Nelo Risi

da Né il giorno né l’ora

A torto si lamentan gli omini della
fuga del tempo incolpando quello di
troppa velocità, non s’accorgendo
quello essere di bastevole transito
(Leonardo)

Nessuno

Una pietra esiste
per essere guardata
ecco David
mentre riposa in sé

come potrebbe essere il mondo?
stupore di esserci ancora
che il visionario dell’azione
diventi visibile

sradicati: l’avulso uno strappo
però con un che di diverso
che ci spinga all’insù
verso l’ardire del non compiuto

nell’indistinto
nel flusso riflusso di un futuro
in ciò che non è ancora
tenebra nella sua latenza

nel non avvento in acque calme
dove non muore foglia
niente accade né possa accadere
all’intelletto impigrito

un nuovo dizionario ci vorrebbe
per comprendere la morte
come nuovo elemento di vita.

Metamorfosi o la piacevolezza del mito

Una sua vaghezza ha il sogno
che la terra in un ultimo battito
del cuore ammalato
giri tutta sola intorno a un sole stanco
prima dell’estrema circonvoluzione

Uomini donne nell’attimo
s’incendiano in uno slancio che acceca
stampati sul muro
come già visti a Hiroshima

Era la posta più alta la vita
un pensiero realmente espresso
di noi caduchi
dalle promesse mai mantenute
da desideri significanti
immaginando letizia senza paure
o ci fu risparmiata
una sofferenza più lunga?

Oramai scrivo a mano
la penna incerta galleggia
ma quel battito-gong a forma di cuore
che comprendeva intera la terra e l’annulla
doveva arrivare da molto lontano
altri cieli nebulose gassose

per un cuore tanto grande
da meritare ancora di vivere

L’attesa

Questo il mondo
almeno il nostro altri non vedo
un alito di serra se ne viene
dall’Africa rovente
squaderna i libri li sfarina
perderanno tutti i loro fogli
un manoscritto mai finito
scritture non convinte

L’ora se ne va porta via tutto
talvolta un sempreverde cupo
inopinato si tramuta in un
innaturale vigore e pure questo
è amore
Amore? ma se da sempre eravamo
al suo servizio

Origine vertigine

Voce delle cose
delle onde delle piante brusii sommessi
frammenti in quel silenzio
così la musica tra due silenzi
un primo fondamento ha il seme
che dall’origine ci appartiene
è LA PAROLA un corpo fatto
della stessa carne dell’uomo
e del mondo capogiro in movimento
una vertigine dall’invisibile
al visibile che affiora

Alea

una serie d’eventi sfortunati (per es.
l’uso del latino o della storia senza
apprendistato) uno sbaglio di opinioni?
lo si dovrà pur rimediare, l’oggi
non è più un domani

La strada è polverosa la luce vaga
anche il tramonto è in fuga e la notte
una pietra levigata che non sia il momento
dell’antico fiume il nostro rubicone?
un ruscello e sembra un mare puro azzardo
che una volta sola è dato attraversare
un VADO O RESTO un tagliar corto
senza un amico cui consultarsi
solo con te stesso tu conosci
alternative un esito diverso?

Piccole percezioni

Vuoto interiore

Non faccio pace col mondo
non voglio imparare sbagliando
troppe volte l’inciampo

Già sensibile alle seduzioni
ora volto le spalle alle cose

E’ un procedere in maniera oscura
eppure credevo di conoscermi bene
mi guardo dentro per una volta stando fuori

Evolversi

Da una sedia a rotelle
delimita l’illimitato
Dio- più sintetico espanso
con un battito di palpebre
d’un solo occhio ridisegna
l’universo oltre la soglia
che sempre in là porta il sapere

Itinerari fatali

Il problema è che io sono un vecchio e non vi
è neppure venuto in mente che valga la pena
di amarmi
(Freud a Hilda D., poeta e sua paziente)

Erede della tradizione

Nel gregge dei poeti
come un pittore a via Margutta
era consapevole di non essere stato

Dall’alto dei suoi anni
guardava con disagio al primo scritto
che gli aveva dato incerta fama
al tempo stesso alla fiacchezza
dei suoi temi più tardivi

Nato dal niente (aveva letto tutto ) nell’assillo
dell’angustia di pensare in modo nuovo
non gli riuscì di andare oltre la soglia
delle riviste di quartiere così ripetitive
o di un quaderno a pagamento

Eppure quel suo tema Gli Argonauti
se usato non era poi da sottovalutare
fu anche ricordato “poeta artigiano del
immaginario” vinse un premio

Sul tardi quella sera con una scheda in mano
di un Nietzsche perentorio che definiva
il linguaggio come una menzogna fu così
ridotto da rinunciare
a penetrare l’indicibile

Continuare…

che senso avrebbe
aver cura del tutto che non so
tanto da riempire un dizionario popolare
un tascabile d’enciclopedia

C’è un angolo di prato neanche poi
così lontano proprio al centro e di un ordine
dei cappuccini ora dismesso
con una panca zoppa e qualche frasca
del nespolo assecchito e lì mi siedo
sulle ginocchia ho i giornali del mattino
dicono quello che già so l’arcobaleno
sul declino di un mondo abbrunato
parole al vento così usate e sporche
che se ne vanno senza traccia

Ho vissuto con fiducia nel reale che non sento
il bisogno di portare con me niente
ho acquisito negli anni il piglio
di preservarmi dai vuoti dai richiami
del sociale dal come valutare gli incontri
lasciare al mezzo una conversazione le spalle
al banale limitare gl’inviti o a mattino inoltrato
fischiettare Mozart staccando la spina per cogliere
l’istante di vero che talvolta mi dà luce

Libro dei morti

Oggi mi sono ritrovato
sto quasi adagiato in un blocco
di porfido le mani ben composte
su dei fianchi appena abbozzati
doppiamente impietrito: ma è Thot!
non l’Ibis dei papiri no quello
dal viso di scimmia come le tante
incontrate nei villaggi semivuoti
e subito riconosciuto (questione di sangue)
abbiamo la stessa natura lui lo Scriba
il dio della parola creatrice
l’inventore dei concetti l’espressione del pensiero
l’ombra che va verso la luce poi si spegne
il principio della fine allorché l’angelo
cede alla storia…

Biobibliografia

Nato a Milano nel 1920, vive a Roma. Ha soggiornato a lungo anche a Parigi. Poeta traduttore di poesia, da Kavafis, Jouve, Laforgue, Sofocle e altri, è inoltre regista cinematografico e televisivo. Tra i suoi film più famosi possiamo ricordare: Il diario di una schizofrenica, Una stagione all’inferno e La colonna infame. Vincitore del premio Viareggio e del premio Librex-Montale, ha pubblicato vari libri di poesia, tra i quali: Polso teso (1956), Di certe cose (1970), Amica mia nemica (1976), Le risonanze (1987), Mutazioni (1991), Il mondo in una mano (1994), Altro da Dire (2000), Ruggine (2004) e la raccolta completa del 2006 Di certe cose ( poesie 1953-2005)

Nelo Risi, Né il giorno né l’ora, Arnoldo Mondadori Editore, Milano 2008

Selezione testi di Elena F. Ricciardi

4 pensieri su “Nelo Risi

  1. Elias Canetti, in una pagina sublime de “La lingua salvata”, scrive più o meno che non può raccontare distintamente le conversazioni letterarie che ebbe in fanciullezza con sua madre: poiché era «fatto» – quasi tissutalmente, dice – di quelle narrazioni, di quella cultura.
    Leggendo Nelo Risi si ha appunto l’idea precisa di come esistenza e cultura, nani e giganti, siano mediabili nell’arte senza alcun trauma; il che lo fa uno dei miei modelli espressivi di riferimento.
    Ovviamente la sua nuova uscita non mancherà nella mia biblioteca.

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  2. L’attesa

    Questo il mondo
    almeno il nostro altri non vedo
    un alito di serra se ne viene
    dall’Africa rovente
    squaderna i libri li sfarina
    perderanno tutti i loro fogli
    un manoscritto mai finito
    scritture non convinte

    L’ora se ne va porta via tutto
    talvolta un sempreverde cupo
    inopinato si tramuta in un
    innaturale vigore e pure questo
    è amore
    Amore? ma se da sempre eravamo
    al suo servizio

    bellissima, come spesso la scrittura di uno dei miei maestri, Viola

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  3. grazie a Roberto e Viola.
    Risi ha qualcosa del medico e qualcosa del poeta: una poesia terapeutica, può darsi.
    buonanotte
    fabry

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  4. Pingback: Nessuno :: Nelo Risi | Mondflecken ☉ pastiche

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