Croce e Montanelli

La più grande scoperta del ventesimo secolo forse non è la bomba atomica o la penicillina o la radio o il computer, ma il teorema di Gödel, che dimostra come un sistema logico non può contenere in se stesso il suo ubi consistam. Sarà anche la scoperta dell’acqua calda, però bisognava dimostrarla perché le migliori menti dell’umanità smettessero di avvolgersi nei circoli viziosi.
Be’, se andate a scovare la formulazione scientifica del teorema ci rimanete male: non solo è incomprensibile, ma è anche involuta, contorta, labirintica.
E non è mica un caso unico. La formula per cui è famoso Einstein, in realtà, non dice affatto che l’energia è pari alla massa moltiplicata per il quadrato della velocità della luce. La formula vera è (credo) un’equazione differenziale che afferma l’equivalenza, non di due termini, ma delle loro variazioni relative; e la sua espressione in termini matematici è complicata, esoterica, oscura.
Nella realtà tutto quanto funziona a base di semplificazioni che tradiscono il senso originario delle cose. I libri di storia dicono in poche righe che un certo patto sancì la supremazia di questo o quello Stato; ma nel documento originale, mille volte più prolisso, non è detto che questa supremazia traspaia in modo evidente. A volte capita che leggendo un trattato di pace si faccia fatica a capire chi ha vinto la guerra e chi l’ha persa. La formulazione originale di una scoperta, di una legge, di un accordo, di una decisione qualsiasi, è molto più faticosa e molto meno lampante di come appare più tardi, quando la Storia ha preso un indirizzo definito.
Quel che voglio dire è che le cose umane sono tremendamente diverse se le guardiamo a priori o a posteriori.
Pensate: due giorni dopo aver saputo della morte di Napoleone, Manzoni si domandava (seriamente!): “fu vera gloria?” e si rispondeva altrettanto seriamente: “ai posteri l’ardua sentenza”. Ma che, scherziamo? Domandarsi se Napoleone sarebbe entrato nella Storia oppure no! E non saper rispondere! Roba da non crederci. Eppure è così che funzionano le cose, in realtà.
Quando leggiamo che Giulio Cesare a Farsalo si trovava in una situazione di svantaggio strategico e proprio per questo cercava battaglia con Pompeo, ammiriamo il suo sangue freddo perché sappiamo com’è andata a finire. Se Cesare avesse perso, oggi diremmo che dar battaglia in condizioni di inferiorità era follia bella e buona. Allo stesso modo, quando leggiamo di Hitler che invade la Russia lo consideriamo un pazzo scatenato. Ma a Natale del ‘41 Stalin non lo considerava pazzo proprio per niente: non poteva sapere che la Wehrmacht sarebbe rimasta inchiodata a venti chilometri da Mosca e sarebbe stata sconfitta a Stalingrado.
Questa incertezza, questa sensazione di indecidibilità, è ciò che va sempre tenuto presente quando si legge la Storia. Non si tratta semplicemente di ricordare che la Storia la scrivono i vincitori (chi dovrebbe scriverla, se no?). Bisogna anche entrare nell’ordine di idee che i giudizi a cose fatte sono fuorvianti perché finiscono per attribuire a Tizio il merito o il demerito di una combinazione di forze assolutamente imprevedibili; come se Tizio lanciasse i dadi e noi dicessimo che è merito suo se è uscito il sette. Certo, è sua la scelta di aprire il portafogli e mettersi in mano alla sorte, ma dove sta il merito in una decisione di questo tipo?
***
A volte mi domando se anche i presidenti e i premier eletti non dovrebbero considerarsi detentori del potere “per grazia di Dio”. È vero che il potere glielo conferisce il conteggio delle schede scrutinate, ma l’esito di una votazione a suffragio universale è così aleatorio, così soggetto a migliaia di sollecitazioni in un senso e nell’altro, da assomigliare all’esito di una battaglia: prima che inizi nessuno può dire chi vincerà, mentre, quando è finita, pare che sia andata nell’unico modo possibile.
Fino all’ultimo momento tutto può succedere, in battaglia come in campagna elettorale. Eventi imprevedibili spostano milioni di voti. Enrico Berlinguer muore per ictus sul palco di un comizio e il PCI supera per la prima e unica volta la DC. In Olanda un certo Pym Fortuyn viene ucciso in un attentato a pochi giorni dalle elezioni, il suo partito triplica i suffragi ed entra nel governo dal quale era sempre stato escluso. In Spagna l’attentato di Madrid viene attribuito alla ETA, poi salta fuori che non è così, e Aznar viene sonoramente trombato. Al contrario, quattro anni dopo, un vero attentato della ETA aiuta Zapatero a restare al potere.
L’aspetto curioso di questa linea di pensiero è che gli eventi suscettibili di influenzare la storia di un popolo (o anche la storia personale di ciascuno di noi) sono, di per sé, senza colore. Un ictus non è programmato per arrivare al momento giusto per favorire questo o quel partito, gli attentati terroristici non sono concepiti e messi in opera per favorire questo o quel candidato. Ciascuno può trarre profitto dagli eventi imprevisti e volgerli a suo favore. Ma a volte ci si riesce, a volte no.
La realtà è che, quando uno prende una decisione (qualunque decisione), deve mettere nel conto che ci saranno conseguenze non previste e non volute, e che queste ultime avranno maggiore portata di quelle che l’hanno deciso a prendere l’iniziativa. La Storia ha il vizio di evolvere in modo inatteso e di far sì che i pronostici dei futurologi diventino sistematicamente carta straccia. (Quando sento dire da ministri e governatori che il PIL è previsto in discesa per poi riassestarsi dopo un anno e mettersi a galoppare dopo tre-cinque anni, mi tornano in mente i prospetti degli uffici budget nelle aziende in cui ho lavorato: primo anno in perdita, secondo in pareggio, terzo, quarto e quinto da nababbi. Un classico. Ma mai una volta che le cose siano andate così).
***
E allora, se la realtà ha due facce, una a priori e un’altra a posteriori, cosa dovremmo pensare di chi esalta la preveggenza di Giolitti, la volontà di Bismark, la modernità di Disraeli? Dovremmo leggere la Storia come Benedetto Croce che ci vedeva uno scontro di Idee, oppure come Indro Montanelli (si parva licet…) che ci vedeva uno scontro di Uomini?
Personalmente mi sono fatto un criterio: Croce guarda la Storia a posteriori perché, da studioso, è abituato a considerare i documenti non per ciò che significavano quando furono scritti ma per il significato che assunsero poi, nel prosieguo degli avvenimenti. Per questo è portato a dare più importanza alla linea di sviluppo che al fatto in sé. Montanelli invece guarda la Storia a priori perché, da giornalista, è abituato a intervistare chi deve decidere quando ancora non ha deciso. Per questo conosce i dubbi e le incertezze in cui si dibatte chi deve prendersi una responsabilità, e conosce anche le miserie umane e le debolezze che influenzano certe decisioni.
E allora, qual è la maniera giusta per leggere la Storia?
Tutte e due. La Storia è sempre la stessa ed è vera tanto a priori quanto a posteriori. I fatti che la determinano nascono da combinazioni di fattori che quasi mai si rivelano governabili e possono anche contenere in sé i germi di un capovolgimento. La vittoria di Austerlitz sembrò il colpo di grazia all’assolutismo, e invece fu un grido d’allarme che fece arroccare i poteri reazionari per un secolo intero. Al contrario, il colpo di stato del 18 brumaio può apparire la meno gloriosa delle imprese napoleoniche, eppure fu la solida base su cui la Francia, dopo aver tagliato la testa alla monarchia, ricostruì l’unità di una filosofia, di una politica e di una nazione.
Ogni evento ha due facce e chi si illude di prevederne gli sviluppi con matematica certezza va incontro ad amare disillusioni. Perseguire con coerenza un disegno razionale è il modo migliore per andare incontro al fallimento, e i falliti non entrano nella Storia. Visti da vicino, i personaggi che “hanno fatto la Storia” sono quasi tutti avventurieri che miravano al successo personale senza fissarsi su una ideologia. Nella fase a priori, quando dovevano decidere cosa fare, da che parte schierarsi, l’unica cosa di cui si curavano era conservarsi una via d’uscita nel caso in cui le cose andassero a rovescio. Nella fase a posteriori, quando ormai indietro non si torna più, si affrettavano a interpretare gli eventi nel modo più proficuo per loro. In realtà non facevano la Storia: si limitavano a rincorrerla.
Ma allora, chi fa la Storia? Nessuno. La Storia si fa da sé.

5 pensieri su “Croce e Montanelli

  1. Molto interessante e stimolante, Riccardo, ce ne sarebbe da dire. Ecco qualche punto disordinato:
    a. nell’elenco dei fatti tipo ETA e Aznar metterei gli attentati dell’11 settembre che hanno enormemente favorito Bush, risollevandone la posizione in quel momento particolarmente debole.
    b. l’equivalenza massa energia data dalla formula E=mc^2 afferma una vera equivalenza: si dice cioè, come conseguenza della proposta di Einstein del 1905, che le due grandezze fisiche, massa ed energia, che fino ad allora si pensava si conservassero ognuna per proprio conto in qualsiasi processo fisico, invece possono non conservarsi appunto separatamente, bastando invece che si conservi, per ogni sistema fisico, la loro somma, cioè la sua massa più la sua energia; ad esempio la massa può diminuire un po’ – o anche annullarsi – purché alla fine risulti l’opportuna quantità di energia che compensi quella perdita di massa.
    c. E’ vero che la formulazione di Gödel è tecnicamente complicata, però una cosa comprensibile si può dire: Gödel dimostra che forzatamente l’aritmetica (ma non necessariamente ogni altra teoria assiomatica) contiene proposizioni delle quali all’interno dell’aritmetica stessa e della sua logica dimostrativa interna, non si sa decidere se sono vere o false (proposizioni indecidibili), cioè per le quali non esiste una dimostrazione di validità o di falsità. Involuto ma comprensibile. E deprimente per gli assertori della infinita e ineluttabile capacità della logica di decidere tutto.
    d. La cosa che mi ha più affascinato leggendo Guerra e pace, lettura che peraltro consiglio a tutti prima o poi nella vita, è la filosofia della storia di Tolstoj: che non poco assomiglia a quello che tu dici. Nel senso che dice, il Nostro, che nessun fatto importante della storia è da ascrivere a merito o demerito di qualche singolo importante Personaggio (T. parla molto di Napoleone, ovviamente) ma che è la somma di innumeri piccolissimi contributi e concause. Nessuno dei quali è da solo determinante. E a tale scopo Tolstoj tira in ballo addirittura il calcolo integrale.
    e. La cosa forse più importante che tu metti in rilievo è la differenza tra a priori e a posteriori, che almeno serva ad evitare i così diffusi e indisponenti “l’avevo detto io!” di quelli che sapevan già tutto prima.
    Aggiungo solo su questo punto che, da fisico, mi viene da dire che nessuna certezza – matematica o altro – è ovviamente possibile nelle previsioni storiche; nessuna scienza è neppure minimamente in grado di tenere conto delle troppe variabili che determinano il futuro. Ma in questo sta anche il bello della cosa, a parer mio.

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  2. Mah. La prima accezione del termine storia del De Mauro on line sembrerebbe avvalorare l’ultima tua affermazione: “L’accadere di fatti e vicende umane considerati nella loro evoluzione attraverso il tempo”. Accadere, succedersi, evolversi: tre predicati che nelle loro forme riflessive parrebbero implicare un’auto-generazione di fatti e vicende umane. Ma la Storia senza Tempo va da sé che non può esistere. E secondo il sillogismo più semplice, allora è il Tempo che genera la Storia, di cui è insieme seme e partoriente, di essa fa quello che vuole, a sé sfida gli uomini, e se disfa a qualcuno i piani, l’uomo difesa sa che non ci sarà.
    Dies ad se.
    Poi ci sarebbe pure: adirata, [la Storia] fa il sesso con esso [il Tempo].
    Che post stuzzicante, Riccardo, tu e voi lettori spero perdonerete la bizzarra interpretazione contrapposta (involontariamente) alla chiarezza espositiva di Sparz.
    Ho solo provato a combinare semplici considerazioni personali a giochini anagrammatici. Non so se l’esperimento è riuscito…
    🙂

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  3. Anthony, grazie per le precisazioni che mi danno modo di andare un po’ più a fondo.
    a. Certamente l’attentato alle Twin Towers ha rafforzato (provvisoriamente) la posizione di Bush. Quando ho scritto il post sono stato tentato di citarlo a sostegno della mia tesi (dato che non era certo questo lo scopo primario di Bin Laden!). Ma questo esempio avrebbe dirottato una eventuale discussione su argomenti completamente OT.
    b. Grazie anche per la chiarezza con cui approfondisci il significato della relazione massa-energia nella fisica di Einstein. (Per chi non lo sapesse, Sparz è un docente universitario). Ai fini del mio discorso (riduzione a posteriori in termini semplici e comprensibili di ciò che a priori è complicato ed esoterico), e a titolo di pura e semplice curiosità, mi piacerebbe sapere se le formule originali del 1905 sono espresse in termini di algebra elementare o in termini matematici sofisticati.
    c. Anche per quanto riguarda Gödel credo che il mio discorso stia in piedi. Paragonando la mia formulazione “letteraria” del teorema a quella – molto più corretta e aderente all’originale – che tu hai ricordato, si può osservare come la perdita di profondità sia più che compensata dall’aumento di comunicabilità. Il motivo per cui la diffusione della cultura deve sottostare a un certo grado di banalizzazione è di tipo sostanzialmente economico. Certo è che qualunque scoperta (patto, decisione, ecc.) produce sviluppi alla luce dei quali viene rivisto il giudizio complessivo. Se la diffusione della scoperta non esce dall’ambito scientifico, i corollari che se ne traggono indirizzeranno il significato in un senso piuttosto che in un altro (e non è neanche detto che sia “quello giusto”, qualunque cosa voglia dire questa espressione); se invece la scoperta ha una grande diffusione (e contestuale banalizzazione), influenzerà gli stili di vita e verrà giudicata alla luce di questi ultimi.
    d. Qui invece non sono d’accordo. In questo senso: Tolstoj non si limita a definire la Storia come funzione di n variabili, con n così grande da renderne imprevedibili gli sviluppi; Tolstoj arriva a teorizzare la “inerzia della Storia”, sostenendo in pratica che l’invasione della Russia da parte del rivoluzionario Napoleone era impossibile perché la Storia possiede una forza passiva, una inerzia, che nessuna forza umana può smuovere. Lenin non la pensava così. Nel mio piccolo, anch’io mi permetto di avere un’opinione differente. La mia visione del mondo è sostanzialmente hegeliana e sono convinto che, per vie impossibili da definire in anticipo data l’intrinseca contraddittorietà del reale, la Storia non possa fare a meno di tendere verso lo Spirito Assoluto. Per questo sostengo che la Storia deve essere letta tanto a priori quanto a posteriori: tutte e due le letture sono vere, ma nessuna delle due è esaustiva. In ogni fatto, con le conseguenze che ne derivano, si estrinseca l’opposizione di tesi e antitesi, e per vedere la sintesi bisogna aspettare gli sviluppi. Il che, in fin dei conti significa proprio ciò che sostengo nei miei post e nei miei romanzi: la Storia si fa da sé, non per inerzia ma per entelechia (grrr! come detesto usare termini aristotelici!).

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  4. Sono assai perplesso. Godel, e il suo teorema, mi ricordano L’essere o avere di From o il ‘borbardamento’ di tacchini arrosto di Laughlin che massacrava gli studenti del suo corso 🙂 Rimane un dato di fatto, il caos è solo apparentemente caotico e interessante sarebbe approfondire Ausmann e Nash, tanto per grattare la crosta, oppure quel pazzo di Grigori Perelman che ha risolto Poincaré, ha rifiutato la ‘Medal’ e pure gli altri matematici. Ma stasera ho esagerato, il Muller Thurgau era veramente buono e ho la testa che gira ad ellissi.

    Però domani mattina si dorme e ora mi vado a guardare un po’ di sana e soporifera TV, cioè, un dvd di uno di quei filmetti tutta azione che non ti fa pensare: col rischio, grave, di addormentarmi sul divano 🙂

    Blackjack.

    PS: Sparz è sempre ‘fisicamente’ lapidario

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