato Lello in altre performance e mi rendo conto leggendolo qui che nell’ascolto live va persa un sacco di storia\storie, che invece è interessante veder ritematizzata\e (si dice?) in poesia.
    Certo, non è una cifra poetica che presta soccorso, non perché non si tratti di poesia “di elevazione” (a cui a me personalmente poco importa) e neanche perché oscura (infatti è chiarissima) quanto (forse) per via del suo essere voce quasi blindata, inespugnabile, quindi forse più “chiusa” di quel che vorrebbe ammettere.
    Renata

    p.s.: se posso permettermi il post 5 m’è sembrato un po’ troppo cattivo…

    "Mi piace"

  14. Ma, sai Renata, “cattivo”… “un po’ troppo cattivo…”: rispetto a cosa? Probabilmente Marotta si è arrabbiato con me, ha perso l’aplomb ed è uscito il suo vero animo. A volte non basta un bel barbone bianco da patriarca a nascondere l’aggressività… Comunque non c’è problema, il commento era violento ma gratuito, non mi ha scalfito, non mi sono offesa, il tutto mi rimane indifferente. Comunque grazie per avermi difeso!

    "Mi piace"

  15. Lei conosce il “mio” animo, signora Lamberti Bocconi? E quello “vero”, per giunta? Sì, ha capito tutto: sono aggressivo e cattivo (e anche “stronzo”: chieda per conferma alla “signora” Funambola, un’altra che deve conoscermi sicuramente “a fondo”, come lei del resto): sapevo, purtroppo, che, prima o poi, qualcuno l’avrebbe scoperto.

    Ma, mi dica, se è lecito: quale “animo”, quale “lessico” e “stile” si nascondono dietro i suoi puntuti e affilati esclamativi (n. 4)? E dietro l’irrisione sarcastica del “lavoro” degli altri (n.5)?

    Veda, lo schermo non rimanda mai le intenzioni di chi scrive, rimangono solo le parole scritte: le mie le hanno fatto male? Non più di quanto abbiano fatto le sue a me.

    Ma chiudiamola qui. Pubblicare un post (a me, prepararlo, è costato ore e ore di “lavoro”, altro che il suo “signorile” (!) copia-incolla dei Karamazov: ore strappate, probabilmente, a qualcosa di ben più importante di un blog, dei suoi e dei miei commenti: ma, se sono “qui”, vuol dire che ho messo nel conto anche questo): dovrebbe essere un momento di discussione del “contenuto proposto”, di critica, di confronto anche aspro, non di esibizione delle proprie idiosincrasie, soprattutto quando, alla resa dei conti, non si lascia mai una traccia che sia qualcosa di diverso dall’esternazione del proprio “fastidio intellettuale” (sic!).

    E, se possibile, la prego: lasci stare l’aplomb, il “barbone bianco”, con gli annessi e connessi, sperando di non sapere mai da dove viene quel “colore”: potrebbe scapparle un grido…

    Buona giornata. E mi scusi se, in nessun caso, replicherò a sue eventuali repliche. Preferisco parlare di poesia, se ci riesco.

    ***

    Egregia signora Morresi, in data 1 aprile 2008 lei ha lasciato un commento in un post da me pubblicato il 29 marzo, due giorni prima. Avrebbe la bontà, se ne ha tempo e voglia, di rileggersi il colonnino dei commenti?

    Grazie. E buona giornata anche a lei.

    fm

    "Mi piace"

  16. Caro Marco, proverò a risponderti con più calma stasera, adesso non ne ho proprio la possibilità.

    Grazie comunque per i tuoi contributi, per i quali ringrazio anche Alessandro, Giovanni e Renata.

    Un saluto a tutti.

    fm

    "Mi piace"

  17. beh, però non si può negare che anche i poeti siano stronzi! :)))
    francesco, io non la conosco se non attraverso le parole che leggo qui e per alcuni interventi su NI, interventi che mi trovano molto in sintonia con la sua sensibilità e la passione che traspare dalle sue parole.
    a dirla tutta lei mi è non solo simpatico ma oserei dire assai affine.
    sta di fatto che la violenza con la quale si è espresso nei confronti di anna sia lì da leggere.
    avrei potuto evitare di intervenire e invece ho seguito un impulso perchè si sa: anche i non poeti sono stronzi, a volte :)))
    vengo in pace nè che l’aggressività mi sccccccfianca.
    baci
    la funambola

    "Mi piace"

  18. scusa Francesco poi mi spieghi perché la lamberti bocconi dovrebbe “per forza” avere da ridire sui miei testi
    due, perché è strano, anzi non lo sarebbe che non lo faccia
    tre, tanta acredine, da dove proviene?
    effeffe

    "Mi piace"

  19. Caro Furlen, il curioso richiamo di Marotta mi dà l’occasione di dire, seppure in ritardo, che ho trovato il “pezzo” della tua ricerca su Pavese molto bello e interessante, e come ha osservato Baldrati “generoso”, e anzi non vedo l’ora che esca il libro. Grazie e baci.

    "Mi piace"

  20. essendo Francesco uno dei primi partizan del mio (ma spero ben presto di tutti) Pavese ne approfitto per annunciarvi che il pezzo in questione è disponibile negli atti sul romanzo europeo,, pubblicati dall’Università di Trento a cura di Massimo Rizzante, e che il romanzo Autoreverse uscirà a fine anno con lo straordinario editore Stefano de Matteis, ancora del mediterraneo.Francesco se ci sei fatti sentire
    effeffe
    ps
    di lello conservo , di quando fummo amici, Musa, libro pubblicato con videocassetta, Carlo Mancoso editore. nota doverosa visto il lavoro svolto da francesco e lo scopo del post

    "Mi piace"

  21. la lunghezza di un pezzo come questo, in un contesto come questo, è sempre generosità

    capisco molto perchè Marotta si risente
    e sono solidale con lui

    anche se con acredine eccessiva forse
    e sono solidale con l’Anna

    ma a volte l’acredine è proporziale all’amore con cui si pubblicano certe cose

    poi sui poeti che leggono le proprie cose ho il cuore debole in assoluto

    Bellissimo post

    ,\\’

    "Mi piace"

  22. Francesco (ff), mi pare chiaro che Francesco (fm) si riferisca al tuo testo su Pavese, come agli altri citati, come esempio di post “lunghi” – la lunghezza infatti era il motivo dell’osservazione critica di Anna.

    Per quanto mi riguarda, anche a me a volte capita di fare post “lunghi”, mi piace fornire una scelta adeguata di un autore, o su un tema, sarà poi il lettore a scegliere.

    Perciò ho letto e apprezzato, a mia volta, sia il post sul libro su Pavese sia questo sulla ricerca di Voce.

    Grazie quindi a Francesco (fm) per il post, e in bocca al lupo a Francesco (ff) per “Autoreverse”.

    "Mi piace"

  23. Forse è così, io vivo fuori tempo;
    è vero ciò che sento sotto pelle,
    è come una costante sensazione di
    mancata appartenenza
    [Subsonica]

    Io NON SONO un poeta [tutti gli altri difetti – a caso – li possiedo]. Ma sono. Chi rende grazie: al lavoro di Francesco. Alle sue PUPILLE, alla sua persona, alle sue proposte di lettura/ascolto.
    L’attività di Voce con Luca Bassanese – inoltre – credo sia sintomo/segnale di *quel qualcosa* che deve accadere in ambito poetico.
    Un abbraccio a Francesco – sempre – e – sempre – a Fabrizio – che cita Rushdie e gli U2 insieme!

    "Mi piace"

  24. Insomma però: tra la mia affermazione anche stupida, lo ammetto, sul fatto che un post sia “troppo lungo”, e una risposta con questi toni: “Ed è ben strano, davvero, che tu non ti accorga che, quando scrivi ’ste stronzate, sei solo uggiosamente ridicola e offensiva. (…) Hai solo perso un’altra occasione: scegli tu il verbo più adatto alla cosa. (…) E, detto molto francamente, di quello che farai domani, non me ne frega un cazzo (…) posti una tua poesia di tanto in tanto … e aspetti fiduciosa gli amici per una commovente e salutare leccata generale”, c’è un salto quantico preoccupante. Evidentemente “sto sul cazzo” a Marotta! Su quella specie di colonnino a sinistra con le “regole” del blog, leggo: “Il sito è moderato, nel senso che non si accettano commenti che insultino o denigrino l’interlocutore”. Io le frasi succitate le trovo denigratorie. E voi? Tanto per parlare delle dinamiche del blog, eh? Sia chiaro che i miei problemi nella vita sono altri.

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  25. Sapete, qualche tempo fa avemmo una bellissima conversazione con andrea inglese sulla comunità degli scriventi. In realtà non è poi così difficile avere davanti agli occhi una cartografia che in qualche modo renda la complessità e vastità del paesaggio italiano. Inoltre, rispetto ad altri paesi, la poesia in Italia – i poeti- è anche generosa nei testi critici, nella capacità di cogliere aspetti essenziali ad un’estetica. a un tempo. Un esempio lo era stato sicuramente il gruppo 63 – ma si può stare dalla parte della Niccolai e di Spatola senza necessariamente accogliere Sanguineti- e più recentemente akusma di Giuliano Mesa. Biagio Cepollaro, Gabriele Frasca, Tommaso Ottonieri,lello Voce, Mariano Baino, Paolo Gentiluomo, marco berisso – quasi tutti protagonisti del gruppo 93- hanno anticipato la realizzazione della rete virtuale – blog, siti internet-con la creazione di una vera rete non solo autoriale ma anche editoriale, sicuramente importante. Non tutte le tribù si conoscono e si riconoscono helas, ma in questo senso la rete sta aprendo più fronti comuni di quanto ci si immaginasse e il ruolo avuto da Lello con lo slam poetry di aver fatto incontrare i poeti è stato altrettanto fondamentale. Francesco Marotta, per esempio, poeta e critico “imprescindibile” ha interpretato nel modo migliore le potenzialità della rete. Lo stesso per un Marco Giovenale (Gamm). la problematica Post lungo, post corto, non deve turbare più di tanto. ma soprattutto non deve ostacolare il lavoro che si sta facendo, e dopo tante incazzature e frammentazioni di quel piccolissimo e poverissimo mondo “poetico” che c’è in Italia varrebbe la pena ricucire gli strappi, ove possibile, ricomporre i rapporti unire le energie. O al limite accettare l’idea della convivenza, idea certamente più nobile di quella della connivenza. scusate la lunghezza del papiello.
    effeffe

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  26. Cara Orsola e caro Furlen, avete ragione e comincio io: chiedo scusa, dire che un post è troppo lungo cercando per sovrappiù di fare la spiritosa è una cosa stupida e indisponente. Non lo farò più, se riuscirò a tenere a bada gli impulsi cretini che a volte mi attraversano. Mi viene in mente il sovrano austriaco del tempo che a una prima di Mozart disse: “Bello, sì, ma ci sono troppe note”.

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  27. lo spazio immenso, forse [inutile]del web, ammette tutte le lunghezze e nessuna invadenza dato il mezzo onnivoro per antonomasia e, sia, di poco o nullo imperio e, o, finalmente!

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