Devoti a Babele: una presentazione milanese

il 6 maggio ore 18.30
LIBRERIA EQUILIBRI via Farneti 11 – Milano
Gianni Biondillo e Franz Krauspenhaar
presentano Devoti a Babele di Valter Binaghi, edito da Perdisa Pop, nella collana Walkie Talkie, diretta da Luigi Bernardi.

25 pensieri su “Devoti a Babele: una presentazione milanese

  1. A proposito di brindisi e trattorie.
    Ovvio che non c’entra nulla se non per l’oggetto del divagare ovverossia trattoria e bere.
    C’è una trattoria vicino a Po che si chiama Dal Cacciatore. Ora, da qualche anno, ha una gestione diversa ma quando ci andai io per la prima volta – locale apprezzatissimo dai cittadini de Milan in trasferta nella provincia più bassa della bassa – era gestito da un energumeno peloso e barbuto e capellolungodotato, con camicia semi aperta su petto villosissimo. Ci portai la mia bionda dolce metà – ora molto ex. Arriva lui, l’energumeno, e dice in dialetto della bassa “cusa’vrì da magnar”. Va beh, stendiamo un pietoso velo anche se “l’omino” era molto scenografico e caratteristico così come il lambrusco lì è senza pari e così la spalla cotta e la torta fritta e la selvaggina ma però l’idea che mi avete fatto venire voi è quella di farci presentare dei libri ora che il locale – di cui il nome non è cambiato – è gestito da due allegre signore a modo che han mantenuto però lo stesso vino e gli stessi prodotti (tipo tortelli di zucca et erbette et…..).
    No forse meglio non presentare nulla lì: passerebbe tutto molto ma molto ma molto in secondo piano.

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  2. Bevitore, ogni volta che ti leggo ho come l’impressione di leggere il romanzo della tua vita! (la tua bionda, i vini…): insomma: è bello! Ciao! un abbraccio!

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  3. Oh Valter, scusa per il ritardo, sono un po’ in giro in questi giorni, ma beccati anche il mio in bocca al lupo. E questo lo compero e me lo leggo.

    Blackjack.

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  4. in genere vado in birreria col mio doppio, il prete della parrocchia vicina.
    bevitori incalliti di tutto il mondo, unitevi!

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  5. ma i preti possono bere?
    no, scusa, ho sbagliato a porre la domanda: i preti possono essere bevitori incalliti? (partendo dal presupposto che durante la messa si usa vino superprelibato mica cose da poco eh……io lo so perché già secoli fa me lo diceva sempre mia nonna buonanima “cosa ti credi che usino i preti a dir messa, un vinello qualsiasi? nooooooooooooooooo”)

    ecco sì, a tal proposito si potrebbe pure approfondire un filo…..giusto per il piacere di soddisfare in presa diretta una mia curiosità “etilica”.

    saluti.

    e ciao.

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  6. se sono bevitori incalliti, a volte c’è qualcosa che non va (ci sono passato anch’io). a me e don Antonio ci chiamano i barbieri, perché a bere (oggi) ci andiamo solo il lunedì. il vino da messa non deve essere trattato (poi m’informo meglio su cosa significa)
    per anni ho bevuto una specie di aceto che faceva un nostro parrocchiano contadino. poi ha smesso di farlo, con nostro grande sollievo 🙂
    ciao
    fabry

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  7. http://www.vatican.va/archive/ITA0276/__P37.HTM

    l’articolo 924,3 del diritto canonico in merito al rito eucaristico dice:

    §3. Il vino deve essere naturale, del frutto della vite e non alterato.

    questa è la spiegazione che ho trovato

    VINI DA MESSA
    “Vinum debet esse naturale de gemine vite et non corruptum”

    Così cita il canone 924 del Codice di Diritto Canonico.
    In pratica l’uva deve essere integra, non può essere aggiunto alcol di patate o riso, così come è bandita ogni forma di acidità. Ai vini liquorosi di più facile mantenimento, una volta aperti, i prelati antepongono vini bianchi secchi o amabili con grado alcolico che si aggira sugli 11 gradi e ancor meno con quelli prodotti con uve da Moscato: è più facile consumare un bianco secco anche durante i pasti e poi il bianco macchia meno se cade sull’altare.

    Il vino da messa è comunque stato in prevalenza rosso: tale è stato sempre il vino dei banchetti pasquali ebraici, in un certo senso i cristiani si sono adeguati fino al 1565 quando nel primo Sinodo di Milano si passò all’uso preferenziale del bianco.

    Nella Chiesa non c’è mai stata uniformità: la chiesa d’Egitto fa ricorso al mosto spremuto al momento da uva passita. Gli armeni invece usavano vino puro, precisazione importante perché essi aggiungevano acqua calda al vino consacrato. I marconiti erano chiamati acquariani perché celebravano Messa solo con pane e acqua considerando il vini diabolico, altri ripetevano il rito miracoloso impiegando un polverina colorante rossa versata in acqua, gli ussiti pane e vino.

    All’acqua erano fedeli in una minoranza, basti pensare al ruolo della Chiesa nella diffusione della vite per assicurarsi un rifornimento costante di vino da Messa.

    Non fu forse un benedettino a inventare lo Champagne? Un tale Don Perignon?VIN SANTO
    Rispettando le antiche consuetudini, le uve a grappoli sparsi con acini dalla buccia spessa vengono poste ad essiccare o appese su graticci in luoghi ventilati. L’appassimento può durare mesi e la pigiatura si effettua in prossimità della settimana santa.
    E’ una delle ipotesi circa l’origine del nome che potrebbe forse derivare, secondo un episodio accaduto a Firenze nel 1349, da “xsantos” termine relativo ad un nettare greco.

    In Toscana le uve più indicate sono il trebbiani, il grechetto, la malvasia. Dopo la vinificazione viene posto nei carartelli insieme con la “madre”, una sostanza nella quale fioriscono fermenti in grado di resistere alla alta concentrazione zuccherina. I contenitori sono riempiti per nove decimi e un minuscolo foro consente l’uscita del gas di fermentazione. Resteranno in cantina per almeno quattro anni.

    e qui una curiosità
    http://archiviostorico.corriere.it/1993/agosto/26/cambiamo_vino_messa_sincerum_cattivo_co_0_9308266095.shtml

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  8. ma è fantastico!
    cioè a me dispiace che qui si cambi argomento rispetto al post, snaturandolo.
    Però dai, che è troppo ma troppo divertente questa cosa! Cioè mi si è sfatato il mito di mia nonna che diceva che il vino della messa era sopraffino. E poi in quell’articolo del Corriere dove si fa l’appello? Eh lo si fa da Asti, patria di vini e piatti senza dio……oh, parbleu, chiedo venia per l’infelice uscita….
    e poi cosa si chiede? che le porte delle vigne (ma le vigne hanno le porte?) che producono vino da messa vengano aperte agli enologi…..sì va beh dai, così dopo da cosa nasce cosa, si migliora la qualità e poi magari ci facciamo una nuova varietà di vino che poi…….scusate ma io sono molto di provincia.
    non so se si era capito……e però mi piace.

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  9. Bah, nel luogo più mitico che io conosca, Savorgnano del Torre, il paese di mia madre nei Colli Orientali del Friuli, il vino da messa è il Picolit.
    Dov’è ‘sto Cacciatore, che prima o poi ci vado? Grazie. Anna.

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  10. come sarebbe chi è guido conti?
    va bene che qui si parla quasi esclusivamente di poesia e conti non è un poeta…..e però non averlo mai sentito nominare è un pochino grave….(più o meno)

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