Philologia Pauli

di Pietro Pancamo

A luglio del 2006, è uscito a Santarcangelo di Romagna un saggio intitolato Philologia Pauli. Il corpo e le ceneri di Pasolini. Si tratta indubbiamente di un volume esemplare, il cui autore (il critico e poeta Massimo Sannelli) investe ed investiga con intensità amorosa – di sicuro filiale – un accadimento chiave, consumatosi all’idroscalo di Ostia Lido nel 1975, quando Pier Paolo Pasolini perì in circostanze controverse, e a tutt’oggi da chiarire a pieno, nelle quali Sannelli, dopo aver confrontato le opere dello scrittore bolognese con le cronache giornalistiche del delitto, scorge il compiersi annunciato, se non forse ineluttabile, di un destino tanto mi(s)tico quanto presumibilmente cri(s)tico. Continua a leggere

Il profeta cieco (scuola di poesia 3:2)

di Massimo Sannelli

1
Gramsci studia la profezia in due «tempi bui»: nell’aprile 1918 (*Sotto la Mole*, Einaudi, Torino 1975, pp. 392-393) e nel terzo anno di carcere, con il Quaderno 4 e con la lettera a Tatiana del 21 settembre 1931. I dati sono sempre gli stessi: il cieco Tiresia e i personaggi danteschi, la storia recente, la poesia popolare e il valore della poesia. Nel 1918 il problema è già chiaro: due bambini diventati ciechi, dopo aver predetto la fine della guerra, sembrano Tiresia, cieco e credibile, e Cassandra, vedente ma non creduta. E Dante incontra due dannati nel canto X dell’*Inferno*. Uno, Cavalcante, chiede: *e mio figlio, Guido, il tuo amico, perché non ti accompagna?* Dante risponde con un verbo al passato: *egli ebbe*. Cavalcante fa il ragionamento più semplice: azione conclusa, figlio morto. Crede di capire e crolla: il figlio è morto, il padre tace e non si alza, come se fosse morto un’altra volta. Continua a leggere

Il maestro del buonumore

di Pasquale Giannino

Quando mi sento giù ascolto un disco di Renato Carosone. L’ho visto nel ’91 al teatro di Altomonte. È un paesotto del cosentino a una manciata di chilometri dal mio. A differenza degli altri comuni della zona, che stanno morendo, ad Altomonte negli anni Ottanta c’era un vecchio professore di lettere che ebbe un’idea particolare. Disse: Noi non abbiamo niente in questo piccolo paese, neanche gli occhi per piangere. Però abbiamo un borgo che molti ci invidiano: da una parte le case a forma di presepe naturale, dall’altra un belvedere da restare senza fiato. Per di più siamo nella Magna Grecia, l’unica cosa che ci manca è un teatro. Continua a leggere

Salvatore Toma

Il poeta è uno scienziato

coi piedi sulla terra,

sulla luna c’è andato

da appena nato.

Il poeta è un uomo

un poco morto

e conosce cose orrende

chissà come

per questo ride di voi

di tutti voi.

da Canzoniere della morte, Einaudi, 1999

Ciclo di Giuda – di Lorenzo CARLUCCI


(Untitled, 2002, immagine fotografica di Marco Mazzi)

[Lorenzo Carlucci, Ciclo di Giuda e altre poesie, postfazione di Matteo Veronesi, Forlì, Editrice L’Arcolaio, “Il Laboratorio”, 2008.
Dall’opera è stato tratto un video d’arte curato e prodotto da Marco Mazzi.]

IL MISTERO DEL TRADIMENTO. NOTE PER IL GIUDA DI CARLUCCI

     Il Vangelo di Giuda, di cui le sabbie di Nag Hammadi hanno da poco restituito una versione copta, era già indirettamente noto attraverso gli eresiologi della prima età cristiana. Ne parlava, in particolare, Ireneo di Lione nell’Adversus haereses, accennando ai Cainiti, che, in chiave gnostica, consideravano Giuda un illuminato, profondamente compartecipe dei misteri del divino, detentore di una sapienza assoluta ed arcana, e coinvolto, in modo essenziale e necessario quanto paradossale, nel disegno della salvezza e della redenzione, e celebravano il mysterium proditionis, l’arcano e tragico mistero (forse nel duplice senso di segreto e di rito, di enigma e di festa mistica, di viluppo inesplicabile e di via d’accesso al regno del sacro) del tradimento decisivo e fatale, senza il quale, del resto, il disegno della salvezza sarebbe rimasto incompiuto. Continua a leggere

Umanità

di Blackjack

“Porca puttana! Che cazzo fai?”

Esistono luoghi, in questo nostro mondo, abilmente ignorati. Nessuno ne parla, nessuno è interessato a parlarne: nessuno ne vuole parlare. Zone franche comode a tutti. Devi triangolare denaro? Spostare organi? Acquistare un party intimo per amici perversi e bimbe con meno di dieci anni? Giocare cifre improponibili? Vi serve uno stinger? Qualche kalashnikov d’occasione? Una Rolls scontata, e rubata, per sentirvi Re in trasferta? Luoghi così esistono. Continua a leggere

da “Davanzali di pietà”, #2, 2008, di Marina Pizzi

37.

sotto la volta di un nodo di stoppia

barcolla il trave della cella.

il veto del sole sotto l’alluce

indica la strada del dietrofront.

l’azzurro mendìco del cielo nero

al bar del coro non grida mai.

appieno vuoto questo dividendo

la sa con pena la promessa livida.

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Lansdale a Massenzio

La serata è calda. Intendo metereologicamente. La temperatura, anche sceso il sole, gigiona intorno ai 27-28°. La gente prende posto fra le sedie, disposte a semicerchio davanti al palco.Il palco è ricavato in una cornice unica. Chissà se l’architetto romano che ha disegnato Massenzio avesse previsto che diversi secoli dopo ciò che maestosamente resta della sua opera dovesse ospitare, nell’ambito di una manifestazione come il festival delle letterature, due fra gli autori fra i più lontani da tutto ciò che è storico (intendendo qui l’accezione più rigorosa del termine).Sale sul palco Gibson. Continua a leggere

L’onda marchigiana: ipotesi per una linea poetica

fractal

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Gli Idioti

di Nadia Agustoni

Amare i libri e amare un libro. Questa storia potrebbe iniziare così. Incomincia però negli anni Ottanta quando era difficile vivere in provincia con grandi ideali e con poche prospettive. In parte mi salvò la ricerca interiore a base di letture, camminate in collina, amicizie lontane. Dimenticavo: c’era anche la bicicletta. Dalle mie parti, nei paesi intorno a Bergamo, ci sono state subito ragazze nel ciclismo agonistico. Uno dei miei fratelli seguì da tifoso un giro d’Italia femminile a cui partecipava la figlia di un suo amico. Mi teneva aggiornata. La bicicletta era evasione. Non sognavo gare. Sognavo però delle storie.

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Villa Dominica BALBINOT – Quattro poesie


FEBBRE LESSICALE

Incateno allora le parole
al canone impuro
di febbre lessicale,
all’invisibile vaglio
di intendimento sotterraneo.
Poi le inanello
– decerebrate e affossate
come conche –
in nevrosi esangue,
nella rassegnazione contemplativa,
nel quietismo del sermone,
rivelatrici chimiche
di ipotesi congelata.
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Poesia e Spiritualita’ – Una nuova rivista

E’ uscito il primo numero della rivista “Poesia e Spiritualità” (Redazione: Via Anelli n.8 – Milano) con interventi di poeti e critici come Donatella Bisutti, Paolo Lagazzi, Giuseppe Conte, Giancarlo Pontiggia, Bernard Noel, Angel Darìo Carrero, Antonella Anedda, Ellen Hinsey, Gianni D’Elia, Franco Loi, e molti altri.
Questo è il mio intervento alla tavola rotonda su “La Poesia nella società mediatica”, che apre la Rivista. Continua a leggere

31 maggio: due nuovi felix: Marina Pizzi e Kathleen Fraser

sabato 31 maggio

La camera verde (Roma, via G.Miani 20)

ore 20.00 — presentazione dei libri

Dallo stesso altrove di Marina Pizzi

e

Witness di Kathleen Fraser

Collana Felix : http://felixseries.blogspot.com

Milo De Angelis

da Tema dell’addio

a Giovanna

Vedremo domenica

*

Tutto era già in cammino. Da allora a qui. Tutto
il tempo, luminoso, sfiorava le labbra. Tutti
i respiri si riunivano nella collana. Le ombre
di Lambrate chiusero la porta. Tutta la stanza,
assorta, diventò il primo battito. Il nero
dei tuoi capelli contro il giallo dell’ultimo raggio.
Da allora a qui. Era il primo giorno dell’estate.
Il silenzio ci riempiva la fronte. Tutto era
già in cammino, da allora, tutto era qui, unico
e perduto, nostro e remoto, ardente. Tutto chiedeva
di essere atteso, di tornare nel suo vero nome. Continua a leggere

Una serata diversa

Mentre gli arrivavano i pugni e i calci di quegli scatenati pensò alla sua vita. Poteva finire così, in una strada di periferia, una notte come tante, solo che per lui sarebbe stata l’ultima. Provò a guardare in faccia i suoi aggressori, poi pensò che gli aggressori sono tutti uguali, hanno tutti quella smorfia che tradisce la rimozione del pensiero. In effetti, anche gli energumeni che lo stavano pestando avevano la stessa smorfia, e i pugni e i calci erano meccanismi di un ingranaggio che andava avanti da solo, non c’era bisogno dei loro piedi e delle loro mani, era un’idea, una politica, che concedeva uno dei suoi spettacoli in una notte di maggio come tante, in una periferia qualsiasi di una qualsiasi città del mondo. A volte ci si vorrebbe mettere nei panni degli altri, per capire come vivono, come sentono le cose. Ma lui nei panni di quei ragazzi non ci voleva stare: preferiva i suoi, impregnati di polvere e sangue, a forza di essere rotolato nella via dai lampioni altissimi e dai palazzi dallo sguardo grigio. Nessuno sarebbe venuto ad aiutarlo. Neanche la ragazza che ora intravedeva e si avvicinava sempre più rapidamente. Era tanto che non la incontrava, proprio ora doveva venire, ora che gli occhi non riuscivano più a restare aperti, ora che un calcio in bocca gli toglieva l’ultima luce di pietà, l’ultimo disperato tentativo di perdono, in balia di quei ragazzi che avevano scelto lui per trascorrere una serata diversa.

Il gioco a somma zero

Si parla tanto di “emergenza sicurezza”. Un giorno si invocano leggi, espulsioni, ronde notturne, provvedimenti eccezionali; il giorno dopo gira il vento e si chiedono indulti, benefici, tolleranza. Un giorno ci si scaglia contro i rom, il giorno dopo si invoca la solidarietà. Forse mi sono perso qualcosa, ma mi rode il dubbio che questo dibattito non serva per capire qual è la cosa migliore da fare e che i clandestini, i rom, i cittadini impauriti/incazzati, siano tutti strumenti di un gioco politico.
Sbaglierò, ma sono convinto che, prima di invocare provvedimenti severi o di assolvere a priori, sarebbe il caso di ricuperare il senso di parole come “colpa” e “responsabilità”. Ripeto: sbaglierò. Ma secondo me abbiamo finito per attribuire a queste parole un significato distorto.
Se vi sembra che la prendo troppo alla lontana vi chiedo scusa, ma non saprei come fare diversamente. Partiamo da un caso pratico. Continua a leggere

Per Sidney Pollack

di Mario Pandiani

Beviamo alla vita…
Cioè alla fine della bella vita….

Questo breve scambio di battute in Come eravamo me lo giro in testa da un paio d’ore, sembra tanto, sembra poco, puoi liquidarlo facilmente eppure è profondo.
E’ che non riesco ad abituarmi al fatto che non ci sia più.
penso a lui e c’è l’ho negli occhi nella sua arte di attore, quella capacità assoluta di interpretare il suo nemico, nemico che conosceva da vicino, che aveva dentro. Continua a leggere

Disumanesimo (Scuola di poesia, 3: 1)

di Massimo Sannelli

[lettore, tutto è in tutto. e dire “non c’è niente che non sia poesia” è esagerato, *forse*; ma non c’è niente che non possa visto *anche* dal punto di vista della poesia, che istituisce le sue filologie fantastiche, o i suoi scandagli, o il suo delirio. il primo testo, che segue e uscì su una rivista da combattimento – che altro significa *militante*? – è quasi un allegato interiore ad un dubbio sugli «intellettuali», e indirettamente sulla scrittura, attraverso il paradosso – vero –dell’intellettuale-filologo-archivista che si sforza di negare l’evidenza dell’Olocausto. non è che la cultura salvi *di per sé*, allora. e il tema ambiguo della forza – dalla «disperata vitalità» alla «banalità del male» – è sempre implicito, anche nelle *humanae litterae*. qui trovi il primo allegato di una cosa che si chiama ancora «scuola di poesia», ed è bene che si chiami così: nel prossimo, o in uno dei prossimi, vedrai che la scorza si ingentilisce, e diventa fiori o «lezioni inevitabili» della natura, non *sulla* natura] Continua a leggere